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  • mercoledì 2 dicembre 2015

    Alunni stranieri, numeri dal MIUR

    Secondo le statistiche del MIUR sembra essersi stabilizzato il numero di studenti con cittadinanza straniera, fra i quali aumenta l’incidenza dei nati in Italia. I dati, relativi all’anno scolastico 2014/2015, sono esposti nel notiziario Gli alunni stranieri nel sistema scolastico italiano, disponibile sul sito del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.

    Gli alunni con cittadinanza non italiana sono 805.800, il 9,2% del totale, e il loro numero è aumentato di sole 3000 unità rispetto all’anno scolastico precedente, segnando un forte rallentamento rispetto alla rapida crescita degli anni passati. La seconda generazione di alunni stranieri, quella dei nati in Italia, consolida il proprio sorpasso rispetto ai nati all’estero anche se con una crescita minore rispetto all’anno scorso: l’incremento è del 7,3%, contro l’11,8% del 2013/2014 e i nati in Italia sono ormai il 51,7% degli stranieri.

    Come lo scorso anno, i principali Paesi di provenienza sono Romania, Albania, Marocco, Cina, Filippine, Moldavia, India, Ucraina, Perù e Tunisia. Gli alunni peruviani, indiani e filippini si concentrano soprattutto in Lombardia; anche gli alunni cinesi frequentano prevalentemente le scuole lombarde, seguite da quelle toscane e venete; nel Lazio invece la nazionalità più numerosa è quella rumena (38,9%).

    Le regioni con le più alte percentuali di alunni stranieri sono l’Emilia-Romagna (15,5%), la Lombardia (14,3%) e l’Umbria (14,2%); in Sardegna, Puglia e Campania invece gli alunni stranieri sono meno del 3% rispetto al totale.

    Il divario tra alunni stranieri e alunni italiani nella scelta tra scuola statale e non statale va aumentando nel tempo: nell'anno scolastico 2014/2015 frequentava una scuola non statale l'8,9% degli studenti con cittadinanza non italiana, contro il 10,2% del 2012/2013 , mentre nello stesso periodo gli alunni italiani nelle scuole non statali sono passati dall’11,5 al 12,3%.

    Nella scelta dei percorsi scolastici nella scuola secondaria di secondo grado gli stranieri nati in Italia e all’estero mostrano gradi di preferenza quasi identici per l’istruzione tecnica (rispettivamente 36,3 e 36,8%), mentre l’istruzione professionale è scelta più spesso dai nati all'estero (39,3%) che dai nati in Italia (28,2%).

    I licei sono scelti dal 35,5% dei nati in Italia, contro il 28% degli studenti con nazionalità italiana; gli indirizzi preferiti solo lo scientifico (15,4%) e il linguistico (8,6%), mentre tra i nati all'estero solo il 23,9% frequenta questo tipo di scuola, sempre con preferenza per i licei scientifici e linguistici; questi due indirizzi sono i più scelti anche fra i liceali di nazionalità italiana.
    Si nota insomma una tendenza fra i nati in Italia a preferire i tecnici ai professionali e a orientarsi più frequentemente anche sui licei, avvicinandosi alle abitudini degli studenti con nazionalità italiana.

    Per concludere, una nota positiva riguarda il percorso scolastico dei bambini stranieri, nel quale, “pur rimanendo più difficile e a volte più lungo di quello dei compagni italiani, si riscontra una diminuzione del valore percentuale del ritardo. Si può osservare che questo valore diminuisce sia per gli alunni con cittadinanza non italiana (34,4%) che italiana (10,9%)”.  

  • martedì 17 novembre 2015

    Carta del Docente, domande e risposte

    Il ministero dell’Istruzione ha messo on line le Faq per la Carta del docente (500 euro l’anno, per ora in busta paga, in seguito caricati su card elettronica) con l’intento di sciogliere dubbi e indecisioni di tanti insegnanti. Se pc, notebook, computer palmari e tablet rientrano nella categoria degli strumenti informatici che sostengono la formazione continua dei docenti, altri dispositivi elettronici, come ad esempio gli smartphone, non sono da considerarsi «prevalentemente funzionali ai fini promossi dalla Carta del Docente» così come non lo sono toner, stampanti, pennette Usb, videocamere, pagamento del canone Rai, di una linea Adsl o di una Pay Tv.

    Ammessi nella lista degli «acquistabili» tutti i software e le App destinati alle specifiche esigenze formative di un docente e dunque programmi che permettono di consultare enciclopedie, vocabolari, repertori culturali o di progettare modelli matematici o di realizzare disegni tecnici, di videoscrittura e di calcolo.

    A proposito di formazione la Carta del Docente può essere usata per «l'iscrizione a corsi per attività di aggiornamento e di qualificazione delle competenze professionali, svolti da enti accreditati presso il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, a corsi di laurea, di laurea magistrale, specialistica o a ciclo unico, inerenti al profilo professionale, ovvero a corsi post lauream o a master universitari inerenti al profilo professionale». L'elenco degli enti accreditati è disponibile a questo indirizzo: http://archivio.pubblica.istruzione.it/dg_pers_scolastico/enti_accreditati.shtml 

    È possibile seguire ogni tipologia di corso organizzato da Università o da Consorzi universitari e interuniversitari (corsi di laurea, di laurea magistrale, specialistica o a ciclo unico, corsi post lauream o master), come anche un corso destinato specificamente alla formazione degli insegnanti, purché inerente al proprio profilo professionale, in quanto la Direttiva del Miur 90/2003 considera le Università, i Consorzi universitari e interuniversitari e gli Istituti pubblici di ricerca «Soggetti di per sé qualificati per la formazione del personale della scuola» (art. 1, comma 2).

    Per quanto riguarda libri e riviste, la Carta del Docente consente «l'acquisto di libri e di testi, anche in formato digitale, di pubblicazioni e di riviste comunque utili all'aggiornamento professionale» (legge 107/2015, art. 1, comma 121). L'attinenza alle discipline insegnate dal docente (ad esempio: un docente di matematica può utilizzare il bonus per l'acquisto di un romanzo) non è necessaria: «L'acquisto di libri, pubblicazioni e riviste, anche in formato digitale, non deve essere necessariamente attinente alla disciplina insegnata, così come previsto dalla legge 107/2015 (art. 1, comma 7), che riconosce fondamentale la formazione professionale del docente nel quadro degli obiettivi formativi, che riguardano competenze disciplinari e trasversali, scelte educative e metodologie laboratoriali, non riconducibili a una sola e specifica professionalità».

    Gli insegnanti potranno utilizzare i 500 euro per andare al cinema, a teatro, visitare mostre e musei e non è obbligatorio che quel che vedranno abbia a che fare con la disciplina insegnata. Non rimborsabili invece biglietti di treni, aerei o navi sia pure per partecipare a eventi culturali. Ai prof più magnanimi è lasciata la libertà di contribuire con una parte o con l’intero Bonus ricevuto all’acquisto di strumentazioni elettroniche digitali che migliorino la sperimentazione didattica multimediale della propria scuola (come ad esempio una Lim) o libri, riviste e materiale didattico per la biblioteca scolastica.

    I docenti dovranno trasmettere alla scuola di appartenenza, entro il 31 agosto 2016, la rendicontazione comprovante l'effettivo utilizzo della somma, per le finalità e con le modalità previste. Nel caso la documentazione risulti non conforme, incompleta, presentata oltre il termine o non presentata, la somma sarà recuperata con l'erogazione riferita al 2016/17.
    I rendiconti sono messi a disposizione dei revisori per il riscontro di regolarità amministrativo-contabile. Con successiva nota, il Miur si riserva di fornire ulteriori dettagli riguardo all’attività di rendicontazione delle spese sostenute.

    Le FAQ sono consultabili a questo indirizzo: http://hubmiur.pubblica.istruzione.it/web/istruzione/faq-carta-del-docente  

  • venerdì 16 ottobre 2015

    Prima edizione della Giornata del Dono

    Il 4 ottobre scorso, a Expo, si è celebrata la prima edizione del Giorno del Dono, manifestazione nata con lo scopo di diffondere la cultura del dono a tutti i livelli, ma soprattutto a partire dalle scuole. Sono state proprio le scuole le protagoniste della Giornata, che hanno partecipato numerose al concorso video Donare, molto più di un semplice dare: quasi quaranta istituti, infatti, hanno inviato altrettanti video nei quali hanno rappresentato la loro particolare idea di dono. Alla fine, le scuole premiate sono state tre: il Liceo Linguistico “Alberico Gentili” di San Ginesio (MC), il Liceo Classico “Giacomo Leopardi” di Recanati (MC) e l’Istituto Comprensivo “Lorenzo Milani” di Policoro (MT), ma tutti i video sono «racconti di esperienze ed emozioni, la proclamazione della fiducia nella reciprocità», per dirla con le parole della ministra, che aggiunge «il significato della comunità cresce grazie a gesti di dono e l’Istituto Italiano della Donazione, ha saputo trasmettere la bellezza e l’importanza della pratica del donare».

    La partecipazione al concorso ha spinto le scuole a riflettere sulla pratica del dono e sul suo significato, la classe VB del Liceo Linguistico “Gentili”, vincitrice del premio della Giuria Tecnica, ha così commentato: «Partecipare al concorso ci ha fatto capire che ognuno di noi ha la possibilità di trasformare un piccolo gesto nella chiave per riavviare il motore della vita altrui».
    In occasione della premiazione e in vista del #DonoDay2016, la ministra e il presidente dell’Istituto Italiano della Donazione, Edoardo Patriarca, hanno firmato il protocollo d’intesa Donando si impara, per un’educazione al dono, con lo scopo di sviluppare e promuovere «la cultura del dono, della trasparenza, della solidarietà e conoscenza del mondo non profit», rendendo partecipi le scuole italiane attraverso iniziative, cerimonie, incontri e momenti di riflessione sulla pratica del dono.

    L’Istituto Italiano della Donazione nasce con lo scopo di diffondere comportamenti virtuosi tra le associazioni no profit improntati alla correttezza gestionale e alla trasparenza nell’utilizzo delle risorse ricevute. Le associazioni che intendono aderire all’Istituto sono invitate ad adottare la Carta della Donazione, il primo codice italiano di autoregolamentazione sulla raccolta fondi. L’Istituto non si rivolge solo alle associazioni, ma anche ai privati che intendono donare non solo denaro, ma anche beni, tempo e competenze e garantisce che queste risorse siano utilizzate in maniera corretta e trasparente. Le associazioni aderenti ricevono il marchio di qualità IID e vengono inserite in Io Dono Sicuro, prima banca dati italiana di associazioni verificate IID. 
    www.istitutoitalianodonazione.it  

    Ecco i video vincitori: http://www.istitutoitalianodonazione.it/it/donoday/videodonoday/video-donoday-vincitori   

  • mercoledì 23 settembre 2015

    Tecnologia e apprendimento, limiti e possibilità

    Il computer e la tecnologia migliorano davvero l'apprendimento dei giovani studenti a casa e a scuola? In realtà secondo i dati Ocse pubblicati nel rapporto Studenti, Computer ed Apprendimento, dedicato a istruzione e competenze informatiche, basato su dati dell’indagine Pisa 2012 e reso pubblico nei giorni scorsi, le cose non stanno proprio così.

    Secondo il rapporto oggi ben il 96% dei quindicenni del mondo ha accesso a un computer a casa e il 72% usa un pc, un tablet o un laptop in classe. Nettamente inferiore alla media anche la percentuale di allievi italiani che usano Internet per fare i compiti, a scuola (28,8%, contro una media Ocse del 41,9%) o a casa (49,1% contro una media Ocse del 54,9%).

    Secondo i ricercatori l'uso eccessivo degli strumenti informatici fa male: sicuramente i ragazzi che fanno un uso «moderato» del computer, per fare ricerche in Internet e come supporto per i compiti, ottengono risultati migliori di quelli che non lo usano affatto. Superata la soglia (che l’Ocse quantifica in «una-due volte a settimana») l’apprendimento è decisamente peggiore.

    Un'ulteriore dimostrazione a questi dati la troviamo nell'analisi prestazionale degli altri paesi europei: i Paesi che hanno investito di più in Ict negli ultimi dieci anni, non hanno ottenuto esiti migliori dai test che misurano le competenze dei quindicenni in lettura, matematica e scienze: è il caso di Australia, Gran Bretagna e Paesi nordici; mentre in Spagna i risultati sono addirittura peggiorati. E c’è di più: i maggiori investimenti in tecnologie non sono serviti a ridurre il divario sociale; che c’è ancora; non quantitativo, ma qualitativo. È molto più importante, spiegano i ricercatori nel corposo studio, che gli studenti raggiungano competenze solide in lettura e matematica.

    La differenza tra un apprendimento "sano" e uno sbagliato, nonostante la tecnologia, è sempre e comunque legata al fattore umano: «Per arrivare a una comprensione concettuale profonda e a un elevato livello di pensiero serve un’intensa relazione docente-insegnate», spiegano i ricercatori Ocse, che sottolineano l’importanza dello human engagement nell’insegnamento. È anche "colpa" del fatto che la classe docente non è in grado, per ora, di sfruttare le nuove tecnologie per migliorare l'insegnamento: «Non ci sono ancore le pratiche pedagogiche, cioè la formazione degli insegnanti, per ottenere i maggiori benefici a livello accademico dalle tecnologie». Aggiungere strumenti del 21esimo secolo a pratiche di insegnamento del 20esimo diluisce l’efficacia di quello che viene insegnato ai ragazzi.

    C'è poi il fattore relativo all'atto stesso dello studio in digitale e dell'uso delle tecnologie, che spesso è un atto che gli studenti compiono in solitaria: «È una categoria – sottolinea l’Ocse – ad alto rischio di solitudine, oltre che di assenze ingiustificate da scuola [...] Infatti se da un lato la loro attività di navigazione nel digitale vale un indice pari a 56 (su una scala da 1 a 100), uno dei più alti dell’Ocse contro la media di 48, quando si tratta di navigare in modo mirato verso la risoluzione di un obiettivo preciso l’indice scende a 49, sotto la media che è 50. In Italia il 15% degli studenti è ‘senza bussola’ quando naviga sul web rispetto a un 12% medio e quasi tutti gli studenti in Italia commettono qualche errore nella navigazione, ma solo il 25% corregge tutti gli errori ritornando sulla rotta di navigazione ideale».

    Navigare, dunque, ma soprattutto, saper navigare. Come spiega all’agenzia di stampa Radiocor Francesco Avvisati, economista Ocse, co- autore dello studio, «molti ragazzi – e non solo gli italiani – ‘non hanno la capacità di dirigere la propria lettura, di dare giudizi sulla pertinenza di una pagina, sulla qualità di un’argomentazione. Cliccano su quello che si muove e non sono selettivi nella loro navigazione, non vanno in modo diretto verso l’informazione che cercano e dovrebbero poi mostrarsi consumatori critici dell’informazione online’, la cui qualità è lungi dall’essere uniforme, sottolinea l’economista. Qui rispunta anche la ‘frattura digitale’ su base sociale. In Italia ha accesso a internet il 92,9% degli studenti svantaggiati, 6,3 punti percentuali in meno degli studenti avvantaggiati, passa su internet 94 minuti (7 in più degli avvantaggiati), ma solo il 66% ottiene informazioni pratiche (il 13% in meno degli avvantaggiati), mentre il 44% naviga su Internet per i giochi (il 2% in più degli avvantaggiati). Sono insomma meno interessati a un uso intelligente di internet e più a un uso ludico».

    Per quanto riguarda Internet a scuola, il suo utilizzo durante l’orario scolastico non porta necessariamente un miglioramento nelle capacità di utilizzo da parte degli allievi. Ciò che è importante, secondo gli esperti Ocse, è quindi soprattutto aiutare i giovanissimi ad imparare «l’uso pertinente» di Internet, cioè a costruire il loro percorso in un ipertesto in modo «mirato» per ottenere l’informazione di cui hanno bisogno. Ciò richiede non solo di mettere loro a disposizione gli strumenti informatici e il tempo per utilizzarli, ma anche «un rilevante livello di preparazione degli insegnanti» su come gestire questo tempo in modo efficace. Lo studio «Studenti, Computer e Apprendimento» chiama in causa la scuola - non solo quella italiana - perché non riesce a trarre vantaggio dal potenziale offerto dalla tecnologia e dare a tutti gli studenti le competenze di cui hanno bisogno nell’iper-connesso mondo odierno.  

  • mercoledì 2 settembre 2015

    Scuola al via, tra promesse e polemiche

    Si avvicina a grandi passi l'inizio dell'anno scolastico 2015/2016 e l'intento principale del ministero è, in queste ore, quello di cercare di smorzare polemiche e proteste che hanno accompagnato gli addetti ai lavori per tutta l'estate. Non mancheranno novità anche dal punto di vista normativo. Facciamo il punto.

    Com'è noto, la riforma, per diventare operativa, avrà bisogno di appoggiarsi alle indicazioni che nelle prossime settimane arriveranno dagli 8.500 istituti scolastici sparsi per il territorio. Ad iniziare da quelle sull’organico potenziato e sui componenti dei nuovi comitati di valutazione, due tasselli fondamentali per la nuova scuola autonoma. Il tema è stato nel corso del primo Collegio dei Docenti, in quasi tutti gli istituti scolastici programmato per martedì 1° settembre. Ricordiamo che spetta agli insegnanti decidere gli ambiti disciplinari indicare agli Uffici scolastici regionali come prioritari per l’offerta formativa di ogni scuola.

    I docenti hanno inoltre il compito di indicare i colleghi più adatti ad affiancare il DS a realizzare il nuovo Pof triennale. E pure due insegnanti del nuovo “comitato di valutazione” (un terzo docente verrà scelto dal consiglio d’Istituto), che andranno ad affiancare il componente esterno individuato dall'Usr, i due rappresentanti dei genitori (uno solo per il secondo ciclo di istruzione), il rappresentante degli studenti (alle superiori).

    Insomma, il lavoro ai docenti di ruolo non mancherà: nei primissimi giorni di settembre sarà compito dello staff del preside, il pool di docenti “vicini” al dirigente scolastico (funzioni strumentali, docenti esperti e via dicendo), coordinare le operazioni di assegnazione delle cattedre e ai plessi, di completamento del recupero dei debiti formativi alle superiori (esami finali e scrutini, nelle tante scuole dove non si sono svolti a luglio o agosto), dell’orario delle lezioni e via dicendo. E ovviamente a tutti gli organi collegiali - consigli di classe, collegi dei docenti, consigli d’Istituto - toccherà il delicato compito di individuare un maggiore coordinamento con il contesto territoriale.

    E veniamo all'esercito dei precari: allo scoccare della mezzanotte del 2 settembre, gli insegnanti precari, attraverso una email del Miur, hanno conosciuto ufficialmente la loro sorte. Ma dei circa 60.000 docenti precari coinvolti nella fase B del piano di immissioni in ruolo della riforma della Buona scuola e relativa collocazione sui futuri albi territoriali gestiti dai presidi, spiega l'Anief in una nota, saranno solo 16.000 (in realtà 10.000, uno ogni sei) a ricevere la proposta di assunzione attraverso il sistema informativo del Miur.

    Molti, oltretutto, preferiranno rimanere sulla supplenza annuale conferitagli dagli Ambiti territoriali entro l’8 settembre. Si prevede, alla fine dei giochi, che il totale delle assunzioni sarà ben inferiore alle 103.000 previste dalla riforma: alcune migliaia andranno perse per via della mancanza di candidati abilitati nelle graduatorie.

    Gli insegnanti hanno dieci giorni per decidere: entro l'11 settembre il posto dovrà essere accettato in quanto, si legge sul sito del Miur, «chi rinuncia alla nomina è automaticamente escluso dalle fasi successive ed è cancellato da tutte le graduatorie in cui è iscritto». Il sindacato non ci sta e accusa il ministero: «È un vero e proprio ricatto: chi non accetta è fuori delle graduatorie. Anche se abita a Caltanissetta e la 'ruota della fortuna' lo ha spedito a Cuneo. E quel posto perso si trasformerà pure in supplenza annuale, alimentando ancora precariato. Il Miur ha infatti riattivato il meccanismo, già pluribocciato dai giudici, delle collocazioni in 'coda': solo la prima provincia di preferenza del precario aspirante al ruolo viene considerata dall'algoritmo ministeriale utile all'inserimento 'a pettine'; in tutte le altre 99 province, i candidati al ruolo vengono relegati in fondo alle graduatorie. Inoltre, l'amministrazione ha omesso di pubblicare quelle derivanti delle preferenze espresse dei precari, costringendoli a presentare le domande online, senza gli elementi necessari per capire se e dove valeva la pena chiedere l'assunzione con priorità».

    A questo punto i sindacati maggioritari (che dopo i tanti ricorsi anti riforma minacciano nuovi scioperi) hanno chiesto ai comitati di valutazione di occuparsi solo della valutazione dell'anno di prova dei docenti neo-assunti, evitando di entrare nel merito su criteri e compensi per la valorizzazione del merito professionale.

    Il commento del premier Renzi in merito al piano delle assunzioni è secco: «Le polemiche sono naturali ma è giusto dire che sulla scuola ci sono 100.000 posti lavoro in più, è la prima volta che l'Italia mette più soldi sui propri figli». E gli fa eco il ministro Giannini: «Il 15 settembre le scuole apriranno con la regolare assegnazione degli insegnanti assunti, seguirà il potenziamento dell'organico con 50.000 docenti in più nel corso del mese di novembre e tante iniziative, come l'alternanza scuola-lavoro, che mancavano; credo che le polemiche verranno superate dai fatti. Spero che anche i sindacati sappiano e vogliano essere protagonisti del cambiamento».

    Ma secondo Marcello Pacifico, presidente Anief, «saranno migliaia i docenti che verranno collocati online in province inaspettatamente lontane. E che chiederanno spiegazioni ai giudici, con il nostro patrocinio».  



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