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La “buona scuola” è in cammino

Sul sito del Miur (a questo indirizzo) è stato pubblicato il resoconto dell’opera ministeriale in materia di “buona scuola”. I punti di novità, i decreti approvati in data 7 aprile 2017 sono consistenti e vengono così ripartiti dal Miur:

1. il sistema di formazione iniziale e di accesso all’insegnamento nella scuola secondaria di I e II grado;
2. la promozione dell’inclusione scolastica delle studentesse e degli studenti con disabilità;
3. la revisione dei percorsi dell’istruzione professionale;
4. l’istituzione del sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita fino a sei anni;
5. il diritto allo studio;
6. la promozione e la diffusione della cultura umanistica;
7. il riordino della normativa in materia di scuole italiane all’estero;
8. l’adeguamento della normativa in materia di valutazione e certificazione delle competenze degli studenti e degli Esami di Stato.

Di questi punti, necessariamente da riassumere in base a esigenze di chiarezza, sono rilevanti soprattutto i numeri 2, 3 e 5. Poco chiari il numero 6, di (forse) difficile attuazione il 7 e assolutamente contingente il punto 8. Vediamo nel dettaglio i momenti salienti della “buona scuola” in cammino.

Per quanto riguarda le scuole superiori, i percorsi dureranno 5 anni: biennio più triennio. Gli indirizzi, a partire dall’anno scolastico 2018/2019, passeranno da 6 a 11. Tra questi: agricoltura, sviluppo rurale, valorizzazione dei prodotti del territorio e gestione delle risorse forestali e montane (i titoli sembrano indicativi di tendenze al concreto); pesca commerciale e produzioni ittiche; industria e artigianato per il Made in Italy; manutenzione e assistenza tecnica (non meglio specificata); gestione delle acque e risanamento ambientale; servizi commerciali; enogastronomia e ospitalità alberghiera; servizi culturali e dello spettacolo; servizi per la sanità e l’assistenza sociale; arti ausiliarie delle professioni sanitarie: odontotecnico (molto prevedibile ragionando su un lungo periodo incominciato da una decina d’anni); arti ausiliarie delle professioni sanitarie: ottico.

Ai piani alti, invece, si avrà un tavolo coordinato dal Miur - al quale prenderanno parte Regioni, Enti locali, Parti Sociali, altri Ministeri interessati, Invalsi, Indire, Inapp e Anpal – il quale dovrà monitorare i percorsi dell’istruzione professionale e aggiornare gli indirizzi con cadenza quinquennale. Verranno stanziati circa 48 milioni a regime per incrementare il personale necessario all’attuazione delle novità previste. Un altro punto di grande rilievo: sarà stabilizzato lo stanziamento di 25 milioni all’anno per l’apprendistato formativo.

Attraverso la costituzione del Sistema integrato, inoltre, «si estenderanno, amplieranno e qualificheranno i servizi educativi per l’infanzia e della scuola dell’infanzia su tutto il territorio nazionale. I servizi saranno organizzati all’interno di un assetto di competenze tra i diversi attori in campo (Stato, Regioni, Enti locali) chiaro ed efficiente». Tale sistema sarà finanziato con un fondo specifico che – a regime – ammonterà a 239 milioni all’anno. In questo modo saranno attribuite le risorse agli Enti locali.

Saranno previsti – sempre a proposito di finanziamenti, perché da lì si deve sempre giudicare la bontà di un’esecuzione – specifici finanziamenti per sostenere il welfare studentesco: 30 milioni saranno destinati per il 2017 (aumenteranno a 39,7 nel passaggio a regime previsto per il 2019) alla copertura di borse di studio. Con queste, gli studenti delle scuole secondarie di II grado saranno facilitati nell’acquisto di materiale didattico e nelle spese per trasporti e, generalmente, per beni di natura culturale. Con le parole del Miur: «si tratta, a regime, di quasi 30 milioni in più rispetto allo stanziamento previsto dal testo iniziale, prima del passaggio parlamentare. Altri 10 milioni (all’anno, fino al 2019/2020) vengono stanziati per l’acquisto di sussidi didattici nelle scuole che accolgono alunne e alunni con disabilità. Ancora altri 10 milioni vengono investiti, a partire dal 2019, per l’acquisto da parte delle scuole di libri di testo e di altri contenuti didattici, anche digitali, per il comodato d’uso dalla primaria fino alle classi dell’assolvimento dell’obbligo. Supporto aggiuntivo anche per la scuola in ospedale e per l’istruzione domiciliare con uno stanziamento di 2,5 milioni di euro all’anno dal 2017».

In conclusione, è di grande rilievo quanto si legge riguardo l’alternanza scuola / lavoro al fine di promuovere il tessuto culturale delle città: «Il patrimonio culturale e artistico italiano può diventare occasione di crescita per il Paese […]. Per questo motivo l’alternanza Scuola-Lavoro, prevista dalla legge 107/2015, potrà essere svolta presso soggetti pubblici e privati che si occupano della conservazione e produzione artistica». È fondamentale che gli studenti svolgano queste pratiche prima possibile, prima di trovarsi laureati, ma con idee poco chiare su cosa significhi stare in un qualsiasi posto di lavoro.


[Andrea Bianchi]



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