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  • venerdì 31 maggio 2019

    Inclusione scolastica, le nuove norme


    Il Consiglio dei Ministri ha licenziato lo Schema di decreto legislativo concernente disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 66, recante “Norme per la promozione dell’inclusione scolastica degli studenti con disabilità, a norma dell’articolo 1, commi 180 e 181, lettera c), della legge 13 luglio 2015, n. 107”.

    Un totale di 15 articoli che - riporta la relazione - «mirano a perfezionare l'impianto normativo del decreto legislativo n. 66/2017, attraverso integrazioni e correzioni ritenute necessarie anche al fine di rimediare ad alcune difficoltà insorte nella prima applicazione del citato decreto legislativo. In particolare, le disposizioni sono finalizzate ad assicurare una maggiore partecipazione dei portatori di interessi nelle decisioni concernenti le misure educative a favore degli alunni con disabilità ed a garantire un significativo supporto alle istituzioni scolastiche nella realizzazione di adeguati processi di inclusione, anche attraverso la previsione di opportune misure di accompagnamento delle istituzioni scolastiche in relazione alle modalità di inclusione degli alunni con disabilità previste dallo stesso decreto».

    Il provvedimento interviene per modificare significativamente le nuove norme in materia che sarebbero entrate in vigore il prossimo settembre e che vengono riviste mettendo sempre di più al centro lo studente e le sue necessità. A partire dall’assegnazione delle ore di sostegno che, d’ora in poi, avverrà anche con il coinvolgimento delle famiglie, fino ad oggi lasciate fuori da questo processo.

    L’Italia si allinea definitivamente al principio riconosciuto dalle Nazioni Unite secondo cui la disabilità è tale in relazione al contesto: solo offrire opportunità specifiche ai ragazzi con diverse abilità garantisce maggiore autonomia e una qualità della vita più elevata. Con l’approvazione delle nuove norme, dunque, sussidi, strumenti, metodologie di studio più opportune, saranno decisi, non in modo ‘standard’, in relazione al tipo di disabilità, ma con un Piano didattico veramente individualizzato che guarderà alle caratteristiche del singolo studente.

    “Con il provvedimento approvato in Consiglio dei Ministri, che ho fortemente voluto sin dal mio insediamento, facciamo davvero un grande passo avanti - sottolinea il Ministro Bussetti -. Abbiamo lavorato in accordo con le Associazioni di settore e l’Osservatorio permanente per l’inclusione scolastica. Il governo ha dimostrato di dare attenzione concreta a questi temi. Siamo passati dalle parole ai fatti. Appena insediato - prosegue Bussetti - ho subito voluto far ripartire l’Osservatorio sull’inclusione, che era rimasto fermo. Per mesi abbiamo lavorato per raggiungere questo risultato. Ringrazio anche il Ministro Lorenzo Fontana che ha collaborato fattivamente per raggiungere questo importante obiettivo in un clima di costante collaborazione. Tutti i nostri giovani, nessuno escluso, devono essere protagonisti della loro crescita e devono essere messi in condizione di esprimere tutte le loro potenzialità”.

    L’intera comunità scolastica sarà coinvolta nei processi di inclusione. Viene rivista la composizione delle commissioni mediche per l’accertamento della condizione di disabilità ai fini dell’inclusione scolastica: saranno sempre presenti, oltre a un medico legale che presiede la Commissione, un medico specialista in pediatria o neuropsichiatria e un medico specializzato nella patologia dell’alunno. Un cambio di passo che punta ad assicurare la presenza di uno specialista nella patologia dell’alunno.
    Anche i genitori e, dove possibile, nel caso di maggiorenni, gli stessi alunni con disabilità, potranno partecipare al processo di attribuzione delle misure di sostegno, per superare l’attuale impostazione che prevede una meccanica associazione tra la certificazione data ai sensi della legge 104 e il supporto offerto all’alunno.

    Nascono i Gruppi per l’Inclusione Territoriale (GIT), formati su base provinciale, ovvero nuclei di docenti esperti che supporteranno le scuole nella redazione del Piano Educativo Individualizzato (PEI) e nell’uso dei sostegni previsti nel Piano per l’Inclusione. I GIT avranno anche il compito di verificare la congruità della richiesta complessiva dei posti di sostegno che il dirigente scolastico invierà all’Ufficio Scolastico Regionale.

    A livello scolastico opererà, invece, il Gruppo di lavoro operativo per l’inclusione, composto dal team dei docenti contitolari o dal consiglio di classe, con la partecipazione dei genitori dell’alunno con disabilità, delle figure professionali specifiche, interne ed esterne all’istituzione scolastica che interagiscono con l’alunno stesso, nonché con il supporto dell’unità di valutazione multidisciplinare e con un rappresentante designato dall’Ente Locale. Il Gruppo di lavoro operativo per l’inclusione avrà il compito di redigere il Piano Educativo Individualizzato, compresa la proposta di quantificazione di ore di sostegno e delle altre misure di sostegno, tenuto conto del profilo di funzionamento dell’alunno.  

  • giovedì 16 maggio 2019

    Docenti, immissioni e aumento stipendiale

    Il ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti, cerca di chiudere nel più breve tempo possibile il rinnovo del contratto scuola valevole per il triennio 2019-2021. Sul tavolo delle trattative ci sarebbe un aumento stipendiale medio di 120 euro, più un piano di assunzioni di circa 55.000 docenti.

    Come segnala La tecnica della scuola «Chi, allo stato attuale, è supplente nella scuola secondaria, ma con più di tre anni di insegnamento potrebbe dover svolgere un percorso universitario di un anno: un tirocinio che li qualifichi professionalmente e li porti in cattedra. Il Miur dovrà allargare la quota riservata ai docenti con 36 mesi di servizio per il prossimo concorso d’autunno (attualmente è al 10%)».

    Per l’esattezza, con 48.536 i posti indicati dal Miur al ministero dell’Economia per la scuola secondaria di primo e secondo grado, meno di 17 mila quelli del primo ciclo, 2.910 per ricoprire il ruolo da capo d’Istituto, quasi giunto agli orali, più altri 2.004 posti come Dsga. Inoltre, la prossima settimana si avvierà un tavolo per attivare i nuovi Pas (corsi abilitanti a pagamento), riservati ai precari cosiddetti “storici”: il Miur vorrebbe farlo per 20 mila supplenti, i sindacati ne chiedono ben 50 mila. Di immissioni in ruolo straordinarie per il personale Ata, se si eccettuano i circa 12 mila posti riservati ai lavoratori socialmente utili, per il momento nulla è stato esplicitato.

    Tornando alle cifre, ossia i presunti 120 euro lordi al mese: questa potrebbe essere la cifra su cui potrebbe attestarsi la trattativa per gli aumenti stipendiali attesi per il rinnovo del Contratto 2019/21. Lo spiega Corrado Zunino su Repubblica.it : «Sul contratto la volontà dichiarata dal governo è quella di chiuderlo a breve recuperando l’inflazione programmata: il 4,1 per cento su tre anni. Sono 2 miliardi sull’intero comparto pubblico. Declinati sulla scuola, porterebbero un aumento medio di 110-120 euro lordi per ogni insegnante. Un anno fa Valeria Fedeli chiuse a 96 euro».  

  • lunedì 8 aprile 2019

    Ancora in calo la popolazione scolastica

    70.000 studenti in meno. Le tabelle sulle iscrizioni non lasciano dubbi: «Al prossimo anno si sono iscritti 69.256 studentesse e studenti in meno, un calo dello 0,9% che assume dimensioni diverse se si considera l’andamento degli ultimi tre anni, in diminuzione costante e crescente»

    Oltre 45mila in meno nel 2016/17 rispetto all’anno precedente. Altri 67.754 in meno nell’anno successivo e 75.215 quest’anno scolastico rispetto al precedente. Un totale che inizia a preoccupare: 188.583 alunne e alunni nei quattro anni scolastici a partire dal 2015/16, con un calo del 2,4%”.

    Una decrescita costante; secondo il ministro Bussetti potrebbe essere «il frutto del normale andamento demografico che risente dei periodi di crisi economica e poi si riflette sulla popolazione scolastica. Alla luce di questo, stiamo valutando di aprire un dialogo per rivedere i parametri sulle autonomie scolastiche in maniera più tarata sul territorio».

    Il calo più evidente è al Sud e un po’ minore al Nord. Con una regione virtuosa, l’Emilia Romagna “che a settembre porterà 1.484 alunne e alunni in più nelle aule”.

    Il record negativo spetta alla Basilicata dove da settembre entreranno nelle aule 1742 studentesse e studenti in meno, un calo del 2,23%, in Calabria 5418 con un calo dell’1,96%, in Puglia 11.202 in meno con un calo dell’1,91% e in Campania altri 15.535 in meno con un calo dell’1,77%. In totale nelle regioni del Sud si perdono 48.570 alunne e alunni, il 70% del totale italiano.

    I dati della decrescita nelle iscrizioni scolastiche, potrebbe avere degli effetti negativi anche sulla popolazione insegnante. Pino Turi, segretario generale Uil Scuola, non nasconde le preoccupazioni e avverte: «Incontreremo il ministro e speriamo che il governo colga l’occasione per mantenere il finanziamento allo stesso livello di quest’anno in modo da permettere alla scuola di rifinanziarsi e agli insegnanti di mantenere il livello di retribuzione. Siamo all’ultimo posto nel livello dei salari tra i Paesi Ue e il governo ha il coraggio di proporci l’autonomia differenziata, che non è altro che un modo per realizzare ulteriori risparmi».

    Bussetti dovrà valutare attentamente i dati «per decidere l’organico del prossimo anno, che i rappresentanti dei lavoratori temono di vedere ridimensionato”. Dato l'enorme impatto sociale, il tema è destinato a far molto discutere nei prossimi mesi.  

  • venerdì 1 febbraio 2019

    Iscrizioni, crescono ancora i Licei

    Anche nel 2019/2020 i Licei saranno le categorie scolastiche più frequentate dagli studenti. Sono stati scelti dal 55,4 per cento degli studenti (+o,1 per cento rispetto all'anno scorso). Anche gli Istituti tecnici fanno registrare una crescita, scelti dal 31% dei giovani rispetto al 30,7% dello scorso anno. Chi cala? I Professionali, scelti dal 13,6% dei ragazzi rispetto al 14% dell'anno scorso.

    Alla chiusura delle procedure informatiche che ormai da anni premettono di iscrivere i propri figli a scuola via computer, il Miur ha diffuso i dati sulle scelte degli indirizzi delle scuole superiori. Lo scientifico con l'informatica al posto del latino continua a mietere consensi rubando alunni agli istituti tecnici che però li recuperano dai professionali in crisi.

    È Lazio la regione con la maggiore percentuale di iscritti ai Licei: 68,6%. Seguono Abruzzo (61,2%), Campania (59,1%), Sardegna e Umbria (rispettivamente 58,5%), Sicilia (58,2%). Il Veneto si conferma invece la prima nella scelta degli Istituti Tecnici (40%) che in questa regione raggiungono punte di vera eccellenza.

    Seguono Emilia Romagna (37,2%) e Friuli Venezia Giulia (36,5%). La regione con la più alta percentuale di iscritti negli Istituti professionali è la Basilicata (16,8%), seguita da Campania (16%) ed Emilia Romagna (15,8%).

    Famiglie soddisfatte del servizio, che quest’anno non ha mostrato intoppi degni di nota: «Il 69,11% delle famiglie ha effettuato l’iscrizione on line in autonomia, a casa (in lieve calo rispetto al 71,8% dello scorso anno). Con punte dell’87,46% in Friuli Venezia Giulia. Seguono il Veneto con l’85,3% e la Lombardia con l’84,8%. Restano più indietro la Sicilia con il 41,11% delle famiglie che ha iscritto i propri figli senza chiedere aiuto alle scuole, la Puglia (39,14%) e la Campania (38,9%). Il servizio è comunque sempre più apprezzato: secondo i primi dati rilevati dal Ministero, il 91,56% degli utenti ritiene efficiente il funzionamento del servizio, l’88,93% ritiene semplice l’utilizzo delle iscrizioni on line in tutte le sue fasi, il 92,8% le considera vantaggiose in termini di risparmio di tempo. Tutti dati in aumento rispetto agli anni precedenti. Ben accolta la novità della web app che tramite il QR Code consentiva di accedere alle schede anagrafiche delle scuole: lanciata lo scorso dicembre, ha registrato quasi 107.000 accessi. La percentuale più elevata di accessi è stata nelle Marche (80%), in Piemonte e Abruzzo sono stati rilevati il 65% di accessi. Seguono Lazio (61%) e Lombardia (59%)».  



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