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  • martedì 17 dicembre 2013

    Ocse-Pisa: Italia ancora sotto la media. Ma quale Italia?

    Secondo quanto osservato dall’analista Ocse Francesca Borgonovi e riportato da “Repubblica”, l’Italia è uno dei pochi paesi europei a migliorare le proprie performance in tutti e tre i settori di indagine: la lettura, le scienze e la matematica. Tuttavia, i rilevamenti delle indagini Ocse-Pisa 2012, pubblicati ieri, hanno messo in evidenza come il nostro paese resti ancora sotto la media e ai margini dei paesi industrializzati. I quindicenni italiani infatti si sono posizionati, con 485 punti di media, al 32° posto in classifica per quanto riguardo le competenze matematiche, su cui l’indagine appunto si focalizzava. Rispetto ai risultati del 2009 dei miglioramenti si sono registrati, ma molti rimangono gli studenti al di sotto delle competenze minime – circa un quarto del totale – mentre meno del 10% si situa ai livelli più alti di preparazione, ai livelli cioè dei ragazzi cinesi, primi assoluti, e di Olanda, Svizzera e Liechtenstein, primi in Europa. Il dato tuttavia più significativo riguarda il divario che, nel raggiungimento delle competenze, separa gli studenti delle regioni del Nord Ovest e del Nord Est del nostro paese, tutte sopra la media Ocse, e il Sud, tutto al di sotto, dove infatti molti restano i cosiddetti ragazzi “poveri di conoscenze”, ovverosia coloro che non superano il primo livello di competenze, e che cioè sono in grado di rispondere solo a domande che riguardano ambiti familiari e nelle quali siano rese esplicite tutte le informazioni da adoperare. Per quanto riguarda la matematica si trovano in questa condizione un terzo degli studenti del Meridione, seppur con alcune differenze tra una regione e l’altra (con i risultati più elevati raggiunti in Puglia e Abruzzo). Altro dato interessante è quello che riguarda le differenze tra maschi e femmine, con le ragazze che superano i ragazzi nella lettura, ma restano notevolmente indietro (di ben 18 punti) in matematica e scienze, confermando in questo (per quanto con una forbice più significativa) un dato diffuso in tutti i 65 paesi in cui le indagini Ocse Pisa vengono condotte. Un dato invece profondamente negativo è quello relativo all’alta predisposizione dei nostri ragazzi a marinare la scuola e a dedicare sempre meno tempo allo studio. Stando all’opinione di molti analisti – tra cui il professor Sebastiano Maffettone, ordinario di Filosofia Politica alla Luiss, intervistato ieri dal “Corriere della sera” – quest’ultimo fenomeno, insieme alla carenza di investimenti nella scuola, sarebbe all’origine della difficoltà dei nostri ragazzi nel raggiungere obiettivi ancora più elevati.  

  • sabato 16 novembre 2013

    Sostegno, numeri dal ministero

    Il numero di studenti disabili presente nella scuola italiana cresce. Nell'anno scolastico 2012-2013 il totale ammontava a 202.314; in quello attuale si registra un aumento del 3,7% che porta il complesso a 209.814 (+ 3,7%). Al tempo stesso, per fortuna, aumenta il contingente degli insegnanti di sostegno. Se un anno fa i docenti di sostegno erano 101.301, quest'anno, secondo i dati diffusi dal Miur, sono 110.216. L'aumento è del 8,8%, ossia 4.447 unità in ruolo. Altri 13.342 passeranno in ruolo nel 2014-2015 e 8.895 nel 2015-2016). Una risposta concreta, e speriamo veritiera, alle esigenze di 52.000 alunni che oggi non avevano la garanzia di mantenere lo stesso docente da un anno all’altro. I dati sono consultabili nel focus intitolato “L'integrazione scolastica degli alunni con disabilità”. Emerge che gli studenti disabili sono circa il 2,5% degli alunni totali (1,3% nella scuola dell'infanzia, 3% nella scuola primaria, 3,7% nella scuola secondaria di primo grado e 2% nella scuola secondaria di secondo grado) e che le regioni dell’Italia centrale presentano mediamente una percentuale più elevata di alunni con disabilità. Nelle scuole statali si registra una percentuale di alunni con disabilità, sul totale degli iscritti, pari al 2,7%. In quelle non statali sono l’1,5%. La disabilità intellettiva rappresenta la tipologia più diffusa: oltre 148.700 alunni fra scuola statale e non statale (66,7% del totale degli alunni con disabilità). Secondo il rapporto del ministero i docenti di sostegno si distribuiscono per età in modo differente rispetto ai docenti su posto comune: questi ultimi infatti aumentano all’aumentare dell’età, per poi diminuire dopo i 60 anni, come è ovvio a causa del più probabile raggiungimento dei requisiti per cessare dal servizio; i docenti di sostegno, al contrario, sono concentrati nelle classi di età più giovani. Fino ai 45 anni sono nettamente più alte le frequenze percentuali dei docenti di sostegno rispetto a quelle corrispondenti dei docenti su posto comune. Per scaricare il dossier del MIUR basta cliccare questo indirizzo.  

  • venerdì 25 ottobre 2013

    Licei di 4 anni, sperimentazioni e polemiche.

    Il ministro dell'Istruzione Carrozza ha autorizzato negli scorsi giorni una sperimentazione che fu ideato da Profumo, ossia un percorso di istruzione secondaria superiore di durata di 4 anni. Il progetto ha radici profonde e ogni volta che viene riproposto scatena un vespaio di polemiche. Tutti infatti ricorderanno la battaglia che si combatté tra il 2000 e il 2001, quando il ministro Berlinguer cercò di ridurre il ciclo di istruzione complessivo tagliando un anno "al basso", ossia unificando la scuola elementare e quella media in un unico ciclo di 7 anni. La riforma, approvata ma mai sperimentata (e attuata) fu demolita dal centro-destra che nel 2001, appunto, vinse le elezioni. Il ministro Moratti cercò di riprendere in mano la questione ma il gruppo An-Udc le impedì anche solo di ipotizzare un percorso liceale d 4 anni. Oggi questa mini-sperimentazione, che riguarda - lo ricordiamo - solo 3 scuola paritarie lombarde, ripropone una questione che non è il caso di condannare a priori. Se non altro perché la durata complessiva di 12 anni del ciclo di istruzione scolastica riguarda ormai quasi tutti i principali Paesi del Mondo, tra cui USA, Cina, Russia, Giappone, Corea e gran parte dell'Europa. Le principali preoccupazioni derivano intanto dagli ambienti sindacali, che criticano intanto il fatto che il via alla sperimentazione non sia stato anticipato da una consultazione preventiva. I sindacati temono inoltre un'estensione generalizzata alle scuole statali in primo luogo perché essa determinerebbe una riduzione pesante del carico di lavoro dei docenti (un quinto, ossia 40.000 posto, secondo il più facile dei calcoli). Queste le parole di Pantaleo: «Vogliamo ricordare che proprio la scuola secondaria ha subito una riduzione, per effetto delle riforme epocali della ex ministra Gelmini, di oltre 22.000 posti e che già oggi registra alcune migliaia di personale a tempo indeterminato in esubero. L'operazione di riduzione di un ulteriore anno determinerebbe un taglio di 46.000 docenti e alcune migliaia di personale ATA. Tutto ciò comporterebbe l'impoverimento ulteriore della qualità formativa con un effetto devastante sia sul personale a tempo indeterminato che sul personale precario in attesa di stabilizzazione. Sul metodo, poi, rileviamo una straordinaria continuità di intenti con l'ex ministro Profumo: nessun confronto e decisioni prese nel chiuso di qualche stanza ministeriale da sparuti gruppi di esperti». Dal punto di vista socio-didattico, la sperimentazione non riguarderebbe una semplice decurtazione del percorso di un anno, ma prevedrebbe l'avvio di una metodologia atta a sviluppare una didattica per competenze, laboratoriale e integrata. Il tutto con lo scopo di accorciare i tempi di apprendimento e consentire di ammortizzare la mancanza del quinto anno. E il ministro "benedice" l'operazione: «Se ci fosse stata quando ero studentessa anch'io mi sarei iscritta a una scuola come la vostra», ha detto agli studenti del Liceo internazionale per l'Impresa, Guido Carli, di Brescia, «Si tratta di un'esperienza che dovrebbe diventare un modello da replicare in tutta Italia anche per la scuola pubblica». Un'idea di cui sicuramente torneremo a parlare in futuro.  

  • lunedì 16 settembre 2013

    Scuola al via, decreto e numeri.

    La scuola italiana riapre i battenti; al ministero fervono i lavori per rimediare al pasticcio dei risultati del concorsone e, nel frattempo, è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale un nuovo decreto tutto dedicato all'Istruzione. Composto di 28 articoli, il documento ricalca sostanzialmente quanto comunicato dal Governo subito dopo la sua definizione. Nella prima parte (articoli da 1 a 9) si affronta il cosiddetto “welfare dello studente” e vengono definiti una serie di interventi di tipo economico (attribuzione di contributi e benefici a favore degli studenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado), di tutela della salute nei locali scolastici (divieto totale di fumo, anche delle sigarette elettroniche), di ampliamento e potenziamento dell’offerta formativa (un’ora settimanale di geografia generale ed economica negli istituti tecnici e professionali, contenimento del costo dei libri di testo, ingresso gratuito nei musei per i docenti, prevenzione della dispersione scolastica, percorsi di orientamento). Nella seconda parte (articoli da 10 a 19) il decreto affronta il problema dell'edilizia scolastica, con alcune disposizioni di interventi; si affrontano poi temi legati alle infrastrutture, come il potenziamento delle reti wireless e il dimensionamento, sull’anagrafe degli studenti e sul personale scolastico, per il quale è previsto un piano pluriennale di assunzioni. Altri articoli riguardano le nuove norme per il reclutamento dei dirigenti scolastici, la formazione dei docenti e l’assunzione dei dirigenti tecnici vincitori del concorso bandito nel 2008 e conclusosi qualche mese fa. Nell'ultima parte (articoli da 20 a 28) sono riportati articoli dedicati a università e di disposizioni tributarie. Il decreto legge è entrato in vigore dal giorno stesso della sua pubblicazione in Gazzetta ufficiale. Pertanto, da ieri scattano i 60 giorni necessari per la sua definitiva conversione in legge. Dal Ministero arrivano anche i numeri (ancora non del tutto completi) del nuovo anno scolastico: in totale ono 7,8 milioni gli studenti, poco meno del 10% dei quali stranieri (736 mila), che inizierà o continuerà un corso di studi, per un totale di 336.000 classi sparse in 8.644 istituzioni statali e 41.483 sedi; il 65,7% degli alunni ed il 67,2% delle classi sono concentrati nella scuola primaria e secondaria di II grado. Saranno seguiti nel loro percorso formativo da 728.000 docenti indicati nell'organico di fatto e da 101.000 insegnanti di sostegno (che dovranno occuparsi dei 207.000 alunni con disabilità. Il numero maggiore di istituiti si trova in è in Lombardia (1.149), seguita dalla Campania (1.030), dalla Sicilia (888) e dal Lazio (768). Fanalino di coda il Molise (82). Come tipologie, 627 sono i circoli didattici, 274 gli istituti principali di primo grado, 4.881 gli istituti comprensivi, 2.862 quelle del II ciclo e istituzioni educative. Il 32,5% delle sedi scolastiche è della scuola d'infanzia, 37% è della scuola primaria, il 17,5% per le medie, il 13% per la scuola secondaria di secondo grado (licei ed istituti tecnici). Il 46,8% dei 2.580.007 studenti della scuola secondaria di secondo grado ha scelto il liceo, mentre il 32,1% gli istituti tecnici e il 21,2% i professionali. Tra i licei il preferito è lo scientifico, nei tecnici prevale l'indirizzo tecnologico, mentre il settore servizi è il più seguito tra i professionali. A tutti gli studenti un saluto del ministro dell'Istruzione Maria Chiara Carrozza, lanciato nel corso dell'inaugurazione del liceo classico 'Socrate' quasi distrutto dalle fiamme lo scorso 13 luglio e restaurato a tempo di record con l'impegno di Comune e Provincia di Roma e ministero. «Lo studio è la preparazione ad essere buoni cittadini e persone consapevoli. Siate ribelli, non accettate solo quello che vi viene proposto; la cultura deve tornare ad essere motore della nostra società soprattutto in momenti di crisi. A questo proposito, il nostro compito è quello di mettere in atto tutte le politiche per fare in modo che l'accesso allo studio sia su base egualitaria e non sulla base dello stato sociale. Il principio di solidarietà è alla base della nostra Costituzione, della nostra società e tiene insieme anche l'Unione europea 2 settembre 2013. Concorsone, vincitori... o vinti? Concorso, numeri che non tornano. Rientro dalle ferie amaro per moltissimi docenti che si aspettavano di conquistare un sospirato posto in ruolo. Come tutti sanno il concorso DDG n. 82 del 24 settembre 2012 è stato bandito per 11.542 posti per il 50% del reclutamento negli anni scolastici 2013/14 e 2014/15. Un concorso attesa da 13 anni e annunciato in pompa magna dal Francesco Profumo il ministro tecnico del governo Monti. Un concorso che però sembra si stia trasformando in un incubo per molti aspiranti docenti, poiché sembra che in realtà siano stati immessi in ruolo non più di 3.123 unità a fronte di un numero totale di posti a disposizione ben superiore. L’ultimo giorno per effettuare le nomine in ruolo, ovvero il 31 agosto, è ormai passato e i giochi sono fatti. Moltissime sono le regioni che hanno riscontrato enormi difficoltà nel redarre le liste: prima di tutto nel Lazio, dove non è stato possibile assumere nessuno dei 1.443 potenziali vincitori. Il direttore generale, Giuseppe Minichiello, ha spiegato così l'imbarazzante situazione: «Per il protrarsi dei lavori delle commissioni, non sarà possibile pubblicare entro il 31 agosto nessuna graduatoria definitiva del concorso». Situazioni simili in Toscana, dove sono state pubblicate le graduatorie solo per tre classi di concorso, in Calabria e Veneto, dove i lavori delle commissioni slitteranno a settembre, e in Sicilia, dove le classi di concorso avevano messo a disposizione un maggior numero di posti. Per fortuna in alcune regioni quali Emilia Romagna, Lombardia, Umbria, Friuli Venezia Giulia Piemonte e Veneto la situazione per i vincitori concorso scuola è abbastanza tranquilla: sono stati immessi in ruolo oltre metà dei vincitori del concorso scuola e quindi già l’anno prossimo potrebbero essere soddisfatti anche gli altri. All'opposto il caso-limite del Molise: il concorso scuola elementare aveva messo a disposizione 26 unità. La procedura concorsuale ha rispettato i tempi previsti e ha pubblicato, come di consueto, una graduatoria di merito. L’Ufficio scolastico regionale quindi poteva assumere i vincitori della selezione entro fine agosto, ma il ministero dell’Istruzione ha assegnato per il Molise due sole unità, che vengono divise tra l’altro tra concorso e precari delle liste ad esaurimento. Di questo passo l'ultimo docente avente diritto sarà assunto tra 26 anni! Il Ministero ha assicurato che per le modalità del bando, che prevede un numero di posti determinato da assegnare a tempo indeterminato, l'assunzione di un numero di docenti pari ai posti messi a concorso sarà assicurata. Ma secondo la FLC CGIL non risulta che sia stato il Ministero a pronunciarsi su questo punto - non è garantita l'assunzione dei vincitori del Concorso entro il triennio previsto. Pesante il commenti di Anief: «non è colpa dei vincitori del concorso se i posti messi a concorso dal ministero non sono più disponibili, anzi, i vincitori hanno maturato il diritto a un contratto a tempo indeterminato, di cui si chiederà la certificazione in tribunale, vista la conclusione delle operazioni di nomina a t. i. e i ritardi nella pubblicazione delle altre graduatorie definitive».  

  • lunedì 29 luglio 2013

    Meno bocciati, più risparmi.

    Il ministero dell'Istruzione ha reso noti i dati relativi al numero (ancora non del tutto definitivo) degli studenti promossi e bocciati alle scuole secondarie di I e II grado. I dati non si discostano molto da quelli degli anni passati, ma offrono alcuni spunti interessanti. Dai dati del ministero (89% delle scuole secondarie di I grado e 84,5% di II grado) risulta intanto che nelle prime quattro classi della scuola superiore il numero dei bocciati è sceso dal 10,3 per cento al 10 per cento tondo di quest'anno. Il dato è positivo da due punti di vista: ci avvicina a quello richiesto dall'Europa e permetterà allo Stato un risparmio di quasi 40 milioni di euro. Aumentano anche i promossi nelle prime due classi della scuola media e l'aumento è anche leggermente più consistente: i bocciati sono passati dal 4,3 per cento di 12 mesi fa al 3,7 per cento. Anche in questo caso significativo il risparmio per le casse dello Stato: altri 40 milioni risparmiati. Restano maggiormente critici i primi due anni di entrambi i cicli di istruzione: la percentuale di non ammessi raggiunge, infatti, il 4,1% alle medie e il 4,8% alle superiori, tendenza riscontrata anche negli anni precedenti. In particolare, in prima superiore, quasi 15 ragazzi su cento vengono bocciati direttamente a giugno mentre oltre 26 vengono inviati a lezione di recupero per non perdere l'anno scolastico. Particolarmente preoccupanti i dati provenienti dagli istituti tecnici e professionali, dove la percentuale di insuccessi in prima classe (tra bocciati e "rimandati") tocca il 43%& nei tecnici e il 45% per cento nei professionali. Osservando i dati per regione, si osserva che le due isole maggiori - Sardegna e Sicilia - sono in testa alla classifica dei bocciati alle medie: con il 5,5 e il 5 per cento, nell'ordine. La percentuale più alta degli ammessi per la secondaria di I grado avviene in Basilicata con il 97,6%, seguita dall'Emilia Romagna con il 97,1% e da Puglia e Marche, entrambe 96,8%. Il record di bocciati nei licei è in Valle d'Aosta - 10,8 per cento, contro una media nazionale che si ferma al 5 - seguita dalla Sardegna (9,7 per cento). In coda alla classifica il Molise e Calabria. Al contrario, la Valle d'Aosta - con l'8,6 per cento - è la regione con meno bocciature, mentre in testa troviamo Sardegna e Campania. Si è discusso molto anche nel corso di questo anno scolastico, dell'utilità della bocciatura. Oltre a rappresentare un costo per lo Stato, essa è ritenuta fondamentalmente dannosa da molti esperti di vita scolastica. Il dibattito è nato dai dati provenienti dalla Francia, che detiene il record di bocciature tra i paesi dell'Ocse: il 57% degli studenti francesi (quindi più della metà) colleziona almeno una bocciatura durante la sua carriera scolastica; si può altresì dire che ogni anno in Francia 1 studente su 3 è costretto a ripetere l'anno (la media mondiale è di 1 su 7); Risultato: i docenti hanno ricevuto ordine di dare sistematicamente voti più alti ai giovani maturandi, motivando la decisione che non ci sono soldi nelle casse dell'erario per supportare le bocciature che sono costose per lo Stato. Ne è nato un dibattito tuttora in corso. L'Ocse non ha mai nascosto le proprie perplessità in merito allo strumento della bocciatura, ritenendo che far ripetere un anno comporta molti pericoli: molto spesso, infatti, uno studente ripetente bocciato per la seconda volta, decide (se maggiorenne) di abbandonare per sempre gli studi. D'altro canto, i casi davvero gravi di studenti che nel corso dell'anno dimostrano totale disinteresse nelle varie materie in quale altro modo potrebbero essere affrontati? Non esistono soluzioni disponibili e probabilmente passeranno ancora molti anni prima che il sistema scolastico possa realmente intraprendere un percorso nuovo e costruttivo per soppiantare la bocciatura e tutto ciò che di negativo si porta dietro.  



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