
Libro del mese
Nel mare ci sono i coccodrilli
Storia vera di Enaiatollah Akbari
Fabio Geda
B.C. Dalai editore, 2010, 155 pagine.
Nel mare ci sono i coccodrilli è la storia di un ragazzo che ora ha circa vent’anni: sembra strano che una persona così giovane abbia già qualcosa da raccontare in un’autobiografia, ma è quello che accade a Enaiatollah Akbari che, grazie all’aiuto di Fabio Geda, ci accompagna in un viaggio straordinario, dandoci l’opportunità di vedere il modo con occhi nuovi.
«Non usare mai le droghe.
Promesso.
Non usare mai le armi.
Promesso.
Non rubare né truffare mai.
Promesso».
Tre promesse, tutto ciò che la madre lascia a suo figlio, un bambino di 10 o forse 11 anni, prima di abbandonarlo al suo destino.
Nava, piccolo villaggio dell’Afghanistan. La famiglia di Enaiatollah appartiene al gruppo hazara, gruppo etnico sciita in un paese a maggioranza sunnita, sempre considerato estraneo, inferiore e, per questo, emarginato e perseguitato. Come racconta lo stesso Enaiatollah, “c’è un detto tra i talebani: ai tagiki il Tagikistan, agli uzbeki l’Uzbekistan, agli hazara il Goristan. E Gor significa tomba.”
Quando Enaiatollah aveva sei anni, suo padre è stato ucciso durante una rapina al suo camion, il carico è andato perduto e il padrone chiede il bambino come risarcimento, per ingrossare le sue fila di schiavi/soldati. Finché è stato possibile, la madre lo ha nascosto insieme al fratellino in una buca accanto a casa, ma passano gli anni e il nascondiglio si fa sempre più stretto e così, per salvargli la vita e il futuro, prende una decisione che nessuna madre vorrebbe mai prendere: un mattino, dopo un viaggio di tre giorni da Nava a Kandahar, Enaiatollah si sveglia, cerca sua madre, ma lei è ripartita, è tornata al villaggio e lo ha lasciato solo. Inizia qui il viaggio di questo ragazzino, nei camion dei trafficanti di uomini per arrivare in Iran, su per le montagne in marce massacranti per varcare la frontiera della Turchia, su un piccolo canotto, con bambini come lui, in balia delle onde per raggiungere la Grecia, e infine passeggero clandestino su un traghetto per arrivare in Italia. Un viaggio lungo 10 anni senza mai cercare di tornare dalla sua famiglia, anche quando in Iran viene catturato e rimpatriato.
Nella sua odissea Enaiatollah conosce ostilità, paura, dolore e fatica, ma anche amicizia e solidarietà, e tutto è pervaso dalla consapevolezza che niente è definitivo, in certi momenti sembra che ci prenda per mano e ci faccia riavvicinare a ciò che nella vita conta davvero: la speranza.
«La scelta di emigrare nasce dal bisogno di respirare. La speranza di una vita migliore è più forte di qualunque sentimento. Mia madre ha deciso che sapermi in pericolo lontano da lei, ma in viaggio verso un futuro differente, era meglio che sapermi in pericolo vicino a lei, ma nel fango della paura di sempre».
La storia di Enaiatollah è un esempio di forza d’animo fuori dal comune, è straordinaria, ma non unica: quando si realizza che non è un romanzo che si sta leggendo, ma una storia vera, non si riesce ad ignorare le decine, centinaia di Enaiatollah che ogni mattino si svegliano e, costretti da persone o da situazioni, decidono di lasciare la loro famiglia, i loro amici e il loro paese per inseguire una speranza.

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