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Scuola al via, tra promesse e polemiche

Si avvicina a grandi passi l'inizio dell'anno scolastico 2015/2016 e l'intento principale del ministero è, in queste ore, quello di cercare di smorzare polemiche e proteste che hanno accompagnato gli addetti ai lavori per tutta l'estate. Non mancheranno novità anche dal punto di vista normativo. Facciamo il punto.

Com'è noto, la riforma, per diventare operativa, avrà bisogno di appoggiarsi alle indicazioni che nelle prossime settimane arriveranno dagli 8.500 istituti scolastici sparsi per il territorio. Ad iniziare da quelle sull’organico potenziato e sui componenti dei nuovi comitati di valutazione, due tasselli fondamentali per la nuova scuola autonoma. Il tema è stato nel corso del primo Collegio dei Docenti, in quasi tutti gli istituti scolastici programmato per martedì 1° settembre. Ricordiamo che spetta agli insegnanti decidere gli ambiti disciplinari indicare agli Uffici scolastici regionali come prioritari per l’offerta formativa di ogni scuola.

I docenti hanno inoltre il compito di indicare i colleghi più adatti ad affiancare il DS a realizzare il nuovo Pof triennale. E pure due insegnanti del nuovo “comitato di valutazione” (un terzo docente verrà scelto dal consiglio d’Istituto), che andranno ad affiancare il componente esterno individuato dall'Usr, i due rappresentanti dei genitori (uno solo per il secondo ciclo di istruzione), il rappresentante degli studenti (alle superiori).

Insomma, il lavoro ai docenti di ruolo non mancherà: nei primissimi giorni di settembre sarà compito dello staff del preside, il pool di docenti “vicini” al dirigente scolastico (funzioni strumentali, docenti esperti e via dicendo), coordinare le operazioni di assegnazione delle cattedre e ai plessi, di completamento del recupero dei debiti formativi alle superiori (esami finali e scrutini, nelle tante scuole dove non si sono svolti a luglio o agosto), dell’orario delle lezioni e via dicendo. E ovviamente a tutti gli organi collegiali - consigli di classe, collegi dei docenti, consigli d’Istituto - toccherà il delicato compito di individuare un maggiore coordinamento con il contesto territoriale.

E veniamo all'esercito dei precari: allo scoccare della mezzanotte del 2 settembre, gli insegnanti precari, attraverso una email del Miur, hanno conosciuto ufficialmente la loro sorte. Ma dei circa 60.000 docenti precari coinvolti nella fase B del piano di immissioni in ruolo della riforma della Buona scuola e relativa collocazione sui futuri albi territoriali gestiti dai presidi, spiega l'Anief in una nota, saranno solo 16.000 (in realtà 10.000, uno ogni sei) a ricevere la proposta di assunzione attraverso il sistema informativo del Miur.

Molti, oltretutto, preferiranno rimanere sulla supplenza annuale conferitagli dagli Ambiti territoriali entro l’8 settembre. Si prevede, alla fine dei giochi, che il totale delle assunzioni sarà ben inferiore alle 103.000 previste dalla riforma: alcune migliaia andranno perse per via della mancanza di candidati abilitati nelle graduatorie.

Gli insegnanti hanno dieci giorni per decidere: entro l'11 settembre il posto dovrà essere accettato in quanto, si legge sul sito del Miur, «chi rinuncia alla nomina è automaticamente escluso dalle fasi successive ed è cancellato da tutte le graduatorie in cui è iscritto». Il sindacato non ci sta e accusa il ministero: «È un vero e proprio ricatto: chi non accetta è fuori delle graduatorie. Anche se abita a Caltanissetta e la 'ruota della fortuna' lo ha spedito a Cuneo. E quel posto perso si trasformerà pure in supplenza annuale, alimentando ancora precariato. Il Miur ha infatti riattivato il meccanismo, già pluribocciato dai giudici, delle collocazioni in 'coda': solo la prima provincia di preferenza del precario aspirante al ruolo viene considerata dall'algoritmo ministeriale utile all'inserimento 'a pettine'; in tutte le altre 99 province, i candidati al ruolo vengono relegati in fondo alle graduatorie. Inoltre, l'amministrazione ha omesso di pubblicare quelle derivanti delle preferenze espresse dei precari, costringendoli a presentare le domande online, senza gli elementi necessari per capire se e dove valeva la pena chiedere l'assunzione con priorità».

A questo punto i sindacati maggioritari (che dopo i tanti ricorsi anti riforma minacciano nuovi scioperi) hanno chiesto ai comitati di valutazione di occuparsi solo della valutazione dell'anno di prova dei docenti neo-assunti, evitando di entrare nel merito su criteri e compensi per la valorizzazione del merito professionale.

Il commento del premier Renzi in merito al piano delle assunzioni è secco: «Le polemiche sono naturali ma è giusto dire che sulla scuola ci sono 100.000 posti lavoro in più, è la prima volta che l'Italia mette più soldi sui propri figli». E gli fa eco il ministro Giannini: «Il 15 settembre le scuole apriranno con la regolare assegnazione degli insegnanti assunti, seguirà il potenziamento dell'organico con 50.000 docenti in più nel corso del mese di novembre e tante iniziative, come l'alternanza scuola-lavoro, che mancavano; credo che le polemiche verranno superate dai fatti. Spero che anche i sindacati sappiano e vogliano essere protagonisti del cambiamento».

Ma secondo Marcello Pacifico, presidente Anief, «saranno migliaia i docenti che verranno collocati online in province inaspettatamente lontane. E che chiederanno spiegazioni ai giudici, con il nostro patrocinio».



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