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Valeria Fedeli nuovo ministro dell’Istruzione

Stefania Giannini non è stata riconfermata al Ministero dell’Istruzione, unico caso nel governo appena costituitosi intorno a Gentiloni. Ciò è dovuto al fatto che la Giannini non era più sostenuta da alcun partito. Del suo operato, si può dire che abbia tentato di ricucire un tessuto strappato, ma la cosiddetta “buona scuola” rimane ancora da chiarire bene nella sua portata.

Potrebbe stupire il retroscena di Cuperlo che rifiuta la carica di Ministro dell’Istruzione nel neoformato governo traghettato da Gentiloni. E sarebbe maggiore la sorpresa, ad apprendere che quell’incarico ora è ricoperto da una figura che, in un passato non troppo remoto (parliamo del 2011 come anno della conversione al renzismo), proveniva dal sindacato. Parliamo di Valeria Fedeli, classe 1949, formatasi nella Milano degli anni Settanta.

La Fedeli si proclama “femminista di sinistra”. Come si è approssimata alla “conversione” renziana, come si è preparata ad essa? guidando la categoria dei tessili della Cgil dal 2000 al 2010 e, certamente, ricoprendo, contestualmente (2001-2012), l’incarico di Presidente del Sindacato tessile europeo (FSE: THC).

E passando al concreto, o meglio ai programmi: si parla di potenziamento della prospettiva e dell’educazione di genere (ca va san dire) e delle meno scontate, più affascinanti ed incerte, sfide che partono dal basso, come bisognerebbe sempre fare: riforma della scuola d’infanzia, maggiore integrazione dei disabili e diritto allo studio. Le deleghe attuative del buono scuola finiranno invece, molto probabilmente, su un binario morto.

Non è ancora il tempo di bilanci, tutto sommato limitati, sull’iniziativa della “buona scuola” promossa quasi due anni fa dalla Giannini e dal suo staff al MIUR. In sintesi, essa è consistita nel promuovere 900.000 accessi al sito labuonascuola.gov.it, allorché docenti, genitori e studenti, furono chiamati alla compilazione di un questionario dedicato alla valutazione del “benessere” scolastico. Vi sarebbero stati oltre 100.000 partecipanti online e poi 1200 dibattiti organizzati e segnalati in tutto il Paese. Il tutto da aggiungere a circa 2500 proposte, 6000 commenti e oltre 33.000 voti nelle stanze pubbliche della sezione "Costruiamo insieme la Buona Scuola" (dati dal sito Orizzontescuola.it). Cosa resterà di tutto ciò, difficile dire. Anche a detta di Renzi, non sarebbe questo l’Internet 4.0 a cui andava pensando per riformare il Paese.

Certo è che la nomina di un’ex-sindacalista al Miur lascia parecchi dubbi sullo statuto culturale (nel senso di educazione civile, per lo meno) della scuola, lasciando profilare un’identità di azienda anche su questo ambito dello Stato. Il tempo per poter davvero cercare di costruire un progetto concreto o andare a proseguire quello del precedente ministro sembra davvero poco, se – come sembra – questo governo non avrà vita più lunga di un semestre. In ogni caso, ministro Fedeli, in bocca al lupo! [Andrea Bianchi]



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