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  • mercoledì 20 giugno 2018

    Maturità 2018

    Esame di Maturità per 509.307 alunni di cui 492.698 interni. All'opera in tutta Italia 12.865 commissioni, impegnate su un totale di 25.606 classi.

    Lo scrittore Giorgio Bassani è stato scelto per una delle tracce della prima prova di italiano della maturità 2018, con un brano del suo più famoso libro, Il giardino dei Finzi Contini. Il romanzo è incentrato sulle leggi razziali promulgate dal regime fascista nel 1938 e ispirato alla storia vera di Silvio Magrini, presidente della comunità ebraica di Ferrara dal 1930, e della sua famiglia. Racconta "gli orrori della persecuzione fascista e razzista, la crudeltà della storia, l'incantesimo dell'infanzia e la felicità del sogno". Il brano proposto riguarda la cacciata del protagonista del libro dalla biblioteca pubblica della città dopo l'entrata in vigore delle leggi razziali di Mussolini (delle quali ricorrono gli 80 anni dalla promulgazione).

    Il documento ufficiale del MIUR ricorda così Bassani: Giorgio Bassani (Bologna 1916 – Roma 2000) dedicò gran parte della sua produzione letteraria alla rappresentazione della vita di Ferrara (dove visse fino al 1943 per poi trasferirsi a Roma) e soprattutto della comunità ebraica della città, alla quale egli stesso apparteneva e di cui descrisse le persecuzioni degli anni del fascismo. Il suo romanzo più celebre, Il giardino dei Finzi-Contini (1962), narrato in prima persona da un giovane ebreo, racconta di una famiglia dell’aristocrazia israelitica di Ferrara, i Finzi-Contini, che vivono nello splendido isolamento della loro villa e del giardino circostante. Nel brano proposto, il protagonista ribatte ad alcuni giudizi positivi su Ferrara espressi dal milanese Malnate, giovane impegnato politicamente, ricordando la sua esclusione dalla biblioteca pubblica e i torti subiti dalla sua famiglia in seguito all’applicazione delle leggi razziali.

    Anche la Costituzione fra le tracce con il principio di uguaglianza formale e sostanziale sancito nell'articolo III: "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali".

    Nel tema storico la traccia riguarda la cooperazione internazionale con riferimenti a De Gasperi e Moro. Il saggio storico affronta un tema affascinante: I diversi volti della solitudine nell'arte e nella letteratura con l'omonima poesia di Alda Merini, Ed è subito sera di Salvatore Quasimodo, un estratto di Uno, nessuno e centomila di Luigi Pirandello, La vita solitaria di Francesco Petrarca e una poesia di Emily Dickinson, con foto che ritraggono le opere di Giovanni Fattori, Edvard Munch e Edward Hopper.

    La creatività e la dote umana dell'immaginazione, le masse e la propaganda, il dibattito bioetico sulla clonazione sono le tracce del saggio breve.

    Scarica il documento con tutte le tracce: http://www.istruzione.it/esame_di_stato/201718/Italiano/Ordinaria/P000_ORD.pdf  

  • martedì 5 giugno 2018

    Marco Bussetti, nuovo ministro del MIUR

    A differenza del dirigente scolastico Salvatore Giuliano, che il M5S aveva indicaro in campagna elettorale alla guida del Miur (per equilibri di coalizione poi toccata alla Lega, ma che potrebbe vedere Giuliano in un ruolo di primo piano), il dirigente tecnico Marco Bussetti, funzionario dell’USR Lombardia preposto all’ambito di Milano, non ha mai apertamente dichiarato la propria scelta politica, anche se negli ambienti milanesi lo si considerava simpatizzante della Lega.

    Ma chi è Marco Bussetti? Milanese doc, varesotto d’adozione, ha 56 anni e attualmente è dirigente dell’Ufficio scolastico regionale della Lombardia. La sua qualificaè però quella di docente: laureato in scienze e tecniche delle attività motorie con 110 e lode, ha insegnato ed ha anche avuto esperienza di dirigenza scolastica presso l’istituto comprensivo "Corbetta". Ha avuto esperienza di insegnamento presso l’Università Cattolica di Milano e di Pavia, per quanto riguarda l’insegnamento della legislazione scolastica e, da uomo di sport, ha avuto anche esperienze nel settore sportivo, essendo stato allenatore allenatore di diverse squadre di basket della Lombardia.

    Negli anni d’insegnante e dirigente si è battuto soprattutto per l’alfabetizzazione motoria nella scuola primaria e per l’inserimento degli insegnanti di ginnastica fin dalla prima elementare per dare il giusto valore all’educazione fisica. Un provvedimento presente tra i propositi del nuovo esecutivo e che se venisse attuato sarebbe una buona risposta ai numerosi diplomati Isef senza occupazione. Ha partecipato al tavolo di lavoro per la sperimentazione (mai partita) del liceo in quattro anni, appoggiando la campagna del comune di Milano per la vaccinazione gratuita delle bambine di 11 anni contro il papilloma virus.

    Come si configura il pensiero del neo-ministro del Miur nei confronti della Buona Scuola? Il giudizio generale dato pubblicamente (un anno fa) sulla legge 107 – a meno che non abbia nel frattempo cambiato idea – non è affatto negativo: «La buona scuola avrà portato dei problemi, ma non è una brutta legge. Ci vuole un po’ di tempo per organizzarci e magari per migliorare anche certe cose, però il presupposto c’è stato ed essere partiti è importante. Quindi cerchiamo di guardare la bottiglia mezza piena anziché mezza vuota, in maniera tale da incentivare le cose positive e limare quelle negative».

    Forse è proprio guardando al suo forte profilo tecnico che si spiega la scelta della Lega, alla quale è spettato di indicare il ministro della PI. Una scelta probabilmente condivisa dal M5S visto che nel cosiddetto ‘contratto’ il capitolo scuola è piuttosto vago: le uniche indicazioni operative sono il ‘superamento’ (non si dice soppressione) della ‘chiamata diretta’ dei docenti da parte dei presidi e una blanda critica all’alternanza scuola-lavoro, «che avrebbe dovuto rappresentare un efficace strumento di formazione dello studente (e) si è presto trasformato in un sistema inefficace, con studenti impegnati in attività che nulla hanno a che fare con l’apprendimento». Anche sul reclutamento dei docenti si parla genericamente di una “fase transitoria” e di “nuovi strumenti che tengano conto del legame dei docenti con il loro territorio”, mentre alle maestre diplomatesi dice che sarà riservata “particolare attenzione”.

    A questi e altri punti è chiamato a rispondere il prof. Bussetti, un ministro politicamente moderato e soprattutto provvisto di una approfondita conoscenza della complessa macchina ministeriale.  

  • mercoledì 9 maggio 2018

    ASL, precisazioni dal Ministero

    L’Alternanza scuola-lavoro è obbligatoria? Dopo alcuni giorni di equivoci, è arrivato il chiarimento del Miur, che in una nota ha chiarito che, per quest’anno scolastico, gli studenti delle classi quinte potranno svolgere l’esame di Stato anche se non hanno completato l’intero monte ore minimo di alternanza previsto dalla Legge 107.

    La precisazione del ministero dell’Istruzione, invece, conferma che non ci saranno dietro-front in vista della maturità del 2019: dal prossimo anno scolastico l’alternanza sarà requisito d’ammissione all’esame di Stato; pertanto tutti gli studenti dell’ultimo triennio delle scuole superiori dovranno obbligatoriamente averla svolta e conclusa.

    Riporta il sito del MIUR:

    «La circolare risponde ad alcuni quesiti delle stesse istituzioni scolastiche in merito, in particolare, ai prossimi esami di Stato a cui parteciperanno, per la prima volta, studentesse e studenti che hanno completato il primo triennio di Alternanza secondo quanto previsto dalla legge 107 del 2015. Proprio quella legge, va ricordato, prevede l’attuazione dei percorsi di Alternanza Scuola-Lavoro per 200 ore nei licei e 400 negli istituti tecnici e professionali negli ultimi tre anni di scuola, con 100 milioni all’anno stanziati per sostenere i percorsi.

    La partecipazione all’Alternanza non è facoltativa e rientra, come ricordano anche le Linee guida inviate alle scuole dopo l’approvazione della legge 107, nel curricolo del triennio finale della scuola secondaria di secondo grado. La certificazione finale delle competenze viene acquisita negli scrutini intermedi e finali degli ultimi tre anni di studio, concorre alla determinazione del profitto nelle discipline coinvolte nell’esperienza di Alternanza, del voto di condotta e, quindi, del credito scolastico con cui si arriva agli Esami ed è inserita nel curriculum dello studente.

    Alla legge 107 del 2015 hanno fatto seguito, poi, alcuni decreti attuativi, approvati in modo definitivo nel mese di aprile 2017. Uno di questi, il decreto n. 62, quello sulla valutazione, ha stabilito che, a partire dall’anno scolastico 2018/2019, lo svolgimento delle attività di Alternanza è criterio di ammissione all’esame di Stato. Tutto questo è noto dalla data di approvazione del decreto, dunque dal 2017. E la circolare del 24 aprile non fa che ribadirlo. In attesa che a giugno 2019 vada a regime la nuova regola sull’ammissione agli Esami, già oggi il Consiglio di classe procede alla valutazione degli esiti delle esperienze di Alternanza e della loro ricaduta sugli apprendimenti disciplinari e sul voto di comportamento. E lo fa sulla base della certificazione delle competenze acquisite entro la data dello scrutinio di ammissione all’esame di Stato.

    Le proposte di voto dei docenti del Consiglio di classe – come ribadisce la circolare – tengono esplicitamente conto di questi esiti. E, secondo quanto ricordato anche nell’Ordinanza relativa agli esami di Stato, la Commissione d’Esame, in sede di predisposizione della terza prova scritta e di organizzazione del colloquio, terrà conto, ai fini dell’accertamento delle conoscenze, abilità e competenze, anche delle eventuali esperienze condotte in Alternanza Scuola-Lavoro, indicate nel documento del Consiglio di classe. Nessuno stop, nessun dietro front sull’Alternanza. Solo norme che vanno a regime secondo le scadenze già note».  

  • martedì 10 aprile 2018

    Università, pochi laureati e abbandoni

    Meno di una persona su sei tra coloro che sono in età da lavoro ha la laurea in Italia: è il secondo dato peggiore in Europa dopo la Romania. La ricerca Eurostat relativa ai livelli di istruzione del 2017 racconta di un'Italia che ha anche il primato negativo per uomini laureati con il 13,7% di coloro che hanno tra i 15 e i 64 anni.

    La situazione migliora leggermente se si guarda alla fascia tra i 25 e i 34 anni, ovvero dei giovani che dovrebbero aver completato il loro percorso formativo, con l'Italia al 26,4% complessivo (dal 25,6% del 2016) anche se resta distante dal 38,8% medio europeo. Le donne alzano la media con il 32,9% in questa fascia di età che sono laureate (il 44% in Ue) mentre gli uomini arrancano e raggiungono il 19,9% (33,6% in Ue).

    Il dato femminile, quindi, migliora la situazione: la percentuale di donne laureate sale al 18,9% delle persone tra i 15 e i 64 anni, comunque il dato peggiore in Ue (29,7% la media) dopo la Romania.

    Dal 2008 ad oggi le donne con la laurea in Italia hanno guadagnato 4,9 punti contro 7,8 della media Ue.

    Secondo i dati della Commissione europea, inoltre, nel 2016 ben 520mila studenti hanno rinunciato alla conquista della corona d’alloro. Il rapporto, disponibile sulla banca dati di Bruxelles, indica anche le motivazioni per le quali gli italiani abbandonano le aule universitarie: al primo posto la ricerca di un'occupazione lavorativa. Al secondo la delusione nell’offerta di studio; infine, ma sono pochi, si abbandona per motivi economici.

    Laurea a parte, l'Italia ha ancora un'alta percentuale di persone con al massimo la licenza media: 41,1% tra i 15 e i 64 anni contro il 26,2% europeo. E la percentuale è ancora troppo alta tra i giovani con il 25,6 delle persone tra i 25 e i 34 anni che non ha frequentato (o non ha finito) la scuola secondaria superiore contro il 16,4% medio in Europa. Le donne sono comunque più scolarizzate anche nella fascia di età ancora giovane con il 22% che ha al massimo la licenza media a fronte del 29,1% tra i maschi.

     

  • martedì 6 marzo 2018

    Primo ciclo, criteri di ammissione degli studenti


    Il decreto legislativo n. 62/2017, attuativo della legge n. 107/2015, ha introdotto molte novità in merito alla valutazione degli studenti nel primo ciclo di istruzione, alla loro ammissione alla classe successiva e all’esame di Stato di I grado.

    Inoltre al suddetto decreto è seguito il DM n. 741/2017, dedicato esclusivamente all’esame conclusivo del primo ciclo di istruzione, la nota n. 1865/2017, finalizzata ad illustrare tutte le novità sulla valutazione e sull’esame e, infine, la nota n. 2936/2018, volta a fornire indicazioni riguardo all’esame e alla prova Invalsi per le classi III della scuola secondaria di primo grado.

    Ecco cosa si evince dai documenti ministeriali. Come punto di partenza è ribadito che la valutazione finale degli studenti è di competenza del consiglio di classe, presieduto dal dirigente scolastico o da un suo delegato. Quali sono i requisiti che gli studenti devono possedere per essere ammessi? Eccoli qua:

    1. frequenza di almeno tre quarti del monte ore annuale personalizzato, che tiene conto delle discipline e degli insegnamenti oggetto di valutazione periodica e finale da parte del consiglio di classe;

    2. non essere incorsi nella sanzione disciplinare prevista dall’articolo 4, commi 6 e 9 bis, del DPR n. 249/1998 (ove è si dispone l’esclusione dalla scrutinio finale per comportamenti connotati da una gravità tale da costituire un elevato allarme sociale).

    E per ciò che concerne le insufficienze? La nota 1865/2017 sottolinea che l'ammissione «è disposta, in via generale, anche nel caso di parziale o mancata acquisizione dei livelli di apprendimento in una o più discipline». Ciò significa che lo studente viene ammesso alla classe successiva, anche se in sede di scrutinio finale riporta valutazioni inferiori a 6/10 in una o più discipline. La nota ricorda inoltre che non è più previsto il voto di condotta.

    Cosa accade dunque nei casi di parziale o mancata acquisizione dei livelli di apprendimento in una o più discipline? La scuola ha il compito di informare tempestivamente le famiglie degli alunni e, nell’ambito della propria autonomia didattica e organizzativa, attiva specifiche strategie e azioni, volte a migliorare i livelli di apprendimento degli studenti, quindi a far superare loro le carenze riscontrate.

    Insomma, la non ammissione sembra davvero "difficile"! Solo in casi particolarmente gravi, evidentemente, il consiglio di classe può deliberare la non ammissione alla classe successiva dello studente che presenti mancati o parziali livelli di apprendimento in una o più discipline, con conseguenti valutazioni inferiori a 6/10.
    In questo caso valgono le seguenti regole in merito alla non-ammissione, che dovrà essere:

    1. deliberata a maggioranza;
    2. debitamente motivata;
    3. fondata sui criteri stabiliti dal collegio dei docenti.

    Per quanto riguarda il numero dell insufficienze che potrebbero causare la volontà di non-ammissione, è chiaro che il numero delle discipline "negative" non potrà essere “standard” (e nemmeno fermarsi ai numeri). Casomai andranno considerate altre variabili, come: Nell’ambito di una decisione di non ammissione, infatti, vanno anche considerate altre variabili, quali ad esempio:

    1. la capacità di recupero dell’alunno;
    2. in quali e quante discipline, in base a potenzialità e attitudini, lo studente possa recuperare;
    3. quali discipline si pensa possano essere recuperate o meno nel corso dell’anno scolastico successivo;
    4. l’efficacia o meno di un provvedimento di non ammissione;
    5. il grado di maturità dell’alunno e la possibile reazione emotiva dello stesso.  



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