Sfatiamo alcuni luoghi comuni sull’editoria scolastica…
Archivio degli articoli
6. Serie A e serie B
5. L’Istruzione agli ultimi posti della spesa degli italiani
4. Libri digitali
3. Adottati o consigliati?
2. Incremento prezzi 2000-2008
1. L’indagine Antitrust sugli editori
[6] Serie A e serie B
È innegabile che computer e internet siano sempre più diffusi in Italia: per molte aziende sono già uno strumento di lavoro indispensabile; per le scuole, secondo la legge (1), lo diventeranno. In Italia però queste tecnologie, pur in crescita, non sono ancora alla portata di tutti.
La riforma scolastica spingerà, a partire dal prossimo anno, verso una maggiore digitalizzazione della scuola, con l’obbligo di adottare esclusivamente libri misti e versioni on-line scaricabili dei testi cartacei. Secondo molti sarà una rivoluzione nella scuola e nella didattica, ma se non adeguatamente guidata e sostenuta dalle istituzioni, potrebbe in realtà trasformarsi in una forte discriminazione tra alunni.
A dicembre 2009, l’ISTAT ha reso noto i risultati di un’indagine condotta a febbraio sulla diffusione e l’utilizzo delle nuove tecnologie da parte delle famiglie italiane. In linea generale, si evidenzia un incremento nella diffusione di personal computer e accesso a internet, ma la distribuzione di queste tecnologie sembra essere molto legata a fattori sociali, economici e geografici.
Nei grafici (2) sotto riportati si sono presi in considerazione: il possesso di computer, il collegamento a internet e la connessione a banda larga. Si è specificata la connessione a banda larga perché indispensabile per poter usufruire dei contenuti multimediali on-line dei libri misti (filmati, file audio, etc.).
Nelle famiglie in cui il capofamiglia (3) è dirigente, imprenditore o libero professionista, si riscontra la diffusione maggiore di computer e accesso a internet, che diminuisce al variare della condizione sociale fino a raggiungere la metà del valore in caso di capofamiglia non occupato. Questo può dipendere dal fatto che un dirigente ha spesso più necessità di un operaio di avere un computer, ma per chi frequenta la scuola ciò non deve essere di alcun peso.

[grafico 1: dotazione tecnologica per posizione del capofamiglia - clicca sull’immagine per vederla più grande]
Notevoli differenze si riscontrano anche prendendo in considerazione la posizione geografica degli intervistati: pur in crescita, l’Italia meridionale e delle isole resta meno “tecnologizzata” rispetto all’Italia settentrionale.

[grafico 2: vedi sopra dotazione tecnologica per posizione geografica - clicca sull’immagine per vederla più grande]
Anche la dimensione del Comune di residenza sembra influire sul grado di informatizzazione: generalmente, nei comuni più grandi e nelle aree metropolitane è più frequente possedere un computer e l’accesso a internet, ma i comuni piccoli non sono privi di scuole.

[grafico 3: dotazione tecnologica per dimensione comune di residenza - clicca sull’immagine per vederla più grande]
L’indagine ISTAT ha evidenziato come la dotazione tecnologica degli italiani sia cresciuta negli ultimi due anni, ciononostante l’Italia ha ancora molta strada da fare per raggiungere la maggior parte degli altri paesi europei (4). La legge è quindi molto più avanti della realtà, ma se alla sua applicazione non si accompagneranno adeguati investimenti o supporti alle famiglie, si rischierà di avere alunni di serie A e alunni di serie B, solo perché i primi posseggono un computer e un buon collegamento internet e i secondi no. Questo contraddice il principio di eguaglianza e pari opportunità che dovrebbe caratterizzare una buona istruzione pubblica, previsto dalla Costituzione e fondamentale perché una legge dello Stato sia un diritto di tutti e non un privilegio di pochi.
(1) Legge 169 del 30 ottobre 2008; D.M. 41 dell’8 aprile 2009.
(2) La forma giuridica di capofamiglia è stata cancellata dal diritto di famiglia (legge 151-1975). Per convenzione statistica viene individuato nel modo seguente: 1) nelle famiglie senza nuclei o con 2 o più nuclei è la persona di riferimento; 2) il partner uomo nelle coppie con e senza isolati; 3) il genitore nei monogenitori. (ISTAT)
(3) Rielaborazioni di dati ISTAT: Statistiche in Sintesi, Cittadini e nuove tecnologie, anno 2009, tav. 1.1, 3 e 4.
(4) Statistiche in Sintesi, Cittadini e nuove tecnologie, anno 2009, pag. 6.
[5] L’Istruzione agli ultimi posti della spesa degli italiani
Settembre, le scuole riaprono e le famiglie si trovano ad affrontare la spesa per i libri di testo definita spesso dai giornali come una “stangata”. È una voce di costo che sul bilancio familiare può influire molto, soprattutto perché non è possibile diluirla nell’arco dell’anno, come invece accade per altre spese. Ma questo “molto”, rapportato al resto, a quanto corrisponde?
Consultando le statistiche ISTAT degli ultimi 3 anni, relative alla spesa media delle famiglie italiane, si scoprono cose interessanti; ad esempio i libri di testo non sono tra le prime spese. Volendo stilare una classifica delle voci di costo mensili, ai primi posti si trovano le spese relative all’abitazione, che ammontano a circa 650 euro, in media un quarto del totale. La posizione immediatamente successiva è occupata dal cibo: per alimentari e bevande, infatti, si spende al mese un po’ meno di 500 euro (meno del 20% del totale).
Le spese più onerose nel bilancio familiare sono quindi casa e cibo, seguite dai trasporti e da altri beni e servizi, rispettivamente il 15 e l’11% del totale.
Dove si colloca allora la “stangata” dei libri di testo? Scorrendo la classifica si può notare che la voce istruzione è la penultima, seguita dai tabacchi e preceduta dalle comunicazioni. Quindi, mediamente per l’istruzione si spendono circa 25 euro al mese. Considerando che la voce “istruzione” comprende non solo i testi, ma anche tasse scolastiche, rette e simili, la spesa imputabile solo ai libri di scuola è ancora più bassa. Si spende questo per il futuro dei propri figli.
L’unico bene per il quale una famiglia italiana spende meno dell’istruzione, sono le sigarette, che certo sono anche molto più nocive; persino le comunicazioni costano il doppio rispetto all’istruzione.
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spesa media mensile in euro e in %
|
2006
|
2007
|
2008
|
2006
|
2007
|
2008
|
|
Abitazione [1]
|
639,38
|
662,89
|
669,13
|
25,98%
|
26,73%
|
26,93%
|
|
alimentari e bevande
|
466,89
|
466,51
|
475,11
|
18,97%
|
18,81%
|
19,12%
|
|
trasporti
|
362,69
|
364,96
|
355,71
|
14,74%
|
14,72%
|
14,31%
|
|
altri beni e servizi [2]
|
272,99
|
265,65
|
271,14
|
11,09%
|
10,71%
|
10,91%
|
|
abbigliamento e calzature
|
156,28
|
156,41
|
149,25
|
6,35%
|
6,31%
|
6,01%
|
|
arredamenti, etc.
|
145,89
|
141,52
|
136,81
|
5,93%
|
5,71%
|
5,51%
|
|
combustibili ed energia
|
123,66
|
116,69
|
129,35
|
5,03%
|
4,71%
|
5,21%
|
|
tempo libero, cultura e giochi
|
109,80
|
109,24
|
106,96
|
4,46%
|
4,40%
|
4,30%
|
|
servizi sanitari e spese per la salute
|
85,44
|
99,31
|
94,52
|
3,47%
|
4,00%
|
3,80%
|
|
comunicazioni [3]
|
50,53
|
49,65
|
49,75
|
2,05%
|
2,00%
|
2,00%
|
|
istruzione [4]
|
26,51
|
24,83
|
24,87
|
1,08%
|
1,00%
|
1,00%
|
|
tabacchi
|
20,74
|
22,34
|
22,39
|
0,84%
|
0,90%
|
0,90%
|
|
TOTALE
|
2.460,80
|
2.480,00
|
2.485,00
|
100,00%
|
100,00%
|
100,00%
|
(fonte: ISTAT)
[1] Affitto, fitto figurativo; acqua e condominio; manutenzione ordinaria; manutenzione straordinaria.
[2] Prodotti per la cura personale; barbiere, parrucchiere, istituti di bellezza; argenteria, gioielleria, bigiotteria e orologi; borse, valigie ed altri effetti personali; assicurazioni vita e malattie; onorari liberi professionisti; alberghi, pensioni e viaggi organizzati; pasti e consumazioni fuori casa.
[3] Telefono; acquisto apparecchi per telefonia.
[4] Libri scolastici; tasse scolastiche, rette e simili.
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[4] Libri digitali
Le notizie diffuse nelle ultime settimane da molti giornali, sia in merito alle nuove norme sui libri di testo, sia in merito al loro costo per le famiglie, rischiano di essere fuorvianti; per questo, la G. D’Anna Casa editrice prova a fare chiarezza sulla riforma relativa ai testi scolastici.
Da più parti l’entrata in vigore della Legge n.133/08 (cosiddetta riforma “Gelmini”), è stata salutata come la fine del libro cartaceo, il quale dovrà essere sostituito, prima in parte (“forma mista”), poi del tutto, dai testi digitali. Tuttavia, non sembra particolarmente chiara la differenza tra testi in forma mista, testi digitali e e-book, il che può ingenerare pericolosi equivoci. Il D.M. 41 dell’8 aprile 2009 definisce testi in forma mista quei testi «comprendenti una parte a stampa e una parte in formato digitale per l’integrazione o l’eventuale aggiornamento del testo cartaceo con contenuti digitali aggiornabili». Nella forma mista quindi, il testo digitale è ad integrazione e aggiornamento di quello cartaceo.
È stato inoltre detto che, a partire dall’anno scolastico 2011/2012, sarà vietata ai docenti l’adozione di testi cartacei, ai quali dovranno preferire i testi digitali. Sempre il D.M. suddetto stabilisce che, a partire dall’anno scolastico 2011/2012 «non potranno più essere adottati testi scolastici redatti esclusivamente nella versione cartacea». Il D.M. 41 non vieta, quindi, di adottare testi cartacei, bensì vieta di adottare i testi in forma esclusivamente cartacea.
Quanto alla forma che i testi digitali dovranno assumere, lo stesso Ministero riconosce che «i libri di testo nella versione online e mista comportano di necessità caratteristiche tecnologiche in fieri, data la continua e rapida evoluzione delle nuove tecnologie digitali e dei nuovi strumenti informatici», nel D.M. 41 non c’è quindi alcun riferimento agli e-book, che sono invece strumenti digitali ben precisi, con caratteristiche definite, sia software che hardware.
Infine, un altro equivoco da chiarire riguarda il costo che i testi digitali dovranno avere: alcune fonti di informazione e associazioni di consumatori hanno parlato di cifre molto basse, pur senza chiarire su quali dati siano state basate tali cifre.
La G. D’Anna Casa editrice non intende rinfocolare le polemiche sui prezzi dei libri di testo (sui quali si è già pronunciata l’Antitrust [clicca qui], scagionando gli editori da qualsiasi accusa di speculazione), ma chiarisce che i costi dei testi, sia cartacei che digitali, variano da testo a testo, poiché il lavoro – e quindi il costo – di ciascun libro è strettamente legato alla materia presa in esame.
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[3] Adottati o consigliati?
L’Antitrust si è pronunciato e, dopo mesi di indagini, ha confermato i dati da tempo forniti dagli editori: gli aumenti dei prezzi dei testi scolastici sono in linea con il tasso d’inflazione. Nello stesso comunicato, l’Antitrust suggerisce inoltre di includere nei tetti di spesa anche i testi cosiddetti "consigliati".
Perché alcuni testi sono adottati e altri solo consigliati?
I testi in adozione sono gli strumenti base del docente e dello studente, indispensabili per il lavoro scolastico perché senza di essi l’insegnante non può fare lezione. Sono i manuali e gli eserciziari di ciascuna materia, ad esempio: una grammatica italiana o latina, un manuale di filosofia o di chimica.
I testi consigliati, invece, sono strumenti aggiuntivi, senza i quali è comunque possibile per il docente fare lezione, ma costituiscono spesso un utile mezzo per approfondire argomenti e nozioni. Qualche esempio: eserciziari per il recupero o per le vacanze, testi di narrativa, o opere di filosofia. Sono consigliati anche i testi fondamentali di letteratura italiana che si leggono in parallelo allo studio della materia, la Divina Commedia o i Promessi Sposi.
Riportiamo di seguito il collegamento al comunicato dell’Antitrust e la lettera di risposta dell’AIE.
Comunicato stampa dell’Antitrust
Risposta dell’AIE
[2] Incremento prezzi 2000-2008
Viste le polemiche sui prezzi dei libri scolastici che animano quasi ogni anno il mondo dell’informazione, la Casa editrice G. D’Anna ha ritenuto utile rendere evidenti al pubblico i dati relativi agli aumenti di prezzo dei propri prodotti.
Come tutte le case editrici scolastiche, la G. D’Anna aumenta i prezzi dei propri libri solo il primo gennaio di ogni anno, a differenza di quanto accade per i prezzi di altri prodotti. Il prezzo fissato a gennaio resta inalterato per i 12 mesi successivi, come impone la normativa. I prezzi devono essere comunicati al Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.
I dati presentati nella tabella sottostante sono stati ricavati facendo la media fra tutti i prezzi dei libri in catalogo dal 2000 al 2008; viene indicata la percentuale del totale dei testi che non hanno subìto aumenti; la percentuale media di aumento è messa a confronto con il tasso d’inflazione registrato dall’ISTAT anno per anno. Proprio il confronto fra questi dati ci pare utile e prezioso per risalire a informazioni che altrimenti sarebbero di difficile reperibilità.
|
anno
|
totale q.tà testi in catalogo
|
q.tà testi che non ha subito aumenti prezzi
|
% testi non aumentati
|
% aumento prezzi rispetto all’anno precedente
|
inflazione ISTAT
|
|
2000
|
364
|
242
|
66,5% | 2,0% | 2,1% |
|
2001
|
344
|
101
|
29,4% | 1,8% | 3,1% |
|
2002
|
300
|
18
|
6,0% | 2,1% | 2,3% |
|
2003
|
294
|
143
|
48,6% | 1,9% | 2,7% |
|
2004
|
319
|
47
|
14,7% | 1,9% | 2,0% |
|
2005
|
274
|
75
|
27,4% | 2,1% | 1,6% |
|
2006
|
230
|
97
|
42,2% | 2,1% | 2,2% |
|
2007
|
208
|
71
|
34,1% | 2,2% | 1,5% |
|
2008
|
162
|
42
|
25,9% | 2,2% | 2,9% |
Come si nota dalla tabella, l’aumento dei prezzi si attesta mediamente attorno al 2%, una percentuale ben lontana da quella indicata durante le polemiche più recenti.
[Per approfondire l’argomento leggi la relazione sull’indagine Ispo di Renato Mannheimer realizzata per l’Associazione Italiana Editori a questo indirizzo del sito AIE]
[1] L’indagine Antitrust sugli editori
Nell’autunno del 2007 i media hanno concentrato la loro attenzione sui prezzi di copertina dei libri scolastici, suscitando nell’opinione pubblica l’impressione che i libri di scuola costituissero una voce “dispendiosa” nella lista delle spese a carico delle famiglie italiane.
Per questo motivo l’Antitrust aprì proprio nel 2007 un’istruttoria nei confronti dell’AIE (l’Associazione Italiana Editori), poiché sospettava una violazione dell’articolo 2 della legge 287/90; l’ipotesi era quella di un’intesa fra editori allo scopo di impedire, restringere o falsare in maniera consistente il gioco della concorrenza all`interno del mercato nazionale o in una sua parte rilevante (l. 287/90, art. 2).
L’Antitrust ha indagato l’Aie e i rappresentanti di nove grandi gruppi editoriali. L’esito dell’istruttoria, conclusa nell’aprile del 2008, non ha accertato alcuna violazione dell’art.2 l. 287/90; malgrado ciò, le parti hanno raggiunto un accordo, il quale prevede:
1. la possibilità per i docenti di consultare il Database AIE in cui sono inseriti tutti i dati relativi ai libri scolastici pubblicati a partire dal 2008; in questo modo gli insegnanti avranno a disposizione tutti gli strumenti per fare una scelta consapevole;
2. la disponibilità a favorire il noleggio e il comodato d’uso dei libri scolastici;
3. l’impegno a realizzare libri di testo più leggeri, corredati da strumenti didattici multimediali innovativi, abbattendo in tal modo il numero di pagine e i costi del libro; i suddetti strumenti multimediali saranno inoltre disponibili sui siti internet degli editori.
Gli editori scolastici, comunque, sono già obbligati da tempo ad attuare una politica dei prezzi tale da consentire agli Istituti di rientrare nei tetti di spesa fissati dal Ministero; inoltre l’incremento medio del prezzo di copertina dei libri di testo è dell’1,015%, secondo i dati Istat del luglio 2007, a fronte di un’inflazione programmata che si attestava intorno all’1,7%.
Il rincaro dei testi scolastici è stato minimo, considerando inoltre che gli editori sono obbligati per legge ad aumentare il prezzo dei libri soltanto una volta l’anno, a gennaio, mentre si continuano a verificare continui rincari dei prezzi delle materie prime e del petrolio.

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