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ANPE e il ruolo del pedagogista a scuola

ANPE, Associazione Nazionale dei Pedagogisti Italiani, lancia un appello rivolto a docenti e genitori delle scuole italiane e rivendica il ruolo cruciale del pedagogista all'interno degli istituti scolastici. Una figura che garantirebbe, secondo l'associazione, un miglioramento della qualità della vita scolatica e andrebbe a constrastare le diagnosi facili sui disturbi dell’apprendimento.

L'appello giunge a poche ore dalla sottoscrizione di ANPE di un documento contro la medicalizzazione dei contesti formativi ed educativi; l'esigenza di intervento è nata negli ultimi mesi, come spiega Luisa Piarulli, pedagogista, docente e presidente dell’Associazione: «Troppe figure di specialisti ambiscono ad occupare ruoli educativi nelle scuole, ma bisogna stare attenti, a rimetterci sono i ragazzi e il loro diritto alla formazione».

ANPE è partita dall'analisi dei dati del MIUR, secondo cui, nell'anno scolastico 2015/2016, rispetto all’anno scolastico 2010/2011 le certificazioni di alunni con difficoltà di apprendimento sono passate dallo 0,7% al 2,1% sul totale degli alunni italiani, mostrando oltre a ciò una evidente discrepanza fra aree geografiche con una prevalenza di disturbi nelle regione del nord-ovest.

«Abbiamo raggiunto la consapevolezza», prosegue la Piarulli sulle pagine di OrizzonteScuola, «che la mancanza nelle scuole di ogni ordine e grado della figura del pedagogista, figura storicamente competente nella formazione del personale docente e nell’espressione di proposte metodologiche e didattiche, abbia provocato il vuoto educativo che abbiamo intorno. Il mondo della Pedagogia oggi è poco considerato, oserei dire emarginato. Volutamente? Nelle scuole altri specialisti, preposti per lo più alla prescrittività delle diagnosi, ambiscono a occupare ruoli educativi. La petizione ANPE, “C’è bisogno di pedagogia” ad oggi ha raccolto oltre duemila firme, per affermare la tutela dell’Infanzia e dell’Adolescenza dalle diagnosi facili, per il loro autentico diritto allo studio, per la riaffermazione della Cultura, unica strada verso la libertà di scelta e della formazione del pensiero critico».

Di pedagogia "scolastica", in realtà, i docenti sentono molto parlare nelle prime fasi del loro processo formativo; gli input che percepiscono nei primi corsi di formazione, tuttavia, spessano rischiano di essere davvero troppi o non sufficientemente mirati alla pratica della didattica quotidiana. Intrapreso il loro percorso scolastico «gli insegnanti hanno necessità di professionisti che supportino la loro azione quotidiana nella progettualità e nella progettazione, nel tutoraggio, nel coordinamento, nella consulenza e altro ancora: un pedagogista ha questo ruolo!»

La politica stessa non ha chiaro questo tipo di figura e anche il decreto sulla Buona Scuola, nonostante le premesse e le previsioni di inserimento di educatori e pedagogisti nelle scuole, non ha fatto in concreto ancora niente.

Il modello auspicato da ANPE è quello che prevede l'inserimento di una figura professionale, il pedagosista appunto, che abbia la capacità di decifrare i processi formativi in atto e sappia proporre l’innesto di idee, di modelli, di atteggiamenti, di pratiche, di tecniche, di strategie, di obiettivi, accompagnando il docente nella progettualità e avviando con lui un processo autentico di verifica e valutazione, senza trascurare l'intelaiatura sociale/ territoriale in cui si inserisce l'istituto scolastico. Una figura, insomma, capace di avere una visione d'insieme dell'istituto scolastico, del contesto sociale in cui si muovono gli alunni in grado di incoraggiare le vie verso la costruzione dei Saperi, gettando il seme verso la riforma del pensiero.

Tutto questo deve volerlo e promuoverlo uno Stato consapevole; altrimenti le famiglie e le scuole continueranno a rivolgersi a privati per far diagnosticare i propri figli (il cuo numero crescerà sempre più).



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