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Articoli del 2005


23 dicembre 2005 - Metti un libro sotto l’albero. Il Natale da sempre è l’occasione giusta per regalare (o regalarsi) un libro. Le librerie (mai così affollate come in questo periodo) offrono al potenziale cliente migliaia di proposte interessanti per poter confezionare un dono personale quanto basta: regalando un libro si regala anche una parte di noi stessi. Su un campione di 100 utenti realizzata dal portale www.365bookmark.it, 63 hanno dichiarato di voler regalare uno o più libri (con un incremento del +35% rispetto all’anno scorso). Nonostante la crescente affermazione di Internet, delle tv satellitari e dei più svariati supporti multimediali, la "fisicità" di un libro e il piacere che questo antichissimo mezzo di comunicazione continua a trasmettere lo rendono insostituibile. La molteplicità dei generi rintracciabili sugli scaffali di ogni libreria, aiuta oltretutto a trovare una soluzione in grado di accontentare tutti: il manuale di cucina, la raccolta umoristica, il libro di attualità e politica, il classico romanzo senza tempo, una guida turistica. Ce n’è davvero per tutti i gusti.
A volte può bastare regalare un libro che ci è appartenuto e che vogliamo condividere, magari con qualcuno più giovane di noi: perché regalare emozioni è pur sempre il gesto più bello che si possa fare. Come ha scritto il critico e scrittore Arnaldo Colasanti: «Regalare un libro è in fondo regalare il proprio sogno, i propri attimi di solitudine trascorsi nel silenzio del leggere. Regalare un libro, in realtà è offrire agli altri il proprio autoritratto. Per questo ho sempre creduto che regalare o ricevere un libro sia un atto di intimità.»

12 dicembre 2005 - Studenti stranieri verso la realtà del lavoro. Una recente ricerca curata dalla Fondazione Silvano Andolfi per il CNEL e l’Organismo nazionale di Coordinamento per le politiche di integrazione sociale degli stranieri, ha fotografato la situazione degli adolescenti che non sono nati nel nostro paese. L’indagine ha interessato più di 500 ragazzi ed è durata un anno (da tenere presente che gli studenti stranieri rappresentano il 3,5% del totale). Molto fiduciosi del mondo del lavoro italiano e non spaventati dall’eventualità di discriminazioni, si sono mostrati decisi e consapevoli: il 69% degli intervistati sa che trovare lavoro in Italia non è facile e in ogni caso non si aspetta di guadagnare più di 750 euro al mese. In relazione al tipo di scuola frequentata scelgono nella maggior parte dei casi la strada del libero professionismo (18%), il ramo della medicina (15%), quello del turismo (15%) o professioni di tipo tecnico (14%). Un dato importante emerge relativamente alla laurea: il 48% dei ragazzi stranieri dichiara di essere intenzionato a continuare gli studi (per il 38% di loro rappresenta il mezzo per poter ambire ad una buona occupazione). Proseguire il percorso scolastico è anche un modo per ripagare gli sforzi compiuti dai genitori. I ragazzi stranieri ritengono inoltre che, nel mondo del lavoro, la componente più importante sia la stabilità e la sicurezza del posto; per gli italiani, invece, conta di più l’acquisizione di competenze tecniche, senza escludere un’evoluzione della propria posizione. In ogni caso il legame tra scuola e lavoro risulta cruciale, sia per gli studenti italiani, che per quelli stranieri.

2 dicembre 2005 - Alimentazione e movimento: affrontiamo il problema. Secondo un recente studio europeo gli alunni italiani fanno poco movimento all’aria aperta: usciti da scuola solo il 10% dei bambini svolge attività motorie. La mancanza di spazi idonei, di tempo, di adulti che li accompagnano fa si che, nel tempo libero, i giovani alunni della scuola dell’obbligo si dedichino soprattutto a tv (il 30% la guarda 2 ore e 40 minuti al giorno, il 21,2% tra le 3 e le 4 ore, il 20% oltre le 4 ore) e videogiochi o giochi da tavolo in casa (65,2%). La sedentarietà dominante rende i ragazzi italiani i più obesi o a rischio obesità d’Europa.
Partendo dal presupposto che i bambini e i giovani in sovrappeso e quindi a rischio di patologie future, sono troppo spesso figli della superficialità, della disorganizzazione, della distrazione, i governi dell’UE stanno correndo ai ripari, con iniziative e campagne per sensibilizzare il ritorno all’attività fisica all’aperto. Anche in Italia qualcosa si sta muovendo. Ne è un esempio il nuovo spazio web del MIUR Essere e Benessere: da qui è possibile scaricare gratuitamente un ricco volume di 110 pagine che illustra le linee guida per un corretto di stile di vita. Consigli pratici sull’alimentazione, le attività fisiche, la convivenza civile. Il documento si pone in perfetta sintonia con la Piattaforma d’azione per la dieta, attività fisica e la salute, promossa dalla Commissione europea nel marzo 2005 e rappresenta il frutto più recente della collaborazione tra Miur e Federalimentare.

25 novembre 2005 - 160 caratteri per un classico della letteratura. Partirà a gennaio in Gran Bretagna una singolare iniziativa promossa da «Dot Mobile», società inglese di sostegno agli studenti, in collaborazione con illustri docenti come John Sutherland, professore di letteratura inglese alla University College di Londra. Si tratta di un lavoro di riduzione dei più famosi classici della letteratura, opportunamente convertiti in messaggini per telefoni cellulari. Sutherland parte dal presupposto che gli sms siano una delle principali forme di comunicazione tra i giovani e che le loro potenzialità non siano ancora state studiate. Utilizzando il linguaggio sincopato degli sms sarà possibile inviare agli studenti che ne faranno richiesta frasi, versi, traduzioni e, perché no, l’intera trama delle opere, opportunamente condensati e abbreviati, sia per risparmiare spazio (ogni sms normale non può superare i 160 caratteri!), sia per renderli fruibili agli utenti del servizio, ovviamente i giovani studenti. C’è chi vede nel linguaggio degli sms una moderna versione della stenografia: come tale, occorre imparare ad usarlo. Chi non è avvezzo, infatti, potrebbe rimanere spiazzato di fronte a quello che risulta essere un vero e proprio codice, pieno di abbreviazioni, simboli, numeri. Anche l’Università di Oxford ha pubblicato un dizionario dedicato all’interpretazione del linguaggio sms. I puristi e i letterati gridano allo scandalo: ma in fondo basta ricordare che si tratta di un servizio per gli studenti in difficoltà. Vedremo se prenderà campo.

18 novembre 2005 - Studenti in piazza e religione obbligatoria. Il 17 novembre si è celebrata per il secondo anno consecutivo la giornata dello studente; per l’occasione sono scesi in piazza e hanno sfilato oltre 300.000 giovani, in 90 città italiane. L’iniziativa, promossa dal social forum di Porto Alegre e organizzata dall’Unione degli Universitari, dall’Unione Studenti e da Mutua Studentesca, è stata l’occasione per «rivendicare la centralità del sapere e della cultura come chiave per l’emancipazione delle persone dalla precarietà». I cortei si sono svolti ovunque in maniera pacifica e allegra, eccezion fatta per qualche tafferuglio a Milano, dove sono stati lanciati fumogeni e uova davanti alla sede di una banca, e Roma, dove nei pressi del Ministero della Pubblica Istruzione sono stati imbrattati dei muri di vernice rossa. Le città in cui sono state registrate più adesioni sono state Genova, Torino, Bologna, Firenze, Trieste, Palermo, Perugia, Napoli, Milano e Roma.
Gli studenti contro la Riforma Moratti, ma non solo: il segretario della Flc-Cgil Enrico Panini ha denunciato che secondo il nuovo Decreto sulla scuola secondaria l’ora di religione (o l’attività alternativa) sia di fatto diventata obbligatoria, implicando 33 ore di assenza (per bocciare automaticamente bisogna arrivare a 250). Il MIUR, in questa pagina, smentisce che qualcosa sia cambiato rispetto agli anni passati: l’ora di religione diventa obbligatoria solo dopo che lo studente ha operato la scelta in tale direzione.
E per chi sceglie di non frequentarla (dall’inizio) nessuna penalità.

11 novembre 2005 - Diplomati a 19 anni, sempre di più. Il consueto appuntamento con l’annuario statistico dell’Istat ha spazio anche per alcuni dati interessanti relativi ai diplomati della scuola italiana. Il dato più interessante mette in luce il numero degli studenti italiani che riescono ad ottenere il diploma di scuola secondaria a 19 anni (e tiene conto esclusivamente dei ragazzi e delle ragazze di questa età): nel quinquennio che va dal 1999/2000 al 2003/04 si registra un aumento costante di diplomati diciannovenni: dal 70,2% (1999) al 76,8% (2003). Nel 1999 si diplomavano il 10% in più delle ragazze rispetto ai ragazzi; oggi questa differenza si è ridotta al 7%. In ogni caso il dato fa ben sperare per l’obiettivo europeo del 2010 che prevede un tasso di dispersione pari al 10%.
La Lombardia è la regione con il più basso tasso di diplomati 19enni: 67, 3%. Uno studente lombardo su tre abbandona gli studi prima di arrivare al diploma oppure ha ripetuto uno o più anni scolastici. Il dato relativo alle ragazze lombarde è il più basso d’Italia (72,8), mentre quello relativo ai ragazzi (62,8) è migliore solo di quello dei ragazzi sardi (55,7). Al primo posto spiccano invece gli studenti laziali: ottengono il diploma a 19 anni il 95,8% dei maschi e il 94,1% delle ragazze (Campania e Lazio sono le uniche regioni in cui si diplomano più ragazzi che ragazze). Seguono gli abruzzesi (89,8%), marchigiani (83,3%) e umbri (82,7). Gli studenti del centro Italia battono tutti.

4 novembre 2005 - Studenti stranieri in Italia. Gli alunni con cittadinanza non italiana stanno aumentando costantemente: si stima che l’incremento oscilli tra le 50.000 e le 60.000 presenze in più ogni anno. Se 10 anni fa gli extracomunitari a scuola erano pressappoco 50.000, adesso sono almeno 360.000, secondo i dati pubblicati dal ministero dell’Istruzione relativi allo scorso anno scolastico. Ben distribuiti su tutti gli ordini di scuola, gli studenti stranieri provengono da 187 paesi diversi e costituiscono, oggi, il 4,20% dell’intera popolazione scolastica.
La distribuzione, tuttavia, non è omogenea: al sud e nelle isole il dato raggiunge a malapena l’1%, mentre al Nord Est si raggiunge il 7,38%. A livello europeo le regioni italiane che hanno maggiori tassi di incidenza sono l’Emilia Romagna (8,40%), l’Umbria (7,81%) e le Marche (7,06%), mentre la città maggiormente multietnica è Milano (11,58%). Il nord, da solo, accoglie il 70% degli studenti stranieri. Si stima che nel 2011-2012 il numero arriverà a 500.000/600.000.
Resta alta anche la forte selezione che colpisce gli alunni stranieri: nel 2003/2004 il 26% di questi ha interrotto gli studi entro i primi due anni a fronte del 9,11% degli italiani. Quasi la metà degli studenti stranieri presenti nelle scuole italiane frequenta la prima classe e la percentuale decresce con l’avvicinarsi dell’ultimo anno di corso. Il tasso di bocciatura degli stranieri, infine, è di 16,10, ben superiore alla media nazionale di 12,56.

28 ottobre 2005 - La classifica delle Università. Il prestigioso quotidiano inglese Times ha stilato una classifica delle 100 Università più quotate al mondo nel 2005. La palma d’oro è tutta statunitense, con più della metà degli atenei tra i primi 10 classificati: prima in assoluto la blasonata Harvard University di Boston, seguita da Stanford e Berkley in California e Yale, nel Connecticut.
Sono nomi “scontati” quelli della ricerca del Times, tra i quali non mancano anche le inglesi Cambridge e Oxford. Università che da decenni, se non da secoli, rimangono sinonimo di garanzia ed efficienza formativa.
L’Europa entra in corsa al decimo posto con l’École Polytechnique di Parigi mentre l’Italia fa capolino solo al 125° posto con L’Università La Sapienza di Roma, l’Università di Bologna (159° posto) e, per la prima volta, con l’Università di Firenze (199° posto).
I parametri usati dal Times sono in realtà limitati all’aspetto scientifico e numerico degli atenei, dal momento che prendono in considerazione il numero di professori, ricercatori e studenti esteri presenti nell’Università, rapporto docenti-alunni. Non sono state effettuate interviste agli studenti, mentre sono stati ascoltati 2375 docenti. Nonostante ciò, fa un certo effetto vedere al 15° posto l’Università di Pechino, ben più in alto, secondo il quotidiano inglese, della “nostra” Sapienza.

21 ottobre 2005 - Riforma e occupazioni. Con l’approvazione degli ultimi due decreti legislativi (quello relativo al secondo ciclo di istruzione e quello sul nuovo meccanismo di reclutamento degli insegnanti), il governo ha dato il via libera al nuovo sistema scolastico, che entrerà in vigore a partire dall’anno scolastico 2007-08. I licei saranno suddivisi in 8 filoni (artistico con 3 indirizzi, classico, scientifico, economico con 2 indirizzi, linguistico, musicale e coreutico, delle scienze umane e tecnologico), gli istituti tecnici, finalizzati all’inserimento nel mondo del lavoro, avranno pari dignità e potranno essere gestiti (a livello di programmi e orari) direttamente dalle Regioni.
Inevitabilmente, l’approvazione dell’ultimo atto della riforma Moratti ha fatto scendere in piazza studenti e docenti, che hanno accusato il decreto di essere classista, di privilegiare il privato rispetto al pubblico e di non rispecchiare i reali bisogni del mercato del lavoro. In molte città tra cui Roma, Milano, Napoli, Bologna, Firenze, Cagliari, sono molti gli istituti in cui sono in atto occupazioni da parte degli studenti. E lo scorso 12 ottobre erano 250.000 a protestare in moltissime piazze italiane; gli studenti chiedono la graduale estensione dell’obbligo scolastico fino a 18 anni, la modifica della legge per il diritto allo studio e l’accesso ai saperi, la riforma degli organi collegiali, nazionali e locali, per garantire maggiore democrazia e partecipazione degli studenti nelle scuole. Altre manifestazioni sono in programma fino alla fine del mese. Ottobre di dibattiti e proteste anche negli ambienti universitari, dove in molte facoltà italiane studenti e docenti chiedono di fermare la riforma sullo stato giuridico dei docenti e modificare il nuovo ordinamento «3 più 2» che pare piaccia davvero a pochi. In qualche caso la didattica è stata sospesa; in altri si è spostata nelle piazze delle città, magari all’ombra di un monumento, lontana dai normali banchetti d’ateneo, ma finalmente accessibile a tutti.

14 ottobre 2005 - A Pinter il Nobel per la letteratura. Il Premio Nobel per la letteratura 2005 è andato al 75enne Harold Pinter, drammaturgo inglese, autore di 29 commedie (e ha detto di non volerne scrivere più), sceneggiatore televisivo e cinematografico, poeta, famoso anche per le sue campagne a difesa dei diritti umani e per il suo pensiero anti anglo-americano.
Pinter è nato ad Hackney, un sobborgo di Londra, nel 1930. Ha iniziato la sua carriera teatrale come attore lavorando in piccoli teatri di provincia; nel 1957 inizia la sua carriera di drammaturgo. Quasi per caso, in soli quattro giorni, scrive un atto unico intitolato La stanza, rappresentato al teatro dell’Università di Bristol. Da quel momento inizia la sua carriera di drammaturgo, influenzata da Kafka, da Beckett e dal teatro dell’assurdo, incentrando la sua opera attorno alla nevrosi dell’uomo borghese, all’ambiguità, allo smarrimento, con uno stile asciutto fatto di sospensioni, silenzi, paure. Tra i capolavori si ricordano Il guardiano (1960), Il ritorno a casa (1965), Tradimenti (1978), Ceneri alle ceneri (1996). Gli accademici hanno motivato l’assegnazione del Nobel sottolineando che «Pinter nelle sue opere svela il baratro sotto le chiacchiere di ogni giorno e costringe a entrare nelle chiuse stanze dell’oppressione». Considerando che Pinter è sceneggiatore, molto più che letterato, e che non ha mai trascurato l’impegno politico, schierandosi sempre dalla parte del pacifismo (ha definito Blair «un criminale di guerra che gira con quel delizioso sorriso cristiano sulla faccia»), la scelta dell’Accademia di Svezia appare quanto mai una scelta coraggiosa.

7 ottobre 2005 - Insegnanti di qualità, per un’istruzione di qualità. Lo scorso 5 ottobre è stata celebrata nel mondo la giornata dell’insegnante, istituita per la prima volta nel 1993; anche se l’ONU, in un comunicato ufficiale, ha dichiarato «di unirsi ai genitori e alle comunità di tutto il mondo nel riconoscere che i docenti di qualità sono fondamentali per assicurare l’istruzione: con il loro lavoro forniscono un contributo immenso allo sviluppo sostenibile», le iniziative legate alla giornata sono passate un po’ in sordina. L’occasione della giornata, legata al tema «insegnanti di qualità per istruzione di qualità» è stata comunque quella di ribadire che è fondamentale, per tutti i paesi, investire nella formazione degli insegnanti. Le Nazioni Unite, oltre a mostrare apprezzamento per il lavoro che svolgono i docenti (oltre 60 milioni in tutto il pianeta), hanno ribadito che i governi hanno il dovere di ascoltare la voce degli insegnanti, prima di prendere decisioni politiche che li riguardano.
In Italia la situazione non è rosea: il numero complessivo dei docenti è di quasi 800.000 e tutti si trovano in una delicata fase di transizione lavorativa. Ricordiamo poi che tra i dipendenti della pubblica amministrazione gli insegnanti italiani sono l’unico esempio di personale laureato privo di possibilità di progressione contrattuale. E gli stipendi restano bassi rispetto agli standard europei. Poco è stato fatto per gratificare una categoria importantissima che necessità di maggiori attenzioni.

30 settembre 2005 - Scuole pericolose. In occasione della III Giornata Nazionale della Sicurezza nelle Scuole, che si svolgerà il prossimo 25 novembre, Cittadinanzattiva ha stilato il rapporto sulla sicurezza degli edifici scolastici italiani; l’inchiesta è stata effettuata su un campione di 382 scuole in 117 città e ha coinvolto oltre 125.000 studenti. Il panorama che emerge è piuttosto sconfortante: il 53% degli edifici è sprovvisto del certificato di agibilità statica, il 52% del certificato di agibilità igienico-sanitaria, il 64%, infine, di quello relativo alla prevenzione degli incendi (il 14% non possiede nessuno dei tre). Se in molti istituti mancano appendiabiti, sedie o banchi sono rotti e le finestre sono prive di tapparelle o tende, in altri si verificano segni di fatiscenza, c’è sporcizia e mancano impianti di condizionamento adeguati. Poco più di una scuola su due dispone di una palestra, ma nel 28% dei casi si tratta di edifici che presentano barriere architettoniche o crolli di intonaco. Nel complesso una scuola su quattro presenta insicurezze.

23 settembre 2005 - Docenti al femminile. Secondo un’indagine di ItaliaOggi, realizzata con la collaborazione dell’ufficio studi della Uil, il corpo docente italiano è costituito in gran parte da personale femminile. Nella scuola d’infanzia il dato raggiunge addirittura il 99%, nella scuola elementare il 97% (in aumento di due punti rispetto allo scorso anno), nella scuola media l’80% e nella scuola superiore tra il 60 e il 65%. Una maggioranza di donne in cattedra tra le più alte d’Europa. Uno dei fattori determinanti di questo «predominio», che tuttavia dura da molti anni, potrebbe essere stato il recente inserimento di 35.000 insegnanti, la maggior parte dei quali costituito da donne non giovanissime (in quanto già precedentemente impiegate con contratti a tempo determinato).
Non pare un caso, quindi, che continui ad essere alta anche la media anagrafica degli insegnanti di ruolo della nostra scuola: su un totale di circa 680.000 professori, più della metà (quasi 347.000) ha più di 50 anni. In particolare, nella scuola dell’infanzia gli insegnanti over 50 sono il 41,8% (+ 0,3% rispetto all’anno scorso), quelli della scuola elementare sono il 40% (-1,2%), quelli della scuola media il 60,8% (-1,3) e quelli delle scuole superiori il 50,5 (+0,3%). A limitare l’aumento della percentuale di docenti italiani over 50 ha senza dubbio contribuito il maggior numero di cessazioni dal servizio con decorrenza 1° settembre 2005.


16 settembre 2005 - Slitta al 2007 la riforma della scuola. «La maggioranza delle Regioni ci ha chiesto un rinvio della sperimentazione nella scuola secondaria. Il governo ha accettato questo invito e ha deciso un rinvio al 2007». Parole del ministro Letizia Moratti. La notizia, trapelata nel corso dell’incontro tra il ministro e gli assessori regionali all’Istruzione, ha soddisfatto tutti: le Regioni, anche quelle del Polo che avevano approvato la riforma, Cgil, Cisl e Uil, l’opposizione e lo stesso ministro. Fino all’inizio dell’anno scolastico 2007/2008 non saranno dunque possibili sperimentazioni sui nuovi licei. Ma con una nuova legislatura, un nuovo governo, una nuova maggioranza, come andrà a finire?
La riforma della scuola superiore era stata concepita dal ministro Moratti allo scopo di dividere in due grandi gruppi le scuole superiori: da una parte i licei (suddivisi a loro volta in 8 corsi di studio), dall’altra le scuole dell’istruzione e della formazione professionale. Una separazione talmente netta che aveva suscitato non poche perplessità sin dalle prime dichiarazioni ufficiali, nonostante fossero stati preventivati «scivoli» per permettere il passaggio da un percorso all’altro. Con lo slittamento della riforma della scuola superiore (l’ultima parte del progetto globale del ministro) le scuole a cui pre-iscrivere i ragazzi entro gennaio 2006 resteranno quelle che tutti conosciamo.
Le Regioni e i funzionari del governo hanno un altro anno di tempo per riflettere, discutere e scegliere quale possa essere il futuro migliore della scuola superiore italiana.

9 settembre 2005 - Cari libri di scuola. [lettera di Federico Enriques, Amministratore delegato della Casa editrice Zanichelli, pubblicata su Repubblica il 7 settembre 2005].
Caro Direttore, Repubblica (Giovedì 1 settembre, pag. 28) ha dato ampio risalto ad una indagine di Altroconsumo sui costi della scuola, che, mi sembra, contiene due equivoci.
1) Circa la metà delle scuole medie concentra nel primo anno l’acquisto di testi che serviranno per i tre anni, in particolare per alcune materie (es. Matematica, Scienze, Lingue straniere); le altre adottano, per quelle stesse materie, corsi divisi in tre (o due) volumi, da acquistare anno per anno. Il tetto annuale di spesa fissato dal Ministero dell’Istruzione è basato sul valore medio delle adozioni. Quindi le scuole del primo gruppo quasi sempre “sfiorano” in prima media. Quelle del secondo gruppo negli anni successivi. La norma sul tetto di spesa (D. M. 547/1999, art. 2, co. 3) chiarisce che eccessi di spesa in un anno devono essere compensati negli anni successivi (o essere giustificati da risparmi nei precedenti). Quindi l’affermazione che una classe supera il tetto in un anno è praticamente priva di senso: l’osservanza del tetto va controllata prendendo a riferimento il complesso della spesa dei tre anni. Probabilmente scuole indisciplinate ci sono: ma i dati di Altroconsumo non lo dimostrano. Per capire la questione, un po’ tecnica, si immagini che un capogita assegni a ciascun gitante un buono pasto da 18 euro, per tre piatti (media 6 euro a portata, consentendo di muoversi liberamente fra le portate (es. piatto unico oppure due o tre piatti, sempre entro i 18 euro). Se il capogita estraesse il cartellino giallo per tutti quelli che hanno speso più di 6 euro per il “primo” o per il dolce, senza verificare se gli uni hanno risparmiato sul “secondo” o gli altri sulla minestra, alzerebbe molti cartellini gialli ingiustificati. È esattamente quello che fa Altroconsumo (anche se, ripeto, è ben possibile che alcuni rilievi siano giustificati).
2) Si confonde fra l’aumento del prezzo dei libri, da un anno all’altro, e la spesa di una determinata classe, la quale può aver cambiato uno o più libri adottati l’anno precedente (in media le scuole, salvo nuovi programmi, cambiano il 30% dei testi ogni anno). L’aumento rilevato nei licei classici e negli istituti tecnici industriali vuol solo dire che si sono cambiati libri meno costosi con libri più costosi, così come la diminuzione, rilevata dall’indagine, nei licei scientifici e negli istituti commerciali vuol dire lo stesso (cioè che si sono cambiati libri più cari con volumi di minor prezzo). È come se una persona cambiasse una utilitaria con una media cilindrata e affermasse che è aumentato il prezzo delle auto. Gli studenti dei liceo scientifici e istituti commerciali sono molto più numerosi di quelli dei classici e industriali: se fosse “vera” l’indagine di Altroconsumo, si dovrebbe concludere che quest’anno mediamente, nei licei e istituti tecnici, si spende, meno, non di più (e sarebbe anche questa una notizia).
Smetto con i tecnicismi. Chi manda un figlio alla scuola pubblica riceve un servizio che costa alla collettività circa 6000 euro all’anno. La famiglia vi aggiunge il costo dei libri (e altro). La famiglia ha diritto di usufruire di un importante servizio, sostenendone il costo sociale in piccola parte. Da un altro punto di vista la collettività fa un importante investimento, a cui è chiamata a partecipare in maniera assi contenuta. Gli osservatori delle cose cinesi sono colpiti da quanto le famiglie investano per l’istruzione dei figli, perché essi possano progredire in un sistema scolastico assai impegnativo. Da noi la scuola è vista sempre – almeno negli articoli rituali sui carolibri – come costo, come noioso adempimento, come spreco di tempo che serve solo per esercitare il diritto alla promozione, mai come investimento, fattore di sviluppo personale e sociale. La Cina è davvero lontana. Ma che ciò non abbia un po’ a che fare coll’implosione dell’Italia e l’implosione della Cina? Pensiamo davvero che il “declino” del paese sia soltanto colpa dei politici, degli industriali, comunque degli altri? Che non cominci, il “declino”, anche dai nostri atteggiamenti, dai nostri modi di pensare, dalle nostre scelte?
Federico Enriques, amministratore delegato della Casa editrice Zanichelli.

26 agosto 2005 - Frutta e verdura al posto della merendine. Con l’inizio del nuovo anno scolastico debutterà in molti istituti della regione Lombardia un interessante progetto: i ragazzi delle scuole di Milano, Brescia, Cremona e province, troveranno una serie di distributori automatici che erogheranno confezioni di frutta e verdura al posto di merendine  e  bibite gassate. L’iniziativa «Più frutta, più verdura», promossa dall’assessorato all’Agricoltura della Regione Lombardia, ha un duplice scopo: combattere i problemi di sovrappeso e obesità sempre più diffusi tra i giovani studenti e tentare di riavvicinare i giovani ai prodotti genuini della nostra agricoltura.  
I dati forniti da un’indagine Doxa sono infatti preoccupanti: negli ultimi 4 anni il consumo della frutta si è ridotto del 20%, il 30% dei ragazzi tra i 6 e gli 11 anni non ne consuma affatto, il 20% non beve latte e addirittura uno su due non mangia abitualmente nessun tipo di verdura.
Oltre ai distributori automatici di frutta e verdura (ne saranno installati almeno un centinaio), la regione Lombarda organizzerà anche una serie di corsi specifici per i docenti, per aiutarli a indirizzare gli allievi verso un tipo di alimentazione più sana.

22 luglio 2005 - Quasi 7000 le lingua sulla Terra. Secondo le ultime stime di Ethnologue, progetto promosso dal Summer Institute of linguistic di Dallas, nel mondo si parlano ben 6912 lingue diverse. Il paese più ricco di idiomi è la Nuova Guinea, che arriva a contarne 820. Si calcola (stima del World Almanac - 2005) che la lingua parlata da più persone nel mondo sia il cinese mandarino: 1 miliardo e 750 milioni. Più staccate le lingue hindi e l’inglese, che si aggirano attorno al mezzo miliardi di utenti; seguono lo spagnolo (425 milioni), il russo (275), l’Arabo (256), il Bengalese (215), il Portoghese (194), il Malese-indonesiano (176) e il Francese (129).
Anche il Belpaese, in quanto a varietà di idiomi e linguaggi, riesce a difendersi bene: tenendo conto dei vari dialetti e sotto-dialetti, in Italia si arrivano a parlare 33 lingue. Dai micro-linguaggi come il gaì (Lombardia) o il walser (Piemonte), usati solo da poche centinaia di individui, si arriva all’emiliano-romagnolo, parlato da quasi 2 milioni di italiani. Soltanto in Sardegna si parlano 5 dialetti diversi tra loro: il corso, il gallurese, il sassarese, il campidanese e il lodudorese. C’è solo l’imbarazzo della scelta!

8 luglio 2005 - Come va la scuola italiana? Un recente articolo di Andrea Prat, pubblicato sul sito www.lavoce.info affronta un tema di forte attualità: il futuro della scuola e il suo confronto con le realtà europee e americana. Dalla ricerca di Prat emergono dati interessanti e miti da sfatare: per esempio, secondo i dati forniti dall’Ocse, l’Italia è uno dei paesi al mondo con la spesa per lo studente più alta. Ciò è dovuto soprattutto al numero di studenti per insegnante, cifra che raggiunge i minimi mondiali nella scuola primaria (10,6 insegnanti per studente) e nella secondaria inferiore (9,9). Malgrado lo Stato italiano spenda meno soltanto di Austria, Svizzera e Stati Uniti, tuttavia, gli studenti del nostro paese hanno i risultati peggiori dei loro coetanei europei (dati ottenuti su test svolti da 4500/10.000 studenti quindicenni per paese).
Due carenze tutte italiane potrebbero essere la causa di questo panorama piuttosto desolante: la mancanza di un meccanismo di valutazione esterna sia per gli studenti che per gli stessi insegnanti (in primis alla maturità). Ma i mali della nostra scuola, conclude Prat, hanno radici profonde: il dibattito deve essere aperto a tutto campo.

1 luglio 2005 - Il... solito esame. Il tema degli Esami di Stato per chi non ci si trova nel mezzo, in un modo o in un altro, fa parte di quei tormentoni che sembra sempre uguale a se stesso: angoscia degli studenti, stress da super lavoro dei professori, gli auguri del ministro che ricorda ai “cari ragazzi” che ci siamo passati tutti, il toto argomento delle varie prove prima e polemica “facile/difficile” poi, alla quale in tempi tecnologici si è aggiunta quella di Internet, che in pochi minuti fornisce la soluzione a chi è abbastanza bravo da arrivarci.
Alla prima prova, quella uguale per tutti, ha vinto di diverse lunghezze l’ambito socio economico del viaggio come metafora della vita, lasciando in nettissima minoranza chi ha scelto Dante, Einstein, o i rapporti Europa-Usa. L’88% degli studenti ha infatti optato per il saggio, rispetto al 55% del 2004. Nella seconda prova la scelta la fa l’indirizzo e nonostante le iscrizioni al Liceo classico siano sempre meno, è la versione da tradurre a tenere banco nelle notizie del giorno dopo. A maggior ragione quest’anno, con un brano di Tacito unanimemente definito difficilissimo. La terza prova preoccupa meno gli studenti, soprattutto perché il quizzone multidisciplinare è definito e redatto dalla commissione d’esame, tipologia questa che spinge molti a definire la Maturità come una farsa.
Quest’anno l’esercizio più gettonato è stato la trattazione sintetica di cinque argomenti. È uno stress che raggiunge l’apoteosi il primo giorno, quando tutti fanno la stessa cosa, si mantiene alto quando ancora la prova è imposta e va poi scemando via via che l’esame si fa più casalingo, fino agli orali in corso in questi giorni. Forse, una pura formalità.

22 giugno 2005 - Se aumentano i bocciati. In attesa dei risultati finali post-esami di maturità, i dati relativi ai promossi e ai bocciati delle scuole italiane parlano piuttosto chiaro: aumentano i respinti, soprattutto quelli degli istituti tecnici. Al tecnico «Avogardo» di Torino (il più grande d’Italia) la percentuale dei respinti ha toccato il 37% e in generale, nelle grandi città, il dato relativo ai bocciati degli istituti tecnici è in media doppio di quello di licei.
Resta altissima la percentuale dei promossi con debiti formativi: 30-40% nei licei, anche 50-60% nei tecnici. In futuro, per gli studenti che dovessero riportare un debito nella stessa materia per due anni consecutivi, potrebbe scattare la bocciatura: lo prevede un decreto attuativo approvato lo scorso 27 maggio che potrebbe essere applicato già a partire dal 2006-2007. Come cambierà l’approccio di studenti e insegnanti nei confronti del tanto discusso debito formativo?

10 giugno 2005 - Più geni o più furbi? Da quando è stato riformato l’esame di maturità il numero dei promossi ha raggiunto il 97% degli iscritti. La speranza è che la scuola italiana abbia iniziato a sfornare studenti sempre più bravi e diligenti, ma il sospetto che la spiegazione sia un’altra rimane…
Intanto gli esaminatori sono gli stessi professori che conoscono i ragazzi da anni, ne conoscono debolezze e virtù, aspirazioni e possibilità reali e non solo quelle che possono essere falsate dall’emozione di un esame. Inoltre ora anche gli studenti possono accedere ai segreti dell’unico straniero in questo confronto privato, il presidente della commissione. Su internet, inserendo un nome, un cognome e una materia, è possibile scovare le manie, i tic e le domande più frequenti di questo sconosciuto. E se non sarà proprio sufficiente a conoscerlo, potrà senz’altro aiutare ad alleviare le farfalle nello stomaco. Ma la «comunicazione facile» di internet e dei cellulari ha anche altri vantaggi. Le versioni di latino appaiono tradotte in rete pochi minuti dopo la consegna della busta, i compiti di matematica già risolti ondine prima che lo studente finisca di leggere la traccia. Basta un sms, o una foto del compito (per chi ha un videofonino) ed è fatta. Certo, un buon 60% degli studenti si affida ancora agli intramontabili bigliettini, il 20% fa spera nel compagno di banco, un temerario 8% organizza incontri in bagno (come risulta da un sondaggio promosso dal mensile Cream magazine su un campione di oltre 7600 ragazzi), ma le nuove tecnologie sono sempre più usate dagli studenti e chi si occupa dei controlli non si è ancora adeguato.

30 maggio 2005 - Integrazione e intercultura. L’ANCI - Associazione Nazionale Comuni Italiani – ha accolto con favore l’indagine parlamentare su multiculturalismo e integrazione nel sistema educativo italiano. La risposta della MIUR al continuo aumento di studenti stranieri – un aumento esponenziale negli ultimi 10 anni, fino a toccare le 330.000 presenze – non sembra adeguata da un punto di vista finanziario, soprattutto per quanto riguarda l’assegnazione di personale docente alle scuole, nonostante le denunce dell’ANCI per una maggiore presenza di docenti per facilitare l’integrazione scolastica (come risulta dagli emendamenti al DL 59/2004 di applicazione alla L 53/2003).
Le iniziative dei comuni sul tema dell’integrazione culturale sono numerosi, soprattutto al Nord Italia: il comune di Milano, ad esempio, ha recentemente stanziato per il 2005 600 mila euro per istituire laboratori di italiano per immigrati. Per quanto riguarda la scuola molto è affidato ad accordi locali tra scuole e comuni attraverso la creazione di centri di documentazione sui paesi di provenienza delle varie etnie dal punto di vista economico, sociale e storico, o la nascita di centri specializzati rivolti ad operatori del settore (un esempio fra tutti: il Centro documentazione sulle politiche sociali del Gruppo Solidarietà di Jesi, www.grusol.it). I comuni chiedono finanziamenti dedicati e una strategia unitaria sul tema dell’integrazione, per coordinare i diversi interventi e facilitare l’accesso alle informazioni su tutto il territorio nazionale. La vera integrazione non assoggetta una cultura all’altra: semplicemente, consente ad ognuno di essere sé stesso in mezzo agli altri.

23 maggio 2005 - La ricerca facile. L’oggetto libro così come lo concepiamo da 550 anni potrebbe aver imboccato il suo periodo di declino. Stavolta non c’entra la scarsa inclinazione alla lettura degli italiani ma la carta su cui il libro viene stampato, rilegato, usato. È sempre più realistica l’ipotesi di un futuro di libri digitali. Lo scopo: facilitare la ricerca. Sono circa 10 anni che gli esperti del settore informatico parlano di tecnologia TEI (Text Encoding Initiative), che sviluppa un modello di codifica dell’informazione testuale in formato elettronico. Nel mondo delle biblioteche online sta prendendo sempre più piede la possibilità di scaricare interi libri dalla Rete, con l’unica avvertenza del Copyright.
Così come il “motore di ricerca” è diventato ormai un’irrinunciabile protagonista della navigazione in Internet, grazie alla TEI è possibile effettuare ricerche per parola o frase direttamente nei libri opportunamente digitalizzati e codificati. Ci ha pensato in Italia l’Università La Sapienza di Roma (www.bibliotecaitaliana.it); anche Google, il più motore di ricerca più usato nel mondo, non ha perso tempo ed ha lanciato Google Print, un nuovo servizio di promozione editoriale che permette di estendere le ricerche sul web anche ai libri stampati. Il servizio Google Print presuppone un accordo tra gli editori ed è comunque limitato: l’utente sarà in grado di consultare solo 5 pagine del libro alla volta, senza poterle copiare o stampare. La tecnologia TEI sta prendendo piede soprattutto nelle Università, mentre l’iniziativa di Google è al momento limitata perché promozionale. Per il momento si tratta di strumenti per aiutare la ricerca, ma chissà che non facciano tornare di moda il libro elettronico. L’e-book, solo pochi anni fa, sembrava essere l’idea del futuro; al momento però la carta è ancora protagonista assoluta.

13 maggio 2005 - Il burnout degli insegnanti. Cos’è il burnout, parola inglese che ricorre sempre più spesso nei blog dedicati alla scuola, nei quali molti insegnanti protetti dall’anonimato osano confessare le loro più sincere frustrazioni? Qualcuno la definisce “erosione dell’anima”, altri più semplicemente chiamano chi ne soffre “scoppiato” o “esaurito”, quelli che non condividono puntano il dito sul vittimismo e la mancanza di passione per uno di quei mestieri che chi lo esercita non “fa”, ma “è”.
Certo i dati non sono confortanti. Numerosi sondaggi, analisi, statistiche segnalano un aumento delle richieste di prepensionamento degli insegnanti rispetto ad altre categorie, per non parlare delle patologie derivanti da stress sul lavoro, nelle quali i prof. rimangono imbattuti.
Gli studenti poi non hanno certo un’opinione molto edificante del mestiere di chi li educa, per lo meno questo è ciò che emerge dal libro di Gianfranco Giovannone (Perché non sarò mai un insegnante, Longanesi) in cui il professore di Pisa pubblica le risposte dei suoi allievi alla domanda “faresti mai il professore”? Le motivazioni sono varie ma la risposta unanime: no. E le motivazioni degli insegnanti sofferenti? Possiamo riassumerle così: stipendi ridicoli; riforme (passate o in sospeso) che rendono il clima incerto e stressante; perdita di prestigio di un mestiere che diventa sempre più sterile addestramento, famiglie che mettono il naso dove non dovrebbero sindacando sul lavoro altrui; famiglie che non lo mettono abbastanza, delegando alla scuola oltre il delegabile; sindacati che fanno finta di niente forse per non aprire una pentola a pressione.

6 maggio 2005 - Imparaonline, verso l’integrazione tra classe reale e classe virtuale. Il progetto di ricerca Imparonline, avviato lo scorso settembre 2004 e coordinato dall’Istituto di ricerca educativa della Lombardia, è stato sviluppato per far comprendere come sia possibile l’integrazione tra le tradizionali lezioni svolte nelle scuole e le risorse disponibili online. A tale proposito giovedì 5 maggio si è tenuto, nell’ambito del progetto, un seminario sul tema dell’insegnamento a distanza e dell’integrazione tra "classe reale" e "classe virtuale". Al seminario hanno partecipato insegnanti delle scuole superiori lombarde che si sono dimostrati disponibili a intraprendere un percorso formativo alternativo a quello tradizionale. Lo scopo del progetto Imparonline, del resto, è stato fin da subito quello di permettere il superamento della netta e lineare contrapposizione tra dentro (lo studente in classe) e fuori (lo studente non in classe), al fine di promuovere un percorso formativo inedito. Internet permette un’interazione delle risorse veloce e immediata: basti pensare alla diffusione dei newsgroup, dei blog, dei forum, delle chat, fino alle piattaforme più complesse basate su e-learning, veri e propri corsi on-line. Documenti, bozze di progetti, casi studio e saggi sono on-line sul sito del progetto: http://www.irre.lombardia.it/imparonline.

22 aprile 2005 - Gli insegnanti digitali crescono. Sono buone notizie quelle che emergono dallo studio dell’istituto Iard sull’utilizzo delle nuove tecnologie nel mondo della scuola (pubblicato il 12 aprile col Rapporto annuale dell’Osservatorio dell’AIE -Associazione Italiana Editori- sull’editoria digitale). Sono stati intervistati 80 insegnanti, tra i più attenti alle nuove tecnologie, e ciò che è emerso è che sono soprattutto gli studenti a beneficiarne, per facilità di utilizzo e maggior partecipazione. 
Ma è la didattica nel suo complesso a trarre vantaggio dalle nuove tecnologie, grazie alla possibilità di personalizzare i materiali, alla facilità di accedere alle informazioni più aggiornate, alla maggiore sintonia dovuta all’utilizzo di un linguaggio più vicino ai giovani. La nota dolente riguarda l’applicazione pratica: mancanza di formazione degli insegnanti, difficoltà di accedere ad apparecchiature informatiche funzionanti, condizioni ancora arretrate delle strutture scolastiche. La buona volontà c’è, il materiale prodotto dagli editori anche; manca proprio l’«oggetto computer», o se c’è spesso non funziona. In questo senso l’AIE ha proposto al MIUR due progetti di sperimentazione per trovare un accordo tra pubblico e privato. Sottolineando anche l’importanza di eliminare il pregiudizio che vuole libro cartaceo e nuove tecnologie come due elementi contrapposti: si tratta invece di un’integrazione vincente «in un quadro di confronto della qualità e del pluralismo culturale e didattico».

15 aprile 2005 - Andersen a Bologna, per la 42ª Fiera del Libro per Ragazzi. Quest’anno la più importante manifestazione italiana (e non solo) dedicata alla letteratura e a tutta la produzione multimediale per l’infanzia e per ragazzi festeggia il bicentenario della nascita di Hans Christian Andersen (1805-1875). Lo scrittore danese, conosciuto in tutto il mondo come autore di ben 153 fiabe (tra le quali La Sirenetta, Il brutto anatroccolo, La piccola fiammiferaia, La principessa sul pisello), nacque in un piccolo borgo di inizio Ottocento, nella casa di un ciabattino e di una lavapiatti: la sua stessa vita ricorda quella di molti dei protagonisti delle sue meravigliose storie. In occasione della ricorrenza usciranno biografie illustrate, riedizioni delle sue fiabe e romanzi inediti. Nell’ambito della fiera, che si svolge dal 13 al 16 aprile a Bologna, presso il Quartiere Fieristico, si troveranno rassegne ed eventi espositivi dedicati all’opera di Andersen, atti a dimostrarne una volta di più l’attualità e la freschezza narrativa.

8 aprile 2005 - 150 anni dalla nascita di Giovanni Pascoli. Nel 2005 ricorre un anniversario importante di uno dei più grandi poeti italiani, Giovanni Pascoli: il 150° anniversario della nascita. Barga e Castelvecchio, i paesi della Valle del Serchio dove il poeta scelse di ritirarsi, stanno celebrando in questi giorni la ricorrenza. A Barga, nel pomeriggio di sabato 9 aprile, a Palazzo Pancrazi, si è tenuta la cerimonia ufficiale di apertura delle celebrazioni; domenica i festeggiamenti si sono spostati a Castelvecchio, luogo in cui Pascoli trascorse gli anni più tranquilli della sua esistenza, dal 1895 al 1912. Qui il museo dedicato al poeta, dopo 45 anni, amplia i suoi spazi e apre nuove stanze ai visitatori (fin’ora poteva essere visitata solo la casa-museo, aperta al pubblico dopo la morte della sorella del poeta Maria, scomparsa nel 1960); nella foresteria, adesso accessibile, è stato restaurato un salottino dove il Pascoli amava ascoltare la musica. In programma, inoltre, spettacoli folcloristici, letture, degustazioni gastronomiche.

1 aprile 2005 - Bullismo nelle scuole. In base a recenti studi il 24% degli studenti dai 14 ai 18 anni (quasi un ragazzo su quattro) sarebbe vittima, all’interno dell scuole, del cosiddetto bullismo (dall’inglese bullying). Si tratta di episodi di volenza fisica e psicologica che sembrano sfuggire agli occhi poco attenti degli adulti, ma i soprusi sono reali e, pare, molto più diffusi di quanto si pensasse. Il fenomeno delle aggressioni, prepotenze, le costanti ingiurie verbali, angherie e scherzi, spesso pesanti, tra gli studenti era noto; i due studiosi Elena Buccoliero e Marco Maggi hanno però evidenziato che non si limita ai bambini delle elementari. Tra i ragazzi più grandi è forse più facile nasconderlo o far finta di non vedere, nell’illusione, appunto, che ormai siano grandi e possano cavarsela da soli. Solo pochi testimoniano l’intervento degli adulti in episodi di bullismo, ma la regola generale è la separazione: tra il mondo degli adolescenti e quello degli adulti e tra gli studenti stessi.

25 marzo 2005 - Tutti a scuola fino a 18 anni. Il 24 marzo sono stati approvati dal Consiglio dei ministri due decreti che innalzano l’obbligo scolastico e formativo a 12 anni dai 9 attuali e prevedono percorsi di alternanza tra scuola e lavoro a partire dai 15 anni di età. Il percorso sarà graduale, l’obbligo scolastico salirà da 9 a 10 anni nel 2005 (con un investimento previsto di 16 milioni di euro), da 10 a 11 l’anno successivo (e risorse per 25 milioni di euro) per concludersi nel 2007. «Tutte le statistiche nazionali e internazionali - ha commentato il ministro dell’istruzione Letizia Moratti - concordano sul fatto che a livelli di istruzione e formazione più elevati corrispondono posti di lavoro più qualificati e più remunerati». Importante precisazione prevista dal decreto, oltre all’esenzione da tasse di frequenza per le scuole statali, riguarda i genitori che, sotto la vigilanza dei Comuni, saranno responsabili della frequenza scolastica dei figli, con tanto di sanzioni previste per i genitori inadempienti. È previsto un sistema di monitoraggio congiunto dei ministeri dell’Istruzione e del Lavoro sull’attuazione del decreto con relazione triennale al Parlamento. Per «rendere l’apprendimento più attraente per i giovani, come raccomandato dall’Unione europea» - si legge in una nota - un secondo decreto prevede che i corsi del secondo ciclo potranno essere frequentati in alternanza scuola-lavoro, comunque non prima di aver compiuto il 15° anno di età.

18 marzo 2005 - Sommo Poeta, ci scusi. Illustrissimo Dante, a nome di studiosi, biografi, illustratori, pittori e semplici lettori, Le chiediamo scusa. Per anni, secoli, nel nostro immaginario il Suo volto si è delineato grave, arcigno, serio, sottolineato da quel naso che già Boccaccio aveva descritto «aquilino» (senza tuttavia averlo mai visto di persona). Per anni, secoli, abbiamo ridacchiato pensando alle Sue sfortune amorose, certo imputabili, pensavamo, a un aspetto non propriamente avvenente e non aiutato da quel naso che tanti pittori, Giotto in primis, avevano con perfidia accentuato.
Oggi, grazie al restauro fiorentino degli affreschi nella sede dell’Arte dei Giudici e Notai, risalenti al 1375, possiamo finalmente rivalutare il Suo volto, il Suo profilo. Un viso meno spigoloso, un’espressione più serena, un naso più delicato, per quanto non piccolo... insomma, una persona diversa da come L’abbiamo immaginata per tanti anni, secoli. Per questo motivo, ci permetta, Sommo Poeta, di rendere una volta in più omaggio alla Sua poesia e, finalmente, anche al Suo naso.

12 marzo 2005 - Inghilterra: classi separate per i neri. Ha fatto molto discutere, in questi ultimi giorni, la proposta di Trevor Phillips (presidente della commissione parlamentare per le Pari opportunità razziali) di creare nelle scuole britanniche classi separate per i ragazzi neri, al fine di migliorarne il rendimento scolastico, in genere assai inferiore rispetto a quello di studenti di altre etnie.
Secondo Phillips, che pure è di origine afrocaraibica, sarebbe il contesto socio-culturale in cui vivono questi ragazzi a penalizzarli: essi infatti non considerano la cultura un valore e spesso mancano di autostima o di modelli positivi di riferimento. Di qui la proposta: la «ghettizzazione» permetterebbe loro di superare queste difficoltà e ne migliorerebbe l’apprendimento.
Ma chi dice che tra studenti dello stesso ceppo etnico si impara di più? Forse, come hanno obiettato a Phillips, occorrerebbe tentare prima di risolvere gli altri fattori che contribuiscono al fenomeno, quali le difficili condizioni di vita di questi ragazzi (in abitazioni fatiscenti, con famiglie disastrate) e le scarse aspettative da parte degli insegnanti delle scuole che i ragazzi frequentano.