30 dicembre 2010. Iscrizioni, tra futuro e passato. I recenti dati riportati da Invalsi, dimostrano che le scuole fanno registrare un livello di performance molto diverso tra un istituto e l'altro. Poiché il ministro Gelmini firmerà nei prossimi giorni la circolare sulle iscrizioni 2011/2012, c'è da aspettarsi, alla riapertura dei cancelli, una corsa ad acciuffare iscritti senza esclusione di colpi...
A partire da gennaio il ministero, in collaborazione con Google Maps, presenterà online tutte le scuole esistenti (oltre 10.000) all'interno del nuovo servizio Trova Scuola. Indicando la propria città e area di residenza, i genitori potranno facilmente accedere ad una mappa contraddistinta da una serie di markers, i puntini rossi di Google Maps che servono di solito per indicare la presenza di servizi come alberghi o ristoranti. Di ogni istituto "marcato" saranno riportati i dati generali (dal telefono all’indirizzo), i percorsi di studio attivati, le condizioni fisiche delle strutture, la presenza di palestre, mense, campi sportivi e sarà possibile sapere quanti metri quadri ci sono a disposizione per ciascun alunno.
Oltre al nuovo Trova Scuola, gli istituti, che si trovano sempre più spesso a muoversi in un sistema sempre più "concorrenziale", avranno a disposizione attività di orientamento e pianificazione puntuale dell'offerta formativa per attirare nuove iscrizioni. Purtroppo, se da una parte migliorano gli strumenti in grado di valutare e classificare le scuole italiane, dall'altra restano assai antiquati i metodi con i quali le scuole accolgono le domande degli studenti in caso di posti limitati: pensiamo alla solita e triste pratica del sorteggio.
Modalità che rischiano di provocare una crescente disaffezione da parte dei genitori nei confronti delle istituzioni scolastiche. È utile ricordare, inoltre, che da quest'anno i nuovi licei e, soprattutto, i nuovi istituti professionali, non potranno più accogliere iscritti alle classi prime dei vecchi corsi di qualifica triennale. Il ministero precisa che i professionali potranno rilasciare qualifiche ma in regime di sussidiarietà: «gli studenti», riporta Alessandra Ricciardi su ItaliaOggi, «potranno chiedere di frequentare l'istituto per cinque anni, ma contemporaneamente conseguire al terzo anno la qualifica professionale presso lo stesso istituto».
La soluzione alla creazione di ulteriori fratture tra istituti buoni e meno buoni potrebbe essere quella ipotizzata da Alfonso Rubinacci di Tuttoscuola, cioè quella di ricorrere ai giovani laureati e ai ricercatori da parte degli istituti "in difficoltà": «Ai giovani laureati va offerta subito la possibilità di partecipare ai concorsi di selezione di accesso al ruolo della professione docente per contrastare l'attenzione verso un'altra occupazione, soprattutto di quelli più "competitivi" e "dinamici"». I docenti di qualità sono la linfa della scuola moderna, sono ciò deve spingere un genitore a preferire un istituto e «se non verranno messe in campo politiche di incentivazione, in un prossimo futuro non avremo più docenti per sostituire quelli che saranno collocati a riposo».
Alle famiglie ricordiamo che è data la possibilità di indicare, al momento dell'iscrizione, fino a due istituti di proprio gradimento nel caso in cui la prima domanda non dovesse essere accettata. Le preiscrizioni durano fino al 12 febbraio. I dirigenti avranno il compito di indicare, e pubblicare nell'apposito albo, i criteri in base ai quali saranno state accolte alcune domande a dispetto di altre; inoltre sarà obbligatorio comunicare per iscritto la mancata accoglienza di iscrizione.
23 dicembre 2010. Università, ecco i punti-chiave. A poche ora dall'avvento del Natale, la riforma dell'Università voluta dal ministro del Miur Mariastella Gelmini è praticamente realtà. Solo un intoppo burocratico ha impedito che la riforma fosse approvata mercoledì 22: oggi l’aula discuterà due ddl che in origine erano previsti per ieri pomeriggio; saranno poi riprese le votazioni, alle 15 inizieranno le dichiarazioni di voto in diretta tv, e quindi alle 16 ci si avvierà al voto finale.
Riepiloghiamo dunque i punti-chiave alla base della riforma che tanto ha fatto discutere nelle ultime settimane.
- Diminuzione di corsi e facoltà. Lo scopo è quello di ridurre gli sprechi (e destinare risorse al merito); Università vicine potranno essere unite, diminuiranno i settori scientifico-disciplinari, dagli attuali 370 alla metà e, in generale, le facoltà che potranno essere al massimo 12 per ateneo. In molti ritengono che il limite sulle facoltà potrà essere aggirato con un forte accentramento delle facoltà ed il mantenimento delle diverse discipline come dipartimenti.
- Stop ai ricercatori a tempo indeterminato. Contratti della durata massima di 6 anni per i ricercatori universitari; al termine del periodo potranno essere assunti e diventare professori associati; altrimenti dovranno lasciare l’insegnamento e trovare un’occupazione diversa. Gli anni da ricercatori potranno rappresentare un titolo valido in caso di concorsi pubblici o come esperienza da inserire in un curriculum, ma i contestatori temono che sarà difficilissimo trovare una sistemazione al termine dei 6 anni.
- Stop a parentopoli. Secondo la Gelmini «la promozione di parenti, amici e amici degli amici è un atteggiamento diffuso nelle università. Questi fatti sporcano l'immagine dell'università e del buon lavoro di tanti professori e ricercatori. Chi sta dalla parte dell'università non può far finta di non vedere questo malcostume. Bisogna mettere fine a questi comportamenti inqualificabili e il ddl lo fa in maniera netta impedendo le assunzioni di familiari fino al quarto grado di parentela». Dunque il decreto prevede che non potranno essere scelti parenti fino al quarto grado, ovvero fino ai cugini, da chi lavora all’interno dello stesso dipartimento di un ateneo. All’interno di una stessa università invece non potranno essere assunti i parenti del rettore, del direttore generale e dei componenti del cda. Trascurati i "suggerimenti" - molto diffusi - tra marito e moglie.
- Abilitazione. I futuri docenti associati e ordinari dovranno essere inseriti sulla base dei loro titoli e pubblicazioni in una lista di abilitazione scientifica nazionale, valida per 4 anni e gestita da una commissione composta da quattro professori scelti su sorteggio. La selezione vera e propria avverrà in una seconda fase da parte delle singole università che sceglieranno il candidato ideale all’interno dei nomi presenti in lista; una procedura basata su concetti meritocratici che però non convince chi teme che l'abilitazione verrà concessa indiscriminatamente, senza limiti numerici (non previsti dalla legge).
- Meno poteri al Senato. Il Senato accademico potrà avanzare proposte di carattere scientifico ma sarà invece il consiglio di amministrazione ad avere piena responsabilità per le assunzioni e delle spese. Al suo interno almeno 3 membri su 11 saranno esterni (anche il presidente potrà esserlo). Molti studenti hanno criticato questo punto accusandolo di voler portare verso la privatizzazione le facoltà italiane.
15 dicembre 2010. Riforma, come valutare le nuove discipline. Con la riforma della scuola molti dirigenti e docenti si sono interrogati relativamente alla tipologia delle prove da utilizzare per la valutazione degli apprendimenti. Ecco i chiarimenti del MIUR, riportati in una circolare di alcune settimane fa che forse vale la pena rileggere.
Una circolare esplicativa fornisce alcune indicazioni e consigli che possono rivelarsi preziosi; anzitutto per la valutazione degli apprendimenti si continua a fare riferimento al decreto del Presidente della Repubblica n. 122 del 2009 che disciplina la questione. La circolare n. 3320 dello scorso 9 novembre, invece, chiarisce che le cose cambiano solo per le prime classi dei nuovi ordinamenti partiti con l'inizio di quest'anno. Secondo la circolare nulla deve cambiare per quanto riguarda gli insegnamenti riconducibili ai vecchi curricoli, anche sperimentali. è il caso, al ginnasio, di Lingua e Letteratura italiana, latina, greca e straniera: la verifica degli apprendimenti è finora avvenuta con prove scritte e orali, mentre quella finale si è avvalsa di due voti distinti. In questi casi nulla cambia. Stesso discorso pel materie con un solo voto, ovvero Storia e Geografia, Scienze naturali e Scienze motorie.
Il panorama cambia al primo anno della secondaria riformata in quelle materie non riconducibili a insegnamenti previgenti; in questi casi sono le scuole a decidere caso per caso le metodologie più adatte. Si tratta della messa in atto di quella autonomia scolastica a lungo invocata dagli istituti, in molti casi bistrattata dalla burocrazia ministeriale; ora le scuole possono decidere se valutare le materie del primo anno non riconducibili al vecchio ordinamento con una o più prove per la verifica degli apprendimenti.
La base per la preparazione di queste prove, in ogni caso, può basarsi sugli obiettivi specifici di apprendimento dei percorsi liceali e delle linee guida dei Tecnici e Professionali: documenti preziosi ancora non sufficientemente "sfruttati". Ecco cosa dice la circolare: «Ove gli insegnamenti previsti nei percorsi del nuovo ordinamento non appaiano immediatamente riconducili a quelli attivati nei percorsi del previgente ordinamento, le istituzioni scolastiche assumeranno le opportune decisioni in materia di individuazione degli insegnamenti a una o più prove, ovviamente sulla base di una conoscenza approfondita delle Indicazioni nazionali riguardanti gli obiettivi specifici di apprendimento dei percorsi liceali, delle Linee guida a norma dell'articolo 8, comma 3, del d.P.R. 15 marzo 2010, n. 88 (Direttiva n. 57 del 15 luglio 2010 - Istituti tecnici) e delle Linee guida a norma dell'articolo 8, comma 6 del d.P.R. 15 marzo 2010, n. 87 (Direttiva n. 65 del 28 luglio 2010 - Istituti professionali) nonché dei risultati di apprendimento relativi ai singoli percorsi liceali, tecnici e professionali».
Ai singoli docenti spetta quindi il compito di verificare i vari versanti disciplinari qualora ci si trovi davanti ad un insegnamento che vada considerato "unico". Ricordando che «avuto riguardo alle Indicazioni nazionali e alle Linee guida, si ritiene che, anche in sede di scrutinio periodico, il voto debba essere attribuito per l'insegnamento e non per ogni singola disciplina compresa nell'insegnamento».
La circolare è consultabile a questo indirizzo
1 dicembre 2010. Invalsi rivaluta la matematica. Matematica in affanno ai Licei Scientifici. Lo mostra il rapporto INVALSI che presenta i risultati dell'analisi di un campione di 119 elaborati della seconda prova scritta di matematica nell’esame di Stato per i Licei scientifici dell’anno scolastico 2008-09.
L’indagine è stata realizzata in collaborazione con l’Unione Matematica Italiana, che ha supportato metodologicamente la ricerca contribuendo alla definizione delle linee guida e degli strumenti di valutazione e alla formazione dei docenti correttori. La rilevazione, coerentemente con quanto disposto dalla normativa per la prova di matematica dell’esame di Stato, ha mirato a valutare le conoscenze specifiche, le competenze nell’applicare le procedure e i concetti acquisiti, le capacità logiche e argomentative dei candidati individuando negli elaborati degli indicatori di tali conoscenze, competenze e capacità. Ciascuno degli elaborati è stato corretto da due correttori, appositamente formati, con l’ausilio di una maschera di correzione elaborata dall’Unione Matematica Italiana in collaborazione con l’INVALSI.
L'analisi dei risultati mostra due aspetti da cui è necessario partire:
- l’esistenza di un’ampia fascia di studenti, oltre la metà del totale, che non raggiunge un livello di apprendimenti in matematica ritenuto sufficiente;
- la difficoltà delle commissioni nell’adottare un metodo omogeneo di valutazione e attribuzione del voto.
Per quanto riguarda il primo fattore, sapere che il 54,4% delle prove analizzate è stata valutata insufficiente è poco confortante, trattandosi di elaborati provenienti dai Licei Scientifici. I correttori d'esame, in realtà, avevano assegnato l'insufficienza solo al 21,3% dei compiti e questo porta al secondo fattore di analisi, quello di un evidentemente diverso parametro di giudizio tra gli standard INVALSI e quelli dei docenti "tradizionali". Una differenza fin troppo marcata, anche tenendo conto che i valutatori INVALSI (pur sempre docenti scolastici), hanno valutato gli elaborati liberi da tutti i condizionamenti e le influenze presenti in sede di esame - in particolare, la consapevolezza che il voto attribuito entra direttamente, come addendo, nel voto complessivo dell’esame di Stato: come può esserci tanta differenza tra un voto oggettivo e uno assegnato tenendo conto di altri fattori?
Tornando al gran numero di prove insufficienti, lo studio riporta che si tratta di «insufficienze generalizzate e sostanziali, che riguardano le conoscenze specifiche, i processi caratteristici del pensiero matematici, e ovviamente, anche la capacità di applicare quanto appreso». Molte difficoltà sono emerse dall'incapacità di decifrare i quesiti proposti, di comprendere a fondo i testi (debolezza già evidenziata nella prova d'italiano), altre dimostrano che gli studenti accumulano lacune nel corso degli anni ed esse non vengono recuperate in tempo prima della prova finale.
La situazione che emerge dalle valutazioni dei correttori, riporta la ricerca, «è quella di una buona metà degli studenti che hanno difficoltà sostanziali in matematica, accumulate lungo tutto il percorso scolastico, con punte maggiori al Nord, e una piccola frangia di studenti "di eccellenza", al Sud divisa tra i due tipi di Licei e al Nord concentrata nell'indirizzo PNI». Giorgio Bolondi, consulente scientifico INVALSI, conclude che i dati sono sostanzialmente preoccupanti, «soprattutto in considerazione del fatto che gli studenti del Liceo Scientifico dovrebbero costituire il bacino principale delle facoltà scientifiche. Almeno la metà di loro non possiede gli strumenti necessari per seguire con successo studi in cui la matematica ha un ruolo importante».
Scarica il rapporto INVALSI [file .pdf - 965 kb]
25 novembre 2010. Università, i giorni della protesta. La protesta universitaria ha raggiunto lo scorso 24 novembre il suo apice. Scene di guerriglia urbana si sono svolte a Roma, presso la sede del Senato, mentre cortei di protesta si sono svolti nel resto del Paese. Ecco le tappe che hanno portato a questa situazione.
Inizia con lo scontro l'autunno dell'Università italiana. Mentre il Governo si trovava in Parlamento alle prese con le ultime riserve sulla riforma scolastica, studenti e ricercatori hanno interrotto le lezioni e, dirigendosi al Senato, hanno tentato l'irruzione. Nella mattinata studenti medi e universitari hanno paralizzano le strade del centro di Roma manifestando in corteo contro i tagli all'istruzione. Il corteo, composto da almeno 2.000 persone, aveva sfilato anche a Montecitorio. Verso mezzogiorno, al termine della protesta degli studenti delle scuole superiori, si presentano a Montecitorio i fumogeni gialli degli universitari della Sapienza; approfittando di un numero esiguo di agenti posto davanti al secondo ingresso del Senato, almeno 30 studenti provano a sfondare. Lancio di uova, scontri pesanti con i celerini accorsi in pochi minuti, fumogeni, feriti, svenimenti, scene di ordinaria follia. Accerchiati gli studenti provano l'attacco alla sede storica di Forza Italia ma ormai il peggio è passato. La condanna degli episodi è unanime.
E nel resto d'Italia altri studenti non stanno a guardare: a Siena un centinaio di studenti dell'Ateneo e dell'Università per stranieri ha occupato per circa tre quarti d'ora due binari della stazione senese. A Trieste alcuni studenti, ricercatori e professori associati sono saliti oggi sul tetto del Dipartimento di Fisica dell'Università di Trieste, protestando contro la riforma del Governo. Anche a Torino ricercatori, precari e laureandi hanno protestato dal tetto della Facoltà di Palazzo Nuovo.
Il giorno successivo ancora manifestazioni e interruzioni di lezioni: Milano, Bologna, Ancona, Cagliari, Palermo, Firenze stanno vivendo in queste ore momenti molto concitati di protesta studentesca. Il Governo, nel frattempo, è battuto nell'Aula della Camera su un emendamento di Fli alla riforma dell'Università su cui l'esecutivo aveva reso parere contrario.
Non esistono proteste legittime quando le proteste sfociano in violenza. Ma sarebbe un grave errore liquidare gli episodi cui abbiamo assistito ritenendoli, appunto, solo episodi. Perché ci sono molte analogie con ciò che è accaduto a Londra: migliaia di studenti si sono mobilitati per protestare contro i tagli ai fondi dell'istruzione e i temuti aumenti (triplici) delle rette universitarie. Proteste che rischiano di bloccare ancora una volta il Paese, proprio come avvenuto due settimane fa, quando a Londra si radunarono 50.000 studenti. Anche l'Italia si sta avvicinando ad una rivolta "di massa" come quella inglese? Le premesse ci sono e le risposte dal Governo tardano ad arrivare.
18 novembre 2010. Merito, al via la sperimentazione. Il nuovo sistema meritocratico entra nel vivo: il MIUR fa sapere di essere pronto a varare un progetto concreto che introduce il merito nel sistema d'istruzione italiano, per valutare e premiare le scuole e i docenti migliori.
Si tratta di una sperimentazione il cui obiettivo è quello di «individuare criteri, metodologie e competenze per valorizzare il merito e migliorare quindi la qualità del sistema scolastico secondo le migliori esperienze europee ed internazionali. La sperimentazione sarà finanziata con parte del 30% dei risparmi ottenuti grazie alla razionalizzazione delle spesa al netto delle risorse destinate al recupero per il personale docente degli scatti biennali».
Ai docenti più meritevoli sarà assegnato un premio pari ad una mensilità di stipendio; agli istituti migliori un premio fino ad un massimo di 70.000 euro. Tutto è iniziato lo scorso febbraio, quando il ministro Gelmini ha istituito un Comitato Tecnico Scientifico (CTS) che ha l'obiettivo di proporre l'istituzione di un sistema nazionale di valutazione e di miglioramento della didattica. Il Comitato ha proposto al ministro due progetti sperimentali: uno per la valutazione delle scuole, l'altro per i docenti.
Entrambi i progetti saranno attivati nel corrente anno scolastico.
La sperimentazione prende il via in tutte le scuole medie delle province di Pisa e Siracusa. Le scuole saranno valutate tenendo conto dei seguenti fattori:
- il livello di miglioramento degli apprendimenti degli studenti, individuato attraverso i test INVALSI;
- una serie di indicatori (rapporto scuola-famiglia, rapporto scuola-territorio, gestione delle risorse, livelli di abbandono...) approntati da un team di osservatori esterni composto da un ispettore e da due esperti indipendenti che, al termine delle attività, proporranno una relazione complessiva.
Al termine del ciclo di sperimentazione sarà stilata una classifica e alle scuole che si collocheranno nella fascia più alta sarà assegnato un premio (fino ad un massimo di 70mila euro) da destinare esclusivamente al personale effettivamente impiegato nell'istituto durante il periodo di sperimentazione.
Contemporaneamente sarà avviato un secondo progetto dedicato ai docenti e, in particolar modo, a coloro che si distinguono per le capacità e la professionalità dimostrate. In questo caso la sperimentazione prenderà il via nelle scuole delle città di Torino e Napoli. In ciascun istituto sarà costituito un "nucleo" composto dal Dirigente scolastico, da due docenti eletti dal Collegio dei docenti e dal presidente del Consiglio di Istituto in qualità di osservatore. Il "nucleo" avrà il compito di valutare i docenti che hanno aderito volontariamente alla sperimentazione. Gli insegnanti meritevoli saranno individuati e premiati entro aprile/maggio 2011. Una quota del 30% consentirà, inoltre, di rafforzare l'azione dell'INVALSI ed estendere ad altre materie e livelli scolastici l'utilizzo di test per la valutazione degli apprendimenti.
Il ministro Mariastella Gelmini ha parlato di momento storico per l'istruzione italiana, aggiungendo: «Finalmente si iniziano a valutare i professori e le scuole su base meritocratica. Premi dunque ai migliori e non soldi legati solo all'anzianità di carriera che comunque, grazie allo sforzo del governo, sono stati garantiti a tutto il settore».
8 novembre 2010. Sostegno, numeri anomali. Iscrizioni, primi dati relativi al nuovo anno scolastico. Aumentano gli alunni (+14.000), diminuiscono le classi (-3.000) e il numero dei docenti (24.162): 1.438 posti meno di quelli preventivati dal piano triennale di tagli disposti dal governo sulla base della legge 133 del 2008. Aumentano i posti di sostegno (+4.400, con un aumento di alunni disabili di circa 7.300) e cambia il rapporto nazionale tra alunni disabili e posti di sostegno attivati, ora pari a 2 (2,01 lo scorso anno).
Se, da una parte, non stupisce il dato sull’aumento costante degli studenti disabili iscritti ad un corso di studi, fa più notizia quello relativo all’incremento di docenti di sostegno, in controtendenza con la sensibile riduzione degli organici. Inoltre smentisce le tante accuse mosse in passato da sindacati e rappresentanti dell’opposizione sulla volontà di sminuire l'insegnamento di sostegno. «I responsabili ministeriali», riporta La Tecnica della Scuola, «hanno spiegato che rispetto agli anni precedenti il numero di iscritti con disabilità certificata è cresciuto, in modo omogeneo sul territorio nazionale, di circa 5.000 unità. Che, a fronte di questo nuovo dato, hanno così raggiunto quota 95.000. Ma anche che con il nuovo anno scolastico si è assistito all’incremento di 4.000 insegnanti specializzati nell’insegnamento ad alunni disabili».
In realtà alcuni dati mostrano qualche anomalia, soprattutto per quel che riguarda la situazione al sud Italia. Secondo le ultime cifre nelle aree meridionali l’aumento di posti di sostegno è stato superiore all’aumento di alunni disabili: 2.645 posti di sostegno in più al Sud per un aumento di 1.470 alunni disabili; aumento di 1.298 posti nelle Isole per far fronte ad una invarianza del numero di disabili. E al Nord solo 875 nuovi posti a fronte di un incremento di 4.074 disabili. Nello specifico, risulta che la Campania, con un aumento di 645 alunni disabili, i posti di sostegno sono aumentati di 1.198, permettendo alla regione di raggiungere un rapporto disabili/insegnati sostegno di 1,71). In Sicilia, pur registrando un decremento di 105 alunni con disabilità, registra un aumento di 1048 posti in più; la Puglia, con un aumento di 220 alunni disabili ha avuto un incremento di 631 posti.
Immediatamente verrebbe da pensare che questi interventi siano stati effettuati per compensare situazioni di maggiori problematiche. Invece, e riportiamo le parole di Tuttoscuola, «le regioni del Sud e delle Isole avevano un rapporto disabili/sostegno più favorevole, ampiamente al di sotto della media nazionale di due a uno. Vi erano, insomma, più docenti di quanto, in proporzione avrebbe dovuto avere. La situazione ora migliora ulteriormente per quelle regioni, mentre peggiora per le altre. La Lombardia, ad esempio, pur beneficiando quest’anno dell’incremento di 384 posti di sostegno (per far fronte ad un aumento di 1.832 alunni disabili), ha peggiorato il rapporto che l’anno scorso era di 2,26 portandolo a 2,34; il Veneto ha avuto un aumento di 273 posti a fronte di un incremento di 877 alunni disabili inseriti, passando da un rapporto di 2,12 a 2,17. Grazie, dunque, a questa attenzione particolare, il rapporto disabili/sostegno è peggiorato nelle regioni settentrionali e centrali innalzandosi mediamente di 0,05 punti, mentre è migliorato al sud (+0,12) e nelle Isole (+0,18)».
Un mistero tutto italiano, che finirà per danneggiare le categorie più deboli dei nostri studenti, quelle che necessiterebbero di una maggior serietà e attenzione.
25 ottobre 2010. Dirigenti e sanzioni disciplinari. In vigore ufficialmente il cosiddetto «codice Brunetta» (Comportamento dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni), recepito anche per i presidi, in cui il Miur fissa i criteri generali delle sanzioni, in relazione alla gravità della mancanza, nei riguardi dei dirigenti scolastici.
Il documento chiarisce che non saranno ammesse dichiarazioni pubbliche che vadano a «detrimento dell'immagine della pubblica amministrazioni». In questo senso da oggi i dirigenti scolastici dovranno evitare di esporre dichiarazioni pericolose: se dovessero essere considerate lesive dell'immagine dell'amministrazione potrebbe scattare la «sospensione dal servizio con privazione della retribuzione da un minimo di tre giorni fino a un massimo di tre mesi».
Già alcuni mesi fa il direttore dell'Ufficio scolastico regionale, Marcello Limina, aveva introdotto le modifiche al testo avvertendo insegnanti e presidi, raccomandando di «astenersi da dichiarazioni o enunciazioni che in qualche modo potessero ledere l'immagine dell'amministrazione pubblica e rapportarsi con i loro superiori gerarchici nella gestione delle relazioni con la stampa». Ora che la posizione di Limina appare in bilico, il Ministero - sostiene ItaliaOggi - avrebbe intenzione di integrare la bozza della circolare con un espresso riferimento all'obbligo di motivazione, come da articolo 3 della legge 241/90. Secondo questa disposizione tutti i provvedimenti amministrativi devono recare i presupposti di fatto a monte della decisione e le giustificazioni giuridiche.
L'obbligo di motivazione risulterebbe più che mai indispensabile soprattutto in relazione alle sanzioni più severe del codice, come quelle esposte al comma 8: «minacce ingiurie gravi, calunnie o diffamazioni verso il pubblico, altri dirigenti o dipendenti ovvero alterchi con vie di fatto negli ambienti di lavoro, anche con altri utenti» e anche «atti o comportamenti aggressivi, ostili, o denigratori che assumano forme di violenza morale o di persecuzione psicologica nei confronti dei dipendenti dell’istituzione scolastica». Atteggiamenti ostili vengono puniti con la stessa sanzione di una molestia, anche di tipo sessuale.
Altre sanzioni? Critiche pesanti e pubbliche alla riforma Gelmini: fino a tre mesi di stipendio. Inveire contro un genitore particolarmente irritante: multa fino a 350 euro. La stessa cifra da pagare nel caso i capi d'istituto siano sorpresi a scuola senza cartellino di riconoscimento (o senza targa con nome e cognome posta davanti alla porta della propria stanza).
Ricordiamo che, con la pubblicazione sul sito del ministero, avvenuta il 21 ottobre, il Codice disciplinare per i dirigenti scolastici è pienamente operativo. E, inoltre, che con un recente decreto, il ministro Gelmini, ha aumentato il raggio d'azione degli ispettori ministeriali, permettendo loro di controllare le scuole anche senza incarico da parte del direttore regionale.
25 ottobre 2010. CTS, opportunità delle scuola. I Comitati tecnico-scientifici rappresentano una delle più interessanti potenzialità in dei nuovi Istituti tecnici e professionali riordinati dalla Riforma dell'Istruzione del ministro Gelmini.
L'organismo - che non può causare all'istituto oneri finanziari - è composto da docenti ed esperti del mondo del lavoro, delle professioni e della ricerca scientifica tecnologica. Sono molte le scuole in cui i Cts sono stati costituiti, divenendo - insieme ai dipartimenti e agli uffici tecnici - nuovi punti di riferimento nell'organizzazione della didattica in vista, soprattutto, dell'apertura verso il mondo del lavoro.
La partecipazione di soggetti esterni agli istituti rappresenta la principale potenzialità dei Cts; ammettere al tavolo dei lavori esponenti che, a vario titolo, hanno referenze nel mondo economico a livello locale, permette di attuare al meglio il principale obiettivo dei comitati, ossia quello di promuovere mirate iniziative di formazione per gli studenti e la conseguente individuazione di possibilità lavorative. Necessario, al fine della buona riuscita dei Cts, un patto collaborativo che leghi indissolubilmente le scuole con i settori più vicini dell'imprenditoria e del mondo della produzione; aspetto cruciale e, per questo, il più "faticoso da mettere in atto in molte regioni d'Italia.
Non dovrà mancare il rispetto reciproco dei proprio ruoli e dei propri spazi; le imprese non dovranno invadere il campo delle scuole, avendo l'accortezza di rispettare il lavoro svolto dai docenti. I professori, dal canto loro, avranno il compito di non sottovalutare l'importanza della formazione tecnica delle competenze che emergeranno dagli studi dei comitati.
Il compito dei Cts è chiaramente illustrato nello statuto redatto dall'Istituto di Istruzione Superiore «E. Vanoni» di Vimercate (MB). Ringraziando per la disponibilità il dirigente prof. Michele Monopoli, ne pubblichiamo un estratto:
Art. 2 - Finalità
Scopo del CTS è di rendere permeabile l'azione educativa ai fabbisogni delle imprese e del contesto socio economico del territorio, in modo da coniugare le esigenze dello sviluppo locale con quelle di una formazione globale
ART. 5 - Compiti del CTS
Il C.T.S. svolge i seguenti compiti
- formula proposte in merito all'ampliamento e all'arricchimento dell'offerta formativa, individuando le opportune sinergie tra la programmazione curricolare e quella extra curricolare
- formula i criteri per l'individuazione di esperti del mondo del lavoro e di esperti per l'arricchimento dell'offerta formativa, anche attraverso la stipula di contratti d'opera, al fine di attivare specifiche attività didattiche che richiedono spazi e/o competenze specialistici.
- interviene con proprie proposte nella risoluzione di problemi legati all'impiego ottimale delle risorse e favorisce la possibile ricerca di forme alternative di finanziamento (fund raising)
- propone l'organizzazione di eventi e manifestazioni di rilevante interesse per i profili educativi, culturali e professionali degli indirizzi presenti in Istituto
- definisce aspetti tecnici dei piani delle attività
- esprime valutazioni sulla partecipazione dell'Istituto a Progetti di interesse locale, nazionale ed internazionale e ne monitora gli effetti
- individua forme di valorizzazione delle eccellenze tra gli studenti
- propone e individua giacimenti culturali nei processi di lavoro, utili e funzionali per l'implementazione di esperienze di alternanza scuola lavoro
- elabora proposte per un maggiore raccordo tra formazione superiore e formazione universitaria
- interagisce con le realtà presenti nel territorio per l'individuazione di contesti formativi rilevanti per la crescita e lo sviluppo culturale degli studenti
- esprime in generale pareri e valutazioni anche sull'erogazione del servizio e sull'organizzazione scolastica
- esamina la documentazione e analizza i dati proposti e approvati negli organi collegiali di istituto.
Le potenzialità sono dunque estremamente interessanti, anche perché indirizzate completamente alla proficua realizzazione della carriera degli studenti. La speranza è che i Cts possano davvero contribuire a costruire una scuola più moderna, più vicina alle esigenze delle aziende locali, più interessata al futuro dei nostri ragazzi.
1 ottobre 2010. Scatti, merito e decreti. Studenti e insegnanti sono tornati sui banchi di scuola; ad animare il dibattito attorno al mondo dell'istruzione italiana è stata l'attesa verso il decreto per gli scatti di anzianità. Ecco tutti i dettagli.
Tutto è nato con l'arrivo della notizia alle scuole statali che sullo stipendio di settembre del personale scolastico ci sarebbe stato, per chi l'aveva maturato, lo scatto d'anzianità atteso da sei anni. Il fatto ha scatenato reazioni contrastanti tra i sindacati: Flc-Cgil si è mostrata sorpresa, dal momento che tale decisione sarebbe stata presa al di fuori di ogni confronto e contrattazione. Secondo Cisl-scuola, al contrario, lo scatto era stato pianificato lo scorso 4 agosto; tesi ribadita da Uil-scuola che ha infatti ribadito essere «un risultato conseguito grazie all'azione congiunta, determinata, intelligente e utile dei sindacati scuola Cisl, Uil, Snals, Gilda». Così il segretario Cisl Francesco Scrima: «Non c’è stata sugli scatti alcuna "intesa truffaldina", ma solo un lavoro costante e serio che la Cisl, insieme ad altri, ha svolto e sta conducendo a buon esito, in un quadro di straordinaria complessità e difficoltà».
Appurato che Cgil-scuola non ha fatto parte della delegazione sindacale che il 4 agosto ha strappato l'accordo dello scatto, resta la sorpresa relativa ad un gradone arrivato nonostante il decreto sul riutilizzo delle risorse dei tagli non sia stato ancora firmato. Mancando il decreto, gli scatti sono regolari?
La risposta alla cruciale domanda arriva dal ministro Gelmini che, nel corso della festa del Pdl a Milano, in un cortile tra le mura del Castello Sforzesco, ha infatti ammesso: «Non vedo l'ora che si superi il sistema degli scatti di anzianità e con i ministri Sacconi e Brunetta ci stiamo lavorando; se vogliamo davvero far sì che la scuola diventi un volano di sviluppo, dobbiamo fare un discorso di qualità, non solo di numeri. Non possiamo trattare allo stesso modo i buoni e i cattivi insegnanti, servono trattamenti diversi in base ai risultati raggiunti e lo stipendio a fine mese non può essere lo stesso».
In realtà il recupero degli scatti, ovvero ad oggi l'unica progressione di carriera prevista nella scuola, non dovrebbe arrivare a toccare l'intera quota del 30% dei tagli che, come si ricorderà, erano stati appunto dirottati sul merito (e relativo percorso di valutazione ancora in fase di sviluppo cui seguirà una necessaria fase di sperimentazione). I fondi per cambiare la carriera degli insegnanti, secondo il ministro del MIUR, potrebbero essere reperiti attraverso i tanto contestati interventi di razionalizzazione.
Secondo Rino Di Meglio, coordinatore della Gilda degli Insegnanti, «in realtà, non c’è alcuna novità e la situazione resta immutata, perché l’attribuzione degli scatti di settembre è dovuta semplicemente a quanto disposto dalla manovra Finanziaria, che stabilisce il blocco degli stipendi per il triennio 2011-2013. Poiché il 2010 non è ancora terminato, gli scatti accreditati con gli stipendi di settembre non rappresentano affatto un passo indietro da parte del Governo». L'incertezza regna sovrana e, come osserva Tuttoscuola «su quel 30% grava tutta l'incognita della recente manovra finanziaria. Sarà utilizzato per salvare gli scatti o per il merito? Alla fine potrebbe capitare che si perdano per il futuro gli scatti senza un significativo investimento per una carriera che premi il merito».
23 settembre 2010. Al Quirinale la Cerimonia di inaugurazione del nuovo anno. Si è svolta il 21 settembre nel Cortile d’Onore del Quirinale la Cerimonia di inaugurazione dell’anno scolastico 2010/2011. Accompagnata quest’anno dall’avvio delle celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia nelle scuole, ha visto la partecipazione di personaggi di spicco del mondo della politica, dello spettacolo e dello sport.
Di fronte ad una rappresentativa di 1600 studenti, la cerimonia - iniziata con un commosso ricordo del tenente Alessandro Romani, caduto in Afghanistan - ha avuto il suo momento clou con il saluto del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Il discorso del Capo dello Stato ha ruotato attorno a tre punti cardine più volte affrontati anche in passato: risorse, merito e qualità. «All’impegno comune e categorico di riduzione del debito pubblico bisogna riconoscere la priorità della ricerca e dell’istruzione nella ripartizione delle risorse disponibili», ha spiegato Napolitano, «occorre riformare con giudizio e non solo allo scopo di raggiungere buoni risultati complessivi. Se vogliamo che la scuola funzioni come un efficace motore di uguaglianza e come un fattore di crescita, bisogna che si irrobustisca e che sani squilibri, disparità, disuguaglianze». Per quanto riguarda il merito, secondo il Presidente «bisogna mettere in tutti i campi le persone in grado di meritare. Questo vale ovviamente anche per la scuola, per i suoi insegnanti e per i suoi studenti». Infine, «per elevare la qualità dell’insegnamento occorre motivare gli insegnanti e richiedere che abbiano un’adeguata formazione, ma anche offrire loro validi strumenti formativi e di riqualificazione. E su tutto questo, ovviamente, è necessario investire. Nel passato non lo si è fatto abbastanza e si sono prodotte situazioni pesanti. Occorre dunque qualificare e riqualificare coloro che aspirano ad un’assunzione a tempo indeterminato».
Particolarmente apprezzato il ringraziamento del Presidente a tutto il personale dell’amministrazione e agli insegnanti per la loro "opera preziosa" fornita per il regolare avvio del nuovo anno scolastico. Il ministro del MIUR Mariastella Gelmini si è soffermata sulle celebrazioni dei 150 anni di età dell’Unità d’Italia: «non abbiano un’impronta statica ma guardino al futuro con i giovani davvero protagonisti: come ministero dell’Istruzione abbiamo coinvolto tutte le scuole nella realizzazione di un portale dedicato ai 150 anni dell’Unità: il dovere della memoria è essenziale in democrazia». Da questo monito il ministro ha voluto sottolineare che il primo impegno della scuola italiana sia oggi quello di combattere la dispersione: «Come in passato attraverso la scuola si è sconfitto l’analfabetismo, dobbiamo adoperarci oggi perché venga eliminata la dispersione scolastica e ogni forma di abbandono e per questa via abbattere la disoccupazione giovanile».
La cerimonia, condotta da Fabrizio Frizzi, ha visto l’amichevole partecipazione di molti campioni italiani dello sport, e di personaggi dello spettacolo come i cantanti Irene Grandi, Jessica Brando e Valerio Scanu, e il grande attore Gigi Proietti. Presenti anche il Vice Presidente della Camera dei Deputati Antonio Leone, i Sottosegretari di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Gianni Letta e Carlo Giovanardi, il Vice Presidente della Commissione permanente Istruzione del Senato della Repubblica, Vincenzo Vita.
15 settembre 2010. Proteste e manifestazioni all’avvio del nuovo anno scolastico. Il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini ha inaugurato il nuovo anno scolastico al Policlinico Gemelli, dichiarando ufficialmente aperta la sfida della riforma; tuttavia la riapertura delle scuole ha coinciso in molte regioni italiane con manifestazioni di protesta, scioperi e polemiche. E il caso della scuola di Adro.
«La sfida della riforma deve essere raccolta innanzitutto agli insegnanti per rendere la scuola davvero un’istituzione d’eccellenza». Così la Gelmini; che poi ha aggiunto: «Non ricordo un anno scolastico iniziato senza proteste; rispetto tutti coloro che protestano ma sul piano dei precari ho già risposto: per assorbire i 220.000 precari presenti in graduatoria occorreranno 7-8 anni».
Tra le altre, sono state due le manifestazioni più significative nel giorno della ripresa degli studi. La prima a Messina, durante la quale i precari hanno occupato per alcune ore il pontile delle navi traghetto in servizio sullo Stretto; gli studenti, dal canto loro, si sono presentati davanti agli ingressi degli istituti muniti di caschetti gialli da lavoro, per proteggersi simbolicamente la testa dalle macerie causate dalla riforma. Molte altre le scuole che hanno aderito alla protesta: Venezia (liceo Foscarini), Torino (via Bligny e corso Dante), Roma (liceo Tasso e liceo Montessori), Frosinone (liceo classico Turriziani), Perugia (piazzale Anna Frank), Grosseto (istituto agrario Leopoldo II di Lorena), Bologna (istituto tecnico Aldini), Palermo (Vittorio Emanuele III), Caltanissetta. Contemporaneamente a Roma un corteo culminato in un sit-in davanti al ministero, ha mandato il traffico in tilt. L’occasione ha visto il "lancio" della prossima iniziativa anti-Gelmini, prevista per il prossimo 8 ottobre. Alla protesta hanno aderito i Giovani comunisti, la Federazione degli studenti, l’Uds e l’Fds, i Cobas e la Flt Cgil. I precari chiedono «le dimissioni del ministro Gelmini a causa di una politica fallimentare e distruttiva sul settore della conoscenza».
La movimentata giornata ha fatto registrare un’ulteriore polemica relativa alla scuola di Adro, nel bresciano. La scelta di dipingerla di verde e costellare pavimenti e pareti con simboli leghisti, ha suscitato più di una perplessità, creando un vero e proprio caso attorno al sindaco della cittadina, quell’Oscar Lancini, finito mesi fa sotto i riflettori dopo aver annunciato che avrebbe lasciato digiuni i figli della famiglie non in regola con il pagamento della mensa. La Gelmini ha prontamente ribadito: «È sempre un fatto importante quando enti pubblici decidono di investire nella scuola e nell’edilizia scolastica; mi piacerebbe che tutti coloro che hanno polemizzato in queste ore con il sindaco di Adro lo facessero per coerenza anche le molte volte in cui sono simboli della sinistra a entrare in classe». Ma poi ha comunque aggiunto: «Francamente il sindaco Lancini ci ha abituato a un centro folklore, a un certo estremismo, che ovviamente io come Ministro dell’Istruzione non condivido». Gli esponenti del Pd, per bocca di Francesca Puglisi, Responsabile Scuola Segreteria Pd, hanno subito controbattuto: «Mai il simbolo di un partito è stato stampato sui mattoni e in ogni oggetto dell’arredo scolastico: e allora si muova immediatamente per ripristinare la legalità e il rispetto della Scuola della Costituzione». I cittadini, evidentemente, approvano; tuttavia sarebbe preoccupante assistere a un proliferarsi di iniziative che privilegiano il localismo autoreferenziale, nell’anno in cui si celebra il centocinquantesimo anniversario dell’unità d’Italia.
Anche il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, rispondendo ad alcune domande fatte dai giovani partecipanti al Giffoni film festival, ha invitato il governo a non smettere di investire nei confronti della scuola e della cultura: «Abbiamo bisogno sicuramente di più risorse per la scuola, e abbiamo bisogno di più qualità; ciò significa anche molto impegno a produrre buoni risultati e questo dipende dagli ordinamenti, dalle risorse, ma molto anche dagli insegnati da un lato e dagli studenti dall'altro. Non dimentichiamo che nella costituzione della Repubblica ci si riferisce ai capaci e ai meritevoli cioè la costituzione indica una strada che e quella di di conoscere e incoraggiare il merito, chi si applica di più e chi realizza di più e bisogna andare avanti in questa direzione».
8 settembre 2010. Scuola e politica, discussioni di inizio anno. Come al solito il nuovo anno scolastico parte all’insegna di discussioni e polemiche. Presentando a Palazzo Chigi le novità, il ministro Gelmini ha toccato alcuni tasti sensibili - come la situazione dei precari - che hanno immediatamente ridestato le attenzioni dei media. Diamo uno sguardo d’insieme a quello che attende insegnanti e docenti ormai prossimi al ritorno nelle classi italiane
Tanto per cominciare, com’è noto, l’anno scolastico 2010-2011 sarà quello dell’esordio della riforma dell'Istruzione superiore, «un provvedimento epocale che riduce la frammentazione degli indirizzi nei licei e rilancia l'istruzione tecnica e professionale. Inoltre, per la prima volta dal 1923 le nuove Indicazioni nazionali riformano organicamente i contenuti dell'istruzione liceale». Il settore tecnico-scientifico è stato al centro delle principali innovazioni introdotte con la Riforma che, come dimostrano i dati sulle iscrizioni, hanno riscontrato il favore degli studenti e delle famiglie: vedremo se con il passare dei mesi questi istituti saranno in grado di dimostrare le loro innovazioni. Intanto il debutto della riforma avverrà in un clima di incertezza: l'intero percorso che ha portato alla su realizzazione, del resto, è stato non poco accidentato, e lo slittamento forse non è comunque bastato.
Alla scuola primaria aumenteranno le classi a tempo pieno, che dal prossimo anno passeranno da 36.493 a 37.275. Alla scuola secondaria di I grado saranno confermate le doppie verifiche in entrata e in uscita, cioè a inizio e alla fine dell'anno scolastico, in applicazione del piano nazionale Qualità e merito: verifiche per tutti, docenti, studenti e istituti. Confermata infine la linea del rigore: non saranno tollerato più di 50 giorni di assenza, pena la bocciatura.
Ma il punto cruciale di dibatti degli ultimi giorni è stato quello del precariato. «Auspico un confronto nel merito di ciò che si può fare e non di ciò che si vorrebbe» ha detto la Gelmini. «L'attenzione al precariato c'è da anni, se si tratta di ragionare su dati veri la mia disponibilità c'è, ma quando scopro che a protestare sono militanti politici, iscritti anche a Italia dei valori, non credo che si possa alimentare questo genere di polemica». Le proteste? Secondo il ministro sono fin troppo "affrettate": «Sono disponibile a un incontro con i precari quando vedrò che la nostra azione a sostegno anche dei precari sarà giustamente considerata e poi anche quando verificherò che gli accordi con le Regioni verranno adeguatamente presi in considerazione». In poche parole il ministro del Miur ha avuto il coraggio di non promettere risoluzioni miracolose al drammatico problema dei troppi docenti, sottolineando che il fenomeno patologico del precariato non l'ha creato questo governo; tuttavia, la Gelmini avrebbe potuto illustrare qualche proposta per uscire da questa situazione stagnante; come sottolinea Tuttoscuola «avremmo voluto sentire qualcosa di più preciso sul futuro del precariato e sulle possibili, necessarie soluzioni: un piano, un programma, insomma che vada decisamente oltre la semplice attesa della fisiologica conclusione di questa situazione patologica attraverso il lento scorrimento delle graduatorie di anno in anno e le incertezze croniche del turn-over, fino al loro esaurimento tra dieci o quindici anni».
Il tema è caldissimo, se si pensa che anche Gianfranco Fini, Presidente della Camera e protagonista della scissione politica che probabilmente porterà alle elezioni anticipate, nel suo discorso a Mirabello ha detto: «La protesta dei precari a poche ore dalla ripresa delle lezioni è sacrosanta. Nelle ore cruciali per le assegnazioni delle ultime cattedre per gli incarichi annuali, voglio essere chiaro: si poteva evitare i tagli lineari alla spesa. Evitando così due casi clamorosi di dissenso: delle forze di polizia e dei precari della scuola».
Iniziare un anno scolastico in queste condizioni non è certamente il massimo della vita. Riuscirà la didattica a sopravvivere alla politica?
30 agosto 2010. Scuola, si ricomincia… Il 19 agosto il Ministero dell’istruzione ha diffuso un comunicato [pubblicato a questo indirizzo] con il quale afferma che «per l’anno scolastico 2010/2011 il tetto di spesa previsto per i libri di testo nella scuola secondaria superiore resterà invariato». Aggiunge inoltre che «l’entrata in vigore della riforma delle scuole superiori non comporterà nessun aumento per tutelare le famiglie dal fenomeno del caro libri». Con questa riforma è stata profondamente cambiata l’offerta formativa, ad esempio con l’estensione dello studio della fisica a tutti e cinque gli anni nei licei scientifici; con l’introduzione di nuove materie come cittadinanza e Costituzione e scienze integrate; con l’introduzione di un insegnamento, in lingua straniera, di una disciplina non linguistica (CLIL). Ciascuna di queste materie ha bisogno di libri specifici, se si modificano i programmi e si intraprende lo studio di argomenti nuovi, va da sé che i libri devono essere aggiornati e conformi alle nuove indicazioni ministeriali.
Il Ministero specifica anche che non ha «alcun potere di fissare il prezzo dei libri scolastici», in quanto «soggetto alle scelte degli editori». I quali, aggiungiamo noi, nello stabilire il prezzo di copertina devono tener conto che i costi necessari a realizzare un libro di testo crescono ogni anno, come accade a qualsiasi altro prodotto presente sul mercato. Questi costi includono anche la realizzazione dei contenuti multimediali per i libri misti e la distribuzione degli e-book, come impone la legge.
Ricordiamo che i tetti di spesa nelle scuole medie sono stati introdotti nel 2002, per il primo e unico adeguamento all’inflazione programmata, si è dovuto attendere il 2008, quando il limite di spesa è stato introdotto anche alle scuole superiori. Era già difficile da capire come le scuole potessero restare all’interno di tetti di spesa vecchi di anni; è legittimo chiedersi come possano riuscirci quest’anno, dovendo tenere conto di nuovi programmi e nuove materie.
28 luglio 2010. Italia 2020 e riforma universitaria. Nel settembre del 2009 il Ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini e il titolare del Welfare Maurizio Sacconi presentarono a Palazzo Chigi il piano Italia 2020, un progetto di rilancio della scuola italiana in funzione degli sbocchi occupazionali e con lo scopo di «superare la marcata autoreferenzialità del sistema educativo che incide in modo negativo sulle prospettive occupazionali dei giovani e che da tempo prescinde dalle esigenze del sistema produttivo». Oggi il progetto entra nel vivo. «Oggi ci vuole il coraggio non di lamentarsi ma di dare soluzioni a problemi annosi che durano da troppo tempo», ha premesso il ministro nel corso di un dibattito che si è svolto a Viareggio. Poi ha aggiunto: «Se c’è una situazione difficile è proprio quella dei giovani che faticano a trovare un lavoro anche perché la scuola e l’Università sono troppo distanti dal mondo del lavoro».
Si comincia da uno «studio sui risultati del placement di ogni facoltà, divisi per aree geografiche». Entro un paio di mesi, promette il ministro, si potranno pubblicare i risultati; essi potranno essere di aiuto ai giovani in procinto di scegliere il percorso universitario più idoneo». Tornando alla rifoma univeritaria, che a breve sarà discussa alla Camera, il ministro Gelmini ha riassunto i punti cardine: «Spazio ai giovani docenti, via i professori ultrasessantacinquenni: l’Università deve servire ai giovani non ai baroni. Stop al radicato meccanismo della parentopoli e del nepotismo, sì alla meritocrazia». L’obiettivo: «programmare un’offerta formativa diversa che non punti sulla quantità, come si è fatto fino ad oggi con il finanziamento a pioggia di corsi didattici inutili, ma sulla qualità».
Ma Italia 2020 passa necessariamente dalla riforma universitaria. Nei 438 emendamenti in discussione al Senato alcuni hanno suscitato molte polemiche nel mondo accademico, specie tra i ricercatori: si prevede che per loro sia abolito il tempo indeterminato e che quello determinato non possa essere dilungato più di 6 anni (due contratti triennali). Se nel corso del secondo triennio il ricercatore riesce a vincere il concorso da docente associato rimarrà in seno all’Università; in caso contrario non potrà più continuare l’attività accademica. Per quanto riguarda i professori ordinari, per la prima volta saranno chiamati a svolgere attività formativa per almeno 1.500 ore nell’anno solare, di cui 350 ore specifiche di didattica. Per i docenti accademici inquadrati a tempo determinato, le ore di attività previste diventeranno 750: di queste, almeno 250 dovranno essere spese per la didattica. Si discuterà anche dell’istituzione di un tempo massimo di 8 anni di carica per i rettori e di, un fondo per gli studenti meritevoli e i docenti migliori; previsto infine l’inserimento dei test obbligatori di inglese (o altra lingua straniera) per chi vuole diventare ricercatore. «Purtroppo ereditiamo un precariato amplissimo» ha ribadito la Gelmini, «frutto delle scelte del passato. Questo precariato dà comunque un grande contributo all’università perché sono giovani che non fanno solo ricerca ma anche didattica».
21 luglio 2010. Piano Nazionale Qualità e Merito: i nuovi test per studenti e docenti. Nei giorni scorsi il ministro del MIUR Mariastella Gelmini, affiancata da Roger Abravanel, autore del noto bestseller Meritocrazia, ha presentato un nuovo progetto chiamato Piano Nazionale Qualità e Merito (PQM). Tramite l’impiego di test oggettivi standard, predisposti dall’Invalsi, esso permetterà la misurazione dei livelli di apprendimento degli studenti e l’operato degli insegnanti.
Basandosi su un tipo di valutazione istantaneo e sommativo, il progetto somministrerà due test agli studenti: il primo a inizio anno, il secondo al termine. I risultati nazionali saranno quindi messi a confronto con quelli medi europei con l’intento di riuscire, entro pochi anni, a stilare una classifica delle scuole medie e, successivamente, anche quella delle scuole superiori. Per quanto riguarda la tempistica di attuazione, il ministro spiega che «da settembre con il nuovo anno scolastico (2010/2011), il progetto coinvolgerà mille scuole medie e, dal 2011/2012, anche la scuola superiore. Entro il 2013 il 50% delle scuole medie sarà interessato dai test. Dal 2013 in poi - aggiunge - il Piano sarà esteso gradualmente a tutte le scuole medie italiane».
«I test», continua la Gelmini, «permetteranno di rilevare le carenze di ogni singolo studente e di pianificare azioni mirate per colmare le lacune dimostrate. Sarà possibile iniziare a valutare oggettivamente i rendimenti delle singole classi e sarà possibile valorizzare l’autonomia scolastica, poiché darà agli istituti la possibilità di valutare i propri risultati e avviare un processo di miglioramento della qualità dell’insegnamento e assegnare agli studenti particolarmente meritevoli».
«L’Italia è ormai l’ultimo paese in Europa nel quale la valutazione degli apprendimenti rappresenta esclusivamente un "fatto interno», ha concluso il ministro. Più in generale il nostro paese è in ritardo per quel che riguarda la valutazione di sistema; colpa di ritardi, rinvii, scontri tra burocrati e accademici, scarsi mezzi a disposizione prima del Cede (Centro europeo dell’educazione), poi (dal 1999) all’Invalsi (Istituto nazionale di valutazione del sistema di istruzione e formazione). Un gap che deve essere colmato.
A circa 50 giorni dall’inizio del nuovo anno scolastico, la preoccupazione è il sentimento che ricorre tra gli addetti ai lavori; anche se sappiamo bene che la promozione di un piano nazionale che monitorizzi qualità e merito non potrà garantire l’annullamento delle distanze che ci separano rispetto agli altri paesi, il nuovo progetto MIUR/Abravanel potrebbe contribuire al rilancio della nostra scuola. Come commenta Tuttoscuola «sapere che i ragazzi più bravi avranno, a prescindere dal reddito, una borsa di studio che consentirà loro di studiare nelle università migliori e non per forza in quella sotto casa, è certamente una prospettiva ottima, ma a condizione che si assicuri a tutti un bagaglio di conoscenze ed effettive opportunità di accesso al lavoro, come antidoto contro l’iniquità della nostra scuola».
14 luglio 2010. Scatti, niente blocco; disabili, aumenta il tetto? Un apposito emendamento cancellerà il temuto blocco degli scatti di carriera nei prossimi tre anni. Il Governo aveva inserito il blocco nel testo della manovra Finanziaria approvata a fine maggio dal Consiglio dei ministri; a farne le spese, come trapelato nelle scorse settimane, l’assegnazione dei premi al personale più meritevole che il ministro Gelmini auspicava di varare a partire dal prossimo anno. Intanto un altro emendamento fa discutere: quello sul numero massimo di alunni nelle classi con studenti diversamente abili. A firma dei senatori Esposito e Latronico del PdL è stato infatti approvato un emendamento che prevede l’aumento nel numero massimo di bambini nelle classi frequentate da alunni con disabilità, oltre il numero di 20 finora fissato per legge. Le associazioni FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) e FAND (Federazione Associazioni Nazionali Disabili) lanciano l’allarme relativo ad un probabile sovraffollamento facilmente capace di mettere a rischio la qualità dell’istruzione e dell’inclusione scolastica.
La Tecnica della scuola riporta il parere fortemente negativo di Pietro Vittorio Barbieri, presidente dell’associazione pro-disabili Fishil presidente, secondo cui si tratta di una mossa miope. Se le classi sono sovraffollate «i docenti non potranno seguire con attenzione i bambini con disabilità e questo causerà un’impennata nella richiesta di insegnanti sostegno. E di fronte agli eventuali rifiuti vi sarà un fiorire di ricorsi al giudice, nei quali le amministrazioni scolastiche, come avviene ormai in ogni dove, saranno soccombenti. Un contenzioso che causerà un aumento di costi ben superiore ai risparmi previsti».
Contrario anche il PD: attraverso un comunicato congiunto, la senatrice Mariangela Bastico e la deputata Manuela Ghizzoni spiegano che «l’emendamento approvato rende sempre più difficile una positiva integrazione scolastica». Infine, secondo Antonio Ferraro, responsabile nazionale politiche sociali Prc-Se, il rischio è quello di trovarsi davanti all’«ennesimo atto maldestro e improvvisato di questa maggioranza, che andrebbe a colpire un sistema scolastico già tartassato da tagli e ridimensionamenti: chiediamo pertanto che l’emendamento venga ritirato nel rispetto di tutti i bambini, disabili e non, e che finisca questa ‘carneficina’ ai danni di diritti e persone».
Le associazioni pro-disabilità avevano appena concluso in maniera vittoriosa la battaglia contro l’aumento della soglia per ottenere l’assegno mensile. Nei giorni scorsi, infatti, la Commissione Bilancio del Senato ha abolito l’aumento all’85% della soglia (sarà erogato a tutti coloro che hanno un’invalidità superiore al 74%) e ha rinunciato a qualsiasi intervento restrittivo sull’indennità di accompagnamento. Resta alto l’impegno nei confronti delle false invalidità, verso cui sono previste fino a 250.000 verifiche entro l’anno.
7 luglio 2010. Fondi, pensioni e scatti perduti. Secondo le stime dell’Inpdap l’innalzamento dell’età pensionabile a 65 anni per le donne - esattamente come per gli uomini - interesserà almeno 14.000 professoresse e ATA da oggi al 2018. La scuola ha avuto in questi giorni un’altra doccia fredda: la destinazione dei fondi per la valorizzazione potrebbe essere utilizzata per pagare i debiti degli istituti in difficoltà. Partiamo dunque dagli effetti concreti che porterà la manovra pensionistica voluta da Bruxelles, che ha minacciato pesanti sanzioni in caso di mancato e persistente adeguamento. Già dal prossimo 1° gennaio 2010, dunque, tutte le dipendenti pubbliche - comprese le insegnanti e il personale Ata, andranno in pensione a 65 anni, proprio come i colleghi uomini. Nel settore privato, invece, resteranno in vigore gli attuali doppi limiti di età (65 per gli uomini, 60 per le donne). La novità non tocca i requisiti anagrafici per accedere al trattamento pensionistico di anzianità - cioè il cosiddetto meccanismo delle "quote". L’innalzamento avverrà con uno scalone unico a partire dal 2012, senza fasi intermedie; solo chi compirà 61 anni entro il 31 dicembre 2011 potrà chiedere alla propria amministrazione una certificazione del diritto alla pensione.
La notizia relativa ai fondi per il merito ha toni ancor più contraddittori. Se, da una parte, il ministro Gelmini continua a parlare dei riconoscimenti ai docenti più meritevoli in arrivo ad autunno, dall’altra pare difficile che essi potranno davvero arrivare. La Manovra del Governo, infatti, congela tali fondi e non specifica la futura destinazione, rinviando a data da destinarsi il processo di valorizzazione dei docenti.
Per quanto riguarda il blocco degli scatti stipendiali - tanto criticata e osteggiata dal mondo sindacale nelle ultime ore - il Governo proverà a correre ai ripari correggendo la manovra: i costi verrebbero assorbiti dal 30% dei risparmi derivanti dalla Legge 133/08. In realtà il ministro Tremonti non ha ancora deciso come impiegare quella quota di risparmi derivanti dalle misure stabilite nel 2008 (i 7,8 miliardi di tagli): valorizzazione del merito o recupero del blocco agli scatti di anzianità?
La senatrice Mariangela Bastico resta comunque sul piede di guerra e chiede chiarezza al Governo: «L’emendamento sulla restituzione al personale della scuola del 30% delle risorse tagliate alla scuola dalla legge 133/2008 ("finanziaria estiva"), preannunciato in modo altisonante dal Ministro Tremonti nell’incontro organizzato dai sindacati scuola, non è assolutamente soddisfacente e non risponde, a mio avviso, a quanto promesso; si limita a sancire che l’utilizzo del 30%, pari a circa 2 miliardi e 300 milioni di euro, è stabilito con decreto di natura non regolamentare del Ministro dell’istruzione di concerto con il Ministro dell’economia, sentite le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative. Non si accenna minimamente alla eliminazione della norma che cancella in modo irreversibile il "gradone", cioè gli scatti di anzianità, per il personale della scuola. Non si accenna neppure al fatto che queste risorse sono destinate a risarcire le perdite subite dal personale della scuola».