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Articoli del 2007

 

27 dicembre 2007. Ripartire dalle secondarie di primo grado. L’indagine Ocse-Pisa continua a far discutere i media e a togliere ore di sonno al ministro dell’Istruzione Giuseppe Fioroni. Dopo i risultati, si commentano le risposte alle singole domande, che fanno emergere alcune preoccupanti lacune mostrate dai nostri studenti. Passate le feste il ministro metterà a punto un piano per prevenire quella che potrebbe rivelarsi una vera e propria emergenza, che riguarda soprattutto gli studente della scuola secondaria di primo grado. Le risposte alle domande di Matematica, Scienze e Lettura riservate ai quindicenni italiani, infatti, hanno mostrato lacune e difficoltà insospettabili: il 62% non ha saputo spiegare il fenomeno dell’alternarsi del giorno con la notte. Un terzo dei quindicenni non è riuscito a leggere un grafico, uno su due è risultato insufficiente nella prova di lettura e comprensione del testo, 3 su 10 si sono dimostrati incapaci di effettuare un semplice cambio di valuta. Il ministro ha parlato di «un’emergenza non solo della scuola italiana ma di tutto il sistema paese». Da qui il tentativo di cercare una soluzione: «porrò la questione al prossimo Consiglio dei ministri per mettere rapidamente in atto un piano straordinario che coinvolga anche la riqualificazione e aggiornamento professionale dei docenti».
5 milioni di euro saranno subito disponibili per arginare queste carenze; i principali interventi riguarderanno la scuola media. D’altra parte Fioroni sostiene che «quasi tutti i debiti formativi dei primi due anni delle scuole superiori nascono da carenze già emerse negli anni di studio precedenti». Sarà importante porre l’attenzione nei confronti del corpo docente, la cui età media di 50 anni, forse, si sta rivelando troppo alta. «Soltanto con una coralità di sforzo del personale docente, degli studenti e delle famiglie si può invertire la tendenza. Il piano straordinario di aggiornamento dei docenti dovrà quindi iniziare dalla scuola media».

19 dicembre 2007. Telefoni e scuola. Tempo di bilanci per il Numero Verde antibullismo, istituito un anno fa dal ministero della Pubblica Istruzione; secondo il comunicato ufficiale esso ha ricevuto una media di 70 chiamate al giorno e dal 5 febbraio al 30 novembre 2007 ne sono arrivate 12.874. Il 36% delle telefonate giunte al Numero Verde è stato fatto dai genitori, il 21% dagli insegnanti, il 13,4% da studenti. La grande quantità di segnalazioni evidenzia un fenomeno che non conosce soste; d’altra parte, secondo una recente indagine condotta dallo stesso ministero, tre quarti dei ragazzi (74%) ha assistito almeno una volta ad episodi di prepotenza da parte dei compagni.
A proposito di bullismo e violenza nelle scuole, il ministero ha firmato una dichiarazione d’intenti (leggi il .pdf) con i gestori di telefonia mobile italiani; sono al vaglio una serie iniziative per sensibilizzare gli studenti a questo tema, sempre più d’attualità. Tra essi si segnala un concorso (ancora da definire) che premierà la migliore produzione di materiale informativo realizzato dagli studenti sul tema dell’educazione ad un corretto uso dei telefonini a scuola.
Ci aiuta a conoscere le cifre della diffusione dei cellulari tra i giovani l’indagine «Minori e telefonia mobile», condotta dal Centro studi minori e media di Firenze. Già alle alementari 8 studenti su 10 ne possiede almeno uno; alle superiori il telefonino è così diffuso che solo 6 studenti su 827 (!) hanno dichiarato di non possederne. E proprio alle superiori l’80% dei ragazzi ammette di tenere l’apparecchio acceso nelle ore di lezione.
Dando per scontato che il telefonino acceso in classe non sia il primo dei problemi della scuola italiana, va comunque sottolineato il fatto che è dovere soprattutto della famiglie cercare di far comprendere ai ragazzi i limiti e gli abusi del telefonino a scuola. Come emerge dall’indagine il cellulare rappresenta un cordone ombelicale tra figli e genitori la cui presenza è spesso ingombrante tra i banchi di scuola; le leggi già ci sono, serve solo far capire che è giusto rispettarle.

12 dicembre 2007 - Il futuro della didattica. Se le indagini, le statistiche, i rapporti non hanno il potere di cambiare radicalmente il panorama che fotografano, certamente mostrano una realtà altrimenti difficile da scorgere e favoriscono la nascita di discussioni e provvedimenti altrimenti difficili da proporre. Nel caso dell’indagine Ocse-Pisa abbiamo assistito alla nascita di un dibattito di proporzioni davvero grandi: il sistema scolastico e gli studenti italiani si sono ritrovati alla ribalta e al centro di critiche e accuse provenienti dagli ambienti più disparati. Un po’ tutti hanno sentito il bisogno e il dovere di esprimere la propria opinione, scatenando un putiferio. Tra le tante opinioni lette in questi giorni, una delle più sensate - perché strettamente collegata a dati per lo più ignorati - è quella pubblicata da ItaliaOggi. Il dato di partenza che ha fornito lo spunto per la riflessione è stato quello relativo al numero delle domande a cui gli studenti italiani non hanno risposto o hanno risposto senza motivazione. Ai nostri candidati, infatti, spetta il (triste) primato della percentuale più alta di omissioni, 40%, con punte del 70% nel caso di domande in cuiallo studente era richiesto di rispondere in maniera aperta, esprimendo il proprio ragionamento. Il dato sposta l’attenzione da quanto in Italia si apprende a come in Italia si apprende. Se a questo dato corrisponde una sostanziale incapacità dei nostri studenti all’uso funzionale di ciò che si apprende, significa che la nostra scuola forsice nozioni, non competenze. L’acquisizione di competente richiede un’applicazione ben diversa da quella richiesta nell’imparare dati, formule, nozioni a memoria.
La matematica, la fisica, le scienze sentono più che mai il bisogno di abbandonare gli abiti freddi e concettuali fin’ora indossati. È tempo che la pratica della vita abbracci quelle materie che - paradossalmente - sono mal sopportate dai ragazzi proprio perché ritenute lontane dalla realtà di tutti i giorni. La didattica è a un bivio: occorre cambiare la didattica per poter cambiare la scuola.

5 dicembre 2007 - OCSE 2007: studenti italiani tra i più somari. Puntuale come la campanella di inizio lezioni ecco arrivare i risultati del prestigioso rapporto Ocse-Pisa, che fotografa la situazione degli studenti di 57 paesi del mondo che abbiano raggiunto i 15 anni di età. Pessime notizie per i nostri ragazzi, somari rispetto ai colleghi europei e svogliati rispetto al resto del Pianeta. Rispetto alle rilevazioni del 2000 e del 2003 si registra un peggioramento del rendimento scolastico dei nostri studenti. Rispetto al 2000 il numero degli insufficienti italiani è aumentata di 7 punti percentuali. Nel campo della Lettura e delle relative competenze l’Italia si posiziona al 33° posto in classifica; tra le Nazioni europee solo Repubblica Slovacca, Spagna e Grecia sono dietro di noi. Al comando si trovano Corea, Finlandia, Honk Kong, Canada e Nuova Zelanda.  Alla voce Cultura Scientifica (guidata dalla Finlandia) siamo precipitati dal 27° al 36° posto, ben al di sotto della media Ocse; peggio di noi il Portogallo, la Grecia, la Bulgaria e la Romania. Nella classifica relativa alla Cultura Matematica, dominata da Taiwan, Finlandia, Honk Kong, Corea e Olanda, l’Italia si trova al 38° posto: più di un quarto degli studenti che ha preso parte al progetto non ha raggiunto la sufficienza. In Europa, peggio dell’Italia, solo Grecia, Bulgaria e Romania.
Anche il ministro Fioroni ha commentato i dati ospite dell’Aula Magna dell’Itis Galilei di Roma. «Sono tanti e in aumento rispetto al 2000 i poveri di conoscenza: gli studenti sotto il livello di competenza ritenuto sufficiente dall’Ocse sono il 26%, 6 punti in più della media. Occorre uno sforzo del sistema Paese che metta il merito al centro della scuola e della società e che sappia incentivare l’eccellenza creando così gli strumenti affinché ciascun ragazzo abbia forte la convinzione che in base a ciò che è e a ciò che sa, può ricoprire qualunque ruolo nella società e che questo non è legato né a un santo in paradiso, né a una raccomandazione». Primo obiettivo: riformare gli Istituti tecnici: «I professionali meritano una revisione profonda perché presentano problemi più gravi: per questo a giorni di insedierà una commissione di alto profilo che avrà il compito di ridisegnare il quadro ordinamentale, oltre che degli istituti tecnici, anche dei professionali».

28 novembre 2007 - Lavoro, scuola e "conoscenze". Cosa pensano gli italiani della qualità della scuola? E qual è il modo migliore per riuscire a trovare un lavoro soddisfacente in breve tempo? Un’indagine Swg prova a trovare le risposte a queste domande. L’indagine, commentata direttamente dal Ministro Fioroni in Calabria, ha coinvolto 500 soggetti in età dai 15 ai 30 anni e dai 30 ai 64 con figli in età scolare. Molti gli spunti interessanti; per prima cosa emerge un buon gradimento degli intervistati nei confronti del sistema scolastico. Alla domanda «come ritiene la preparazione fornita dalle strutture scolastiche della sua zona» solo il 10% ha risposto «scadente». Il 30% si è fermato a un «sufficiente», il 54% ha detto «buona», il 6% «ottima». La maggior parte dei cittadini del sud non ha mostrato di credere che la scuola al nord sia migliore e che quindi la qualità dell’istruzione possa diversificarsi. Per quanto riguarda il lavoro è emerso un dato schiacciante. L’89% degli intervistati ha candidamente ammesso che per trovare un’occupazione è essenziale conoscere la persona giusta. E per quanto riguarda le competenze scolastiche quelle tecnico-scientifiche e professionali sono le più votate.

21 novembre - Ora di Religione: sempre meno quelli che la frequentano. Cresce il numero degli studenti che disertano l’ora di religione; per uscire prima da scuola (o entrare dopo), per ripassare le altre materie, per rilassarsi: i motivi sono tanti. Quel che è certo è che si tratta di un fenomeno in ascesa: lo mostrano i dati della Conferenza episcopale italiana, che ha pubblicato un dossier relativo alla frequenza degli studenti italiani dell’ora di religione. Al nord uno studente su quattro (il 25,7% per la precisione) preferisce dedicarsi ad un’attività alternativa. Alberto Giannino, presidente dell’Associazione docenti cattolici, aveva provato un anno fa ad ammonire gli studenti "disertori" con una lettera sentita. Ma non è servito e in molte città la metà degli studenti rinuncia a seguire la lezione: a Firenze il 58,7, a Bologna il 47%, a Milano, Torino, Venezia e Genova intorno al 30%. Se nel 2000-2001 i rinunciatari erano 218.000 oggi sono diventati oltre 300.000. E il trend è in crescita nonostante il crescente numero di studenti stranieri.
Il problema riguarda anche le alternative cui si dedicano i ragazzi che saltano l’ora di religione: solo 1 su 10 si dedica ad attività didattiche e formative. 4 su 10 studiano altre materie e la restante metà esce dalla scuola per rientrarvi un’ora dopo o (in caso di ultima ora) torna a casa. Una vera e propria fuga dalla didattiche che, tra l’altro, lascia le aule semi-deserte. Esiste una soluzione? Il trend è destinato ad aumentare?
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14 novembre 2007 - Matematica: da nord a sud un problema comune. La materia più odiata dagli studenti italiani? Senza dubbio la matematica. Secondo i dati forniti dal Ministero della Pubblica Istruzione sono 408.000 quelli che al termine dell’anno scolastico hanno un debito in matematica.
Da nord (44,5% - 90.000), a sud (41,7% - 124.000), al centro (44% - 79.000) e nelle isole (44,1% - 55.000): in tutta la Penisola quasi uno studente su due incappa nello scoglio della matematica.
Una vera e priopria emergenza che non deve essere sottovalutata; lo scorso 7 novembre il ministro Fioroni ha convocato in viale Trastevere un Comitato Scientifico di esperti della materia, composto da 29 professori, guidati dal prof. Edoardo Visentini del Politecnico di Torino e coordinati dal prof. Mario Girardi della Facoltà di Scienze Matematiche di Roma. A loro è richiesto di risolvere un problema «che rischia, fra l’altro, di precludere ai ragazzi italiani la possibilità di competere con i loro colleghi europei». Anche l’Ocse ha confermato lo scarso legame che intercorre tra gli studenti italiani e le materie scientifiche; nella classifica mondiale gli studenti si trovano al 25° posto su 32  e 1 solo studente italiano su 5 è in grado di risolvere problemi più complessi. Così dunque Fioroni: «Occorre agire in più direzioni: riuscire a destare la curiosità e la voglia di apprendimento dei ragazzi nei confronti delle materie scientifiche, ma anche aggiornare i docenti e ripensare alle modalità con cui vengono formati. Dagli esperti mi aspetto che, mentre si accingono a risolvere i sette enigmi della matematica ancora irrisolti, trovino anche il tempo di risolvere questo ottavo che per noi è anche il più importante: come far capire, studiare e piacere la mate,atica ai ragazzi».

31 ottobre 2007 - La classe dei bocciati. Il caso della settimana proviene da Genova; la Preside dell’Istituto tecnico Gastaldi, scuola che vanta storia e tradizione, ha deciso di istituire una classe riservata agli studenti bocciati dopo il primo anno. Qui i ragazzi respinti hanno la possibilità di seguire i programmi della prima (differenziati da alunno ad alunno) e trattare i temi del secondo anno: a giugno i promossi potranno sostenere un esame di idoneità e passare in terza, recuperando l’anno perduto. L’idea sembra davvero interessante ma - come sempre in questi casi - non si è potuta sottrarre da critiche e polemiche. I professori dell’Istituto hanno indetto una auto-convocazione per discutere dell’iniziativa; quello che non piace è il voler ghettizzare gli studenti. Succede la stessa cosa in Germania, dove esiste la Sonderschule: una scuola dedicata al sostegno e al recupero degli studenti più "difficili" e proprio per questo visti come "deboli". La classe dei ripetenti del Gastaldi è la classe degli asini? «Tutt’altro» ribatte la preside Cirlini: «È proprio il contrario: ai ripetenti viene data la possibilità di recuperare l’anno perduto e quindi di riscattarsi». I professori lamentano anche che «La preside non ha presentato alcun progetto a nessuno, né al collegio dei docenti, tanto meno al consiglio di istituto». E lo stesso ministro Fioroni ha disposto un’ispezione per cercare di vederci chiaro. Va comunque sottolineato che la legge permette un’iniziativa di questo tipo: nelle scuole superiori l’ordinanza prevede di sostenere esami alla classe successiva, saltandone una. Succede del resto in moltissime scuole private, dove la possibilità di recuperare gli anni perduti è quasi sempre offerta; e studenti e genitori hanno accolto favorevolmente la proposta della preside.

24 ottobre 2007 - Scrittori "fai da te". Il mestiere dello scrittore è sempre stato uno dei più sognati, ambiti, desiderati di tutti. Fare il romanziere di successo, sempre dotato di uno spunto e di un’idea vincenti, rappresenta un ideale di vita senza dubbio affascinante. A poche settimane dalla pubblicazione del sondaggio Ipsos, secondo cui 25 milioni di italiani non leggono nemmeno un libro all’anno, si scopre che sono tanti, sempre di più, quelli che intraprendono il mestiere di scrittore (indipendente). Il sito Lulu.com, premiato quest’anno con il Web 2.0 awards 2007 - settore libri, fa infatti sapere che, nel suo primo anno di vita in Italia, ha raccolto 7200 pubblicazioni. Il portale, il cui motto è «Tu il creatore, e tu l’imprenditore», offre un servizio di self-publishig, ovvero la possibilità di veder pubblicate online (protetti dai diritti d’autore) le opere di nuovi e intraprendenti scrittori.
Le pubblicazioni italiane si sono poste in pochi mesi al primo posto della produzione e della vendita di opere di Lulu. Il fondatore dell’azienda Bon Young descrive il successo riscontrato nello Stivale: «Rispetto al nord Europa e agli Stati Uniti, gli Italiani non si vergognano di esprimere le proprie vocazioni artistiche o più semplicemente i propri pensieri».
All’interno del portale si trovano opere di scrittori debuttanti e opere di scrittori già affermati che scelgono diffondere i propri scritti in maniera alternativa. E le case editrici vanno in cerca di nuovi talenti proprio tra le pagine di Lulu. Gli utenti - a loro volta - stringono un legame bellissimo tra loro: acquistano vicendevolmente i propri scritti, si promuovono, creano una comunità vivissima. Il futuro dell’editoria passa attraverso queste nuove forme di pubblicazione.

17 ottobre 2007. Studenti in piazza: perché? Sono 300.000 gli studenti che la scorsa settimana sono scesi nelle piazze di 130 città italiane contestando il ministro Fioroni. 300.000 ragazzi che hanno manifestato contro la reintroduzione degli esami di settembre e le tante attese deluse, criticando il cospicuo finanziamento alle scuole private e auspicando un maggior coinvolgimento degli studenti nelle politiche del Governo. Tanto malcontento intorno al mondo della scuola, un disagio espresso da più parti: non solo dai ragazzi, ma anche dai sindacati che scenderanno in piazza il prossimo 27 ottobre (Confederali e Gilda) e 9 novembre (Cobas). Sarà quindi un autunno ricco di manifestazioni di protesta, iniziate venerdì scorso dagli studenti: la loro opposizione riguardava soprattutto la reintroduzione, dopo 13 anni, degli esami di riparazione. Sembra che il piano di Fioroni di smontare gradualmente la riforma Moratti non sia molto apprezzato dai giovani, che pure contro la Moratti erano scesi in piazza per l’ultima volta in maniera così massiccia. Viene da chiedersi se gli studenti siano più preoccupati, come dicono, dei costi delle ripetizioni per le loro famiglie, innegabilmente ingenti, o abbiano più paura di dover studiare di più, magari costretti a rinunciare alle sospirate vacanze estive. In alcune piazze italiane è inoltre emersa la preoccupante situazione della maggior parte delle scuole italiane che, già da quest’anno, potrebbero non essere in grado di organizzare i corsi di recupero estivi. Molti gli slogan che hanno criticato l’inasprimento delle sanzioni nello statuto degli studenti; perché, piuttosto, non è stato migliorato lo statuto dei diritti di chi lavora negli steges aziendali? Massiccia, infine, la partecipazione degli studenti universitari, tutti compatti contro il numero chiuso delle Università. Queste le parole del segretario nazionale Ugl Scuola, Giuseppe Mascolo, in merito alla protesta degli studenti: «In fondo Fioroni questa manifestazione se l’è andata proprio a cercare: le riforme non si fanno in modo unilaterale e all’insaputa di tutti. Se il ministro vuole evitare altre giornate del genere dovrà dare la parola a tutti prima di introdurre altri cambiamenti».

11 ottobre 2007. La severa scuola italiana. La scuola italiana è tra le più severe d’Europa: il dato emerge da uno studio della Flc-Cgil sui regolamenti scolastici europei. Le nuove norme sul recupero dei debiti formativi e il ritorno degli esami di riparazione sono - secondo il sindacato -  così rigide da avvicinare l’Italia più all’Ungheria (dove per essere promossi non sono ammesse insufficienze) che a paesi dal rinomato sistema scolastico, come la Francia e la Finlandia.
Basti pensare che nella scuola finlandese, uscita brillantemente dall’inchiesta PISA (Programma per la valutazione internazionale degli studenti), fino ai 16 anni non viene bocciato nessuno e i voti non scendono mai sotto il 4, proprio per non scoraggiare gli alunni. In Spagna da quest’anno la promozione sarà possibile con due insufficienze e in alcuni casi, ma solo su decisione del consiglio di classe, anche con tre; nella rigida Germania si viene promossi con una insufficienza senza dover frequentare i corsi di recupero. D’altra parte però, i dati sul recupero dei debiti formativi negli anni passati erano davvero sconfortanti e troppi studenti arrivano alla maturità con evidenti lacune: speriamo solo che questa nuova severità si trasformi in serietà e non in cieca intransigenza.

8 ottobre 2007. Firmato il contratto scuola. Al termine di una no-stop lunga tre giorni e di una nottata di fuoco, la mattina di domenica 7 ottobre è stato firmato il nuovo contratto della scuola, che prevede un aumento di 140 euro medi mensili per i docenti e 100 per i lavoratori ATA. L’accordo, siglato da FLC Cgil, CISL Scuola, SNALS e GILDA, dovrà ora essere discusso in assemblea dai lavoratori interessati, ben un milione e 200mila tra insegnanti, personale di segreteria e collaboratori scolastici. Il precedente contratto era scaduto dal 2005 e l’attuale prevede quindi il pagamento degli arretrati per il 2006 e il 2007.
È possibile scaricare il Contratto Scuola e l’articolato commentato punto per punto accedendo al sito della FLC, Federazione Lavoratori della Conoscenza [link esterno].

4 ottobre 2007. Tornano gli esami di riparazione. «Preso atto che le attuali modalità di recupero dei debiti formativi non assicurano un’adeguata risposta al tempestivo superamento delle carenze riscontrate negli studenti durante il loro percorso scolastico», Fioroni ha deciso di reintrodurre gli esami di riparazione. Dopo 13 anni il ministro ha fortemente voluto questo ritorno al passato, pur non abrogando la normativa sui debiti scolastici: gli studenti con materie insufficienti dovranno dimostrare di aver rimediato alle lacune frequentando corsi di sostegno estivi organizzati dalle scuole (o lezioni private laddove i genitori preferiscano provvedere in tal modo) e superando un esame entro il 31 agosto o comunque prima dell’inizio dell’anno scolastico. Il ministro considera preoccupante il fatto che ben 42 studenti su 100, ad oggi, siano ammesi alla classe successiva senza avere il 6 in tutte le materie e che di questi solo 1 su 4 lo recuperi. Ogni anno il numero degli studenti senza la sufficienza in tutte le materie è andato crescendo: nel 2005 erano il 30%, due anni prima il 26%. Dati inaccettabili, secondo Fioroni: «Sarebbe imperdonabile prendere atto di questa situazione e non fare nulla; all’inizio dell’anno, d’ora in poi, tutti dovranno sedersi tra i banchi di scuola senza lacune. E dal 2009 non si potrà accedere all’esame di maturità con insufficienze».  A questo punto spetta agli insegnati rivedere i Pof (Piani dell’offerta formativa) e organizzare gli interventi necessari per gli studenti in difficoltà, che non avranno più scappatoie o strade facilitate nel loro percorso di studi. Entro il 31 agosto tutti i ragazzi delle scuole superiori dovranno dimostrare di aver saldato eventuali debiti, o non saranno ammessi alla classe successiva.
Moltissime le reazioni al decreto: politici e sindacati divisi (Cisl e Uil sono d’accordo, Flc e Cgil no), studenti perplessi, insegnanti incerti. Dì la tua sul blog!

28 settembre 2007. Esame di terza media: arriva la quarta prova. Già da quest’anno, per gli studenti che sosterranno l’esame di terza media, è in arrivo una novità: una quarta prova scritta. Secondo il decreto legge 147/2007, attualmente in discussione in Parlamento per la sua conversione (entro il 7 novembre), si tratterà di una prova oggettiva, uguale cioè per tutte le scuole della penisola, decisa dal ministero per verificare «i livelli generali e specifici di apprendimento conseguiti dagli studenti». È forse un nuovo passo nel segno del rigore annunciato da Fioroni: il ministro ritiene che il 40% delle bocciature alle scuole superiori dipenda da una cattiva preparazione nella scuola media e il test suona quasi come una «manovra preventiva» per arginare eventuali problemi per studenti, e docenti, man mano che le difficoltà aumentano. L’intento è quello di individuare eventuali lacune e sanarle il prima possibile, fermando chi, eventualmente, non provveda a prepararsi in maniera adeguata.A questa novità si aggiungono le valutazioni esterne, sempre sotto forma di test, per monitorare le conoscenze degli studenti in seconda e quinta elementare, prima e terza media, secondo e quinto anno delle superiori. La speranza è che i ragazzi, più controllati, si adoperino sempre più seriamente per raggiungere una buona preparazione, valutata nello stesso modo da nord a sud. Più rigore quindi, ma anche una maggiore uniformità nella scuola italiana.

21 settembre 2007. Fioroni contestato a Napoli. Alla festa per l’apertura del nuovo anno scolastico tenuta il 18 settembre in piazza del Gesù, a Napoli, il ministro Fioroni è stato fortemente contestato dall’associazione «Tutti a scuola», che si batte per i diritti degli studenti disabili. Proprio loro, insieme ai loro genitori e agli insegnanti precari, hanno fischiato il ministro nel corso del suo intervento. Quello che il presidente dell’associazione Antonio Nocchetti ha contestato a Fioroni è la sua decisione di innalzare il numero degli studenti per classe, l’aver reso più complessa la certificazione della disabilità e l’aver ridotto i finanziamenti per la formazione di personale specializzato. Preoccupazione e indignazione che Nocchetti ha espresso anche in una dura lettera aperta pubblicata nel sito ufficiale dell’Associazione. I bambini disabili aumentano di 8mila unità all’anno. Un numero che non può essere sottovalutato e che dovrebbe suscitare un interesse sicuramente maggiore di quello che gli viene oggi riservato dagli organi competenti. Fioroni dal palco si è difeso illustrando la sua intenzione di ridurre a soli dieci anni il periodo massimo in cui gli insegnanti possono svolgere il sostegno ai bambini disabili, mestiere che considera usurante. Una soluzione indiscutibilmente interessante perché da una parte porterebbe ad un frequente rinnovamento della classe insegnante e dall’altra darebbe la possibilità ai ragazzi disabili di essere seguiti da personale più giovane e motivato. Nocchetti conclude la sua lettera invocando la Costituzione e promettendo di proseguire il discorso in tribunale. Come finirà?

14 settembre 2007. Ritorno tra i banchi di scuola. Sono 7milioni e 800mila gli studenti al via del nuovo anno scolastico. Dietro la cattedra troveranno oltre 720mila docenti, circa 10mila in più di quelli dell’anno passato, molti dei quali precari. È proprio questa precarietà la causa della tanto frequente mancanza di continuità didattica: nella scuola secondaria cambierà un insegnante su tre, in quella primaria uno su cinque. Una nota positiva è lo svecchiamento della classe insegnante: l’età media dei docenti che quest’anno ha scelto il pensionamento è di 59,9 anni, mentre quella dei neonominati è 40,1. Il mestiere dell’insegnante resta prerogativa femminile: l’80,6% è donna e nella scuola dell’infanzia si tocca il picco del 99,50%. La quasi completa assenza di insegnanti maschi alle elementari è un aspetto su cui gli esperti invitano a riflettere. Secondo la nota psicologa Donata Francescato si tratta di un vero e proprio fallimento: la presenza di maestri è vista, soprattutto dagli studenti maschi, come una figura di riferimento importante. Tornando ai numeri: la scuola secondaria di secondo grado è quella che raccoglie il più alto numero di studenti (2.598.720), e l’indirizzo preferito dalle matricole nel 2007 è l’istituto tecnico (877.940 ragazzi), seguito da licei scientifici (598.381) e professionali (542.960). Il numero di studenti stranieri continua a crescere: il 5,6% di tutti gli alunni non ha cittadinanza italiana, in particolare nelle regioni del nord-est (9,3%) e nelle scuole primarie (6,8%). Questo, in sintesi, il ritratto della scuola italiana che ha riaperto le porte.

7 settembre 2007. Settembre: tutte le novità a scuola. Ecco le «Indicazioni nazionali» del ministro Fioroni per la scuola italiana, per un sistema di istruzione più efficace e giusto. Le novità, introdotte a partire proprio dall’anno scolastico che sta per iniziare, mirano, nelle intenzioni del ministro, a ridurre il gap esistente tra gli alunni italiani e quelli degli altri paesi europei. L’aspetto sostanziale del nuovo decreto è il passaggio dalla scuola dei programmi a quella delle competenze: non importa tanto cosa studieranno gli alunni, ma cosa sapranno alla fine di ogni segmento scolastico e, quindi, via a programmi ministeriali meno dettagliati e a una maggiore autonomia alle scuole. Prima ancora delle famose tre «I» (Inglese, Internet, Impresa), Fioroni ritiene che gli studenti italiani debbano imparare bene italiano, matematica, storia, geografia e scienze. La decisione è scaturita dalla constatazione che, alle superiori, addirittura il 41% degli studenti ha gravi lacune nelle materie fondamentali, soprattutto in matematica. Avere completa padronanza di grammatica, sintassi e tabelline, come della storia del Novecento (al cui studio sarà dedicato interamente il terzo anno delle medie), deve essere l’obiettivo primario per ogni alunno. E quindi ecco uno stanziamento di 36milioni di euro per mettere in pratica il piano di Fioroni, che rimarrà in fase di sperimentazione per due anni, al termine dei quali arriveranno i nuovi curricula. Oltre ad una revisione dei programmi e delle metodiche di insegnamento, Fioroni annuncia maggior rigore: reintroduzione dell’ammissione agli esami di scuola media (che avranno 4 prove anziché 3), innalzamento dell’obbligo d’istruzione a 16 anni e necessità, per gli studenti del terzo e quarto anno, di saldare i debiti per sostenere la maturità (gli alunni che non recuperano i debiti, anche solo uno, entro il secondo trimestre dell’anno successivo, non saranno promossi). 
Ritorno alla tradizione anche per il metodo scelto dal ministro per comunicare agli insegnanti i nuovi programmi: stampati in 600mila copie e spediti agli uffici scolastici provinciali invece che pubblicati sul sito istituzionale del ministero. Diffidenza nella comunicazione via web o sfiducia nella prontezza degli insegnanti nell’aggiornarsi via internet?

31 agosto 2007. Finanziamenti in arrivo. Dopo la pausa estiva si torna a parlare di soldi per la scuola. Lo fanno il ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro e il viceministro della Pubblica Istruzione Mariangela Bastico. Di Pietro ha posto l’attenzione sull’edilizia scolastica che, secondo le ultime rilevazioni di Legambiente e Cittadinanzattiva, versa a tutt’oggi in condizioni poco felici: solo un 30-40% degli edifici scolastici sono in regola con tutte le norme di legge. 25.000 dei circa 42.000 complessi scolastici della penisola non hanno i requisiti minimi  per la sicurezza. Per questo il ministro ha annunciato l’arrivo di 215 milioni di euro che arriveranno agli enti locali entro la fine dell’anno e serviranno proprio per la ristrutturazione di circa 800 scuole. Dell’intera somma quasi 35 milioni andranno alle scuole siciliane e 18 al Lazio.
 I finanziamenti annunciati dalla Bastico (quasi 424 milioni di euro) saranno invece erogati per coprire le spese per le supplenze. Con quest’ ultima tranche il ministero, da gennaio 2007 ad oggi, ha stanziato 2 milioni di euro per le spese correnti, vale a dire il 66% dell’ammontare complessivo previsto per l’intero anno corrente. Il viceministro ha voluto tranquillizzare addetti ai lavori e semplici cittadini annunciando una riapertura dell’anno scolastico priva di incertezze e difficoltà finanziarie, ricordando che il Decreto relativo all’impiego del «Tesoretto» ha destinato 180 milioni di euro proprio alla copertura delle spese delle supplenze e ha fornito una tabella di riepilogo del «finanziamento diretto alle scuole». Il documento si può leggere a questo indirizzo.

27 luglio 2007. Raddoppia il numero dei bocciati alla Maturità. È raddoppiato il numero dei bocciati alla Maturità rispetto al 2007: non hanno superato l’esame il 6,6% degli scrutinati (l’anno scorso fu il 3,3%). Un esame «più serio e credibile» secondo il ministro Fioroni, con una diminuzione dei diplomati col massimo dei voti del 2%. A rendere più difficile l’esame ha sicuramente contribuito la presenza del commissario esterno che controllava la seconda prova e l’introduzione dello sbarramento all’ammissione. Maggiori i vincoli per ottenere l’abbreviazione del corso di studi per merito per gli studenti che, con tutti i voti pari o superiori a "8", possono saltare il quinto anno ed essere direttamente ammessi all’esame: quest’anno gli «ottisti» sono stati solo 147 contro i 3800 dell’anno passato. Per godere del privilegio dell’abbreviazione del percorso scolastico era richiesto l’8 in tutte le materie dell’ultimo anno, il 7 in tutte quelle dei due anni precedenti e nessuna bocciatura. Sullo svolgimento degli esami ha vigilato quest’anno una task force di 300 supervisori, inviati dal ministero, che ha influito sull’atteggiamento delle commissioni e sulla maggiore rigidità nelle valutazioni. Sulla scia di questo rinnovato rigore, nel mondo della scuola, molti sono concordi con la proposta ventilata dal ministro di riproporre i vecchi esami di riparazione ed eliminare il sistema dei debiti-crediti, che si è dimostrato di scarsa efficacia. Un gruppo di docenti ha deciso di avviare anche una petizione on line per chiedere al ministro proprio il reinserimento degli esami di riparazione, che obbliga gli studenti a recuperare le lacune e a presentarsi all’esame finale con una buona preparazione in tutte le materie.

20 luglio 2007 - Rivoluzione nel calendario scolastico? Il vicepremier Francesco Rutelli ha annunciato nel corso della seconda Conferenza sul Turismo Trieste di aver trovato un accordo con il Ministro della Pubblica Istruzione Fioroni per modificare l’assetto delle vacanze estive e di quelle pasquali. Le scuole riaprirebbero in anticipo a settembre e verrebbero chiuse una settimana più tardi a giugno; in compenso verrebbe raddoppiata la settimana di vacanza dei Pasqua e le Regioni disporrebbero di ulteriori 7 giorni di pausa da scegliere a piacere. Proprio alla Conferenza Stato-Regioni spetta la decisione definitiva in merito alla definizione dei calendari scolastici. Si tratta ovviamente di cambi di rotta che potranno essere messi in pratica solo a partire dall’anno scolastico 2008/2009: ormai tutte le regioni italiane hanno già approvato i propri calendari. A tale proposito ricordiamo che i primi a tornare tra i banchi saranno, il 10 settembre, gli alunni di Lombardia, Molise, Piemonte, Bolzano, Val d’Aosta e Veneto; gli ultimi saranno gli alunni della Sicilia che faranno il loro ingresso in aula il 18 settembre. In tutte le Regioni le lezioni si conlcuderanno il 7 giugno; solo in Abruzzo e nella provincia autonoma di Bolzano gli Istituti andranno in ferie il 14 giugno. Le vacanze di Pasqua, quasi dappertutto, si prolungheranno per 6 giorni (dal 20 al 25 marzo), con l’eccezione dell’Umbria (9 giorni).

13 luglio 2007 - Primi dati sulla Maturità 2007. L’istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e formazione ha valutato l’esame di Maturità di 15.000 studenti. Secondo questi primi dati sarebbe raddoppiato rispetto all’anno scorso il numero dei bocciati e drasticamente diminuito quello dei bravissimi. Attualmente il dato dei respinti si aggira attorno al 2,5 del totale degli studenti; cifra che deve essere sommata al 4% di coloro che all’esame non sono stati nemmeno ammessi dal consiglio di classe. Poco più di 6 studenti su 100 è riuscito ad ottenere 100, il massimo dei voti; dato in calo rispetto all’anno scorso, quando ci riuscirono quasi il 10% degli studenti. Solo lo 0,7 degli studenti ha ottenuto la lode. Ribadendo che si tratta pur sempre di dati parziali e incompleti, il vice ministro della Pubblica Istruzione Mariangela Bastico, ha dichiarato di essere molto soddisfatta: «Il giro di vite paventato da molto non c’è stato e le percentuali confermerebbero l’infondatezza dell’allarmismo di questi giorni. Le commissioni hanno lavorato con serietà e responsabilità misurando bocciature ed eccellenze». Nei prossimi giorni torneremo a parlare di Maturità analizzando i dati definitivi.

6 luglio 2007. La scuola che sarà. Entro il 31 luglio 60mila assunzioni nella scuola: 50mila docenti e 10mila Ata (personale tecnico, amministrativo e ausiliario). Una boccata di ossigeno per il sistema scuola, funestato da carenza di fondi, episodi di «bullismo» e edifici scolastici talvolta fatiscenti. E’ stato firmato il 3 luglio dal ministro Fioroni il decreto che dà il via libera al passaggio di ruolo di migliaia di precari «storici»,  di coloro i quali non hanno un contratto a tempo indeterminato, quelli che, fino ad oggi, erano sorpassati nelle graduatorie da colleghi di ruolo in un altro grado di istruzione o in un’altra cattedra. Fioroni ha invece voluto introdurre un nuovo metodo, per favorire proprio i precari fino ad oggi senza tutele, e contemporaneamente ringiovanire la classe insegnante: i nuovi assunti andranno a sostituire, con uno stipendio minimo, docenti che percepivano il massimo della retribuzione e che andranno in pensione. Costi contenuti quindi, oltre a un importante abbassamento dell’età media del personale che deve relazionarsi con giovani sempre più difficili, in classi sempre più numerose (l’ultima finanziaria ha previsto l’aumento di allievi per classe da 20,6 a 21). A settembre quindi siederanno dietro le cattedre insegnanti di nuova nomina più tutelati e quindi più motivati, in condizione di affrontare con entusiasmo i loro studenti, «bulli» o «secchioni» che siano.

29 giugno 2007. Maturità, verso l’ultima prova. I 497.000 studenti impegnati nella maturità, superata la terza prova scritta, possono ora dedicarsi alla preparazione del colloquio. Anche quest’anno la maggior parte delle commissioni per la terza prova ha scelto i quesiti a risposta libera, dando la possibilità ai ragazzi di personalizzare il proprio lavoro. La terza prova è, dalla sua introduzione nel 1998, la più temuta dagli esaminati che, sino alla fine, non sanno su quali materie dovranno cimentarsi: messa a punto dalle singole commissioni verte su un massimo di cinque materie dell’ultimo anno e non meno di quattro. Mentre i 105.000 commissari d’esame e i 12.000 presidenti di commissione correggono le prove scritte, gli studenti pensano quindi ai colloqui che inizieranno, nella gran parte degli istituti, sabato 30 giugno e dovrebbero terminare entro la seconda decade di luglio. Nell’ultima prova ciascun maturando può aggiudicarsi ora da un minimo di 22 punti ad un massimo di 35, non contando l’eventuale bonus di 5 punti che può ottenere a condizione che il risultato complessivo delle prove d’esame sia stato di almeno 70 crediti. Gli orali saranno divisi in tre parti: la prima sarà la presentazione di un elaborato (sempre più spesso di tipo multimediale) preparato su un tema affrontato nell’ultimo anno, la seconda consisterà nella revisione critica degli scritti, ed infine seguirà l’interrogazione vera e propria su tutte le materie. L’intento dell’esame è infatti quello di verificare la preparazione dei maturandi attraverso prove articolate e argomentate di carattere multidisciplinare.

22 giugno 2007. Compito d’italiano: com’è andata? Tracce della prima prova scritta tutto sommato nella tradizione. C’è stata però qualche sorpresa, come l’analisi dell’XI Canto del Paradiso, non molto gettonato dagli studenti (che l’hanno scelto solo nel 5,7 % dei casi) e criticato dal presidente della Società Dantesca Italiana per un errore «dovuto a faciloneria» nell’attribuzione di un elogio di San Domenico Guzman a San Tommaso, invece che al vescovo Bonaventura di Bagnoregio. Nessuno si aspettava che il padre della lingua italiana fosse riproposto al tema dopo soli 2 anni e tutte le indiscrezioni della vigilia, che indicavano come favoriti Moravia, Svevo, Levi, Foscolo, Carducci. È piaciuto ai maturandi il saggio breve «I luoghi dell’anima» per l’ambito artistico-letterario, e quello su «giustizia, diritto e legalità» per l’ambito socio-economico, anche se con una notevole flessione rispetto all’anno passato (57,4% contro il 74% del 2006). Gli studenti hanno analizzato e confrontato, in forma di saggio breve o di articolo di giornale, testi di autori italiani e stranieri, da Petrarca a Elsa Morante, da Shakespeare a Lee Masters, o si sono concentrati su Aristotele, Beccaria e Bobbio per parlare del principio di legalità e delle basi della convivenza civile e del potere. L’intento del Vice Ministro Bastico è stato quello di far riflettere i ragazzi su argomenti fondamentali come la Costituzione Repubblicana (nel saggio storico-politico), e su argomenti d’attualità che non fossero però scontati e prevedibili come la violenza negli stadi o il bullismo. In linea con questo intento anche la prova sul tema del «villaggio globale», inteso come rapporti tra le persone, ma anche tra sistemi economici e politici. Il 30% dei ragazzi ha scelto proprio questa prova di carattere generale, mentre solo il 6,9% si è concentrato sul fenomeno dell’immigrazione e sulle sue radici storiche.

15 giugno 2007. Numeri della Maturità 2007. Tutto è pronto per l’inizio dell’esame di maturità 2007, il primo dell’era Fioroni: domani 497.253 candidati saranno chiamati a sostenere la prova d’italiano. Giovedì, 21 giugno, si svolgerà la seconda prova scritta. La terza è in programma lunedì 25 giugno. Rispetto al 2006 ci saranno 12.500 studenti in più; il totale dei maturandi è così distribuito: 208.196 nei licei, 193.375 negli istituti tecnici, 85.225 nei professionali, 10.430 negli istituti d’arte e conservatori, 37 nelle istituzioni educative. Nuovi criteri di ammissione, stop agli sconti sui debiti formativi, nuova dignità dei crediti, commissioni miste: i maturandi hanno dovuto tener conto di tutte queste novità. E i professori? Al termine di un’annata faticosa e costellata da polemiche, proteste e disagi, 118.000 docenti si apprestano a diventare presidenti di commissione (12.254 in totale), commissari esterni (40.553) e commissari interni (65.189). In molti hanno lamentato compensi troppo bassi e resta il problema dei disertori dell’ultimo minuto (contro cui l’unico rimedio possibile è quello dei precari).

8 giugno 2007. Scuola secondaria di I grado: tutti ammessi all’esame, ma arriva la seconda lingua. Si avvicina l’esame per tutti i 554.826 studenti dell’ultimo anno delle scuole medie. Proprio per tutti, vista l’abolizione dell’ammissione all’esame voluta dal ministro Fioroni. Nessuna esclusione quindi, a patto che si sia raggiunto il monte ore annuo di presenze, indipendentemente dal rendimento. Viene da chiedersi se la selezione non fatta preventivamente sia solo rimandata in sede d’esame, alzando la bassissima media dei bocciati (l’anno scorso solo lo 0,3 % degli esaminati). Se è vero che l’ammissione d’ufficio potrebbe semplificare, e non poco, le cose agli studenti, si aggiunge però, in via sperimentale, lo scoglio di una prova aggiuntiva per testare le competenze su una seconda lingua straniera, che dovrà avere pari dignità della prima. Sono queste quindi le ultime novità introdotte nelle scuole medie, ben abituate, del resto, ad adattarsi ai cambiamenti che hanno portato, nel corso dei decenni, ad una moltiplicazione degli studenti. Più frequenze e sempre meno bocciati: almeno così è stato fino all’anno scorso.

1 giugno 2007. Professionali: si studia 4 ore in meno. Da settembre gli iscritti alle prime classi degli istituti professionali dovranno seguire 36 ore di lezione anziché 40. Lo stabilisce l’ultimo decreto firmato dal ministro Fioroni che alleggerisce il carico orario degli Ipsia e degli istituti alberghieri italiani, eliminando le 4 ore dedicate all’approfondimento, ovvero le «attività di orientamento e riorientamento, il recupero di situazioni di difficoltà, la valorizzazione delle eccellenze». Il ministro ha precisato che queste attività «potranno essere svolte utilizzando il 20 per cento del curricolo rimesso all’autonomia delle scuole» ma, in questo caso, si dovranno togliere delle ore alle materie dell’area comune o a quelle dell’area di indirizzo. Il provvedimento è in linea con quanto già anticipato dalla legge 40 dell’aprile scorso, in cui si parla di «eccessivo carico orario delle lezioni» per gli studenti dei professionali che, troppo spesso, abbandonano il biennio. Ma a saltare, dal 2007/2008, saranno proprio le 4 ore dedicate solitamente al recupero di quei debiti che lo studente deve saldare se vuole essere ammesso all’esame di maturità; il che mal si concilia con l’attenzione alle attività di recupero che si intravedeva nel decreto dello «stop al sei rosso». La riduzione di orario, oltre a diminuire le ore di lezione per gli studenti, potrebbe comportare anche un risparmio sulle cattedre, con buona soddisfazione del ministro dell’economia Padoa Schioppa.

25 maggio 2007. Decreto Fioroni: stop ai condoni per il 6 rosso. È stato firmato il decreto Fioroni sui debiti e i crediti formativi: a partire dall’anno scolastico 2008-2009 gli studenti non saranno ammessi all’esame di maturità se non avranno saldato tutti i debiti contratti negli anni precedenti. Il decreto si attua già da quest’anno per gli studenti delle terzultime classi, che dovranno saldare eventuali debiti entro il prossimo anno scolastico; nel 2007-2008 si estenderà alle penultime e l’anno successivo riguarderà anche le ultime. La parola d’ordine del ministro Fioroni, che vuole mettere fine agli sconti e ai condoni per il 6 rosso, è "merito", tanto che, per valorizzare ancora di più la carriera scolastica dello studente, il punteggio massimo del credito è stato portato da 20 a 25 punti e un maggiore aumento di punti è stato attribuito in particolare alla fascia corrispondente alla media dei voti da 8 a 10. A gestire le attività di recupero saranno le scuole, che ne decideranno tempi e modi di attuazione, informando tempestivamente le famiglie, loro prime alleate nel processo di educazione-formazione. Il ministro promette alle scuole più autonomia organizzativa e didattica, il che comporterebbe anche la possibilità di avvalersi di collaborazioni esterne e di non meglio precisate "strategie innovative": buoni propositi da conciliare però con i tagli agli organici e la mancanza di fondi. Leggi il decreto sul sito della PU

18 maggio 2007. La droga nelle scuole. Scuola e droga, un binomio che nessuno vorrebbe mai dover leggere o ascoltare. Ma è solo l’ultimo dei gravi problemi che assillano il panorama scolastico italiano, dopo i cellulari e i filmini su Youtube, i vari episodi di bullismo, la violenza nelle classi. Il problema della cannabis nelle scuole è tornato drammaticamente d’attualità dopo la morte di Dario, ragazzo quindicenne milanese, avvenuta nell’aula della I A dell’Istituto «Gadda», durante una lezione; nell’intervallo aveva fumato hashish. O forse crack. O forse una miscela che si è rivelata letale. E non è tutto: al sito scuolazoo.com sono giunti proprio in questi giorni filmati che mostrano studenti che si preparano spinelli tra i banchi di scuola, ragazzi che fumano in classe - anche mentre il professore spiega -, addirittura un docente che a ricreazione "rolla" una sigaretta. Ecco cosa succede nelle classi italiane; succedeva 10 anni fa, succede oggi. Inutile nasconderlo, inutile negarlo. Così il ministro Fioroni: «Per quanto riguarda il caso del ragazzo milanese, credo sia opportuno aspettare l’esito degli accertamenti medici. Però penso sia urgente, impellente e non più rinviabile lanciare una compagna d’informazione dentro le scuole su droga, alcol, fumo. Una campagna informativa sui danni, terribili, che queste sostanze provocano. Nel frattempo chi non osserva la legge deve essere punito».

11 maggio 2007. 4 giugno, la scuola si ferma. L’incontro tra il presidente del Consiglio Romano Prodi e i segretari di Cgil, Cisl e Uil in programma il 9 maggio è saltato; nessuna nuova data è stata annunciata e, per questo, è stato fissato per il prossimo 4 giugno uno sciopero generale della scuola. Una data certamente critica, considerando il periodo solitamente ricco di impegni; i sindacati, tuttavia, hanno dato tempo al Governo per cercare un accordo e questo non è arrivato. Così nel comunicato ufficiale: «Contro questo arrogante silenzio del governo che ha deluso tutte le aspettative del mondo della scuola, il prossimo 4 giugno 2007 docenti, ATA e dirigenti scolastici protesteranno con forza scioperando per l’intera giornata perché hanno stipendi fermi al 2005, per far rispettare il principio che gli impegni si mantengono e per ribadire che il rinnovo dei contratti scaduti rappresenta un diritto legittimo e sacrosanto della categoria al quale il Governo deve dare seguito». Tagli ai finanziamenti e agli organici, mancanza di fondi per gli stipendi dei supplenti o per i commissari della maturità, scuole indebitate: situazioni rese ancor più complesse dalla mancanza di un dialogo tra le parti, necessario ma assente. Il 4 giugno - se non dovesse cambiare niente - più di un milione di lavoratori della scuola incrocerà le braccia.

4 maggio 2007. Tutti gli iscritti nel 2007/2008. Il Ministero della Pubblica Istruzione ha reso noto i dati relativi alle iscrizioni per l’anno 2007/2008 nelle scuole superiori. La popolazione scolastica conterà il prossimo anno 2.598.710 studenti, con un aumento rispetto all’anno in corso di circa 6000 alunni in più. Sembra basso il dato relativo all’incremento delle classi previsto: solo 42 in più. C’è il rischio di ritrovarsi con classi affollate da 35 persone, anche se dal Ministero assicurano che il rapporto alunni per classi resterà sostanzialmente invariato.
Gli Istituti tecnici - nonostante il calo di preferenze accordate non si arresti - continuano ad essere le scuole con più iscritti: 877.930 (887.700 l’anno scorso). Al secondo posto si confermano i Licei scientifici con 598.381 studenti (in aumento rispetto al 2006/2007, quando erano 583.529); seguono a ruota i professionali con 542.960 (546.932 l’anno scorso). Cresce anche il numero di chi ha scelto il Liceo classico - 281.050 iscritti (278.094 l’anno scorso) - e gli ex istituti magistrali - 201.380 (198.327 nel 2006/2007). Il fanalino di coda è costituito dai liceo artistici e i licei d’arte, che complessivamente vedono iscritti 97.009 ragazzi.

27 aprile 2007. A un anno dalla maturità. Alma Diploma - società nata nel 2000 e dedicata al monitoraggio degli sbocchi lavorativi e formativi degli studenti diplomati, ha rilasciato i dati relativi agli studenti che nel 2005 hanno concluso il corso di studi superiori. Secondo l’indagine, presentata il 18 aprile a Bologna, a un anno dal conseguimento del titolo di studio solo il 44% ha un’occupazione lavorativa. Questa media è sbilanciata a seconda del tipo di scuola frequentata: il 60% di coloro che hanno conseguito un diploma professionale trova un’occupazione a pochi mesi dalla conclusione del corso di studi; sorte che capita solo al 25% di coloro che hanno frequentato il liceo. Per questi studenti è inevitabile proseguire la carriera all’università, tanto più che le tipologie di lavoro incontrate nel post-diploma di liceo sono quasi sempre di tipo precario. In generale, a dirla tutta, va bene a pochi: i diplomati da un anno guadagnano in media 740 euro al mese: retribuzioni diminuite del 14% tra i liceali e del 3% per i tecnici. In aumento - del 2% - per coloro che hanno conseguito la maturità ai professionali. Difficile per la maggior parte degli studenti la convivenza tra studio e lavoro: gli studenti-lavoratori sono solo il 12%.

20 aprile 2007. La scuola in cifre. Il sito della Pubblica Istruzione ha reso noto il dossier «La scuola in cifre 2006», seconda edizione dello studio che mette "a nudo" il sistema scolastico italiano con i dati elaborati dalla Direzione Generale Studi e Programmazione. Ecco in sintesi i numeri più significativi.
Rispetto a 10 anni fa il numero di studenti per docente è leggermente aumentato: dal 10,9 del 1995-96 all’11,2 del 2005-06. Questo dato resta comunque il più basso tra i paesi europei. La percentuale di insegnanti donne (81%) è invece la più alta solo dopo quella dell’Ungheria (82,5%); in particolare, le insegnanti sono il 99,6% nelle scuole per l’infanzia, il 95,4% nella scuola primaria, il 75,6% nella secondaria di primo grado e il 59,4% alle superiori. Crescono con un andamento costante le risorse informatiche in dotazione alle scuole: il 52% possiede un proprio sito, il 54% usufruisce di una connessione di tipo ADSL, l’80% dei laboratori ha in dotazione postazioni multimediali. Per quanto riguarda gli studenti la scolarizzazione interessa quasi il 100% tra i 3 e i 5 anni, pur non essendo obbligatoria; in aumento il tasso di scolarizzazione tra i 15 e i 18 anni: 93,4% per i quindicenni, 87,9% per i sedicenni, 84,2% per i diciassettenni e 73,5% per i diciottenni. Nell’anno 2005-06 gli iscritti agli Istituti tecnici hanno toccato il 35,1% dei totali, quelli dei licei il 32,5%, quelli dei professionali il 23%. Il 4,9% degli studenti (dato in aumento) non ha nazionalità italiana. In crescita anche anche il numero degli alunni diversamente abili: 2,4% nella scuola primaria, 3,1% alle medie, 1,4% alle superiori.

13 aprile 2007. Johnson, Fioroni e il cyber-bullismo. Gli episodi di bullismo nelle scuole esistono da molto, troppo tempo; oggi, tuttavia, uno degli aspetti più preoccupanti del fenomeno è senza dubbio la sua componente informatica e multimediale, il cosiddetto cyber-bullyng. Le vittime delle violenze che avvengono nelle scuole corrono infatti l’ulteriore rischio di essere ripresi dai compagni tramite cellulari dotati di videocamera e di finire pubblicati in rete nei siti di video-sharing come Youtube o Ratemyteachers. «Il bullismo cyber è crudele e senza posa; colpisce insegnanti e alunni, è un fenomeno implacabile. Può seguire un bambino ben oltre i cancelli della scuola, fin dentro la propria casa». Con queste parole il ministro della pubblica istruzione inglese Alan Johnson ha rivolto un appello ai gestori dei portali che raccolgono filmati, foto, commenti, affinché collaborino con il governo e non permettano che circolino in rete contenuti multimediali umilianti e offensivi. Il ministro Fioroni si è subito accodato all’appello: «È pretendere troppo se ai gestori chiediamo di vigilare sui contenuti dei video che circolano nei loro siti? La rete è libera, ma deve esserlo per tutti, non solo per i più forti». Il problema, del resto, si sta diffondendo in molti i paesi: in Australia 1600 istituti scolastici hanno bloccato permanentemente l’accesso a Youtube. Vedremo se la linea adottata in Italia (no censura, si al buon senso) avrà fortuna.

6 aprile 2007 - La salute dei più giovani. Un’indagine realizzata da Swg e commissionata dal Movimento italiano genitori, rivela le cattive abitudini alimentari dei ragazzi e i loro stili di vita; gli intervistati sono 5000 genitori di ragazzi tra i 6 e i 12 anni di età. Anche se i risultati cambiano molto tra le varie zone d’Italia, alcuni dati valgono per tutti: il 15% dei figli degli intervistati non pratica sport o si limita a praticarlo per un’ora alla settimana, il 48,1 non esce il pomeriggio per giocare all’aperto con i coetanei (meno televisione ma più videogiochi e Internet), il 23% mangia fuori casa combinando alimenti in maniera disordinata (di questi 1 su 3 sceglie in maniera autonoma cosa mangiare). Nel complesso 4 ragazzi su 100 risultano essere sovrappeso e molti di più potrebbero essere esposti a tale minaccia, dato che sedentarietà e cattive abitudini alimentari costituiscono un mix micidiale. Buone notizie giungono per fortuna dall’Associazione industrie dolciarie italiane: in accordo con il Ministero della Salute sarà presentato un «Codice di iniziative volontarie» con il fine di non rendere disponibili prodotti dolciari iper-calorici nei distributori automatici delle scuole. In parallelo nascerà il progetto Giochi di sempre, proposto dal Moige all’interno di 20 scuole italiane con lo scopo di diffondere consigli di salute alimentare mediante attività sportive e pratiche teatrali.

30 marzo 2007 - Truffa agli studenti in cerca di compiti già pronti. Una recente operazione della Guardia di Finanza ha portato alla perquisizione di 5 aziende italiane che, su Internet, offrivano in maniera apparentemente gratuita temi svolti, tesi già scritte, ricerche pronte all’uso; lo studente accedeva al sito web in questione dove gli veniva chiesto di chiamare un numero verde per ottenere un codice segreto. Digitando ok lo studente accettava le clausole del contratto (ben nascosto), ignorando che in realtà il servizio costava 145 euro addebitate in bolletta dopo 2 mesi. Dallo scorso novembre 12000 risultano le persone truffate; i siti oscurati sono in totale 6. La ricerca in rete del compito già pronto o anche solo di un aiuto per agevolare lo studio coinvolge ormai una percentuale altissima di ragazzi; purtroppo però Internet non ha pietà degli sprovveduti. Virus e minacce per i pc provengono in molti casi da siti web apparentemente affidabili che illudono di fornire servizi senza costi. Il tema della sicurezza del web e del suo rapporto con il mondo della scuola è affrontato al Docet, in corso di svolgimento al Nuovo Polo Fieristico di Roma; nella giornata di venerdì 30 marzo, alla presenza del vice ministro dell’Istruzione Mariangela Baltico, si è parlato del piano di azione del Ministero per l’innovazione tecnologica e la sicurezza informatica nelle scuole, del ruolo e delle responsabilità delle nuove tecnologie all’interno della scuola, dell’evoluzione di Internet, del suo uso legale e consapevole ma anche della sua pericolosità, del monitoraggio dei rischi con testimonianze e attività della Polizia Postale.

23 marzo 2007 - Genitori bulli e sicurezza nelle scuole. Forte di un ritrovato (ma non sempre positivo) interesse da parte dei media, il mondo della scuola inizia ad abituarsi ad avere i riflettori puntati contro. Il problema del bullismo, sempre attuale, coinvolge anche i genitori: le violenze messe in atto nei confronti dei docenti rei di dare voti bassi ai figli sconcertano, ma allo stesso tempo creano troppi luoghi comuni. Con un un duro ma inevitabile comunicato stampa, AGE, Associazione Italiana Genitori, ribatte dichiarando che «la recente campagna mediatica che ha posto la famiglia sul banco degli accusati non trova d’accordo l’Associazione Italiana Genitori A.Ge., che la giudica semplicistica e ingiusta. Così come il Ministro della Pubblica Istruzione Giuseppe Fioroni è attento a distinguere fra i tanti insegnanti che fanno il loro dovere e alcune ‘mele marce’, così anche a proposito di famiglia non si può fare di tutte le erbe un fascio». Il dibattito è appena iniziato e sicuramente ha ancora molto da dire; speriamo che gli atti di violenza nelle scuole, compiuti da ragazzi, genitori o insegnanti, siano destinati - prima o poi - a sparire. In questi giorni Legambiente ha presentato il rapporto per il 2007 dedicato alla pericolosità degli edifici scolastici. Dal rapporto emergono i soliti dati preoccupanti; il 54% delle strutture è stato costruito prima del 1974, uno su tre ha urgente bisogno di interventi , il 66% non possiede il certificato antincendio, il 38% quello di agibilità, uno su due è esposto a rischi. Come a dire: i pericoli delle scuole provengono soprattutto dalle loro strutture. In aumento risultano solo gli investimenti compiuti in direzione eco-compatibile: raccolte differenziate, fonti di illuminazione a basso consumo, uso di forme d’energia rinnovabili. La città italiana con le scuole più sicure è Prato, seguita da Asti, Parma, Bergamo, Biella, Forlì, Livorno, Macerata e Siena.

16 marzo 2007 - Norme più severe contro cellulari e bulli. «L’uso dei cellulari da parte degli studenti, durante lo svolgimento delle attività didattiche, è vietato. Il divieto deriva dai doveri sanciti dallo Statuto delle studentesse e degli studenti (D.P.R. n. 249/1998)». Inizia così la sintesi del nuovo decalogo pubblicato [a questo indirizzo] dal Ministero della Pubblica Istruzione in data 15 marzo 2007; dieci linee guida chieste a gran voce da ambienti diversi (non solo scolastici), ai fini di cercare di far uscire dal tunnel dell’inciviltà l’istruzione italiana. Per cominciare, dunque, telefonini spenti nelle ore di lezione; in caso di inosservanza sequestro provvisorio dell’apparecchio, multe o sanzioni decise direttamente dagli Istituti. Gli insegnanti dovranno dare il buon esempio: si legge infatti al punto 6 che «il divieto di utilizzare il telefono cellulare, durante le attività di insegnamento e di apprendimento, vale anche per il personale docente». Eventuali esigenze di comunicazione tra studenti e genitori potranno comunque essere soddisfatte. Fioroni non si è dimenticato del problema bullismo e ha previsto sanzioni più rigorose: gli studenti violenti potranno essere puniti con l’obbligo di svolgere servizi sociali (lavori nelle classi, attività di volontariato), sospensioni e, nei casi più gravi, con l’esclusione dall’esame di maturità. Con la nuova normativa Fioroni intende inoltre stabilire un «patto sociale di corresponsabilità» con le famiglie degli studenti: un invito a sottoscrivere all’inizio dell’anno «un accordo che conterrà una definizione condivisa di diritti e doveri tra famiglie e scuola». Le nuove norme, che presto potrebbero diventare vere e proprie leggi, sono state ben accolte dai dirigenti scolastici; Giorgio Rembado, presidente dell’associazione nazionale presidi (Anp) ha subito dichiarato: «Condividiamo e apprezziamo lo spirito dell’intervento: c’era bisogno di ricondurre l’attenzione di tutti sul problema del rispetto delle regole, modificando lo Statuto degli studenti e delle studentesse e richiamando l’attenzione delle famiglie sul significato della scuola e sul fatto che quando si sceglie un istituto bisogna rispettarne le regole».

9 marzo 2007 - AIDRO legalizza le copie di fatto. L’Associazione Italiana per i Diritti di Riproduzione delle Opere d’Ingegno (AIDRO) ha lanciato una nuova campagna dal provocatorio titolo Legalizziamo le copie di fatto. Lo scopo dell’iniziativa è di consentire a circa 1000 enti di 8 Regioni d’Italia di fotocopiare legalmente parti di libri e riviste a scopo didattico, sfruttando una convenzione appositamente codificata. AIDRO, che gestisce i diritti di riproduzione delle fotocopie per uso professionale dei 150 principali editori associati (quelli che vanno oltre il limite del 15%), sottolinea che il mercato delle fotocopie professionali, seppur in Italia ancora agli albori, vale potenzialmente 14 milioni di euro e deve iniziare ad essere regolato; l’iniziativa nasce dall’esigenza di aiutare molte società di formazione che, inconsapevolmente, realizzano fotocopie di opere già pubblicate senza considerare il rispetto del diritto d’autore.
Che il tema del copyright sia un tema caldo lo dimostra la petizione promossa nei giorni scorsi dall’ANITEL (Associazione Nazionale Insegnanti Tutor e-Learning): essa è nata in difesa dei docenti che pubblicano materiali on-line, senza scopo di lucro e con fini didattici e formativi. La Siae infatti, applicando alla lettera la legge del 22/4/1941, n. 633 successivamente adeguata con la legge 22/5/2004, n. 128 (legge Urbani), e non individuando alcuna differenza tra uso didattico-formativo-istituzionale e uso commerciale, pretende il pagamento di diritti d’autore su opere protette, sostenendo che l’utilizzazione anche parziale di un’opera costituisce lesione del diritto morale dell’autore e che il concetto di cultura gratuita non è possibile. Gli strumenti offerti da Internet, sempre più utilizzati dai docenti, dovranno essere codificati. Il tema offre moltissimi spunti e sicuramente avremo modo di tornarci su.

2 marzo 2007 - Sale la percentuale dei docenti over 50. Il Ministero della Pubblica Istruzione ha pubblicato la radiografia degli insegnanti riferita all’anno scolastico 2006/2007. Dall’analisi risulta che la percentuale dei docenti ultracinquantenni è salita al 52% del totale; l’anno precedente il dato si era fermato al 49,9%. Di questi 900.000 ben 40.000 hanno più di 60 anni. Anche gli insegnanti precari non aiutano ad abbassare la media dell’età della classe docente italiana: per loro la media ha ormai superato le 40 primavere. Gli insegnanti under 30 sono in totale solo 4792.
Questi dati, che allontanano il nostro Paese dalle medie e dalle aspettative europee, sono causati da diversi fattori; la dilatazione dei tempi di occupazione scolastica, per dirne uno. Ma anche lo scarso peso dato al turn over, l’innalzamento dell’età pensionabile, lo stesso aumento dell’età dei supplenti. In Paesi come Francia, Corea, Irlanda, Inghilterra, Stati Uniti e Giappone il 10% degli insegnanti non ha superato i 30 anni. Un altro dato interessante riguarda la presenza di insegnanti di sesso femminile: in Italia 8 cattedre su 10 sono occupate da un docente del gentil sesso.
Pur restando del parere che il mestiere del docente necessiti assolutamente di preparazione, esperienza, professionalità e che questi fattori siano il frutto del lavoro "sul campo" di anni, probabilmente è arrivato il momento che la scuola italiana intraprenda un processo si svecchiamento. Lo Stato, dal canto suo, deve garantire alle nuove leve una formazione adeguata; sia alle esigenze di studio moderne, sia all’approccio con gli studenti. Loro non invecchieranno mai.

23 febbraio 2007 - Matematica trascurata alle elementari. Nonostante l’inesorabile impoverimento del dizionario dei ragazzi, dovuto essenzialmente ai nuovi mezzi di comunicazione che impongono stringatezza e praticità, i problemi degli studenti italiani provengono soprattutto dalla matematica. L’ultimo rapporto dell’Ocse ha criticato il sistema educativo nostrano mettendo in evidenza che i nostri ragazzi mostrano più difficoltà nel calcolo e nella conoscenza scientifica rispetto alla media internazionale. Scrittura matematica, studio delle tabelline, calcolo a memoria sono le tipologie di esercizi che vengono maggiormente trascurate: calcolatrici e computer soccorrono gli studenti sin dai primi anni di studio della materia, impedendo di sviluppare le nozioni basilari della materia. Cesare Scurati, direttore del dipartimento di pedagogia dell’Università cattolica di Milano sostiene che Gli strumenti tecnologici non possono sostituirsi alla base della matematica; occorre tornare a dargli la giusta importanza, trasformando lo studio in qualcosa di piacevole.
La bassa capacità di concentrazione e il rendimento mediocre dei giovani studenti delle classi elementari potrebbero derivare dai nuovi stili di vita che ormai molti di loro conducono: scuola - pranzo - sport - studio - attività extra scolastiche (musica, catechismo) - cena, con l’aggiunta di molta tv e le uscite dopocena. Gli spazi dedicati allo studio sono pochi già tra i 5 e i 10 anni di età; inoltre sono spesso incastrati tra attività che permettono lo svago ma accentuano la distrazione. Con ritmi di vita troppo frenetici l’apprendimento subisce i danni più grandi.

16 febbraio 2007 - La dispersione scolastica. Torniamo su un argomento affrontato di recente ma sempre attuale e al centro dell’attenzione. Lo scorso 14 febbraio sono stati pubblicati gli importanti e sconvolgenti risultati di un’indagine a cura della Direzione Studi e Programmazione del Ministero della Pubblica Istruzione. I dati statistici rilevati analizzando gli scrutini dell’anno scolastico 2004-2005 delineano un quadro più preoccupante del previsto e sottolineano che l’Italia, per adesso, è ancora lontana dagli standard richiesti dall’Unione Europea nell’Agenda di Lisbona. Il 20% dei ragazzi tra i 18 e i 24 anni, in tutto circa un milione, ha soltanto la licenza media. Inoltre, soltanto i due terzi di coloro che si iscrivono ad una scuola secondaria superiore riescono a conseguire il diploma. I dati rivelano che il fenomeno della dispersione scolastica è più frequente tra i ragazzi che tra le ragazze (che di solito ottengono risultati migliori) e più diffuso negli istituti tecnici e nei professionali che nei licei. Le regioni più colpite dall’abbandono sembrano essere la Sicilia, la Campania, il Trentino Alto Adige e la Lombardia; mentre Basilicata, Lazio, Molise, Marche e Umbria quelle meno interessate dal fenomeno. In generale, tra bocciature, ritardi, ripetizioni e abbandoni ogni anno i “dispersi” sono circa mezzo milione. Il problema sembra correlato alla cosiddetta “dissipazione culturale”: dalla statistica emerge infatti che il percorso di studio del 46% dei ragazzi è già stentato alla scuola media e che i loro risultati, osservando i voti assegnati alla licenza, spesso sono scarsi. Non mancano i casi di abbandono scolastico addirittura durante la scuola media. Un problema da risolvere per il bene dei ragazzi e dell’intera società; oltretutto, fa sapere il ministro Padoa Schioppa, la dispersione costa al nostro Paese circa 2 miliardi e mezzo di Euro.

9 febbraio 2007. Il numero verde contro il bullismo. La campagna Smonta il bullo ha avuto nelle ultime ore molta visibilità grazie al supporto di giornali, televisioni e siti web. Il numero verde creato come complemento all’iniziativa ha riscosso subito successo: un elemento concreto e alla portata di tutti per combattere gli episodi di bullismo nelle scuole. I dati forniti dal Ministero della Pubblica Istruzione sono molto interessanti: nelle prime 24 ore di vita del servizio1150 persone hanno composto l’800.66.96.96 (10 linee a disposizione degli utenti). Sono arrivate telefonate da diverse tipologie di persone: 326 sono state fatte da insegnanti, 102 da dirigenti scolastici, 105 dai familiari e ben 617 degli studenti. Nel 37% dei casi sono stati denunciati episodi di bullismo continuativo; nel 25% si è trattato di segnalazioni di episodi di bullismo sporadico; nel 24% sono giunte richieste di informazioni sulle sanzioni previste e sul servizio in generale. In ogni caso il team al lavoro - composto da esperti in psicologia giuridica e da personale del Ministero della Pubblica Istruzione - ha avuto il suo bel daffare. La coordinatrice del team Laura Volpini, dell’Università «La Sapienza» ha raccontato le impressioni riscontrate: «Sembra che stiano emergendo delle situazioni che prima non venivano denunciate per molte ragioni. Ci ha stupito soprattutto il numero di giovani e giovanissimi che, con molto imbarazzo e superando la diffidenza iniziale, hanno raccontato episodi accaduti nelle loro classi». Commentando i dati il ministro Fioroni ha così commentato: «Lavoreremo in contatto con le scuole perché a loro è affidato il percorso formativo dei ragazzi. La vera scommessa educativa è in mano alle singole scuole, alla professionalità e all’impegno dei docenti, delle famiglie e di tutto il personale scolastico».

2 febbraio 2007. Dispersione scolastica: combatterla subito. «L’obbligo di istruzione fino a 16 anni deve essere dal punto di vista dei ragazzi letto come un’opportunità in più e non come una libertà in meno». Sono parole del ministro Fioroni, pronunciate il 31 gennaio nel corso dell’indagine conoscitiva sulla scuola presso la VII Commissione del Senato. Uno dei più grandi problemi che affligge la scuola italiana è infatti il crescente tasso di dispersione; il dato che ci pone inesorabilmente all’ultimo posto in Europa nella classifica degli abbandoni. L’innalzamento a 16 anni dell’obbligo di istruzione è il primo imprescindibile rimedio per cercare di arginare questo fenomeno, che assume forme preoccupanti soprattutto al centro-sud. «La missione della scuola è dare diplomi e qualifiche: sarebbe aberrante se di fronte a stili cognitivi dei ragazzi che non s’incontrano con la nostra offerta formativa pensassimo di non ampliarla e rafforzarla ma di piegare quegli stili cognitivi alle nostre incapacità di andargli incontro. Se così fosse non abbatteremo la dispersione ma soprattutto non faremo la missione della scuola».
Migliorare la scuola per diminuire la dispersione; il futuro, secondo Fioroni, passa necessariamente dalla nuova autonomia finanziaria: grazie ad essa le scuole potranno offrire un servizio migliore, da ogni punto di vista: gli istituti avranno «libertà di poter rispondere alle sue competenze, declinandole con efficienza ed efficacia e aumentando le cifre disponibili».

26 gennaio 2007. Cellulare a scuola: un fenomeno inarrestabile? La più recente e temibile minaccia con cui la scuola sembra destinata a scontrarsi è diventata il telefono cellulare. Il 95% dei ragazzi tra i 14 e i 16 anni ne possiede un modello, e tale percentuale si avvicina al 100 per quelli tra i 17 e i 18. E quasi tutti lo portano a scuola. Telefonate, messaggini, riprese audio e video di situazioni imbarazzanti e offensive, atti di un bullismo quotidiano che esula dalla violenza fisica ma che sembra non conoscere limiti. Il telefonino sempre in tasca, sempre acceso, appendice di ragazzi sempre più media-dipendenti: per la tranquillità dei genitori, che sanno di poter contattare i figli in qualsiasi momento. Viene da chiedersi come abbiano fatto a sopravvivere le generazioni di studenti che non hanno potuto usufruire di tale apparecchio. In aiuto dei docenti sempre più impotenti di fronte a questo abusato utilizzo giunge una proposta di legge dell’onorevole Alba Sasso dell’Ulivo, vice presidente della commissione cultura alla camera: con essa si vieterebbe l’uso del cellulare in classe durante le ore di lezione. «Nessuno vuole criminalizzare né l’oggetto, né i giovani che ne fanno così largo uso», spiega la Sasso; «semplicemente vorremmo che la scuola tornasse ad essere un luogo in cui si apprende, si spiega, si lavora e si costruisce la coscienza civica dei cittadini». Ma sarà davvero possibile riuscire a regolamentare l’uso del telefonino?

19 gennaio 2007. Maturità: le materie della seconda prova scritta. L’esame di maturità 2007 inizierà il 20 giugno con la prova d’italiano; circa 480.000 studenti saranno chiamati all’ultima fatica scolastica (università esclusa). Nel frattempo il ministro della Pubblica Istruzione Giuseppe Fioroni ha scelto le materie delle seconde prove d’esame: latino al Classico, matematica allo Scientifico, lingua straniera al Linguistico, figura disegnata all’Artistico, economia aziendale al Tecnico commerciale, topografia agli istituti per Geometri, pedagogia al Pedagogico, progettazione agli Istituti d’arte, economia e gestione delle aziende ristorative agli Alberghieri. L’elenco completo si trova a questo indirizzo del sito della Pubblica Istruzione. Non sarà direttamente Fioroni a scegliere i testi delle prove d’esame, ma la sua vice Mariangela Bastico.
A proposito dell’esame, lo scorso sabato 13 gennaio è stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 10 il testo della legge che riforma la maturità; confermate le novità introdotte da Fioroni, come le commissioni miste d’esame (che tornano dopo 5 anni di assenza), lo scrutinio finale per l’accesso all’esame, la possibilità di premiare i migliori la "guerra" nei confronti dei diplomifici.

12 gennaio 2007. Il nuovo volto di Dante. Il volto di Dante, per secoli raffigurato con tratti spigolosi e accigliati, sarebbe stato ben diverso. Lo rivela un’interessante ricerca condotta dall’antropologo Giorgio Gruppioni e dal suo team della Facoltà di ingegneria dell’Università di Bologna. Partendo dagli studi di Fabio Brassetto, che negli anni ’20 ottenne il permesso di misurare le ossa del sommo Poeta giungendo alla ricostruzione del cranio, l’equipe di Gruppioni ha dapprima studiato la forma della mandibola (l’originale andò perduta) quindi, grazie all’utilizzo della realtà virtuale, ha realizzato un volto compatibile secondo criteri di armonicità rispetto alle ossa. Ne risulta un viso dai tratti pacati, più umani e sereni, piuttosto lontani da quelli che la tradizione ci ha fatto conoscere: il naso è grande, un po’ storto, ma non aquilino, la fronte è spaziosa ma non corrucciata, gli occhi esprimono tranquillità e la bocca è normale, certamente lontana da quella descritta dal Boccaccio («mascelle grandi, e dal labbro di sotto era quel di sopra avanzato»). La ricerca è stata esposta in occasione delle Celebrazioni ravennati per il VII centenario dell’ideazione della Commedia organizzato dall’Università di Bologna-Sede di Ravenna, dall’Opera di Dante e dalla Biblioteca Classense.

5 gennaio 2007. Le questioni da risolvere alla riapertura delle scuole. Il lungo ponte festivo caratteristico delle vacanze natalizie è giunto agli sgoccioli e le scuole si accingono a riaprire i cancelli. Per molti istituti gennaio sarà un mese importante e impegnativo dal punto di vista amministrativo. Nelle scuole dell’infanzia dovrà essere risolto il problema relativo alle iscrizioni: la circolare indica infatti che è compito delle stesse scuole stabilire l’ammissione alla frequenza dei bambini nati a gennaio 2005 già a partire dal prossimo settembre. Le elementari e le scuole secondarie di primo grado avranno il compito di definire e compilare la nuova scheda di valutazione; per farlo potranno avvalersi di piena autonomia, come da circolare ministeriale del 10 novembre. Le scuole superiori dovranno iniziare a fare i conti con il nuovo obbligo, innalzato a 16 anni; saranno necessari adeguamenti relativi ai percorsi triennali di formazione professionale e il rilascio di appositi documenti informativi. Entro il 28 febbraio 2007, inoltre, tutti gli istituti dovranno approvare nel Consiglio di Istituto il regolamento per il trattamento dei dati sensibili e giudiziari. Per concludere dovranno presto essere definiti i meccanismi di gestione dei fondi economici; al momento nessuna istruzione precisa è stata fornita dal ministero.