28 aprile 2010. Libri di testo: adozioni e prezzi. Nei giorni scorsi la rivista scolastica Tuttoscuola ha pubblicato un articolo dedicato al caro libri, soffermandosi in particolar modo sul blocco delle adozioni e sul non-blocco dei prezzi dei libri. Albertina D’Anna ha inviato alla rivista una lettera di risposta all’articolo, per esprimere alcune considerazioni e invitare addetti ai lavori e non alla riflessione su un tema molto importante. Riportiamo i due interventi.

Libri di testo. La legge blocca le adozioni ma non il prezzo
da Tuttoscuola del 26 aprile 2010

La legge 169/2008 ha bloccato per cinque/sei anni le adozioni dei libri di testo con il lodevole intento di contenerne i costi per le famiglie. Con il blocco dei testi scolastici per un lungo periodo, dovrebbero, infatti, diminuire le nuove edizioni e avere maggior mercato i libri usati, ma...

In questi giorni le scuole, alle prese con le adozioni dei libri di testo, stanno però scoprendo per la prima volta che gli effetti del blocco delle adozioni sono minori del previsto e che per i prossimi anni potrebbero compromettere la finalità della legge.

Nella scuola secondaria, infatti, il blocco dei testi adottati non ferma il tetto di spesa, in quanto i testi adottati l’anno scorso restano confermati per un sessennio anche se nel frattempo i loro prezzi, imposti dagli editori, possono aumentare senza blocco alcuno.

La legge, infatti, si è limitata a bloccare le adozioni, non bloccando però i prezzi. Infatti, nella legge 133/2008, dove si parla di testi digitali, si precisa anche che va assicurato il prezzo dei libri di testo della scuola primaria e i tetti di spesa dell’intera dotazione libraria per ciascun anno della scuola secondaria di I e II grado, nel rispetto dei diritti patrimoniali dell’autore e dell’editore.

I diritti patrimoniali dell’editore non possono, dunque, essere bloccati. Mentre i testi devono essere confermati per anni senza variazione alcuna, i loro prezzi sono quasi in libera uscita.

E i genitori pagano.



Ed ecco di seguito la replica di Albertina D’Anna

Gentile Redazione,

sono Albertina D’Anna, titolare dell’omonima Casa editrice, specializzata in editoria scolastica e, poiché sul vostro sito si è parlato delle adozioni dei libri di testo, in quanto del mestiere, mi sono sentita chiamata in causa. Come è sottolineato nel vostro articolo, la legge 169/2008 ha imposto il blocco delle adozioni per cinque e sei anni, con lo scopo dichiarato di limitare la spesa che le famiglie sostengono per i libri di testo. Sempre nel vostro articolo, è messo in risalto come il blocco delle adozioni non fermi i prezzi dei libri scolastici che, cito, «sono quasi in libera uscita» e, cito ancora, «possono aumentare senza blocco alcuno».

Proprio in merito a queste due frasi vorrei fare due considerazioni: la prima, non è vero che i prezzi sono in libera uscita e che possono aumentare senza blocco alcuno, dal 2002 esiste un tetto di spesa che le scuole sono tenute a rispettare e che fino ad ora hanno rispettato contenendo al massimo gli sforamenti, lo dice lo stesso Ministero nel suo dossier Scuola in Cifre 2008. Quindi il blocco dei prezzi, nei fatti, c’è, ed è talmente stringente che, da quando sono stati introdotti, i tetti di spesa non sono mai stati aggiornati, se non nel 2008, quando sono stati estesi anche alle scuole secondarie di secondo grado.

La seconda considerazione riguarda la qualità dell’istruzione: nessuno dubita dell’importanza di un’istruzione di qualità, anzi è uno dei maggiori problemi della Scuola italiana, e nessuno dubita del fatto che la qualità si paghi; eppure sembra che solo per l’editoria scolastica non valga l’equazione qualità = costi maggiori. Fare un buon libro di testo costa: gli autori, la redazione, le collaborazioni, le immagini, la grafica, la stampa, la legatura e, da ora in poi con i libri misti imposti dalla legge, anche i materiali multimediali disponibili in internet.

Di anno in anno, l’inflazione va avanti e qualsiasi prodotto o servizio oggi non ha un prezzo inferiore o uguale a qualche anno fa: l’energia, le materie prime, gli stipendi, etc... tutte cose che gli editori, come tutti gli altri imprenditori, devono pagare. Gli editori però sono gli unici ai quali non è consentito recuperare tali aumenti. Sfido chiunque a trovare qualsiasi altro settore industriale in cui all’aumento dei costi di produzione non corrisponda un aumento del prezzo finale dei prodotti. Certo, gli aiuti statali o le detrazioni fiscali potrebbero giovare, ma noi editori non usufruiamo dei primi, né le famiglie delle seconde. E in una situazione del genere ci si stupisce che il blocco delle adozioni non blocchi i prezzi?

Per le ragioni su esposte, i prezzi dei libri cambiano, ma sempre entro i limiti dell’inflazione programmata, lo ha riconosciuto anche l’Antitrust.

Per come la vedo io, il libro, esattamente come la Scuola, è un investimento per il futuro, ma finché sarà considerato solo un costo, il suo prezzo sarà sempre troppo alto.

Grazie dell’attenzione. Cordiali saluti,

Albertina D’Anna

20 aprile 2010. Tagli: 25.558 cattedre in meno nel 2011. Il MIUR ha comunicato le cifre relative alla seconda tranche di tagli previsti dal piano programmatico previsto dall’articolo 64 della legge 133/2008. Il prossimo 1° settembre vedrà l’assenza di 25.558 docenti. E tra due anni è previsto un ulteriore intervento che riguarderà 19.700 cattedre. La scuola primaria vedrà cancellate 8711 cattedre, mentre la secondaria di I grado ne vedrà 3661 in meno. Alle superiori i tagli più consistenti, con una riduzione di 13.746 insegnanti. Da queste cifre, ripetono a Viale Trastevere, occorre "scalare" i pensionamento previsti; ma non potranno essere trascurati i supplenti non confermati.
I dati ministeriali permettono un’analisi della non omogenea distribuzione dei tagli nelle varie regioni d’Italia; si nota infatti che quasi la metà dei tagli riguarda il Mezzogiorno. Nel complesso la regione che subisce la perdita del maggior numero di studenti è la Campania, con 3686 posti in meno; segue la Sicilia (-3325). Al terzo posto si trova la Lombardia (-2760); seguono Puglia (-2535), Lazio (-1830), Piemonte (-1639) e Veneto (-1633). La "classifica" assume diversi connotati se la si analizza in base ai dati percentuali: in questo caso i primi 4 posti sono interamente occupati da regioni del sud. La Calabria perderà il 5,8% dell’organico, seguita da Basilicata (5,18%), Sardegna (5,18%) e Sicilia (5,06%).
Per quanto riguarda l’incremento del numero degli insegnanti di sostegno, esso avverrà in organico di fatto. Dal prossimo anno scolastico il numero dei docenti che seguono gli alunni diversamente abili dovrà risultare inferiore del 30% rispetto al numero degli insegnanti di sostegno in forza al 1° settembre 2006. Le classi scolastiche di ogni ordine e grado che accoglieranno alunni disabili saranno costituite da non più di 20 alunni.

13 aprile 2010. Iscrizioni: calo al Sud, tengono i Licei. La scuola italiana continua a mostrare un divario che pare inarrestabile: se al Centro e al Nord le iscrizioni scolastiche sono in costante crescita, al Sud è ancora evidente una controtendenza che, negli ultimi 10 anni ha fatto registrare un buco di 330.000 studenti in meno. Si prospetta la chiusura di molte classi con il conseguente trasferimento di docenti. Secondo l’annuale rapporto pubblicato dal Miur, La Scuola in cifre, la fuga dai banchi del Mezzogiorno è in parte dovuta al calo demografico del sud Italia accompagnato dall’aumento di alunni stranieri al Centro e al Nord. In particolare, emerge che la scuola dell’infanzia e quella secondaria superiore, negli ultimi 10 anni, hanno fatto registrare gli incrementi maggiori (rispettivamente +70.000 e 143.000 unità); il crollo, al contrario, ha investito le scuole secondarie di primo grado, dove si registrano 76.000 alunni in meno.
Per quanto riguarda le iscrizioni alle scuole superiori, chiusi lo scorso 26 marzo i termini per presentare le domande, i dati arrivano poco a poco dal Ministero: i Licei risultano ancora una volta le scuole preferite. Il Classico si mantiene al primo posto, lo Scientifico al secondo. Gli indirizzi degli istituti tecnici e professionali dominano in Lombardia (scelti dal 56,83% dei ragazzi); qui e nel Nord Est d’Italia i futuri diplomati sembrano aver accolto maggiormente l’intento della riforma di rivalutare l’importanza dell’istruzione tecnica.
Tutto esaurito anche per le (poche) sezioni dei licei musicali e coreutici. Da Nord a Sud si è registrata una corsa al nuovo indirizzo e quasi ovunque non è stato possibile accogliere tutte le richieste. Un successo soprattutto se si considera che, in molte città, l’avvio dei corsi sia rimasto dubbio fino a pochi giorni dal termine ultimo delle iscrizioni. Ritardo che non ha evitato che in alcune scuole (Roma, Latina, Arezzo, Lucca) il numero degli iscritti fosse il doppio dei posti disponibili.
 

Pagine: 1  2  3  4  5  6  7