Semi-analfabeti all’Università

«I giovani che arrivano dalle scuole superiori sono semi-analfabeti». Lo ha dichiarato Ivano Dionigi, rettore dell’ateneo bolognese, supportato da i risultati di una ricerca del Centro Europeo dell’Educazione, secondo cui l’8% dei nostri universitari non è in grado di utilizzare pienamente la scrittura e, in particolare, 21 laureati su 100 non raggiungono il livello minimo di decifrazione di un testo. Sono in molti a puntare il dito contro la scuola italiana, che sarebbe secondo molti carente nell’insegnamento di grammatica e sintassi e buonista nel promuovere anche chi non lo meriterebbe. Quali sono i fattori che stanno portando al graduale impoverimento del bagaglio culturale dei giovani italiani?

 

Postato da Amministratore il 10/12/2009 alle 8.46 in Leggere (7)    -    Commenti  (0)


Il futuro della stampa

Il futuro? Senza carta. In molti, da anni, profetizzano la scomparsa dei supporti cartacei. Eppure essi resitono. I documenti? La mancanza di una politica mondiale relativa alle firme digitali ha impedito che i testi digitali potessero davvero sostituire quelli cartacei. I libri? Nonostante le nuove tecnologie di e-book non è ancora nato un supporto standardizzato capace di sostituirli e renderli accessibili. Le riviste e i quotidiani? Nonostante la diffusione di Internet, le edicole sono ancora stracolme di periodici. E il fascino delle biblioteche e delle librerie, la piacevole sensazione che si prova sfogliando un libro o una rivista per la prima volta... il progresso annullerà tutto questo? Come cambieranno le nostre abitudini? Come cambierà la scuola?


 

Postato da Amministratore il 25/01/2008 alle 11.02 in Leggere (7)    -    Commenti  (1)


Istat: in Italia si legge meno

Le imminenti feste sono accompagnate dall’indagine Istat 2007 che, tra gli altri aspetti, fotografa il numero dei lettori in Italia. Veniamo a sapere che negli ultimi mesi i lettori italiani sono scesi al 43,1% rispetto al 44,1% dell’anno scorso: quasi 400.000 connazionali che hanno rinunciato al piacere di leggere. Aumentano i lettori forti (coloro che leggono più di 12 libri l’anno), ma diminuiscono i lettori deboli (quelli che se ne concedono da 1 a 3). Secondo Federico Motta, presidente dell’AIE, questi dati sono la conseguenza di una scarsa politica culturale in Italia. Stiamo davvero perdendo il "vizio"di leggere?

 

Postato da Amministratore il 17/12/2007 alle 16.50 in Leggere (7)    -    Commenti  (1)


Leggere per...

... passatempo, arricchimento, necessità, dovere, piacere, curiosità… Quanti ricorrono alla lettura per favorire l’arrivo del sonno? E, in relazione a questi, quanti sono quelli che dopo il rituale incrocio delle pupille, si risolvono a deporre il libro a malincuore, e quanti invece se ne liberano con noncuranza, grati al celere arrivo di Morfeo? In proposito si registrano comunque due opposte fazioni: quella dei RICORDATORI (altrimenti detti gli «A-tutto-libro»), che sostengono a spada tratta l’elevato tenore di permanenza mnemonica delle nozioni apprese la sera prima di addormentarsi, e quella dei SE-C’ERO-DORMIVO, che confessano il clamoroso nulla di fatto (leggi: il nulla di letto) delle righe scorse in prossimità del sonno. La nostra simpatia, ovviamente, va quasi tutta all’esponente della seconda fazione; anche perché la colpa – se di colpa è lecito parlare – non è tutta sua! Il fatto è che troppo spesso per dire la sua fra amici e conoscenti sull’ultima fatica di “Tizio”, per sfoggiare la citazione culta in una conversazione di un certo livello o per rispondere appropriatamente al quesito di uno dei tanti esami della vita, è costretto a dei veri tours de force, sgangheratamente imbastiti su più volumi alla volta che mai per libera scelta si sarebbe messo all’anima. La lettura diventa un dovere: il lettore cosa è diventato? 

 

Postato da Amministratore il 29/11/2007 alle 10.50 in Leggere (7)    -    Commenti  (0)


Un libro e... 10 minuti!

«Fummo. Alcuni leggono e studiano in luogo dove si fa fuoco, e per conseguenza spesso succede fummo; il quale, col tempo, non solo annerisce le coperte, ma anche gli orli, e in parte i margini de’ libri; onde è cosa da fuggirsi.» Con queste parole Gaetano Volpi (1689-1761) avverte il lettore appassionato di evitare i luoghi fumosi se non vuole rischiare di danneggiare i propri libri. Abate, bibliofilo, figura storica dell’editoria italiana, il Volpi, a dire il vero, si rivela dispensatore di innumerevoli consigli, pareri e suggerimenti di questo genere nel suo Del Furore d’aver Libri. Varie Avvertenze Utili, e necessarie agli Amatori de’ buoni Libri, disposte per via d’Alfabeto. Al di là delle indicazioni che ai nostri occhi possono apparire curiose e in qualche caso stravaganti, questo repertorio ci porta in un’epoca in cui il libro era – sì – un contenitore di cultura, ma soprattutto un oggetto da trattare con reverenza, dotato non di vita propria ma sicuramente di precise caratteristiche peculiari quali l’odore (della carta, della colla, della pelle…). Una corporeità che potrebbe sembrare un invito alla lettura riflessiva, da atmosfera, pacata, lenta, assaporata… a suggestioni che né l’odierno prodotto cartaceo né, tanto meno, l’e-book per cellulare si pensa siano in grado di comunicare.
Eppure, ben prima dell’avvento dell’era tecnologica, foriera dei ritmi concitati che mal si coniugano con la lettura davanti a un focolare fumoso, Oscar Wilde diceva: «Per conoscere la qualità di un vino non è necessario berne un’intera botte: è sufficiente una mezz’ora per dire se un libro vale qualcosa o no; anzi, bastano dieci minuti se si possiede l’istinto per la forma».

 

Postato da Amministratore il 09/11/2007 alle 12.40 in Leggere (7)    -    Commenti  (0)


Un Universo a misura di uomo

«… se la biblioteca è, come vuole Borges, un modello dell’Universo, cerchiamo di trasformarla in un universo a misura d’uomo, e, ricordo, a misura d’uomo vuol dire anche gaio, anche con la possibilità del cappuccino, anche con la possibilità per i due studenti in un pomeriggio di sedersi sul divano e, non dico darsi a un indecente amplesso, ma consumare parte del loro flirt nella biblioteca, mentre si prendono o rimettono negli scaffali alcuni libri di interesse scientifico, cioè una biblioteca che faccia venire voglia di andarci e si trasformi poi gradatamente in una grande macchina per il tempo libero, com’è il Museum of Modern Art in cui si va al cinema, si va a passeggiare nel giardino, si vanno a guardare le statue e a mangiare un pasto completo. So che l’Unesco è d’accordo con me: “La biblioteca... deve essere di facile accesso e le sue porte devono essere spalancate a tutti i membri della comunità che potranno liberamente usarne senza distinzioni di razza, colore, nazionalità, età, sesso, religione, lingua, stato civile e livello culturale”. Un’idea rivoluzionaria. E l’accenno al livello culturale postula anche un’azione di educazione e di consulenza e di preparazione. E poi l’altra cosa: “L’edificio che ospita la biblioteca pubblica dev’essere centrale, facilmente accessibile anche agli invalidi ed aperto ad orari comodi per tutti. L’edificio ed il suo arredamento devono essere di aspetto gradevole, comodi ed accoglienti; ed è essenziale che i lettori possano accedere direttamente agli scaffali”. Riusciremo a trasformare l’utopia in realtà?»
Così Umberto Eco nel lontano 1981… E oggi? L’utopia ce l’ha fatta a trasformarsi in realtà?

 

Postato da Amministratore il 26/10/2007 alle 15.44 in Leggere (7)    -    Commenti  (1)


Lettori e non-lettori

Gli italiani che non leggono mai (neppure un libro all’anno) sono ben 25 milioni: è il dato che emerge dall’indagine biennale condotta dalla Ipsos e presentata recentemente a Roma da Gian Arturo Ferrari, direttore generale della divisione libri della Mondadori. Zigzagando tra i meandri delle percentuali con masochistica insistenza si rileva che i nostri indotti connazionali considerano il tempo dedicato alla lettura «sprecato» (12%), «sottratto ad attività di gran lunga piú divertenti» (16%), «sottratto ad attività piú importanti» (33%). E se è vero che rispetto al 2003 i lettori sono diminuiti dell’8%, è anche vero che, paradossalmente, l’Italia continua a rappresentare il sesto mercato editoriale del mondo in forza di un incremento di acquirenti individuabile tra quanti dispongono di istruzione e reddito di buon livello. C’è stato un tempo, relativamente recente (il 2005), in cui la stessa indagine Ipsos-Mondadori ha prodotto un dato confortante («gli italiani leggono di piú!»), prontamente ricondotto, però, alla irripetibile eccezionalità di due eventi: lo straordinario successo del Codice da Vinci (enfatizzato dalla nota querelle mediatica) e l’esplosione del libro-gadget allegato ai quotidiani (subito diventato talmente diffuso da essere snobbato).
Dalle risposte dei lettori intervistati risulta che il passaparola, la rituale visita in libreria, la lettura della recensione, la pubblicità sono, nell’ordine di menzione, gli elementi che determinano l’acquisto di un libro e che questo viene scelto per: «rilassarmi», «pensare, crescere e informarmi», «vivere altre vite»..Dalle risposte del 20% dei non-lettori emerge un dato che dà da pensare: «… No, non mi dedico alla lettura perché mi ricorda la scuola…». Viene spontaneo chiedersi: che cosa potrebbe fare la Scuola per evitare di lasciare un imprinting cosí negativo nelle giovani menti dei futuri non-lettori?

 

Postato da Amministratore il 09/10/2007 alle 12.11 in Leggere (7)    -    Commenti  (3)