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Invalsi, povera (e spaccata) Italia

I risultati del Rapporto Invalsi 2019 evidenziano “innegabili motivi di preoccupazione”, soprattutto per alcune aree del Paese: lo afferma il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti, alla presentazione dei dati delle prove Invalsi dello scorso 10 luglio, alla Camera.

“L’Invalsi – ha detto il responsabile del Miur – è uno strumento che consente di avere una foto articolata e dettagliata del nostro lavoro, con consente di analizzare eccellenze e criticità del sistema per realizzare azioni puntuali ed efficaci”.

Il motivo è presto detto: i risultati del Rapporto mostrano numeri preoccupanti sia per quanto riguarda gli apprendimenti di bambini (seconda e quinta elementare), adolescenti (terza media) e ragazzi (seconda superiore e, appunto, quinta). Si avverte un leggero miglioramento, rispetto al 2018, per gli studenti della scuola superiore di primo grado, soprattutto in Matematica e Inglese, ma le larghe zone d'ombra faticano ad essere illuminate.

L'istruzione al Sud resta un'emergenza e tarda ad affermarsi l'idea di una scuola equa, uniforme. La crescita costante delle differenze Nord-Sud tra i 7 e i 19 anni si vede già con le prove Invalsi di quinta elementare. Gli allievi in "forte difficoltà" nella comprensione di un testo salgono nel Paese al 25 per cento: vuol dire uno su quattro. Calabria e Sicilia viaggiano, invece, hanno percentuali di dieci punti peggiori. Umbria e Marche mostrano una sofferenza intorno al 15 per cento: meno della metà rispetto all'estremo Sud.

In terza media le differenze non si contengono più e i ritardi scolastici meridionali diventano una frattura nazionale. I problemi nella comprensione di un Italiano adeguato all'età si fanno seri in tutto il Paese: il 35 per cento dei quattordicenni, infatti, è al livello 1 e 2 (su una scala di cinque), ma in Calabria addirittura uno studente su due ha problemi di comprensione di un testo.

Sempre in italiano tante le differenze in quinta superiore: all'esame di Maturità approdano diciannovenni che nel 42 per cento dei casi hanno lacune molto marcate. In Calabria e in Sicilia i "gravi ritardi" superano il 60 per cento, in Campania si tocca l'aliquota sessanta, in Sardegna la si sfiora.

Le cose non migliorano con la matematica: se in terza media tre ragazzi su 5 (61,33 per cento) hanno appreso in maniera sufficiente o di più il programma, alla fine delle scuole superiori sono solo il 58,3 per cento quelli che si possono considerare «promossi». Una situazione molto negativa, che diventa drammatica in Campania, Calabria, Sicilia e Sardegna dove addirittura la situazione è rovesciata: il 60 per cento degli studenti non è sufficiente. «Le cause sono varie - spiega il direttore dell’Invalsi Roberto Ricci - molto dipende dal contesto e dalla situazione socioeconomica familiare. In alcune aree l’impreparazione è tale che è come se un terzo degli studenti non avesse frequentato la scuola: alla fine delle superiori ha conoscenze e competenze della terza media». Nei piccoli centri delle regioni del Sud ancora esistono classi di fatto differenziate per i bravi e gli studenti considerati scarsi. Il trend degli studenti scarsi comincia dalla quinta elementare e non si arresta più, aumentando anzi il divario.

Sull'Inglese il livello è imbarazzante (per la scuola italiana, ben prima che per i ragazzi). In Calabria quasi sette maturandi su dieci non riesce a leggerlo, in Calabria e in Sicilia l'85 per cento non lo comprende (al livello richiesto seguendo standard europei). Il dato medio del Paese sulla seconda lingua resta da allarme rosso: quasi il 50 per cento non sa leggere, il 65 per cento non raggiunge il livello B1 previsto, appunto, dai programmi di quinta superiore.

C'è tanto lavoro da fare: bisogna immaginare un’Italia in grado di far evolvere la scuola, considerarla davvero come un'opportunità, non come un fardello. Il divario c'è, non deve essere ignorato. Solo investendo sulla scuola, su chi ci lavora, su chi ci vive ogni giorno, le cose potranno cambiare in meglio.



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