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  • lunedì 3 settembre 2018

    Invalsi, prima volta in quinta

    La prova Invalsi farà il suo ingresso, per la prima volta, nelle classi quinte della scuola secondaria di II grado. Le prove si svolgeranno al PC a partire dal 4 marzo 2019.

    La prova INVALSI dell’ultimo anno della scuola secondaria di secondo grado sarà somministrata agli studenti mediante supporto informatico; ciò lascia presupporre che non ci sarà un unico giorno per il suo svolgimento, ma che saranno gli istituti a decidere in base alla disponibilità delle aule informatiche e delle relative attrezzature.

    Gli studenti se la vedranno con prove diverse, costituite da item selezionati all’interno di un ampio repertorio in modo che le prove abbiano la medesima composizione e un equivalente grado di difficoltà.

    Ci saranno domande specifiche per tipologia di scuola, a seconda che si tratti di un liceo scientifico o di un istituto tecnico; la durata della prova sarà invece identicha per tutti, ossia 2 ore.

    La valutazione avverrà in due modi:

    1. mediante attribuzione di un punteggio numerico su una scala quantitativa
    2. mediante assegnazione di un livello di competenza (da 1 a 5), che consentirà una descrizione qualitativa di ciò che gli alunni sanno fare.

    La partecipazione alla prova costituirà requisito di ammissione all’esame di Stato.

    Vediamo ora le date e il calendario completo delle prove invalsi 2018-2019:

    II primaria (prova cartacea):
    Italiano: 6 maggio 2019
    Prova di lettura solo per le classi campione: 6 maggio 2019
    Matematica: 7 maggio 2019

    V primaria (prova cartacea):
    Inglese: 3 maggio 2019
    Italiano: 6 maggio 2019
    Matematica: 7 maggio 2019

    III secondaria di primo grado (prova al computer – CBT): Italiano, Matematica e Inglese:
    classi NON campione: dall’1 aprile 2019 al 18 aprile 2019
    classi campione: dal 9 aprile 2019 al 12 aprile 2019

    II secondaria di secondo grado (prova al computer – CBT): Italiano, Matematica
    classi NON campione: dal 6 maggio 2019 al 18 maggio 2019
    classi campione: dal 7 maggio 2019 al 10 maggio 2019

    V secondaria di secondo grado (prova al computer – CBT): Italiano, Matematica e Inglese
    classi NON campione: dal 4 marzo 2019 al 30 marzo 2019
    classi campione: dal 12 marzo 2019 al 15 marzo 2019  

  • venerdì 6 luglio 2018

    Invalsi 2018, cosa dicono i numeri

    L’Invalsi ha pubblicato il Rapporto sulle prove svolte nei mesi di aprile e maggio 2018 dagli studenti delle classi II e V della scuola primaria, delle classi III della secondaria di I grado e delle classi II della secondaria di secondo grado.

    Complessivamente gli studenti coinvolti sono stati:
    ◾29.337 classi di seconda primaria per un totale di 551.108 alunni;
    ◾29.520 classi di quinta primaria per un totale di 562.635 alunni;
    ◾29.032 classi di terza secondaria di primo grado per un totale di 574.506 alunni;
    ◾26.361 classi di seconda secondaria di secondo grado per un totale di 543.296 alunni.


    Gli esiti hanno riprodotto il quadro che emerge anche dall’indagine internazionale PISA: ◾il nord Italia raggiunge risultati migliori sia alla media italiana che alla media OCSE; ◾il centro ha un risultato in linea con la media dell’Italia, più bassa della media OCSE; ◾il sud e le isole hanno risultati inferiori sia alla media italiana che alla media OCSE.

    Ma un fattore importante emerso dalle prove è quello relativo alla variabilità, ossia l'insieme di fattori che determinano le differenze in una regione tra una scuola e l'altra, in una scuola tra una classe e l'altra, in una classe tra un alunno e l'altro.

    Nei tre gradi scolari oggetto delle rilevazioni INVALSI che appartengono al primo ciclo d’istruzione e in tutte e tre le materie testate la componente di variabilità tra scuole e tra classi è maggiore nell’Italia meridionale e insulare rispetto all’Italia centrale e settentrionale. Questo significa che non solo i risultati nelle prove sono al sud e nelle isole complessivamente più bassi, ma anche che essi differiscono maggiormente da una scuola all’altra e da una classe all’altra rispetto a quanto accade nel resto dell’Italia: il sistema scolastico è dunque nel mezzogiorno non solo meno efficace ma anche meno capace di assicurare agli alunni le stesse opportunità educative.

    Con rare eccezioni, in ogni materia e in ogni grado scolare, dalla seconda primaria alla terza secondaria di primo grado, le più basse percentuali di variabilità dei risultati dovuta a differenze tra le scuole e tra le classi si riscontrano nella macro-area Nord Est, e ciò non solo rispetto alle macro-aree del Centro, del Sud e del Sud e Isole ma anche dell’altra macro-area settentrionale, il Nord Ovest.

    Il rapporto analizza i risultati per ciascuna delle discipline coinvolte, offrendo molti spunti di riflessione. La possibilità di accedere ai più alti livelli degli studi e di sviluppare pienamente il proprio potenziale sulla base unicamente delle proprie capacità e dei propri sforzi a prescindere dalle condizioni socio-economiche della famiglia d’origine è un obiettivo del sistema d’istruzione nelle moderne società democratiche ed è uno degli indicatori, forse il
    più importante, che ne definisce il grado di equità. È opportuno sottolineare che in nessun Paese il sistema scolastico riesce a raggiungere pienamente questo obiettivo, anche se tra un Paese e l’altro vi sono differenze rispetto al grado di maggiore o minore vicinanza rispetto ad esso.

    Consulta il rapporto Invalsi 2018  

  • mercoledì 20 giugno 2018

    Maturità 2018

    Esame di Maturità per 509.307 alunni di cui 492.698 interni. All'opera in tutta Italia 12.865 commissioni, impegnate su un totale di 25.606 classi.

    Lo scrittore Giorgio Bassani è stato scelto per una delle tracce della prima prova di italiano della maturità 2018, con un brano del suo più famoso libro, Il giardino dei Finzi Contini. Il romanzo è incentrato sulle leggi razziali promulgate dal regime fascista nel 1938 e ispirato alla storia vera di Silvio Magrini, presidente della comunità ebraica di Ferrara dal 1930, e della sua famiglia. Racconta "gli orrori della persecuzione fascista e razzista, la crudeltà della storia, l'incantesimo dell'infanzia e la felicità del sogno". Il brano proposto riguarda la cacciata del protagonista del libro dalla biblioteca pubblica della città dopo l'entrata in vigore delle leggi razziali di Mussolini (delle quali ricorrono gli 80 anni dalla promulgazione).

    Il documento ufficiale del MIUR ricorda così Bassani: Giorgio Bassani (Bologna 1916 – Roma 2000) dedicò gran parte della sua produzione letteraria alla rappresentazione della vita di Ferrara (dove visse fino al 1943 per poi trasferirsi a Roma) e soprattutto della comunità ebraica della città, alla quale egli stesso apparteneva e di cui descrisse le persecuzioni degli anni del fascismo. Il suo romanzo più celebre, Il giardino dei Finzi-Contini (1962), narrato in prima persona da un giovane ebreo, racconta di una famiglia dell’aristocrazia israelitica di Ferrara, i Finzi-Contini, che vivono nello splendido isolamento della loro villa e del giardino circostante. Nel brano proposto, il protagonista ribatte ad alcuni giudizi positivi su Ferrara espressi dal milanese Malnate, giovane impegnato politicamente, ricordando la sua esclusione dalla biblioteca pubblica e i torti subiti dalla sua famiglia in seguito all’applicazione delle leggi razziali.

    Anche la Costituzione fra le tracce con il principio di uguaglianza formale e sostanziale sancito nell'articolo III: "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali".

    Nel tema storico la traccia riguarda la cooperazione internazionale con riferimenti a De Gasperi e Moro. Il saggio storico affronta un tema affascinante: I diversi volti della solitudine nell'arte e nella letteratura con l'omonima poesia di Alda Merini, Ed è subito sera di Salvatore Quasimodo, un estratto di Uno, nessuno e centomila di Luigi Pirandello, La vita solitaria di Francesco Petrarca e una poesia di Emily Dickinson, con foto che ritraggono le opere di Giovanni Fattori, Edvard Munch e Edward Hopper.

    La creatività e la dote umana dell'immaginazione, le masse e la propaganda, il dibattito bioetico sulla clonazione sono le tracce del saggio breve.

    Scarica il documento con tutte le tracce: http://www.istruzione.it/esame_di_stato/201718/Italiano/Ordinaria/P000_ORD.pdf  

  • martedì 5 giugno 2018

    Marco Bussetti, nuovo ministro del MIUR

    A differenza del dirigente scolastico Salvatore Giuliano, che il M5S aveva indicaro in campagna elettorale alla guida del Miur (per equilibri di coalizione poi toccata alla Lega, ma che potrebbe vedere Giuliano in un ruolo di primo piano), il dirigente tecnico Marco Bussetti, funzionario dell’USR Lombardia preposto all’ambito di Milano, non ha mai apertamente dichiarato la propria scelta politica, anche se negli ambienti milanesi lo si considerava simpatizzante della Lega.

    Ma chi è Marco Bussetti? Milanese doc, varesotto d’adozione, ha 56 anni e attualmente è dirigente dell’Ufficio scolastico regionale della Lombardia. La sua qualificaè però quella di docente: laureato in scienze e tecniche delle attività motorie con 110 e lode, ha insegnato ed ha anche avuto esperienza di dirigenza scolastica presso l’istituto comprensivo "Corbetta". Ha avuto esperienza di insegnamento presso l’Università Cattolica di Milano e di Pavia, per quanto riguarda l’insegnamento della legislazione scolastica e, da uomo di sport, ha avuto anche esperienze nel settore sportivo, essendo stato allenatore allenatore di diverse squadre di basket della Lombardia.

    Negli anni d’insegnante e dirigente si è battuto soprattutto per l’alfabetizzazione motoria nella scuola primaria e per l’inserimento degli insegnanti di ginnastica fin dalla prima elementare per dare il giusto valore all’educazione fisica. Un provvedimento presente tra i propositi del nuovo esecutivo e che se venisse attuato sarebbe una buona risposta ai numerosi diplomati Isef senza occupazione. Ha partecipato al tavolo di lavoro per la sperimentazione (mai partita) del liceo in quattro anni, appoggiando la campagna del comune di Milano per la vaccinazione gratuita delle bambine di 11 anni contro il papilloma virus.

    Come si configura il pensiero del neo-ministro del Miur nei confronti della Buona Scuola? Il giudizio generale dato pubblicamente (un anno fa) sulla legge 107 – a meno che non abbia nel frattempo cambiato idea – non è affatto negativo: «La buona scuola avrà portato dei problemi, ma non è una brutta legge. Ci vuole un po’ di tempo per organizzarci e magari per migliorare anche certe cose, però il presupposto c’è stato ed essere partiti è importante. Quindi cerchiamo di guardare la bottiglia mezza piena anziché mezza vuota, in maniera tale da incentivare le cose positive e limare quelle negative».

    Forse è proprio guardando al suo forte profilo tecnico che si spiega la scelta della Lega, alla quale è spettato di indicare il ministro della PI. Una scelta probabilmente condivisa dal M5S visto che nel cosiddetto ‘contratto’ il capitolo scuola è piuttosto vago: le uniche indicazioni operative sono il ‘superamento’ (non si dice soppressione) della ‘chiamata diretta’ dei docenti da parte dei presidi e una blanda critica all’alternanza scuola-lavoro, «che avrebbe dovuto rappresentare un efficace strumento di formazione dello studente (e) si è presto trasformato in un sistema inefficace, con studenti impegnati in attività che nulla hanno a che fare con l’apprendimento». Anche sul reclutamento dei docenti si parla genericamente di una “fase transitoria” e di “nuovi strumenti che tengano conto del legame dei docenti con il loro territorio”, mentre alle maestre diplomatesi dice che sarà riservata “particolare attenzione”.

    A questi e altri punti è chiamato a rispondere il prof. Bussetti, un ministro politicamente moderato e soprattutto provvisto di una approfondita conoscenza della complessa macchina ministeriale.  

  • mercoledì 9 maggio 2018

    ASL, precisazioni dal Ministero

    L’Alternanza scuola-lavoro è obbligatoria? Dopo alcuni giorni di equivoci, è arrivato il chiarimento del Miur, che in una nota ha chiarito che, per quest’anno scolastico, gli studenti delle classi quinte potranno svolgere l’esame di Stato anche se non hanno completato l’intero monte ore minimo di alternanza previsto dalla Legge 107.

    La precisazione del ministero dell’Istruzione, invece, conferma che non ci saranno dietro-front in vista della maturità del 2019: dal prossimo anno scolastico l’alternanza sarà requisito d’ammissione all’esame di Stato; pertanto tutti gli studenti dell’ultimo triennio delle scuole superiori dovranno obbligatoriamente averla svolta e conclusa.

    Riporta il sito del MIUR:

    «La circolare risponde ad alcuni quesiti delle stesse istituzioni scolastiche in merito, in particolare, ai prossimi esami di Stato a cui parteciperanno, per la prima volta, studentesse e studenti che hanno completato il primo triennio di Alternanza secondo quanto previsto dalla legge 107 del 2015. Proprio quella legge, va ricordato, prevede l’attuazione dei percorsi di Alternanza Scuola-Lavoro per 200 ore nei licei e 400 negli istituti tecnici e professionali negli ultimi tre anni di scuola, con 100 milioni all’anno stanziati per sostenere i percorsi.

    La partecipazione all’Alternanza non è facoltativa e rientra, come ricordano anche le Linee guida inviate alle scuole dopo l’approvazione della legge 107, nel curricolo del triennio finale della scuola secondaria di secondo grado. La certificazione finale delle competenze viene acquisita negli scrutini intermedi e finali degli ultimi tre anni di studio, concorre alla determinazione del profitto nelle discipline coinvolte nell’esperienza di Alternanza, del voto di condotta e, quindi, del credito scolastico con cui si arriva agli Esami ed è inserita nel curriculum dello studente.

    Alla legge 107 del 2015 hanno fatto seguito, poi, alcuni decreti attuativi, approvati in modo definitivo nel mese di aprile 2017. Uno di questi, il decreto n. 62, quello sulla valutazione, ha stabilito che, a partire dall’anno scolastico 2018/2019, lo svolgimento delle attività di Alternanza è criterio di ammissione all’esame di Stato. Tutto questo è noto dalla data di approvazione del decreto, dunque dal 2017. E la circolare del 24 aprile non fa che ribadirlo. In attesa che a giugno 2019 vada a regime la nuova regola sull’ammissione agli Esami, già oggi il Consiglio di classe procede alla valutazione degli esiti delle esperienze di Alternanza e della loro ricaduta sugli apprendimenti disciplinari e sul voto di comportamento. E lo fa sulla base della certificazione delle competenze acquisite entro la data dello scrutinio di ammissione all’esame di Stato.

    Le proposte di voto dei docenti del Consiglio di classe – come ribadisce la circolare – tengono esplicitamente conto di questi esiti. E, secondo quanto ricordato anche nell’Ordinanza relativa agli esami di Stato, la Commissione d’Esame, in sede di predisposizione della terza prova scritta e di organizzazione del colloquio, terrà conto, ai fini dell’accertamento delle conoscenze, abilità e competenze, anche delle eventuali esperienze condotte in Alternanza Scuola-Lavoro, indicate nel documento del Consiglio di classe. Nessuno stop, nessun dietro front sull’Alternanza. Solo norme che vanno a regime secondo le scadenze già note».  



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