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Marco Bussetti, nuovo ministro del MIUR

A differenza del dirigente scolastico Salvatore Giuliano, che il M5S aveva indicaro in campagna elettorale alla guida del Miur (per equilibri di coalizione poi toccata alla Lega, ma che potrebbe vedere Giuliano in un ruolo di primo piano), il dirigente tecnico Marco Bussetti, funzionario dell’USR Lombardia preposto all’ambito di Milano, non ha mai apertamente dichiarato la propria scelta politica, anche se negli ambienti milanesi lo si considerava simpatizzante della Lega.

Ma chi è Marco Bussetti? Milanese doc, varesotto d’adozione, ha 56 anni e attualmente è dirigente dell’Ufficio scolastico regionale della Lombardia. La sua qualificaè però quella di docente: laureato in scienze e tecniche delle attività motorie con 110 e lode, ha insegnato ed ha anche avuto esperienza di dirigenza scolastica presso l’istituto comprensivo "Corbetta". Ha avuto esperienza di insegnamento presso l’Università Cattolica di Milano e di Pavia, per quanto riguarda l’insegnamento della legislazione scolastica e, da uomo di sport, ha avuto anche esperienze nel settore sportivo, essendo stato allenatore allenatore di diverse squadre di basket della Lombardia.

Negli anni d’insegnante e dirigente si è battuto soprattutto per l’alfabetizzazione motoria nella scuola primaria e per l’inserimento degli insegnanti di ginnastica fin dalla prima elementare per dare il giusto valore all’educazione fisica. Un provvedimento presente tra i propositi del nuovo esecutivo e che se venisse attuato sarebbe una buona risposta ai numerosi diplomati Isef senza occupazione. Ha partecipato al tavolo di lavoro per la sperimentazione (mai partita) del liceo in quattro anni, appoggiando la campagna del comune di Milano per la vaccinazione gratuita delle bambine di 11 anni contro il papilloma virus.

Come si configura il pensiero del neo-ministro del Miur nei confronti della Buona Scuola? Il giudizio generale dato pubblicamente (un anno fa) sulla legge 107 – a meno che non abbia nel frattempo cambiato idea – non è affatto negativo: «La buona scuola avrà portato dei problemi, ma non è una brutta legge. Ci vuole un po’ di tempo per organizzarci e magari per migliorare anche certe cose, però il presupposto c’è stato ed essere partiti è importante. Quindi cerchiamo di guardare la bottiglia mezza piena anziché mezza vuota, in maniera tale da incentivare le cose positive e limare quelle negative».

Forse è proprio guardando al suo forte profilo tecnico che si spiega la scelta della Lega, alla quale è spettato di indicare il ministro della PI. Una scelta probabilmente condivisa dal M5S visto che nel cosiddetto ‘contratto’ il capitolo scuola è piuttosto vago: le uniche indicazioni operative sono il ‘superamento’ (non si dice soppressione) della ‘chiamata diretta’ dei docenti da parte dei presidi e una blanda critica all’alternanza scuola-lavoro, «che avrebbe dovuto rappresentare un efficace strumento di formazione dello studente (e) si è presto trasformato in un sistema inefficace, con studenti impegnati in attività che nulla hanno a che fare con l’apprendimento». Anche sul reclutamento dei docenti si parla genericamente di una “fase transitoria” e di “nuovi strumenti che tengano conto del legame dei docenti con il loro territorio”, mentre alle maestre diplomatesi dice che sarà riservata “particolare attenzione”.

A questi e altri punti è chiamato a rispondere il prof. Bussetti, un ministro politicamente moderato e soprattutto provvisto di una approfondita conoscenza della complessa macchina ministeriale.



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