Presentazione dell’opera


Siamo convinti che i giovani siano interessati alla storia. Ce lo confermano anche i risultati di un’inchiesta del sociologo Renato Mannheimer intitolata Due terzi dei giovani «affamati» di storia. Tuttavia, al di là dell’interesse, è vero che la storia rimane nella mente di buona parte di coloro che la studiano o l’hanno studiata (quasi la metà, secondo la stessa inchiesta) come «un mucchio di date e di nomi che non ricorderò mai».

Ci siamo quindi impegnati nel cercare di condurre i giovani dentro la storia, alla scoperta dei temi e dei problemi che, al di là di date e di nomi, fanno dello studio della storia un’esperienza coinvolgente e appassionante.

Vi sono alcuni concetti di fondo che animano i nostri percorsi.

In primo luogo il divenire storico non è una catena lineare di fatti determinati in modo «meccanico» e «automatico» perché originati da cause precedenti, ma il frutto di una serie complessa di fattori, dove giocano un peso importante le scelte, i desideri, l’iniziativa degli individui.

Inoltre il racconto della storia è sempre una interpretazione del passato che facciamo da un certo punto di vista; questa interpretazione, che va sempre fondata su dati, fonti e documenti che assumono valore di prova, è sempre perfezionabile man mano che acquisiamo nuovi elementi di prova o nuove metodologie di riflessione.

Infine l’apprendimento della storia non può non essere finalizzato alle nuove esigenze della «cittadinanza democratica» del XXI secolo, una cittadinanza partecipativa e pluralista, che richiede la capacità di porsi e porre domande, di mettere a confronto differenti punti di vista. La riflessione storica infatti deve educare al giudizio ragionato, a sviluppare la capacità di comprendere i comportamenti umani nella loro diversità, a saper cogliere differenze e affinità fra situazioni e vicende, nello spazio e nel tempo, ma anche a tener conto della specificità dei diversi contesti storici e sociali.

Tutto ciò ci ha spinto ad operare alcune scelte.

La prima è stata quella di evitare di ispirarci a orientamenti storiografici univoci e unidirezionali, o peggio a visioni ideologiche. Abbiamo puntato invece a proporre per ogni tema trattato i risultati della più recente ricerca storiografica, agendo a tutto campo e dando spazio a più voci.

Abbiamo quindi cercato di organizzare con particolare cura le parti narrative del testo, semplificando senza banalizzare, sintetizzando senza trascurare nodi importanti. Infine ci siamo impegnati a mostrare – con trasparenza – il fondamento di ciascuna argomentazione, ricorrendo a fonti, a finestre con testi ora esplicativi ora informativi, a immagini, diagrammi e cartine, sempre e comunque funzionali al profilo narrativo.

La selezione degli argomenti, presentati secondo un ordine cronologico, rispecchia alcune idee che riteniamo peculiari dell’opera.

In primo luogo, la concezione di una multidimensionalità della storia: accanto alla non trascurata storia politica, in alcuni capitoli prevalgono la storia costituzionale, delle istituzioni di governo, delle forme statuali e delle relazioni internazionali, la storia sociale, quella economica, quella delle mentalità e della cultura, la storia di genere.

In secondo luogo, pur tenendo in giusta considerazione la nostra storia nazionale, abbiamo dato un particolare rilievo alla dimensione europea, con l’intento di considerare il nostro continente come una comunità di Stati, dando importanza anche ai momenti di integrazione, oltre a quelli di conflittualità e alle dinamiche di mobilità umana così tipiche dell’Europa.

Non mancherà, infine, un costante richiamo alla «storia del mondo» da intendersi come attenzione alla differenza di ritmi, alle specificità e ai punti di vista propri di civiltà e culture diverse, sottolineando interazioni, conflitti e «contaminazioni» tra popoli. Quel continuo divenire che, come un tessuto connettivo, costituisce la trama della storia dell’umanità.


Gli Autori


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