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Smartphone in classe, la proposta e le reazioni

Raramente una dichiarazione di un ministro del MIUR ha generato una tale girandola di reazioni come è accaduto per quella pronunciata da Valeria Fedeli in merito alla "riabilitazione" dello smartphone dal punto di vista didattico. Pro e contro si sono schierati e il dibattito è destinato a durare ancora a lungo.

Nonostante le tante voci contrarie, tuttavia, entro un mese e mezzo arriverà il via libera ufficiale del ministero dell’Istruzione all’uso dello smartphone in classe. Inutile dire che il loro utilizzo sarà a fine didattici e non certo per chattare con i propri amici e conoscenti.

L'idea della ministra risale allo scorso luglio, quando, nel corso della presentazione dei risultati del piano nazionale digitale aveva annunciato: «Il 15 settembre daremo il via ad un gruppo di lavoro che dovrà fare chiarezza sull’utilizzo dei dispositivi personali degli studenti in classe intervenendo sulle attuali circolari risalenti ad un periodo troppo lontano da oggi, e promuovendo un uso consapevole e in linea con le esigenze didattiche».

Intervistata dalla Repubblica, dichiarava qualche giorno prima dell'inizio della scuola: «È uno strumento che facilita l’apprendimento, una straordinaria opportunità che deve essere governata. Se lasci un ragazzo solo con un tablet in mano è probabile che non impari nulla, che s’imbatta in fake news e scopra il cyberbullismo. Questo vale anche a casa. Se guidato da un insegnante preparato, e da genitori consapevoli, quel ragazzo può imparare cose importanti attraverso un media che gli è familiare: internet. Quello che autorizzeremo non sarà un telefono con cui gli studenti si faranno i fatti loro, sarà un nuovo strumento didattico».

Dopo l'intervista, a poche ore dal suono delle prime campanelle, la Fedeli ha annunciato la costituzione - attraverso un decreto ministeriale - di una commissione di “saggi” composta da docenti che fanno didattica innovativa, pedagogisti, esperti con diverse filosofie di pensiero, cui affidare il compito di redigere entro 45 giorni, delle linee guida affinché chi vuole utilizzare i cellulari abbia indicazioni a cui rifarsi.

Lo smartphone come un oggetto dalle grandi opportunità didattiche: l'intento sembra proprio quello di cancellare la circolare del 15 marzo del 2007 firmata dall’allora ministro Giuseppe Fioroni che bandiva l’uso del cellulare a scuola con parole nette e chiare: «L’uso del cellulare e di altri dispositivi elettronici rappresenta un elemento di distrazione sia per chi lo usa che per i compagni, oltre che una grave mancanza di rispetto per il docente – spiegava l’allora ministro – configurando, pertanto, un’infrazione disciplinare sanzionabile attraverso provvedimenti orientati non solo a prevenire e scoraggiare tali comportamenti ma anche, secondo una logica educativa propria dell’istituzione scolastica, a stimolare nello studente la consapevolezza del disvalore dei medesimi».

L'apertura della ministra ha trovato in ogni caso molte chiusure. Uno dei più "clamorosi" è arrivato dall’ex digital champion Riccardo Luna (nominato da Matteo Renzi), oggi direttore dell’agenzia Agi: «Il digitale deve cambiare la scuola ma non così. Mancano la banda ultralarga, i libri digitali, i tablet e si comincia dal comignolo della casa. Il cellulare in aula è un elemento di disturbo. Oggi dobbiamo rendere la scuola davvero digitale e non lo è ancora: si era detto di portare la banda larga nelle scuole nel 2018 e a luglio si è annunciato che arriverà nel 2020. Per anni si è parlato di dare un computer ad ogni studente e ora si chiede ad ogni ragazzo di portare il suo pc: è una politica che non condivido perché ci sarà sempre chi ha un abbonamento dati potente e chi no».

Dello stesso avviso il Segretario della Flc Cgil Nazionale Francesco Sinopoli, che ha diramato un comunicato in cui spiega: «Sulla decisione di reintrodurre l'uso degli smartphone nelle scuole, che la ministra Fedeli ha lanciato nel corso di un'intervista a un quotidiano, vorremmo esprimere alcune opinioni, nella consapevolezza che il tema del rapporto tra uomo e tecnologia è talmente controverso che nessuna circolare ministeriale, o decreto, può darvi soluzione.[...] Giusto immaginare un processo di educazione alle tecnologie, anche legata al piano dell’innovazione delle scuole, ma essa deve coinvolgere quanto più possibile l’intera comunità scientifica ed educante. Invece, si ha l’impressione che si sia partiti dalla fine: prima introduciamo lo smartphone e le tecnologie, e poi vediamo che uso farne, ammesso che sia possibile padroneggiarle del tutto».

Netta anche la posizione di Gilda degli insegnanti, con le parole del coordinatore nazionale Rino Di Meglio: «Sull’uso didattico degli smartphone in classe continuiamo a nutrire seri dubbi perché, più che appassionare gli studenti, riteniamo che possa danneggiarli. Studi autorevoli sul tema confermano la nostra tesi sostenuta anche da un esperto del settore come il professor Manfred Spitzer, autore di ‘Demenza digitale’ e ‘Solitudine digitale’, il quale afferma che l’uso dello smartphone a scuola riduce di molto le performance degli studenti».

E gli studenti? Un sondaggio di Skuola.net che ha coinvolto 4000 giovani, ha dato un esito decisamente negativo: secondo i dati raccolti, soltanto il 21% degli studenti si è espresso favorevolmente all’introduzione dello smartphone, mentre il resto dei ragazzi ascoltati in merito si è mostrato scettico. Il motivo? La scarsa attitudine alle nuove tecnologie degli stessi docenti, ritenuti da molti inadeguati a fornire indicazioni pratiche. Per questo gli studenti ritengono che l’introduzione dello smartphone potrebbe avere il solo effetto di scoraggiarne l’uso durante le lezioni per scopi personali.

Il dibattito, dunque, al momento raccoglie pareri scettici e pochi entusiasmi. Alla ministra e al suo staff il compito di preparare un documento convincente, che possa suggerire linee guida pratiche interessanti. Non sarà facile.



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