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  • martedì 16 dicembre 2014

    La Buona Scuola, risultati e prospettive.

    Il ministro della Pubblica Istruzione, Stefania Giannini, accanto al suo staff ha presentato i dati della consultazione «La Buona scuola», cui hanno partecipato 207.000 partecipanti online (67% di uffici scolastici regionali coinvolti). I risultati mostrano più o meno chiaramente quello che gli italiani auspicano per la scuola italiana me tralasciano di evidenziare quello che davvero non funziona. Ecco alcuni aspetti più salienti della consultazione.

    Intanto a proposito della partecipazione si evince che a rispondere al questionario online non sono stati i giovani ma soprattutto i docenti (54,3%) e i genitori (20%) ovvero chi ha tra i 30 e i 60 anni. Sono soprattutto le donne ad aver prestato attenzione alla consultazione forse anche perché la scuola è abitata in maggioranza dal genere femminile. Interessante notare che nelle stanze online, dove era possibile scrivere proposte e dare il proprio “mi piace” alle istanze presentate, i temi legati all’innovazione, al pensiero computazionale, al programma “Digital Makers” non hanno avuto gran seguito. Le proposte più seguite sono state quelle relative all’abilitazione all’insegnamento, al concorso e alla formazione dei docenti.

    A proposito delle graduatorie, i soggetti che hanno risposto sono d’accordo sullo svuotamento delle graduatorie ad esaurimento ma ad alcune condizioni: anno di prova rafforzato per chi entra in ruolo e formazione. Secondo il 72% è preferibile un percorso per l’abilitazione diverso dall’attuale; l’89% chiede una didattica più innovativa che includa le lingue e le tecnologie informatiche. Al Miur dovranno fare i conti anche con la richiesta di un cambiamento netto nella modalità di valutazione dei concorsi: più che curriculum, titoli e pubblicazioni, gli italiani vogliono che sia valutata la capacità d’insegnare. Da non tralasciare che il 90% ritiene comunque che la valutazione dei prof serva a costruire percorsi di miglioramento, posizione in linea con le intenzioni più volte espresse dal Governo. A guardare i risultati della consultazione e sempre in riferimento alle retribuzioni degli insegnanti, appena il 14% di chi si è espresso in materia ritiene che la crescita della busta paga debba essere legata soltanto agli "scatti" di anzianità. Il 46% si schiera per un sistema misto e il 35% è fan del solo merito. Per l'81% dunque il merito deve contribuire alla crescita degli stipendi, a patto però che ciò non intacchi la collegialità del lavoro.

    Per quanto riguarda le competenze e i percorsi di studio, poche novità: il 92% chiede più inglese; l’82% più economia; l’81% più educazione fisica e il 78% più attenzione per il pensiero computazionale. Molto votata anche l'educazione civica (intesa come cittadinanza attiva, educazione ambientale e all’affettività, un dato che il ministro Giannini non si aspettava); mettendo in coda le altre materie. «È inaccettabile - dice Giannini - che il Paese di Verdi e Puccini abbia analfabeti in cultura musicale». E la richiesta di più educazione civica spiazza la ministra: «È un messaggio straordinario, non ce l’aspettavamo, è necessario dunque che la scuola riprenda una funzione educativa».

    Dal dialogo emerso nel corso della presentazione dei risultati, sono emerse richieste di «integrazioni» al documento, come ad esempio sul tema dell’integrazione linguistica e culturale degli alunni stranieri. «Era rimasto un po’ in ombra ma merita un’attenzione particolare a partire dalla rivisitazione delle classi di concorso», ha detto la ministra Giannini. E sui tempi della messa in atto di tutto questo lavoro: «Ora viene il bello perché dobbiamo dare risposte concrete. Non so dare date, non spetta a me, ma posso ribadire l’impegno politico del premier Matteo Renzi ed entro i primi mesi dell’anno si arriverà al decreto della Buona Scuola, poi bisognerà fare i conti con il percorso parlamentare, i tempi sono serrati, perché l’impegno rimane quello di avere la Buona Scuola in classe il primo settembre 2015».  

  • mercoledì 3 dicembre 2014

    Gli adolescenti secondo l'indagine Telefono Azzurro - Doxa.

    Più sport, ma anche più tecnologia, musica, arte cultura e più vicina alle esigenze del mondo del lavoro. Gli adolescenti italiani vorrebbero così la scuola italiana secondo l’indagine di Sos Il Telefono Azzurro Onlus e Doxa Kids - ”Osservatorio Adolescenti: pensieri, emozioni e comportamenti dei ragazzi di oggi” - presentata a Roma. Alla domanda su cosa desidererebbe nella scuola dei sogni, infatti, un adolescente su 2 (51%) ha risposto che vorrebbe che a scuola ci fosse più sport, oltre che più tecnologia (44%), musica, arte e cultura (42,7%), più attenzione alle emozioni (33,2%). Quasi 1 adolescente su 2 (il 49,6% del totale dei ragazzi intervistati) ritiene che nella scuola dei propri sogni ci dovrebbe essere un maggior orientamento verso il mondo del lavoro e maggiori occasioni di contatto con le aziende. Un quarto di loro, inoltre, vorrebbe che la scuola offrisse una maggiore preparazione. I ragazzi chiedono che la scuola dimostri maggiore attenzione alla formazione, all’acquisizione di competenze e all’orientamento. Insomma, dalle loro risposte, gli intervistati si sono dimostrati tutt'altro che svogliati, passivi o demotivati, comunicando al contrario una grande curiosità e voglia di fare, desiderio di parlare del futuro con insegnanti e genitori, di cogliere ogni opportunità che venga loro offerta e di sfruttarla responsabilmente L'inchiesta affronta altri temi, come quello del rapporto con se stessi. La maggior parte degli intervistati ammette di essere insicura o di avere incertezze relativamente al proprio aspetto estetico. Un timore generalizzato, che colpisce sia ragazzi che ragazze, anche se le quote rosa sembrano essere più preoccupate: il 42% delle ragazze si vorrebbe più magra e la stessa percentuale dei ragazzi si vorrebbe più muscoloso. Una ragazza su quattro ammette di aver pensato al bisturi per migliorare l'aspetto. L'indagine svela un bisogno che si sta diffondendo anche grazie alle nuove tecnologie, ossia quello di autoaffermarsi, essere visti, essere notati. Lo dimostra l'incessante bisogno di selfie: un/a giovane su 4 se ne fa almeno uno al giorno, e l'85% di chi lo fa condivide lo scatto sui social. Ecco alcuni dati interessanti relativamente alle tecnologie: «Nativi digitali, vivono in case hi-tech, le loro camere da letto sono stazioni ad alto contenuto tecnologico. Gli adolescenti di oggi sono always on, per ascoltare musica o radio (61%), per guardare video (60,2%), per fare ricerche per la scuola e i compiti (58,3%) per curiosare e navigare nel web (57,3%), per fare acquisti (22%), comprando online giochi (34,6% dei ragazzi), accessori di moda (22,3% delle ragazze), ma anche libri (17,6% delle ragazze). Ma a essere prioritario è il poter essere sempre in contatto con gli amici, fondamentale per l’89,7% dei ragazzi, attraverso Whatsapp e Facebook (li utilizza rispettivamente l’89,8% e l’82,3% degli intervistati)». Per fortuna l’80,3% degli intervistati ha sentito parlare di cyberbullismo e saprebbe riconoscere una "trappola" informatica, di cui 1 su 10 ne è stato vittima. I ragazzi, da un lato, desiderano affetto, dall'altro chiedono libertà e comprensione. Gli adolescenti di oggi non hanno bisogno di informazioni - ne sono sommersi - quanto piuttosto di un punto fermo con cui confrontarsi e rielaborare le informazioni apprese, per riuscire a capire più che semplicemente a sapere. Chi ha pensato alla figura del docente?  

  • mercoledì 12 novembre 2014

    Reni, il merito e i sindacati.

    Dopo l'intervento del premier Matteo Renzi a Porta a Porta dello scorso 11 novembre, si scatenano in rete le reazioni degli addetti ai lavori. Il Presidente del Consiglio ha spiegato intanto che la scuola non potrà andare nelle mani dei sindacati, i quali comunque hanno presentato ben 300.000 contro la tanto discussa Buona scuola. Uno dei nodi cruciali riguarda il merito dei docenti. Il Governo, ha confermato Renzi, non stanzierà soldi per "premiare" i meritevoli, proponendo piuttosto lo stesso investimento diviso per il 66% dei docenti, lasciando ai "mediamente bravi" (come riporta "La Buona scuola") lo stipendio invariato. Il sistema meritocratico, avrebbe però potuto affiancare quello relativo agli scatti di anzianità. Invece, sottolinea Orizzontescuola, «il sistema proposto dal Governo non ha pari in tutta Europa ed obbedisce ad un classico cliché tutto italiano di spaccare il capello in quattro, avviando un sistema "meritocratico" senza sborsare un soldo in più». Renzi ribadisce di voler ascoltare tutti, anche i nonni e gli imprenditori, e di non voler consegnare la scuola nelle mani dei sindacati: «Chi può parlare della scuola? Tutti. Voglio che la gestione della scuola non sia in mano solo ai sindacati della scuola. Voglio che un genitore un nonno, una persona che si occupa di impresa, di volontariato possa dire la sua sulla scuola», ha detto il presidente del Consiglio, sottolineando anche come il sindacato deve esporre la sua opinione, ma non può decidere. La questione è delicatissima e non è un caso che i rappresentanti dei lavoratori, anche i Confederali, abbiano ancora tante perplessità. Tanto di essere sul punto di proclamare lo sciopero già nel mese di dicembre. I risultati piuttosto "tiepidi" raccolti dalla Buona scuola, anche a livello di partecipazione, hanno lasciato in Renzi l'amaro in bocca: «Speravo che il programma sulla scuola fosse più apprezzato, mi aspettavo più gioia di partecipare», ha ammesso a sole 72 ore dal termine della fase di consultazione della cittadinanza sulle linee guida di riforma della scuola. Anche il piano relativo all'edilizia scolastica mostra qualche lacuna: il premier ha ammesso che serviranno 3 migliardi per rimettere a posto tutte le scuole italiane. «Vediamo se il piano da 300 miliardi di investimenti Ue sarà serio.  

  • martedì 21 ottobre 2014

    Buona scuola, primi dati (e critiche).

    Sono già 53.000 i questionari riempiti e recapitati al MIUR ad un mese e mezzo di distanza dalla presentazione del progetto La buona scuola. Anche se c'è tempo fino al prossimo 15 novembre è già possibile tracciare una prima analisi dei dati ricevuti in viale Trastevere (i cui addetti, forse, si aspettavano una partecipazione più sostenuta). Alcuni numeri sul portale: ha registrato 700.000 visite e 5 milioni sono state le pagine visitate; apprezzata la possibilità di scaricare materiali e lavorare offline; tra le 1179 proposte avanzate dagli insegnanti da segnalare senz'altro quella che chiede la «presenza all'interno di ogni scuola di ogni ordine e grado di un Pedagogista ed un Educatore che costituiscano l'Unità di Educativa Scolastica che ricoprano le Funzioni Strumentali attualmente svolte dai docenti svolgendo anche un ruolo di coordinamento e di supporto ai docenti, di consulenza pedagogica alle famiglie e di sostegno agli studenti»; molto apprezzate le richieste di avere classi meno affollate e di cercare di ridurre i costi connessi alla scuola. In merito all'apertura delle scuole anche il pomeriggio e la sera, tra le proposte del ministero la spunta al momento quella sul Project Management, ossia la realizzazione di Progetti sponsorizzati da diverse fonti quali, fondi europei, tessuto lavorativo ed enti locali. Qualcuno, al contrario, non reputa il prolungamento dell'orario di apertura delle scuole come un aspetto positivo, dal punto di vista sociale: «la scuola non può essere considerata una specie di parcheggio dove lasciare i propri figli perché non vi sono alternative o perché sono troppo costose». Il ministero assicura che tutte le proposte riportate dai cittadini saranno analizzate e prese in considerazione; nel giro di due settimane sarà possibile passare a provvedimenti legislativi per dare sostanza alle proposte avanzate dal governo, tra cui - ed è la più attesa - l’assunzione di 148.000 precari che andranno a formare l’organico funzionale. L'assunzione di questi giovani docenti è vista da tutti - genitori, studenti e insegnanti - come la vera svolta, la vera rivoluzione epocale in grado di smuovere tutto il tessuto sociale italiano: dando lavoro a tanti giovani, restituendo dignità alla cultura, traghettare la scuola nel terzo millennio. Le critiche al Governo non mancano e sono presenti e consultabili soprattutto nei documenti dei collegi dei docenti; le maggiori perplessità riguardano l'abolizione degli scatti di anzianità (e l'accesso alle progressioni per il solo 66 per cento del personale), nonché il pericolo degli scatti di competenze e la carenza di concreti investimenti sulla scuola statale. Qualcuno ha comunque criticato l'itero progetto, come Rino Di Meglio, coordinatore nazionale FGU-Gilda: «Siamo arrivati a un punto aberrante: una legge dello stato fa riferimento a un piano che non è nulla, che non ha nemmeno lo status più basso nella gerarchia degli atti ministeriali, quello di circolare. Eppure quasi quasi questo rutilante documento è diventato una sorta di Bibbia nazionale. Quale valore giuridico ha il tanto sbandierato piano La buona scuola? Come si fa in un'importante legge dello Stato (la finanziaria) a citare un atto (La buona Scuola) che giuridicamente non esiste?».  

  • giovedì 2 ottobre 2014

    Giannini spiega le novità della scuola.

    Su Repubblica Tv il ministro del Miur Stefania Giannini ha annunciato che il prossimo esame di maturità, vedrà il ritorno dei commissari interni con un presidente di garanzia nominato al di fuori dell'istituto interessato. Vediamo quali altri novità ci attendono. A partire dalla prossima settimana le nuove regole saranno rese pubbliche; la reintroduzione di commissari interni permetterà un risparmio economico non indifferente: «L'utilizzo di membri interni ci farà risparmiare molti soldi ed è più coerente con il progetto della "Buona scuola": oggi alla Maturità il 98 per cento degli studenti viene promosso, e non perché siamo scialoni. È un esame di sintesi di un ciclo scolastico, chi può far meglio degli insegnanti che hanno seguito quello studente?». Il ministro ha poi annunciato la partenza del tour di presentazione e ascolto de "La buona scuola", che passerà da Torino, L'Aquila e Bolzano, e toccherà 100 tappe fino al 15 novembre. La macchina relativa al cruciale nodo delle assunzioni prenderà via nel 2015. «Alcune decine di migliaia di precari, parte della terza fascia delle graduatorie di istituto, saranno esclusi dalle assunzioni che abbiamo programmato», dice la Giannini; tuttavia, aggiunge, «queste persone avranno un concorso immediato con cui confrontarsi, con 40mila posti a disposizione». Chi resterà fuori dalle assunzioni del prossimo anno? Chi è inserito nella terza fascia delle graduatorie d’istituto, ma fa solo tre giorni o una settimana di supplenza, non può essere considerato un precario. «Sono alcune decine di migliaia di giovani della terza fascia, ma non posso dare un numero preciso. Avranno comunque “un orizzonte di regolarità di concorso”: avranno la possibilità, “se quella” di fare l’insegnante “è la loro missione”, di partecipare alla selezione diretta». Nessuno spiraglio invece per i cinquemila insegnanti ingabbiati dalla quota 96 della legge Fornero (non potranno andare in pensione prima di aver raggiunto quota 96 sommando l'età anagrafica a quella contributiva): «L'intervento parlamentare ha fermato un emendamento, questi insegnanti non potranno andare in pensione. Si parla di un anno in più, non sono esodati: sono persone che hanno visto leso il loro diritto ad andare in pensione subito. Come ministero, ora, possiamo intervenire offrendo a questi docenti ultrasessantenni, che hanno fatto il loro dovere con passione e che aspettano il momento di tirare il fiato, mansioni meno stancanti rispetto all'insegnamento frontale. Questo potrà avvenire allargando l'organico funzionale attraverso, appunto, la stabilizzazione che prevediamo dal prossimo anno». Come immagina la scuola del futuro il ministro Giannini? Sicuramente come una struttura aperta e non solo al pomeriggio: «Immaginiamo, ma non è un progetto per domani, che una scuola che si organizza con molta più autonomia, con più insegnanti a disposizione, che può costruire il proprio progetto didattico non solo nelle ore destinate all'insegnamento dell'italiano, della matematica o delle lingue ma anche con altre attività, possa anche diventare una scuola che infrange il tabù della chiusura estiva, per lo meno per questi lunghi periodi. Pensiamo a questa cosa, anche se non è un progetto di questo momento» e ovviamente richiederà uno sforzo economico da pianificare con calma A proposito dei tagli, che come ogni anno stanno mettendo in moto la macchina delle occupazioni e delle proteste studentesche, il ministro prevede che si aggireranno tra i 600 e i 900 milioni di euro, concentrati sul comparto universitario; la Giannini mette le mani avanti: «non toccheremo la ricerca, il fondo di finanziamento agli atenei, non toccheremo la carne viva. Spesso taglieremo sprechi migliorando le funzioni. Piccoli tagli per diffusi risparmi, come l'addio alla costosa e dispersiva sede della ricerca all'Eur per riportare il personale in un palazzo vicino al ministero in viale Trastevere; saremo i primi, appena la Corte dei conti ci darà il via, a introdurre il costo standard per studente, perché è diverso fare ricerca a Catania e farla a Milano, e daremo alle singole università il 30 per cento di fondi su base premiale».  



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