A proposito di... 
Articoli del 2006
23 dicembre 2006. La Camera approva: il nuovo esame già dal prossimo anno. Giugno 2007: è questa la data che vedrà il debutto del nuovo esame di maturità, dopo l’approvazione del disegno di legge da parte della Camera (275 voti a favore e 220 contrari). Gli intenti del ministro della Pubblica istruzione Giuseppe Fioroni erano chiari: tornare ad una prova credibile, non più solo formale (o quasi). La carica dei 500.000 maturandi, dunque, dovrà fare i conti con le novità introdotte dalla legge. Ripassiamo le più importanti. L’accesso all’esame, per prima cosa, avverrà senza sconti: i professori formuleranno il giudizio di ammissione e solo chi avrà conseguito una preparazione adeguata si cimenterà nell’esame finale. Tutti i debiti formativi accumulati (a partire dall’anno scolastico 2008/2009) dovranno essere saldati. La commissione sarà composta da tre professori interni e da tre esterni, provenienti da scuole della provincia; il presidente, che non potrà più seguire più di 2 classi o 70 alunni, sarà anch’esso esterno. Le prove d’esame per gli studenti degli istituti tecnici o professionali potranno svolgersi in laboratorio (come nei licei artistici) e potrà durare due o tre giorni. Sarà ripristinata la lode. I privatisti che non hanno mai frequentato le lezioni a scuola dovranno affrontare una prova preliminare (e daranno l’esame in una scuola del comune di residenza).
15 dicembre 2006. Erasmus, 20 anni di studenti viaggiatori. Nel 1987, quando ancora non esisteva nemmeno la Comunità Europea, nacque il Progetto Erasmus; l’idea di invogliare gli studenti a conoscere altre realtà dell’Europa, favorendo gli studi in paesi esteri, scaturì dalla comunità studentesca Egee, fondata da Franck Biancheri (oggi presidente di Newropeans). Fu lui che, 20 anni fa, riuscì a far decollare il progetto coinvolgendo l’allora presidente francese François Mitterrand. Nel primo anno solo 3244 studenti scelsero di aderire all’iniziativa; la maggior parte di questi coraggiosi proveniva dal Regno Unito (925) e dalla Francia (895). Solo 220 italiani si misero in cammino. Oggi invece si contano 150 mila studenti all’anno, per un totale di oltre 1 milione e mezzo. Gli studenti italiani che scelgono di studiare all’estero sono circa 16.000 all’anno; la riforma universitaria, con la formula 3+2 ha un po’ frenato la possibilità di spostamenti e la maggior parte preferisce ancora concludere gli studi nel minor tempo possibile.
Il progetto Erasmus, a 20 anni dalla sua nascita, è comunque un vero e proprio fenomeno culturale. Rappresenta per molti giovani la prima reale possibilità di vivere un periodo della propria vita in maniera indipendente, a contatto con realtà culturali diverse da quelle in cui sono cresciuti; per un periodo che va dai 3 ai 12 mesi lo studente può svolgere esami nell’università che lo ospita, conoscendo studenti provenienti da altri paesi e sviluppando quel senso di comunità che purtroppo manca ancora nella maggior parte dei cittadini europei. A Bruxelles il presidente della Commissione europea José Manuel Barroso ha dato il via alle celebrazioni: per tutto il 2007 ci saranno eventi e festeggiamenti per celebrare gli studenti giramondo.
1 dicembre 2006. Obbligo scolastico e dispersione. Il ministro dell’Istruzione Fioroni parla chiaro: «Entro il 2009-2010 attueremo sia il passaggio dell’obbligo scolastico dai 14 ai 16 anni che l’azzeramento del precariato per tutti coloro che hanno intorno ai tre anni di anzianità di servizio». I due anni in più riguarderanno il biennio delle scuole superiori: secondo Fioroni il nuovo obbligo porterà da un lato all’ampliamento della consapevolezza del ragazzo, dall’altro all’allargamento dell’offerta formativa e quindi maggiore richiesta di impiego stabile per i docenti. Anche se ancora non è stato specificato in che modo verrà applicata la normativa, il ministro dovrà cercare di apportare alcune modifiche strutturali indispensabili; la scuola dovrà permettere allo studente di conoscere i propri esiti formativi, scolastici e lavorativi, soprattutto dopo il conseguimento della qualifica professionale, dovrà insomma evitare le "tentazioni" provenienti dal mondo lavorativo. Un’interessante indagine di Tuttoscuola ha inoltre potuto verificare che, dal 1999, quando è stato introdotto nel sistema d’istruzione l’innalzamento dell’obbligo dopo la terza media, si è invertita la tendenza che aveva portato fino all’anno prima ad una costante e graduale diminuzione della dispersione: prima dell’innalzamento dell’obbligo era scesa gradualmente dal 18,0% al 16,1%, dalla scolarità del 1999 la dispersione aveva ricominciato a salire, passando nel primo anno al 16,7% per raggiungere il 18,6% nel 2004-05. Aumentare l’obbligo scolastico significa aumentare la dispersione? Una ricca schiera di intellettuali, politici e uomini di spettacolo si è mostrata fiduciosa: il futuro del Paese passa anche dalla scuola.
17 novembre 2006. ...noi e dei nostri 80 anni! Ebbene sì, avete letto bene, 80 anni. La nostra casa editrice spegne un numero di candeline veramente ragguardevole. Un uomo, della stessa età, viene comunemente dichiarato vecchio, con l’attenuante, a volte, di aver accumulato saggezza (e pedanteria) nel tempo. Niente di più sbagliato. La Casa editrice D’Anna, in 80 anni ha fatto provvista di esperienza, storia, professionalità. Ma non per questo non è rimasta al passo con i tempi. Anzi. Durante le stagioni della sua vita ha saputo come, quando e perché rinnovarsi. A dimostrazione di questa dinamicità, in occasione dei festeggiamenti tenuti il giorno venerdì 17 novembre presso la Biblioteca degli Uffizi alla presenza del Sindaco di Firenze Leonardo Domenici, è stata presentata l’indagine Quando il bullismo entra in classe. Niente di più attuale, visto ciò che sta accadendo in molte scuole. È possibile scaricarla direttamente dal nostro sito in formato Pdf, seguendo questo link. Nella sezione dedicata agli 80 anni della casa editrice è attiva la pagina con la raccolta delle foto dell’evento e la rassegna stampa che raccoglie il materiale pubblicato per l’occasione su di noi, per porre in risalto ciò che gli altri dicono della nostra storia, dello storico traguardo raggiunto e di quest’ultima ultima iniziativa. Per chi volesse, è possibile effettuare la richiesta per ricevere gratuitamente presso il proprio domicilio il libro Casa editrice G. D’Anna. Persone, storie, luoghi in ottant’anni di editoria, compilando l’apposito modulo. Inoltre, potrete scoprire tante altre notizie, informazioni e curiosità. Per celebrare, per festeggiare, per conoscere, per conoscerci. Perché la nostra storia è un po’ la vostra.
10 novembre 2006. Istat, come va l’Italia? Il consueto rapporto annuale dell’Istat fotografa l’Italia e i suoi abitanti. Dall’indagine, relativamente al fronte scolastico-culturale, emergono come al solito dati molto interessanti. Per prima cosa risulta anche l’anno scorso sono aumentati gli iscritti nelle scuole: nell’anno scolastico 2004-2005 erano iscritti 8.872.546 studenti, 21000 in più rispetto all’anno precedente. Con questo dato si conferma l’andamento positivo registrato a partire dal 2000-2001. Ad aumentare sono stati gli alunni delle scuole dell’infanzia e quelli delle scuole secondarie di secondo grado. È in crescita il dato relativo al numero dei diplomati, oggi pari al 31,9 per cento (9,1 per cento per le lauree). A questo proposito, anche se 6 studenti su 100 abbandonano ogni anno gli atenei, l’università ha attratto anche nel 2005/2006 332.000 giovani (comunque16.000 in meno rispetto all’anno precedente). Le migliori opportunità di inserimento professionale dei laureati si presentano ai giovani provenienti dai corsi di ingegneria (l’81,6% svolge un lavoro continuativo iniziato dopo il conseguimento della laurea), chimico-farmaceutico (72,5%), economico-statistico (68,1%) e architettura (60%). Il 34% degli italiani naviga abitualmente su Internet e il 41,4% dichiara di avere almeno un pc in casa. Infine uno sguardo al tempo libero: al primo posto gli italiano mettono il cinema (48,9%), seguito da musei e mostre (27,7%), spettacoli sportivi (27,3%), discoteche e sale da ballo (24,8%), teatri (20%), concerti (19,5%).
3 novembre 2006. AmicoWeb, per navigare in sicurezza. Il progetto «Il web per amico» [www.ilwebperamico.it], promosso dal Moige in collaborazione con SicuramenteWeb di Microsoft ha come obiettivo principale la tutela e l’aiuto di famiglie, minori e istituzioni scolastiche nella navigazione di Internet. L’iniziativa arriverà anche nelle scuole medie: i ragazzi seguiranno una lezione in classe o nel laboratorio d’informatica e un esperto spiegherà loro le diverse funzionalità del Web, come utilizzarle in modo consapevole e chiarirà ogni eventuale dubbio esposto. L’indagine realizzata da SWG su un campione di 650 insegnanti di scuole medie rileva la presenza di aule di informatica e laboratori appositi nell’89% delle scuole con il 42% delle classi che si collegano una volta a settimana; l’80% degli insegnanti è preoccupato dalla possibilità di accesso a siti dal contenuto pericoloso, anche perché solo il 75% dei computer si è dimostrato adeguatamente protetto da minacce come trojan e virus. La sicurezza su Internet si appresta dunque a diventare una vera e propria materia scolastica, indispensabile per consentire anche ai più giovani di navigare con tranquillità; l’impegno dei genitori, a casa, e dei docenti, a scuola, deve essere costante.
27 ottobre 2006. Il piano nazionale contro l’illegalità a scuola. La scuola ha un importantissimo ruolo nella lotta contro ogni tipo di illegalità e nella ricerca del rispetto reciproco. Per questo il Ministro dell’Istruzione Giuseppe Fioroni ha istituito il Comitato Nazionale Scuola e Legalità, del quale fanno parte, tra gli altri, il Capo della Polizia Gianni de Gennaro e il procuratore antimafia Piero Grasso. Lo scopo del Comitato è quello di lanciare l’offensiva dell’educazione grazie a una forza nuova e realmente presente: a scuola si studia e ogni altro tentativo di infiltrazione da parte delle organizzazioni criminose è respinto. Se è vero inoltre che 1 ragazzo su 2 ammette di aver minacciato o picchiato un compagno di scuola e che il 33% dei ragazzi delle scuole superiori è vittima ricorrente di atti di bullismo, ecco che nasce la necessità di estirpare ogni tipo di violenza. L’illegalità non si batte - spiega Fioroni - grazie all’intervento di pochi singoli coraggiosi: occorre piuttosto un’azione corale costruita grazie all’aiuto di tutti. Una grande forza unita contro la violenza nella scuola.
20 ottobre 2006. Aria inquinata nelle scuole europee. Secondo uno studio internazionale presentato al congresso dell’European Respiratory Society e al Congresso Nazionale della Pneumologia a Firenze, nelle scuole europee due studenti su tre si trovano a respirare quotidianamente aria inquinata. Lo studio, intitolato Effetti dell’Ambiente Scolastico sulla Salute, ha effettuato la ricerca su un campione di 547 studenti di cinque Paesi europei ed è stato coordinato dal Prof. Sestini dell’Università di Siena. Per ogni Paese europeo sono state scelte 4 scuole; nei mesi più freddi dell’anno, con il riscaldamento acceso, sono state misurate le percentuali di CO2 (anidride carbonica) e PM10 (polveri sottili). Quello che è emerso è un dato che farà discutere: il 77% dei ragazzi è risultato esposto a livelli di PM10 superiori agli standard e il 68% a quelli di CO2. A Siena e Udine, le due città italiane in cui si è svolta la ricerca, il livello dell’anidride carbonica è il più alto di tutte le altre città europee (Aahrus, Reims, Oslo, Uppsala). Per gli studenti sottoposti a questo tipo di inquinamento raddoppia e triplica la possibilità di riportare tosse notturna e rinite. «La qualità dell’aria, sia outdoor sia indoor, è argomento di interesse crescente per le autorità che si occupano di sanità pubblica, ed è considerata un fattore che influenza profondamente la salute respiratoria di bambini ed adulti. L’idea di valutare le possibili implicazioni respiratorie dell’inquinamento nelle aule è scaturita dal fatto che i bambini trascorrono gran parte del loro tempo a scuola», ha spiegato la prof.ssa Marzia Simoni dell’IFC-CNR, che conclude: «Sarà necessario mettere in atto strategie volte a garantire loro il diritto di respirare aria pulita».
13 ottobre 2006. Finanziaria 2007: la riforma di Fioroni. «Interventi per il sistema scolastico per l’università e la ricerca»: questo il titolo del capo III della Finanziaria in cui è contenuta la riforma della scuola pensata dal ministro Fioroni, nonostante i tagli previsti dal Ministro dell’economia Tommaso Padoa Schioppa, tuttora al centro del dibattito politico. Secondo la finanziaria da oggi fino al 2010 saranno previste le assunzioni di 150.000 nuovi docenti e 20.000 ATA (amministrativi tecnici ausiliari); solo dal 1° gennaio del 2010, tuttavia, sarà possibile cessare definitivamente il sistema delle graduatorie permanenti; dovranno essere definite quindi nuove forme di reclutamento. Le scuole riceveranno fondi assegnati direttamente dal Ministero (non più dagli Uffici delle Regioni o delle Province) e con questi soldi dovranno finanziare le attività scolastiche, i materiali e il pagamento dei supplenti; a Roma si troverà il revisore dei conti addetto al riscontro di regolarità amministrative e contabili. Per quanto riguarda l’edilizia scolastica, Fioroni ha assicurato una spesa di 250 milioni di euro, disponibili solo agli enti locali disposti a investirli concretamente (i Comuni dovranno accollarsi un terzo della spesa). L’obbligo scolastico verrà innalzato a 16 anni; sarà istituito un biennio unitario e l’età per l’accesso al lavoro passerà dai 15 ai 16 anni. Sul tema (critico) degli insegnanti di sostegno verrà progressivamente abolito il rapporto astratto 1:138; il loro numero sarà definito in base al numero effettivo di disabili, stilato dalle analisi di banche dati ASL e uffici scolastici regionali. Per ridurre i costi alle famiglie sarà possibile il noleggio dei libri scolastici; al biennio delle scuole superiori saranno estese le agevolazioni già in vigore nelle secondarie di I grado.
5 ottobre, la Giornata Mondiale degli Insegnanti. La Giornata Mondiale degli Insegnanti è stata istituita dall’UNESCO nel 1993. La data scelta non è casuale: il 5 ottobre del 1966, infatti, fu adottata la Raccomandazione sulla condizione degli insegnanti proposta dall’Unesco/Oit che stabilì per la prima volta i diritti e le responsabilità dei docenti di tutto il mondo. Quest’anno la Giornata Mondiale degli Insegnanti è giunta alla XIV edizione; la sua attualità, tuttavia, non ne ha sminuito l’importanza. Il tema della giornata è stato infatti «Insegnanti di qualità per un’educazione di qualità»: secondo uno studio pubblicato a marzo da Eurydice, rete di informazione sull’istruzione europea, negli ultimi 10 anni sono stati definiti nuovi standard per definire le caratteristiche del buon insegnante moderno. Tuttavia nel mondo sono ancora troppe le differenze tra chi svolge questa professione; nei paesi in via di sviluppo continua ad essere alto il bisogno di nuove forze docenti e non a caso in questi paesi l’età media degli insegnanti è assai inferiore rispetto alla media dei paesi OCSE e dell’Unione Europea; allo stesso tempo, variano il numero delle ore di lavoro (oscilla tra le 20 e le 40 settimanali) e quello degli stipendi (si va dai 10mila dollari in Brasile, Repubblica Ceca, Perù, Indonesia) ai 40mila della Svizzera. Ancora troppi paesi vivono la cosiddetta «emergenza educativa» e non è un caso per molti governi del mondo la funzione culturale e sociale della scuola e quindi di chi a scuola lavora, sia una delle priorità d’investimento. Una Giornata fondamentale, quindi: lo sviluppo economico e culturale di un paese passa necessariamente attraverso la qualità degli insegnanti delle scuole.
29 settembre 2006. Accogliere gli studenti stranieri. L’integrazione tra italiani ed extracomunitari inizia a scuola. Anche se l’Italia è il fanalino di coda in Europa per presenza di studenti stranieri nelle classi (quest’anno 500.000 - il 5% degli iscritti totali), il processo che renderà la scuola sempre più multietnica è ormai iniziato. Secondo un’indagine condotta su 10 istituti dell’Italia centrale da Camilla Pagani e Francesco Robustelli, psicologi dell’Istituto di Scienze della Cognizione, gli studenti stranieri non hanno particolari difficoltà ad integrarsi con i compagni italiani; soprattutto per coloro che vivono in Italia da diversi anni e che magari nel nostro Paese hanno frequentato l’asilo e la scuola elementare. In qualche caso, tuttavia, si registrano problemi legati alla piaga del bullismo: gli studenti stranieri, in particolare i soggetti più timidi o fragili, vengono preso di mira da alcuni compagni e fatti oggetti di prepotenze. In un paio di istituti gli insegnanti hanno rilevato che al di fuori delle mura scolastiche gli studenti non italiani non frequentano i propri compagni: in questi casi sono anche le famiglie degli alunni stranieri (in particolare filippini e islamici) a vietare la socializzazione dei propri figli. Fare amicizia al di fuori delle mura scolastiche è invece altrettanto importante.
Nelle scuole elementari e medie l’integrazione risulta più facilitata; alle superiori il disagio giovanile (molto più dei contrasti culturali) incide nel processo di perfetta integrazione: in questo senso è sempre più importante il ruolo dei docenti, sempre più chiamati a favorire nelle proprie classi il dialogo tra studenti di culture diverse.
22 settembre 2006. Sicurezza nelle scuole: c’è ancora tanto da fare. La IV edizione di IMPARARESICURI e l’avvicinarsi della Giornata della Sicurezza nella Scuola, di cui parliamo nel riquadro sottostante, rappresentano lo spunto per parlare della condizione delle scuole italiane. Secondo i dati di Cittadinanzattiva, che verranno presentati il prossimo 28 settembre a Roma, il 53% degli edifici scolastici non è in possesso dei certificati di agibilità statica , il 52% di quello relativo all’agibilità igienico-sanitaria e ben il 64% quello della prevenzione degli incendi. Il 17% delle strutture non ha uscite di emergenza, il 12% non possiede scale di sicurezza. I dati più allarmanti riguardano forse quelli relativi alla struttura degli edifici: il 25% di essi ha facciate o interni degradati in cui sono presenti lesioni strutturali e nel 41% sono stati riscontrati crolli d’intonaco. Dal forum di Constructa, specializzata nella progettazione di strutture innovative e sicure (la seconda edizione si svolgerà dal 9 all’11 novembre a Bologna - www.constructa2006.it ), emerge un altro preoccupante dato relativo all’attrezzatura delle scuole in caso di sisma: si stima che il 70% di esse non siano state progettate a norme antisisma (il 60% può sopportare solo scosse di media entità). Solo gli edifici costruiti dopo il 2003 rispettano criteri antisismici adeguati. Servono fondi e il ministro dell’Istruzione Fioroni lo sa bene, avendolo ribadito in occasione della presentazione del nuovo anno scolastico; il problema della sicurezza degli edifici scolastici deve rappresentare una priorità per le istituzioni, perché la sicurezza a scuola deve essere il primo e il più importante valore per tutti gli studenti.
15 settembre 2006. Scuola: pronti, attenti, via! Tutto pronto per il nuovo anno scolastico; in quasi tutte le regioni le lezioni sono ricominciate, i docenti sono tornati alle cattedre e gli studenti ai loro banchi. Anche se i dati sono ancora non confermati, quest’anno saranno ben 2 milioni e 600 mila gli studenti che affolleranno le scuole superiori. Confermando la tendenza già rilevata negli scorsi anni, gli istituti preferiti dagli studenti restano i Licei, scelti da circa 50.000 alunni in più rispetto all’anno scorso. Gli interventi che aveva pensato l’ex ministro dell’Istruzione Letizia Moratti al fine di trasformare gli Istituti Tecnici hanno probabilmente avuto un effetto contrario nei confronti di genitori e studenti; lo stesso Ministro Fioroni non ha escluso riforme e ripensamenti in tal senso e l’incertezza è ancora tanta. Così il Liceo Scientifico registra un incremento di iscrizioni del 6,4% in più rispetto all’anno precedente e il Liceo Classico del 5,4%; i Licei Socio-pedagocici (ex Magistrali) crescono del 3,3%. Negli ultimi 5 anni i Licei hanno visto aumentare la popolazione scolastica di 171.000 unità, gli Istituti Tecnici l’hanno invece ridotta di 38.000. Le iscrizioni scolastiche rispecchiano in qualche modo lo stato dell’Italia di oggi. Sempre più studenti, per prima cosa, sono consapevoli che il diploma - anche quello di perito, ragioniere o tecnico - non basti più ai fini della ricerca di un’occupazione stabile. In vista dunque di una possibile quanto inevitabile iscrizione all’Università, gli studenti si orientano più che mai verso un Liceo. Per questo motivo trovano lavoro sempre più tardi e sempre più tardi mettono su famiglia. Così è, se vi pare.
8 settembre 2006. Internet nelle scuole: Italia all’ultimo posto in Italia. Secondo un sondaggio realizzato da un consorzio di istituti europei, di cui fa parte anche l’Università Cattolica di Milano, in Italia solo il 7% degli studenti ha la possibilità di connettersi a Internet da scuola. Questo accade anche se la metà di essi conosce e utilizza abitualmente la grande rete. L’indagine ha coinvolto oltre 7000 studenti europei e si è svolta tra il settembre 2005 e il marzo 2006. La percentuale italiana è la più bassa d’Europa: la Grecia, che ci precede, raggiunge il 25%. Il dato evidenzia il ritardo tecnologico del mondo della scuola che si sta ancora vivendo nel nostro paese: troppo pochi sono gli istituti dotati di un numero di computer sufficiente e provvisti di collegamento al web. In molti casi gli insegnanti non posseggono un’adeguata preparazione per «accompagnare» gli studenti nella navigazione e secondo molti ragazzi intervistati l’argomento non viene affrontato per mancanza di tempo e spazio. Occorre dunque trovare una serie di soluzioni per risolvere il problema: le scuole con Internet a disposizione dovrebbero riuscire a sfruttarla in maniera adeguata, utilizzandola come strumento per la didattica. Ma è evidente che il problema maggiore sia riscontrabile dove non esiste un collegamento alla rete o addirittura un adeguato supporto informatico.
Il paese con più alta percentuale di studenti con possibilità di collegarsi è la Gran Bretagna (56%), seguita a sorpresa dalla Polonia (45%).
25 agosto 2006. La scuola italiana, divisa tra nord e sud. Si avvicina l’inizio del nuovo anno scolastico e le iscrizioni degli studenti proiettano dati abbastanza preoccupanti, seppur in linea con le previsioni. L’Italia continua a mostrare una profonda spaccatura tra centro-nord e sud: le regioni settentrionali e centrali, infatti, mostrano un costante aumento degli studenti iscritti. Tutto il contrario a sud, dove la popolazione scolastica continua a diminuire. Complessivamente nel 2006/2007 le scuole conteranno 7 milioni e 736 mila alunni: 21 mila in più rispetto all’anno precedente, un aumento completamente fagocitato al settentrione. In Emilia Romagna, Friuli, Liguria, Lombardia, Piemonte, Veneto ci saranno 49 mila alunni in più, nel Lazio, nelle Marche, Molise e Toscana 10 mila in più; al sud invece ce ne saranno ben 38 mila in meno. Questo trend è iniziato circa 10 anni fa; con il passare del tempo al nord Italia il dato relativo agli studenti iscritti è aumentato sempre più e al sud è sceso in maniera altrettanto costante. Gli esperti si sono chiesti le ragioni di tale tendenza ma, evidentemente, più che un unico motivo, sono emersi tanti e diversi fattori: l’emigrazione di coppie del Mezzogiorno verso le regioni del Nord-est, dove qui mettono su famiglia; la conseguente minore natalità del sud; la maggiore presenza di immigrati stranieri tra Lombardia, Veneto e Piemonte. Il panorama scolastico italiano rischia ora una frattura pericolosa: il trend deve essere arrestato.
28 luglio 2006. Bilancio di fine anno. Mentre gli studenti si godono le vacanze estive, lontani dai banchi di scuola, è forse arrivato il momento di fare un piccolo bilancio relativo all’anno scolastico appena trascorso. È stato un anno sicuramente molto particolare, in bilico più che mai tra ciò che la scuola è stata e ciò che forse comincerà ad essere. Il ministero di Letizia Moratti si è concluso proprio nel momento di maggiore scontro tra governo e regioni, insegnanti e istituzioni: la riforma, concepita secondo la Casa delle Libertà con il fine di rendere dignità agli istituti professionali e rinnovare le scuole superiori, non vedrà mai la luce. Ma al successore Giuseppe Fioroni spetta il compito, certamente non facile, di svecchiare il dinosauro della scuola italiana: con l’annunciata proposta di modifica dell’esame di maturità (presentata l’8 agosto) si compie il primo passo verso tale direzione. Anche il tentativo di introdurre nuove tecnologie non deve perdere di vista le vere necessità degli Istituti italiani. Apprezzabili i tentativi da parte del ministero di rendere Internet e i contenuti digitali destinati all’apprendimento maggiormente "digeribili" agli insegnanti della vecchia e della nuova generazione, nella speranza che l’Italia possa accorciare il proprio ritardo in materia di tecnologia digitale educativa e avvicinarsi di più ai metodi educativi collaudati da tempo in Europa. Ma purtroppo mancano gli elementi di base per realizzare questa rivoluzione del sapere: mancano PC a disposizione di ogni studente, connessioni veloci, supporti didattici, un maggiore spazio dedicato alle lingue straniere. La scuola italiana, sempre più cosmopolita, ha il duro compito di cambiare definitivamente pelle, di adeguarsi una volta per tutte alle reali esigenze della società italiana. Ce la farà?
21 luglio 2006. Promossi e bocciati 2005/2006. Sono arrivati i dati ufficiali dal Ministero dell’Istruzione relativi a promossi e bocciati dell’anno scolastico 2005/2006; la statistica si basa su un campione di oltre 350.000 studenti. Nelle scuole superiori ci sono stati 12 respinti su 100 studenti; il dato aumenta negli Istituti professionali e tecnici (18,9% e 15,4%) e diminuisce nei licei classici e linguistici (5,5% e 6,2%). Come al solito è la prima classe quella in cui si registra il maggior numero di bocciati (16,3%). Per quanto riguarda l’esame di maturità i promossi sono ovviamente la quasi totalità dei maturandi; ha ottenuto il diploma il 96,5% dei candidati italiani. Le ragazze si dimostrano più brave (97,7% contro il 95,3) e il 25,1% di loro (contro il 14,6) si diploma con un voto superiore ai 90/100. Il 40% degli studenti dei licei ha ottenuto una votazione finale superiore a 80/100, contro il 25,1% dei colleghi dei professionali. Gli studenti delle regioni del sud hanno fatto registrare una percentuale più alta di promozioni (97,5%), seguiti da quelli del centro (96,4%), del raggruppamento delle isole (96,1%) e dai candidati delle regioni del nord (96,0%). Il ministro Fioroni ha fatto quindi sapere che il prossimo 8 agosto verrà presentata l’attesa proposta di riforma dell’esame di maturità.
14 luglio 2006. Teatro d’estate. «Sopportiamo la rivelazione di esistere solo a intervalli, in rari misteriosi momenti. Come la morte o il piacere. O come il TEATRO». (Cesare Garboli). Calato il sipario sulla scuola (ma giusto per il tempo delle vacanze estive!), i ragazzi possono ora dedicarsi a tutte quelle attività che hanno trovato ben poco spazio durante i lunghi periodi di studio. L’estate è il momento di feste, concerti all’aperto, cinema sotto le stelle, e del teatro fuori dai teatri. Quest’ultima sembra essere un’attività assai praticata e la sua domanda cresce costantemente soprattutto fra le nuove generazioni. Già durante l’anno scolastico molti istituti (nonostante le scarse risorse) mettono a disposizione dei propri alunni corsi pomeridiani di teatro e propongono nella didattica spettacoli a cui assistere; molti studenti si avvicinano a questa forma d’arte come attratti da un richiamo naturale. In questo periodo dell’anno sono soprattutto le piccole compagnie, non professionali e diversamente assortite (molto spesso composte proprio da studenti in vacanza), a proporre spettacoli più interessanti: pochi mezzi, alte prestazioni, grande divertimento. E il teatro fa bene, è nutrimento per l’immaginazione e l’attività creativa, sbaraglia l’ambiguità delle apparenze e ci guida entro la sostanza dell’esistenza umana, attraverso un viaggio che può non avere mai fine.
7 luglio 2006. Leggere al femminile: lettrici sempre più forti. Le donne italiane leggono più degli uomini e la qualità delle loro letture è superiore, lo ripetono le statistiche anno dopo anno e lo confermano le linee d’offerta editoriali che troviamo in libreria. Il gap è sorprendente: i dati ISTAT indicano il 47.9% di lettrici contro il 39.4% di lettori, e lo è soprattutto se pensiamo che tradizionalmente l’accesso alla cultura da parte delle donne, fino a non molto tempo fa, era assai limitato rispetto a quanto accadeva per i maschi, e che il tempo libero di cui godono è minore. Il mondo femminile sembra non poter fare a meno dei libri: si legge per evadere, rilassarsi, conoscere, e lo si fa in tutte le età della vita, dall’infanzia alla vecchiaia. Donne e ragazze sembrano preferire la narrativa, in particolare i romanzi rosa (27.1%), e nell’acquisto prediligono le opere scritte da altre donne. La scrittura al femminile ha subito delle notevoli trasformazioni dai tempi in cui la si poteva esclusivamente identificare con i “romanzetti” rosa seriali che ebbero larga diffusione a partire dagli anni Settanta con la celebre collana Harmony.
Le scrittrici di oggi non parlano più solo d’amore, anzi, paradossalmente sono molto più spesso gli uomini a farlo; le loro colleghe penetrano diversi generi letterari: parlano delle loro esperienze e delle loro storie, dei loro conflitti e fallimenti. In questo modo il romanzo si fà diario privato, dimensione intima in cui i sentimenti delle autrici e delle lettrici si toccano e si riconoscono.
30 giugno 2006 - Il futuro dell’esame di maturità. Mentre la carica dei quasi 500.000 studenti italiani si prepara all’ultima faticosa prova dell’esame di stato, l’interrogazione orale, molte personalità si sono chieste quale sia il reale futuro dell’esame di maturità e in quale modo il Ministro Fioroni dovrà intervenire in tal senso.
Nato nel 1925 con la riforma Gentile, l’esame potrebbe aver perso oggi il senso e l’utilità che aveva prima; secondo Andrea Casalegno, che scrive sulle pagine del Sole 24 Ore, «L’inutile ripetizione davanti ai propri insegnanti delle interrogazioni e delle prove già tante volte sperimentate (si spera) in corso d’anno può a malapena essere presa sul serio [...] Questo esame, come suggeriscono molti, andrebbe abolito, perché costa molto e non serve a niente». Secondo Paola Mastrocola, da La Stampa, era meglio la commissione esterna: «Ogni volta che la vita scolastica gli offre interlocutori nuovi, l’allievo ha la felice opportunità di essere un altro, di diventare anche lui nuovo, reinventarsi, provare quel che vale come se fosse la prima volta, scrollandosi di dosso le innumerevoli etichette, a volte posticce, che anni di scuola gli hanno appioppato». Enrico Pandian, webmaster del sito più visitato dai maturandi italiani [Matura.it], ha scritto una categorica richiesta a Fioroni sulle pagine di QN: «La maturità è ansia e 100 milioni di euro in meno [...] Conosco direttamente le ansie dei ragazzi ma anche dei genitori; Ministro Fioroni cancelli l’esame perché ormai il 99% dei maturandi è promosso e il 100% delle aziende e delle università non tengono più in considerazione il voto finale». Riguardo al compito d’italiano Edmondo Berselli scrive su Repubblica: «Ormai è chiaro che, nell’era della comunicazione totale, il vecchio tema e tutti i suoi travestimenti sono archeologia scolastica, recuperata ogni anno nello stress liturgico dell’esame di Stato. Fingiamo ancora che sia uno strumento per misurare la padronanza di lingua e concetti; ma sappiamo che il tema è un reperto, una reliquia. Restaurarla ogni anno aggiunge un ornamento e altera la vecchia fisionomia: alla fine rimane un mostriciattolo, che sarebbe forse felice di vedersi finalmente collocato nel museo che merita.»
16 giugno 2006. Niente stress, c’è la maturità. A partire dal prossimo 21 giugno 485.000 studenti affronteranno il primo esame impegnativo della loro della vita, che quest’anno, per la prima volta, si protrarrà per tre giorni consecutivi. Il pericolo derivante da un eccessivo carico di stress è come sempre dietro l’angolo; per combattere insonnia, perdita della memoria, panico e paura non esistono farmaci specifici. Un’alimentazione sana e regolare è pur sempre la soluzione ideale: pasti leggeri a base di pasta, riso, orzo, pane, frutta e verdura di stagione. Aiuterà a trovare il giusto mix tra relax e concentrazione. Un consiglio che esperti, professori e ex studenti raccomandano sempre riguarda il giorno prima dell’esame: i libri vano chiusi, in favore di una riorganizzazione delle idee. Impazzano nel frattempo le ipotesi relative a quelli che potranno essere i temi proposti nella prima prova: Svevo, Giolitti, le Olimpiadi di Torino 2006, 60 anni della Repubblica, i mercati orientali, 100 anni dalla nascita di Beckett, Cernobyll e l’energia nucleare, il sacrificio per la Patria, Giovanni Paolo II. Ai più impauriti raccomandiamo la lettura di questa guida pubblicata su Studenti.it: una professoressa e una psicologa vi forniranno preziosi consigli ai fini della perfetta riuscita dell’esame, puntando sulla valorizzazione delle competenze acquisite. In bocca al lupo!
8 giugno 2006. Gli investimenti per la scuola europea. La commissione europea nell’annuale rapporto sull’istruzione bacchetta gli stati europei: cattiva formazione dei docenti, eccessivo abbandono scolastico e scarso apprendimento delle lingue straniere. E il fanalino di coda sembra essere rappresentato proprio dal nostro paese. Siamo ben lontani dagli obiettivi di Lisbona, fissati dai paesi dell’Ue per il 2010, che prevedevano, tra le altre cose, la drastica diminuzione dell’abbandono scolastico e un maggior numero di giovani in possesso di un titolo di scuola superiore. Meglio di noi i paesi dell’est Europa (Polonia, Slovacchia e Repubblica Ceca) dove la dispersione scolastica si è attestata intorno al 6 per centro, contro i 6 milioni di studenti «dispersi» dai vari istituti superiori europei nel 2005. Altra nota dolente: gli obiettivi di Lisbona prevedono che ognuno impari almeno 2 lingue straniere oltre la propria ma il dato non va oltre l’1,3-1,6%. Sembra andare meglio per la formazione scientifica: saranno in tanti a scegliere questo indirizzo di studi su cui l’Unione Europea punta molto. La sfida vera però si giocherà sul terreno degli investimenti, come dichiara il commissario all’istruzione, formazione, cultura Ján Figel: «È necessario un investimento nel capitale umano», perché l’Europa «non potrà progredire senza un investimento in tal senso».
1 giugno 2006. Fioroni blocca la sperimentazione dei Licei. Il nuovo ministro dell’Istruzione Giuseppe Fioroni ha sospeso la sperimentazione prevista nel decreto di Letizia Moratti, neo sindaco di Milano, sulla sperimentazione dei licei. Il decreto prevedeva la nascita di otto nuovi licei specializzati: classico, scientifico, delle scienze umane, tecnologico, musicale, artistico, economico e linguistico. A partire da settembre 2006 (obbligatorio nel 2007) le scuole avrebbero potuto intraprendere il nuovo cammino all’insegna della sperimentazione. In realtà solo 54 istituti su circa 1750 avevano aderito al progetto e le proposte ricevute non presentavano gli elementi di innovazione previsti dalla riforma. Fioroni ha dichiarato di non voler iniziare il suo mandato con un decreto in bilico tra incertezze e malcontenti. Non solo: il ministro auspica un ritorno alla collaborazione tra ministero, Istituti e Regioni. Nella lettera scritta all’assessore regionale Silvia Costa si legge: «Ho ritenuto di sospendere un provvedimento che ha generato forte instabilità e incertezza per studenti, genitori, insegnanti, e che ha creato una situazione di conflitto con le Regioni. Mi auguro che si possa proseguire il comune lavoro all’insegna di una leale e reciproca collaborazione».
26 maggio 2006. Diplomi e lauree. Quale futuro? Cosa se ne faranno del diploma gli oltre 400.000 studenti italiani che si accingono a superare la maturità? Il mondo del lavoro è saturo di diplomati disoccupati o precari e le università sembrano tenere sempre meno di conto il diploma, tanto che aumenta ogni anno il numero degli atenei (Luiss, Bocconi, Politecnico ecc) che selezionano i propri futuri studenti sulla base di test di ammissione, «snobbando» il voto di maturità. E intanto il paese langue. Manca una nuova «élite colta e intelligente», accusa Pietro Citati dalle pagine del quotidiano nazionale la Repubblica, ma soprattutto manca un rinnovamento reale e razionale dell’istruzione scolastica italiana, martoriata e impoverita dal continuo susseguirsi di riforme avulse dal contesto scolastico odierno. I governi cambiano, i ministri anche, ma il paese è sempre lo stesso. Sarà l’Italia, infatti, a subire il danno più grosso. La riforma universitaria, scandita da moduli e crediti, ha impoverito lo studio e la sua qualità. Se in futuro gli studenti europei (e non solo, pensiamo a India e Cina) saranno più competitivi, seri e preparati, nel nostro paese di penserà solo ai tagli da apportare all’economia della scuola? Cosa ne pensi?
19 maggio 2006. Nuovi ministri per Istruzione e Università. Il governo di Romano Prodi è stato ufficialmente varato; il nuovo ministro dell’Istruzione è Giuseppe Fioroni, esponente della Margherita, nato a Viterbo nel 1958. Laureato in medicina, ricercatore presso l’Università cattolica Gemelli di Roma, nel 2001 ha guidato il Dipartimento delle Politiche della Solidarietà e ha fatto parte della Commissione Affari sociali. La novità più eclatante voluta dal nuovo Presidente del Consiglio è la separazione tra il ministero dell’Istruzione e quello dell’Università e della Ricerca. Il primo a Fioroni, il secondo a Fabio Mussi (DS). A Rosy Bindi, una delle principali candidate per la corsa al Miur, è stato assegnato il ministero della famiglia. Silvia Costa, assessore all’Istruzione della Regione Lazio, è soddisfatta della scelta e riconosce l’autorità dei soggetti scelti; Francesco Mele, insegnante, del movimento anti-Moratti muove una critica: «Non risulta che nei 5 anni della precedente legislatura Fioroni si sia mai occupato di scuola. Pare sia stata una scelta interna a logiche di partito». Il viceministro dell’Istruzione sarà Mariangela Bastico, assessore all’Istruzione in Emilia-Romagna; sarà una dei tre sottosegretari, insieme a Gaetano Pascarella, medico e senatore, e Letizia De Torre, insegnante di matematica eletta in Trentino Alto Adige.
12 maggio 2006. Numeri della maturità. Il conto alla rovescia è cominciato e gli studenti dell’ultimo anno delle scuole superiori si preparano ad affrontare l’esame di Stato. Tra poco più di un mese siederanno di nuovo fra i banchi per la prima prova scritta, fissata per il 21 giugno. In questa tornata si registra l’incremento del numero dei candidati iscritto nelle scuole paritarie, che passa da 42 mila del 2005 a 45 mila di quest’anno (un aumento pari al 7%); in crescita il numero degli alunni hanno deciso di affrontare l’esame di stato in tutta sicurezza presentandosi davanti a una commissione di prof. delle scuole private. Diminuisce il numero di candidati esterni, cioè di quelli che si presentano come privatisti, nelle scuole statali (oltre mille e seicento in meno rispetto al 2005) mentre si registra un +2% nelle scuole paritarie, un dato reso possibile da un ordinanza dello scorso marzo emessa dal Tar del Lazio, che ha cancellato le restrizioni previste in materia dalla riforma Moratti (il provvedimento infatti, limitava il numero di candidati esterni per le scuole private). Nel complesso saranno 400 mila circa gli studenti interni delle statali che si presenteranno davanti alle commissioni esaminatrici, anch’esse riformate per l’occasione, in cui l’unico componente esterno sarà il presidente.
5 maggio 2006. Aumenta il numero dei lettori. Continua l’aumento del numero di lettori italiani: secondo i dati dell’AIE, Associazione Italiana Editori, nel 2005 gli italiani che hanno letto almeno un libro sono il 42,3%. L’incremento è dello 0,95% rispetto al 2005 e del 2,2 rispetto al 2003. Se le percentuali sembrano comunque basse, i dati sulle vendite dei libri sono quantomeno confortanti: negli ultimi 5 anni 2 milioni di lettori si sono aggiunti ai già 21,1 milioni di lettori del 2000 (anche se questo fu l’anno più basso dal punto di vista dei lettori nazionali degli ultimi 10 anni!). L’importante riscoperta del piacere e del fascino della lettura, può essere attribuito, secondo il presidente degli editori Federico Motta, al successo delle vendite dei libri abbinati ai quotidiani, ai grandi e piccoli festival che non hanno mai smesso di essere promossi in tutta la penisola, alle promozioni e alle iniziative di librai ed editori. Non è tutto positivo: ancora troppo basso l’incremento di lettori nel Mezzogiorno (50,4% di lettori al nord, 30,4% di lettori al sud e nelle isole) e troppo modesto lo sviluppo dei servizi offerti dalle biblioteche scolastiche. Tornando ai dati, risulta che 3 milioni di italiani leggono almeno un libro al mese; si tratta della tipologia di lettori che è cresciuta di più negli ultimi anni. Come a dire: il lettore assiduo legge sempre e volentieri, quello occasionale continuerà a rimanere tale. Staremo a vedere tra 5 anni.
28 aprile 2006. Parola agli studenti. «Come si sta a scuola?»: lo ha chiesto la Fondazione per la Scuola della Compagnia di San Paolo agli studenti italiani, affidando all’Istituto IARD un’analisi di approfondimento sull’esperienza scolastica degli studenti. Le risposte emerse hanno rivelato una diffusa insoddisfazione nei confronti di insegnanti e strutture. L’indagine è stata condotta su un campione di 1.127 studenti e 431 neodiplomati e sono quattro gli aspetti maggiormente indagati: motivazioni di studio, soddisfazione rispetto all’ambiente scolastico, relazioni sociali e rendimento. Nove ragazzi su dieci riconoscono la necessità di raggiungere il diploma per trovare più facilmente un’occupazione, ma stare tra i banchi di scuola provoca ansia e stress (54%); le contestazioni più pesanti riguardano i docenti, tanto che il 40% ne mette in dubbio anche la competenza nella propria materia; in fondo alla classifica anche gli edifici scolastici inadeguati e degradati. Giudizi positivi per quanto riguarda le relazioni tra compagni di classe e tra allievi e professori; ancora basso il rendimento nelle materie scientifiche, mentre nell’area umanistica risultano prestazioni migliori. Il quadro delineato dalla ricerca è ricco di sfumature perché complesso e variegato è il profilo degli studenti italiani. Ma è un punto di partenza reale per chi deve pensare e ripensare la scuola nazionale.
14 aprile 2006. Ogni bambino ha bisogno di un docente. La «Settimana mondiale di Azione per l’Educazione» è un’iniziativa nata nel 2000 dall’Unesco e dal movimento «Internazionale per l’Educazione» che si prefigge un obiettivo importante: assicurare entro il 2015 l’Ept (Educazione per tutti). La missione è difficile: nel mondo 100 milioni di bambini e 800 milioni di adulti non hanno speranza di istruzione e senza istruzione prevalgono ignoranza e povertà. Quest’anno la figura centrale dell’iniziativa è l’insegnante: lo slogan è «Ogni bambino ha bisogno di un docente». L’Unesco dichiara che per centrare l’obiettivo entro il 2015 è necessario coinvolgere 15 milioni di insegnanti e, secondo il Manifesto dell’organizzazione, «Se non ci sono buoni insegnanti, non ci sarà EPT: essi giocano un ruolo chiave nelle riforme dell’educazione e nei sistemi educativi. Per integrare le ragazze e i bambini che provengono da minoranze etniche o da paesi stranieri occorre fornire un’istruzione adatta e non discriminatoria.». Occorre più che mai ribadire e sollecitare l’impegno dei 180 Governi dell’ONU; altrimenti ci vorranno almeno altri 150 anni per assicurare l’educazione dei paesi più poveri.
7 aprile 2006. Gli studenti preferiscono Umberto Eco. Chi accusa gli studenti italiani di non avere un’idea chiara di scuola, si sbaglia. Secondo un’indagine svolta in marzo dal mensile Il corriere dell’Università e del Lavoro su un campione di 800 intervistati, il 20% degli studenti avrebbe indicato come ministro della Pubblica Istruzione Umberto Eco, illustre professore all’Università di Bologna e celebre scrittore di fama internazionale. L’attuale occupante della poltrona di via Trastevere, Letizia Moratti (ora candidata alla poltrona di sindaco di Milano), avrebbe riscosso solo il 7% dei consensi. In cima alle preferenze espresse dagli studenti spiccano nomi eccellenti di intellettuali quali il premio Nobel Rita Levi Montalcini, il noto conduttore RAI Piero Angela, l’attore Roberto Benigni e il professore-cantante Roberto Vecchioni. Solo due i nomi di politici di professione indicati dagli studenti: il sindaco di Roma Walter Veltroni ed Emma Bonino, eurodeputata. L’indagine è servita anche a sondare l’opinione degli studenti sul tema puntiglioso della gestione del ministero in quest’ultima legislatura e sulla riforma 3+2 del sistema universitario. Su entrambe le questioni dilaga il malcontento e non mancano, o meglio non sono mancate, dure critiche e contestazioni. L’ex ministro più rimpianto? Luigi Berlinguer.
31 marzo 2006. La digital generation: il rapporto AIE 2006 tra i 14-24enni. Quanto, come e dove i giovani utilizzano le tecnologie legate all’informazione digitale? Quali le conseguenze sulle dinamiche del consumo giovanile e qual è l’impatto che tali cambiamenti possono avere su insegnanti, famiglie, editori? Il Rapporto 2006 dell’Osservatorio AIE (Associazione Italiana Editori) sull’editoria digitale, attraverso l’indagine curata dal professor Renato Mannheimer, offre interessanti occasioni di riflessione. Nel Rapporto sono contemplate varie applicazioni legate alla sfera della comunicazione (I-pod, Internet, telefonia mobile, mp3, podcast, broadcast, blog, chat), ciascuna delle quali legata a contenuti destinati all’informazione, allo studio, alla scuola, al lavoro e allo svago. Per la prima volta un focus sul consumo di contenuti editoriali, musicali, cinematografici attraverso l’uso di tutti quei nuovi strumenti tecnologici usati soprattutto dai giovani. Il Rapporto 2006 dell’Osservatorio AIE, annuale appuntamento che monitora l’evoluzione nell’utilizzo delle nuove tecnologie digitali per accedere a contenuti editoriali, stavolta indaga l’universo delle ragazze e dei ragazzi di età compresa nella fascia 14-24 anni.
24 marzo 2006. Chi ha paura dei videogiochi? I videogiochi non hanno mai riscosso troppe simpatie da parte di genitori e insegnanti; quante volte ai giovani con qualche lacuna scolastica è stato rimproverato di passarci troppo tempo? E dato che il mercato del videogame è in costante crescita e l’Italia è il 4° paese europeo per diffusione, la ricerca effettuata a livello nazionale dal Centro Studi Minori e Media di Firenze, che ha interessato 2037 giovani tra gli 11 e i 18 anni di 39 scuole italiane, assume notevole interesse. Dall’analisi risulta che il 25% dei giovani gioca da una a tre ore al giorno, il 57 % meno di un’ora e il 6,5% più di tre ore; il 37% gioca volentieri con gli amici, il 45% lo fa in solitudine. Effettivamente il videogioco può essere motivo di distrazione: al 40,5% degli intervistati capita di pensare al gioco anche con il pc o la console spenta e la metà ammette di essere influenzata a livello emozionale dal risultato della partita. Il pericolo della troppa dipendenza da videogioco, tuttavia, sorge secondo la maggioranza dei ragazzi per chi gioca più di 6 ore al giorno. Secondo Luca Toschi, presidente del Corso di Laurea in Teoria della Comunicazione dell’Università di Firenze, il linguaggio del videogioco è una forma di aggregazione sociale da non sottovalutare. Non solo aspetti negativi, dunque.
17 marzo 2006. A chi serve la maturità? Esame di Stato contestato da presidi, insegnanti e genitori: «Una prova che non aiuta più a far crescere gli studenti». E la scuola è di nuovo sotto accusa. La voce più autorevole è quella dei rettori universitari che lamentano, parlando della scarsa preparazione degli studenti: «escono dalle superiori senza una formazione di base, abbandoni in aumento». La “terribile” maturità è diventata troppo facile e in tanti ne invocano l’abolizione. L’importanza dell’esame di Stato sembra essere diminuita progressivamente con l’introduzione della riforma che prevede la presenza di una commissione esaminatrice tutta interna, e che quindi non garantisce più una valutazione obiettiva e imparziale del lavoro di studio svolto dagli studenti durante il periodo della loro formazione. I dati forniti dal Ministero, che riferiscono di voti più alti e di un numero minore di studenti bocciati, vengono messi in discussione appena i nostri diplomati fanno il loro ingresso all’università; per questo motivo alcuni Atenei, e in particolare il Politecnico di Milano sotto la direzione del rettore Giulio Ballio, hanno suggerito la necessità di una maggiore selezione attraverso test di ammissione che non tengano conto del voto finale della maturità. Intanto sono aperte fino al 10 aprile le prescrizioni on-line alle varie facoltà.
10 marzo 2006. Islàm e il Corano a scuola. L’ora di religione islamica come materia alternativa e la possibilità di studiare l’arabo a scuola sono due delle proposte contenute nel documento propositivo presentato lo scorso 7 marzo 2006 dall’Ucoii (Unione delle Comunità ed Organizzazioni Islamiche in Italia) alla seconda riunione della Consulta islamica al Viminale. L’iniziativa ha raccolto il plauso del Vaticano e del cardinale Raffaele Renato Martino, presidente del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, che, all’apertura del convegno Le vie della pace, ha commentato positivamente l’iniziativa: «L’Europa, l’Italia è arrivata a dei punti di democrazia e il rispetto dell’altro che non può fare marcia indietro. Se quindi ci sono persone di altra religione nella realtà italiana, bisogna rispettarle nella loro identità culturale e religiosa.»; il cardinale ha quindi indicato il dialogo e la libertà religiosa come uniche strade percorribili per evitare il fondamentalismo sia religioso che politico e prevenire i conflitti. Il documento presentato dall’Ucoii chiede inoltre al governo che vengano aggiornati e modificati i libri scolastici che contengono «notizie palesemente false sull’Islàm ed i musulmani» e il pieno rispetto dei principi universali di dignità umana e di libertà religiosa.
3 marzo 2006. Un cartone animato contro il bullismo. Secondo il VI Rapporto nazionale sulla condizione dell’infanzia e dell’adolescneza, realizzato da Telefono Azzurro ed Eurispes, il bullismo nasce tra i banchi delle scuole elementari e secondarie di primo grado; si tratta di un fenomeno di grande attualità e di difficile analisi in quanto nella maggior parte dei casi gli atti di bullismo si svolgono nell’ombra. Secondo lo studio solo il 27,5% dei bambini chiede aiuto ad un adulto e solo il 23,7% dei coetanei aiuta le vittime a risolvere il problema. E, nel 2005, il 35,4% di ragazzi intervistati.
Per sensibilizzare studenti, insegnanti e genitori al problema, Telefono Azzurro e Giffoni Film Festival promuovono una campagna basata su un inedito concorso. Esso prevede la creazione di un cartone animato pensato e realizzato interamente dagli studenti, che si chiamerà Bulli di cartone; il progetto prevede la stesura di una sceneggiatura, di uno storyboard e la creazione delle illustrazioni relative. Il tema quello del bullismo tra i banchi di scuola. Grazie alla collaborazione con la casa di produzione Neo Network e dello studio di animazione Movimenti, il progetto vincitore del concorso diverrà un vero cartone animato che verrà presentato alla 36ª edizione del Giffoni Film Festival, che si terrà dal 15 al 22 luglio 2006. Ulteriori informazioni a questa pagina.
24 febbraio 2006. I padroni della lingua. Dal 23 al 25 febbraio, a Napoli, si tiene un congresso internazionale dal titolo La comunicazione parlata, organizzato dal Gruppo di Studio della comunicazione parlata. Lo slogan dell’evento, coniato dal presidente del gruppo Federico Albano Leoni è illuminante al fine di capire lo scopo dell’incontro: «Alla fine i padroni della lingua sono i parlanti». Lo studio ha cercato di mettere in luce le differenze della lingua parlata di oggi rispetto a quella di 50 anni fa, avvalendosi degli archivi televisivi e fonetici dell’epoca e concentrandosi in 13 aree tematiche (da quella televisiva a quella giuridica, da quella teatrale a quella patologica).
Emerge che nel corso degli anni sono cambiate la velocità, l’intonazione e la tempistica della nostra lingua parlata: sempre più sintetica, strettamente legata al linguaggio gestuale, vicina a quella usata con gli sms e su Internet, priva di fronzoli, contaminata da così tanti fattori - anche extralinguistici, come la moda, la tecnologia, le nuove risorse multimediali - da rendere confusa la sua evoluzione. I linguisti non possono dirci come sarà la lingua parlata del futuro, sono solo in grado di delineare delle tendenze: i parlanti sono e resteranno i padroni della lingua.
17 febbraio 2006. Sì al crocifisso nelle scuole. Il ricorso presentato da una cittadina finlandese che aveva richiesto la rimozione del crocifisso dalla scuola media frequentata dai figli in provincia di Padova, è stato respinto dal Consiglio di Stato. Secondo la giustizia amministrativa, infatti, il crocifisso non è solo un’immagine religiosa, ma anche un simbolo che evoca i valori laici cui si rappresenta lo Stato italiano. In passato la questione era già stata sollevata da esponenti della cultura musulmana; anche in questo caso, tuttavia, si è voluto ribadire che il crocifisso assume diversi valori a seconda del luogo in cui è esposto: nelle aule scolastiche non può e non deve essere equiparato ad un oggetto di culto. Piuttosto, va pensato come un simbolo idoneo ad esprimere l’elevato fondamento dei valori civili italiani, di tolleranza, rispetto e solidarietà. Secondo una ricerca Eurispes l’80,3% dei nostri connazionali si dice favorevole all’esposizione del crocifisso nelle scuole e nelle istituzioni statali. L’avvocato Giulia Bongiorno ha dichiarato a questo proposito che «mostrare simboli religiosi non impone niente a nessuno; chi non crede che sia un simbolo, può semplicemente ignorarlo. Al contrario precluderne l’esposizione vuol dire privare coloro che si nutrono di quel simbolo di un punto di riferimento importante».
10 febbraio 2006. Riforma: i nuovi licei e le Regioni. Riforma al via a partire da settembre 2006: il tema è caldo e merita un ulteriore approfondimento. Per prima cosa occorre sapere che le scuole superiori che aderiranno alla riforma potranno richiamare i genitori che hanno iscritto i figli al prossimo anno per presentare il nuovo programma. Al liceo classico, scientifico e linguistico non cambierà nulla; al contrario gli istituti magistrali confluiranno nel nuovo liceo delle scienze umane; i vari istituti tecnici diventeranno licei economici o tecnologici. In questi nuovi istituti debutteranno anche i piani scolastici regionali: l’80% dell’istruzione sarà ministeriale, il 20% di competenza regionale. D’accordo con le Regioni, dunque, le scuole potranno sperimentare percorsi di istruzione e formazione (anche pratica) con materie di interesse locale finalizzate alle esigenze culturali e sociali del territorio. Restano i dubbi di molte Regioni italiane: Vasco Errani, presidente della Regione Emilia Romagna e alla guida della Conferenza delle Regioni, ha espresso chiaramente un no alla riforma, accusando il ministro Moratti di aver violato un accordo preciso. Secondo Errani nessun istituto che voglia abbracciare la riforma non è pronto a farlo e non potrà esserlo se non prima del 2007. Speriamo che il dialogo non si arresti.
3 febbraio 2006 - 2° ciclo: al via da settembre 2006. Con un nuovo decreto il ministro Moratti torna sui suoi passi e lascia intendere che la sperimentazione del 2° ciclo d’istruzione sarà attuato a partire dal settembre 2006; per venire incontro alle richieste delle Regioni, nel decreto dello scorso 17 ottobre 2005, era invece stato stabilito che l’attuazione sarebbe stata posticipata al 2007. Anche se nel testo sono presenti alcune cautele relative all’attuazione di quello che ormai viene chiamato «progetto innovativo» (il Regolamento dell’autonomia continua a valere e sono necessari il consenso dei genitori, quello del Collegio dei docenti e l’autorizzazione del Direttore Generale dell’ufficio scolastico regionale), la decisione del ministro, giunta a iscrizioni scolastiche ormai concluse, ha colto tutti di sorpresa e non sono mancate le polemiche. Silvia Costa, assessore all’Istruzione della Regione Lazio e coordinatrice della Conferenza Regioni ha detto che la decisione è una forzatura e che creerà ulteriori confusioni per le famiglie e per gli studenti. La maggior parte delle Regioni si è sentita tradita e i sindacati hanno parlato di manovra elettorale. La Moratti, dal canto suo, ha risposto che la decisione è stata presa per le forte sollecitazioni provenienti dalle scuole (soprattutto -si presume - dagli istituti professionali e tecnici, in cerca di un recupero di studenti).
27gennaio 2006 - Esame di maturità 2006: le materie della 2ª prova scritta. Sono state diffuse dal Ministero dell’Istruzione le materie scelte per l’esame di Maturità del 2006. Al Liceo Classico ci sarà il greco (si conferma l’alternanza con il latino, uscito nel 2005), allo Scientifico matematica e al Linguistico lingua straniera. Al Liceo Artistico i maturandi se la vedranno con il disegno geometrico, mentre gli studenti degli Istituti Tecnici Commerciali dovranno superare la prova di economia Aziendale; i sistemi elettronici impegneranno gli studenti del Tecnico Industriale (indirizzo elettronico), mentre per i geometri ci sarà Tecnologia delle costruzioni.
In molti istituti la seconda prova si baserà sulla lingua straniera; questa scelta, ha dichiarato il Ministero, vuole «sottolineare l’importante ruolo delle lingue straniere per la formazione dei giovani e nel processo di allineamento del nostro sistema educativo a quelli europei». In particolare, questa scelta riguarderà gli Istituti per Dirigenti di comunità, i Tecnici per le attività sociali, l’Econome-dietiste, e gli Istituti per il Turismo.
20 gennaio 2006 - 2006/2007: 25 alunni per classe? Sta per scadere il termine ultimo per le iscrizioni nelle scuole; le cifre parlano di 2.300.000 famiglie alle prese con indirizzi e corsi di studio, tempi pieni, tasse, numeri chiusi, fasce di reddito. Inoltre, a partire dall’anno scolastico 2006/2007, potrebbero scattare le nuove normative relative alla sicurezza nelle classi: esse prevedono che le aule non dovranno contenere più di 25 alunni. Si tratta di un limite imposto dalle «Norme di prevenzione incendi per l’edilizia scolastica», pubblicate nel lontano 1992, teoricamente messe in atto nel 1997 ma che poi hanno subìto proroghe e rimandi fino ad oggi. In realtà le normative che definiscono il numero massimo di studenti nelle classi sono 3: la prima, voluta dal ministero, stabilisce che i docenti non siano in grado di gestire classi con più di 28/30 allievi; la seconda prevede che ad ogni alunno spettino almeno 2 metri quadrati dell’aula di spazio; la terza, quella anti-incendio citata sopra, è la più severa e fissa a 25 il numero degli alunni - professore escluso - in classe.
L’applicazione di queste normative porterà un incremento del personale docente? Come saranno organizzate le scuole del nostro immediato futuro? Le norme subiranno un’ulteriore proroga? A tutte queste domande dovrà rispondere il ministro successore di Letizia Moratti, ormai avviata alla candidatura come sindaco di Milano. Si dovrà tenere conto, inoltre, dell’afflusso record di iscrizioni verso i licei, che sembra non conoscere arresto: i dati definitivi arriveranno solo a marzo, ma al momento sembrano andare per la maggiore i classici, gli scientifici e i socio-pedagogici. E l’incremento è andato a discapito sopratutto degli istituti tecnici e professionali.
13 gennaio 2006 - Lacune e inefficienze nel sistema educativo italiano. L’ Ocse (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) ha pubblicato un nuovo rapporto sul mondo della scuola italiano, dal titolo «Uno sguardo all’Educazione»; pur raccogliendo dati e statistiche principalmente relative al 2003, il dossier fornisce un’idea piuttosto precisa del sistema educativo italiano in rapporto agli altri paesi europei e non solo.
La nostra scuola sforna pochi diplomati e laureati: nella fascia tra i 24 e i 64 anni si trovano 44 diplomati su 100 (la media dei paesi Ocse è 66) e 10 laureati su 100 (la media in questo caso è 24). Pur investendo poco, il costo di un alunno in Italia (7474 dollari) supera la spesa media negli altri paesi (6081); in particolare viene confermato il dato relativo alla scuola secondaria di primo grado: ciascun alunno costa ben 8063 dollari. I ripetenti delle scuole superiori sono il quadruplo della media Ocse (8,8 contro il 2%) e anche il numero di alunni per classe è inferiore rispetto agli altri paesi.
Come già emerso in una precedente indagine, i dati relativi agli insegnanti sono altrettanto preoccupanti. Per cominciare, sono di gran lunga più anziani dei colleghi all’estero: solo il 10% degli insegnanti delle scuole superiori ha meno di 40 anni (contro il 36%). Anche gli stipendi sono mediamente più bassi di quelli percepiti dai colleghi all’estero. L’ultima anomalia riguarda il corpo docente femminile, che in Italia rappresenta una maggioranza non rintracciabile negli altri paesi: nelle scuole materne e alle elementari insegnano praticamente solo donne. Nella secondaria di I grado rappresentano il 75% e alle superiori il 60%.
2 gennaio 2006 - Iscrizioni 2006/07: le prime stime. Per l’anno scolastico 2006/2007 le previsioni del Ministero della Pubblica Istruzione relative alle iscrizioni degli studenti indicano un sensibile incremento al Nord (circa 46.000 unità) e al Centro (14.000 unità), mentre una notevole diminuzione al Sud (33.000 unità). Le statistiche relative alla scuola primaria, fondamentali per la costituzione del corpo docente, vedono di nuovo il Sud subire una perdita del 3,7% (circa 7700 unità), mentre il Centro-Nord crescere di 33 mila unità. Non modificano il trend le stime per le scuole superiori, che segnano un incremento del 2/2,5% per il Centro-Nord e solo dello 0,22% per il Sud. Un panorama del genere non può che porre un’incognita sulla sorte del corpo docente, che probabilmente subirà un taglio di 3300 posti soprattutto in Campania, Calabria, Puglia e Sicilia.
La stragrande maggioranza delle iscrizioni (che interessano 2 milioni e 300 mila famiglie) sarà orientata verso le scuole pubbliche: si calcola che 2 milioni di alunni su 2 milioni 300 mila faranno questa scelta. Ancora una volta i dati parlano chiaro: 310 mila iscritti su 510 mila per le scuole d’infanzia, 500 mila su 540 mila nelle scuole primarie, 570 mila su 600 mila nelle scuole secondarie di primo grado e 620 mila su 670 mila nelle scuole secondarie di secondo grado.
Ricordiamo che il termine ultimo per iscrizioni negli istituti pubblici è il 25 gennaio 2006; gli istituti privati adottano una scadenza che può variare da scuola a scuola (ma i giorni dovrebbero comunque avvicinarsi a quello stabilito dal MIUR).