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  • mercoledì 9 maggio 2018

    ASL, precisazioni dal Ministero

    L’Alternanza scuola-lavoro è obbligatoria? Dopo alcuni giorni di equivoci, è arrivato il chiarimento del Miur, che in una nota ha chiarito che, per quest’anno scolastico, gli studenti delle classi quinte potranno svolgere l’esame di Stato anche se non hanno completato l’intero monte ore minimo di alternanza previsto dalla Legge 107.

    La precisazione del ministero dell’Istruzione, invece, conferma che non ci saranno dietro-front in vista della maturità del 2019: dal prossimo anno scolastico l’alternanza sarà requisito d’ammissione all’esame di Stato; pertanto tutti gli studenti dell’ultimo triennio delle scuole superiori dovranno obbligatoriamente averla svolta e conclusa.

    Riporta il sito del MIUR:

    «La circolare risponde ad alcuni quesiti delle stesse istituzioni scolastiche in merito, in particolare, ai prossimi esami di Stato a cui parteciperanno, per la prima volta, studentesse e studenti che hanno completato il primo triennio di Alternanza secondo quanto previsto dalla legge 107 del 2015. Proprio quella legge, va ricordato, prevede l’attuazione dei percorsi di Alternanza Scuola-Lavoro per 200 ore nei licei e 400 negli istituti tecnici e professionali negli ultimi tre anni di scuola, con 100 milioni all’anno stanziati per sostenere i percorsi.

    La partecipazione all’Alternanza non è facoltativa e rientra, come ricordano anche le Linee guida inviate alle scuole dopo l’approvazione della legge 107, nel curricolo del triennio finale della scuola secondaria di secondo grado. La certificazione finale delle competenze viene acquisita negli scrutini intermedi e finali degli ultimi tre anni di studio, concorre alla determinazione del profitto nelle discipline coinvolte nell’esperienza di Alternanza, del voto di condotta e, quindi, del credito scolastico con cui si arriva agli Esami ed è inserita nel curriculum dello studente.

    Alla legge 107 del 2015 hanno fatto seguito, poi, alcuni decreti attuativi, approvati in modo definitivo nel mese di aprile 2017. Uno di questi, il decreto n. 62, quello sulla valutazione, ha stabilito che, a partire dall’anno scolastico 2018/2019, lo svolgimento delle attività di Alternanza è criterio di ammissione all’esame di Stato. Tutto questo è noto dalla data di approvazione del decreto, dunque dal 2017. E la circolare del 24 aprile non fa che ribadirlo. In attesa che a giugno 2019 vada a regime la nuova regola sull’ammissione agli Esami, già oggi il Consiglio di classe procede alla valutazione degli esiti delle esperienze di Alternanza e della loro ricaduta sugli apprendimenti disciplinari e sul voto di comportamento. E lo fa sulla base della certificazione delle competenze acquisite entro la data dello scrutinio di ammissione all’esame di Stato.

    Le proposte di voto dei docenti del Consiglio di classe – come ribadisce la circolare – tengono esplicitamente conto di questi esiti. E, secondo quanto ricordato anche nell’Ordinanza relativa agli esami di Stato, la Commissione d’Esame, in sede di predisposizione della terza prova scritta e di organizzazione del colloquio, terrà conto, ai fini dell’accertamento delle conoscenze, abilità e competenze, anche delle eventuali esperienze condotte in Alternanza Scuola-Lavoro, indicate nel documento del Consiglio di classe. Nessuno stop, nessun dietro front sull’Alternanza. Solo norme che vanno a regime secondo le scadenze già note».  

  • martedì 10 aprile 2018

    Università, pochi laureati e abbandoni

    Meno di una persona su sei tra coloro che sono in età da lavoro ha la laurea in Italia: è il secondo dato peggiore in Europa dopo la Romania. La ricerca Eurostat relativa ai livelli di istruzione del 2017 racconta di un'Italia che ha anche il primato negativo per uomini laureati con il 13,7% di coloro che hanno tra i 15 e i 64 anni.

    La situazione migliora leggermente se si guarda alla fascia tra i 25 e i 34 anni, ovvero dei giovani che dovrebbero aver completato il loro percorso formativo, con l'Italia al 26,4% complessivo (dal 25,6% del 2016) anche se resta distante dal 38,8% medio europeo. Le donne alzano la media con il 32,9% in questa fascia di età che sono laureate (il 44% in Ue) mentre gli uomini arrancano e raggiungono il 19,9% (33,6% in Ue).

    Il dato femminile, quindi, migliora la situazione: la percentuale di donne laureate sale al 18,9% delle persone tra i 15 e i 64 anni, comunque il dato peggiore in Ue (29,7% la media) dopo la Romania.

    Dal 2008 ad oggi le donne con la laurea in Italia hanno guadagnato 4,9 punti contro 7,8 della media Ue.

    Secondo i dati della Commissione europea, inoltre, nel 2016 ben 520mila studenti hanno rinunciato alla conquista della corona d’alloro. Il rapporto, disponibile sulla banca dati di Bruxelles, indica anche le motivazioni per le quali gli italiani abbandonano le aule universitarie: al primo posto la ricerca di un'occupazione lavorativa. Al secondo la delusione nell’offerta di studio; infine, ma sono pochi, si abbandona per motivi economici.

    Laurea a parte, l'Italia ha ancora un'alta percentuale di persone con al massimo la licenza media: 41,1% tra i 15 e i 64 anni contro il 26,2% europeo. E la percentuale è ancora troppo alta tra i giovani con il 25,6 delle persone tra i 25 e i 34 anni che non ha frequentato (o non ha finito) la scuola secondaria superiore contro il 16,4% medio in Europa. Le donne sono comunque più scolarizzate anche nella fascia di età ancora giovane con il 22% che ha al massimo la licenza media a fronte del 29,1% tra i maschi.

     

  • martedì 6 marzo 2018

    Primo ciclo, criteri di ammissione degli studenti


    Il decreto legislativo n. 62/2017, attuativo della legge n. 107/2015, ha introdotto molte novità in merito alla valutazione degli studenti nel primo ciclo di istruzione, alla loro ammissione alla classe successiva e all’esame di Stato di I grado.

    Inoltre al suddetto decreto è seguito il DM n. 741/2017, dedicato esclusivamente all’esame conclusivo del primo ciclo di istruzione, la nota n. 1865/2017, finalizzata ad illustrare tutte le novità sulla valutazione e sull’esame e, infine, la nota n. 2936/2018, volta a fornire indicazioni riguardo all’esame e alla prova Invalsi per le classi III della scuola secondaria di primo grado.

    Ecco cosa si evince dai documenti ministeriali. Come punto di partenza è ribadito che la valutazione finale degli studenti è di competenza del consiglio di classe, presieduto dal dirigente scolastico o da un suo delegato. Quali sono i requisiti che gli studenti devono possedere per essere ammessi? Eccoli qua:

    1. frequenza di almeno tre quarti del monte ore annuale personalizzato, che tiene conto delle discipline e degli insegnamenti oggetto di valutazione periodica e finale da parte del consiglio di classe;

    2. non essere incorsi nella sanzione disciplinare prevista dall’articolo 4, commi 6 e 9 bis, del DPR n. 249/1998 (ove è si dispone l’esclusione dalla scrutinio finale per comportamenti connotati da una gravità tale da costituire un elevato allarme sociale).

    E per ciò che concerne le insufficienze? La nota 1865/2017 sottolinea che l'ammissione «è disposta, in via generale, anche nel caso di parziale o mancata acquisizione dei livelli di apprendimento in una o più discipline». Ciò significa che lo studente viene ammesso alla classe successiva, anche se in sede di scrutinio finale riporta valutazioni inferiori a 6/10 in una o più discipline. La nota ricorda inoltre che non è più previsto il voto di condotta.

    Cosa accade dunque nei casi di parziale o mancata acquisizione dei livelli di apprendimento in una o più discipline? La scuola ha il compito di informare tempestivamente le famiglie degli alunni e, nell’ambito della propria autonomia didattica e organizzativa, attiva specifiche strategie e azioni, volte a migliorare i livelli di apprendimento degli studenti, quindi a far superare loro le carenze riscontrate.

    Insomma, la non ammissione sembra davvero "difficile"! Solo in casi particolarmente gravi, evidentemente, il consiglio di classe può deliberare la non ammissione alla classe successiva dello studente che presenti mancati o parziali livelli di apprendimento in una o più discipline, con conseguenti valutazioni inferiori a 6/10.
    In questo caso valgono le seguenti regole in merito alla non-ammissione, che dovrà essere:

    1. deliberata a maggioranza;
    2. debitamente motivata;
    3. fondata sui criteri stabiliti dal collegio dei docenti.

    Per quanto riguarda il numero dell insufficienze che potrebbero causare la volontà di non-ammissione, è chiaro che il numero delle discipline "negative" non potrà essere “standard” (e nemmeno fermarsi ai numeri). Casomai andranno considerate altre variabili, come: Nell’ambito di una decisione di non ammissione, infatti, vanno anche considerate altre variabili, quali ad esempio:

    1. la capacità di recupero dell’alunno;
    2. in quali e quante discipline, in base a potenzialità e attitudini, lo studente possa recuperare;
    3. quali discipline si pensa possano essere recuperate o meno nel corso dell’anno scolastico successivo;
    4. l’efficacia o meno di un provvedimento di non ammissione;
    5. il grado di maturità dell’alunno e la possibile reazione emotiva dello stesso.  

  • mercoledì 17 gennaio 2018

    Certificazione delle competenze nel primo ciclo

    Il decreto legislativo n. 62/2017, recante norme in materia di valutazione e certificazione delle competenze nel primo ciclo ed esami di Stato, ha previsto l’emanazione da parte del Miur del modello nazionale per la certificazione delle competenze al termine della scuola primaria e del primo ciclo di istruzione.

    La succitata emanazione è avvenuta con il DM n. 742/2017, cui sono seguite le Linee Guida per la certificazione delle competenze nel primo ciclo, volte a fornire alle scuole indicazioni su: valutazione e certificazione delle competenze, struttura e compilazione del modello di certificazione.


    Scarica: Linee GuidaDM 742/2017 Modelli di certificazione


    Vediamo in questa scheda la struttura del modello, ossia le voci che lo costituiscono e che vanno compilate dai docenti di classe per la scuola primaria e dal consiglio di classe per la scuola secondaria di primo grado.

    PRINCIPI FONDANTI IL MODELLO NAZIONALE DI CERTIFICAZIONE
    Il modello nazionale di certificazione, come previsto dall’articolo 9 comma 3 del decreto legislativo n. 62/2017:

    a) si riferisce al profilo dello studente nelle Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione;

    b) è ancorato alle competenze chiave individuate dall’Unione europea, così come recepite nell’ordinamento italiano;

    c) definisce, mediante enunciati descrittivi, i diversi livelli di acquisizione delle competenze;

    d) valorizza eventuali competenze significative, sviluppate anche in situazioni di apprendimento non formale e informale;

    e) è coerente con il piano educativo individualizzato per le alunne e gli alunni con disabilità;

    f) indica, in forma descrittiva, il livello raggiunto nelle prove a carattere nazionale distintamente per ciascuna disciplina oggetto della rilevazione e certificazione sulle abilità di comprensione e uso della lingua inglese.

    Nelle Linee Guida, inoltre, leggiamo che il modello nazionale di certificazione:

    è coerente con il Profilo dello studente al termine del primo ciclo di istruzione, delineato nelle Indicazioni nazionali;
    fa riferimento alle competenze chiave europee del 2006, articolate in dettaglio dalle competenze previste dal Profilo, ridotte però nel numero e semplificate come richiesto dalle scuole partecipanti alla sperimentazione degli anni scolastici 2014/2015, 2015/2016, 2016/2017.

    I livelli di competenza sono quattro:
    A – Avanzato L’alunno/a svolge compiti e risolve problemi complessi, mostrando padronanza nell’uso delle conoscenze e delle abilità; propone e sostiene le proprie opinioni e assume in modo responsabile decisioni consapevoli.

    B – Intermedio L’alunno/a svolge compiti e risolve problemi in situazioni nuove, compie scelte consapevoli, mostrando di saper utilizzare le conoscenze e le abilità acquisite.

    C – Base L’alunno/a svolge compiti semplici anche in situazioni nuove, mostrando di possedere conoscenze e abilità fondamentali e di saper applicare basilari regole e procedure apprese.

    D – Iniziale L’alunno/a, se opportunamente guidato/a, svolge compiti semplici in situazioni.  



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