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Compiti a casa, sperimentazione in 5 città

Basta con i compiti a casa? Come è ormai noto da giorni, è partita una sperimentazione per gli studenti di 166 classi facenti parte di 5 scuole primarie e secondarie di 5 province italiane diverse.

La sperimentazione partita dalla rete delle scuole biellesi che comprende venticinque istituti, ha trovato molti favori nel mondo dei social e, dall'anno scolastico che sta partendo, prevede il coinvolgimento di 90 classi della provincia di Milano, 40 della provincia di Trapani oltre a Torino, Biella e Verbania.

In cosa consiste nel concreto? Si tratta molto più di una semplice cancellazione dei compiti che gli studenti svolgevano al ritorno dalla scuola. Il progetto portato avanti con la supervisione di un gruppo di professori di metodologia dell’Università di Salerno è decisamente all’avanguardia: gli studenti svolgono le lezioni con il solito orario, vivono un tempo di accoglienza e svolgono la loro lezione seguendo per una o due settimane lo stesso argomento portato avanti dai docenti in maniera interdisciplinare. In sostanza per un periodo fanno italiano, poi si dedicano alla matematica riuscendo a coinvolgere i maestri o i professori che fanno le altre materie. I compiti si svolgono in classe e a casa resta giusto il tempo per una revisione personale.

Teresa Citro, dirigente dell’istituto comprensivo di Mongrando in provincia di Biella (dove già lo scorso anno erano state coinvolte 43 classi), spiega: «I genitori sono felici, hanno reagito bene. Di là di compiti sì, compiti no, pochi o tanti, hanno visto i bambini felici. Le famiglie ora partecipano molto di più alle iniziative della comunità scolastica: si è creato un clima di collaborazione dove il genitore non si rivolge per forza al dirigente».

L'insegnante della primaria di Biella, Susanna Rolando, sottolinea altri aspetti del progetto: «Abbiamo strutturato il tempo scolastico in modo da far studiare ai nostri alunni per due settimane lo stesso macro-argomento, che viene trattato anche dalle altre colleghe in un'ottica interdisciplinare. Le insegnanti della classe svolgono le normali attività di mattina e nel pomeriggio consolidano le conoscenze con attività di diverso tipo, anche pratiche. Questo consente ai bambini di acquisire i contenuti in quelle due settimane e di non essere appesantiti da compiti a casa. Le lezioni, alla scuola elementare, prevedono per una settimana intera lo studio dell'Italiano e per l'altra la Matematica affrontando l'argomento con il contributo di tutte le discipline».

Anche in Francia l'idea è ormai matura: le esercitazioni extra da quest’anno si svolgono in aula, in una manciata di ore aggiunte all’orario tradizionale. Il ministro all’Educazione Jean Michel Blanquer, dando corso alla “rivoluzione” annunciata in campagna elettorale dal neo presidente Emmauel Macron, ha messo mano alla riorganizzazione degli orari di lezioni e attività. Ora anche il ministero dell’Istruzione italiano guarda con attenzione a questa sperimentazione portata avanti in autonomia da queste scuole: nessuno in viale Trastevere ha ostacolato questo progetto ma nessuno si è preso nemmeno la paternità o maternità di questa sperimentazione, rendendola - come dire - "ufficiale".

Alla fine della sperimentazione l’Università di Milano elaborerà i dati raccolti attraverso un questionario distribuito in classe per capire gli effetti della sperimentazione. Chissà se dal prossimo anno il progetto potrà iniziare ad essere concretamente preso in considerazione dai funzionari di Viale Trastevere.



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