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Articoli del 2012
18 dicembre 2012. Concorsone, numeri e prossimi appuntamenti. Si è concluso con un bilancio positivo il concorsone che metteva in premio 11.542 posti di ruolo nella scuola. Secondo i dati ufficiale del MIUR i partecipanti sono stati oltre 260.000 (su 327.728 aspiranti previsti) e, di questi, il 33,5 dei candidati ha passato il turno.
Il test, per come si è svolto e per le procedure innovative con cui è stato realizzato, rappresenta senza dubbio un successo per il Ministero. La percentuale di ammissione dei candidati, al di sopra del 30%, è in linea con le aspettative; nel dettaglio hanno superato la prova 88.610 candidati, ovvero il 33,5%. Le regioni con le maggiori percentuali di successo, dove è stata superata la soglia del 40%, sono: la Toscana (44,3%), il Piemonte (41,7%), la Lombardia (41,3%), la Liguria (il 40,3%). Quelle con le percentuali più basse invece sono: la Calabria (20,8%), il Molise (21,3%), la Basilicata (22,5%).
Non mancano ulteriori dati interessanti, soprattutto in merito all'età media dei candidati, non certo giovanissima. Nelle Marche i candidati ammessi risultano essere “giovani” trentacinquenni, in Liguria la media sfiora i 40 anni, così come nel Lazio, in Campania, inToscana e in Abruzzo dove la media si aggira sui 38 anni. La Campania ha schierato il maggior numero di candidati: 45928, solo 12.128 in meno di quelli che erano previsti, seguita da Sicilia, Lombardia, Lazio, Puglia con un numero di candidati che si sono sottoposti ai test preliminari al di sopra della soglia dei 20.000.
Ora i candidati sono chiamati alle successive prove scritte e orali che definiranno la valutazione delle conoscenze professionali più specifiche. Il calendario di queste prove sarà reso pubblico dal Ministero nella Gazzetta Ufficiale del 15 gennaio 2013. Novità assoluta nell'esame, com'è noto ormai da tempo, sarà rappresentata la lezione simulata che valuterà la capacità di stare in classe e comunicare agli studenti. «A partire dal giorno 8 gennaio 2013 il candidato potrà acquisire la propria prova sostenuta in sede di esame, servendosi delle credenziali di accesso al sistema di Presentazione On Line delle Istanze (POLIS) già in suo possesso al seguente link http://archivio.pubblica.istruzione.it/istanzeonline/. Il candidato non registrato, qualora desideri visualizzare la propria prova preselettiva sostenuta in virtù di provvedimento giurisdizionale cautelare, dovrà necessariamente procedere ad effettuare la registrazione su POLIS al seguente linkhttp://archivio.pubblica.istruzione.it/istanzeonline/ improrogabilmente entro la data del 28.12.2012».
La prova scritta sarà basata su "una serie di quesiti a risposta aperta" e valuterà le competenze professionali e le competenze relative alla disciplina oggetto della prova. La prova scritta della scuola primaria comprende anche l'accertamento della conoscenza della lingua inglese. Per ciascuna classe di concorso potrà essere prevista una o più prove nazionali scritte ovvero scritto grafiche. Per quanto riguarda i punteggi la commissione assegna alle prove scritte un punteggio complessivo di 40 punti. Nel caso di due o più prove, il punteggio è ottenuto dalla media aritmetica delle singole prove, a ciascuna delle quali è assegnato un punteggio massimo di 40 punti. La prova è superata dai candidati che conseguono nella prova ovvero in ciascuna delle singole prove un punteggio non inferiore a 28 punti. Ai candidati che devono sostenere anche la prova di Laboratorio la commissione assegna, per la prova o prove scritte un punteggio complessivo massimo di 30 punti.
Per alcune classi di concorso il concorso sarà svolto per ambito. Gli ambiti disciplinari sono stati stabiliti dal dm 354/98 , con l'intento di "garantire maggiore snellezza ed economicità alle procedure stesse, assicurando, nel contempo, una più ampia mobilità professionale al personale nell'ambito del settore individuato. «Superata la prova scritta, i candidati delle discipline scientifiche e tecnico-pratiche svolgono una prova di laboratorio, secondo una tipologia di prova stabilita dalla Commissione giudicatrice. Superata la prova scritta, i candidati delle discipline artistiche svolgono una prova pratica, stabilita dalla commissione giudicatrice. Prove di Laboratorio e prove pratiche sono superate se il candidato consegue un punteggio non inferiore a 7/10».
5 dicembre 2012 - Scuola media, occorre un rinnovamento. Pochi fronzoli, corsi agili, insegnanti giovani: sono questi gli ingredienti per dare nuova linfa alla scuola secondaria di I grado italiana? Perché la scuola media non trova ancora oggi una dimensione adeguata nel percorso di studi dei nostri studenti?
Anche se cruciale per il passaggio alle scuole superiori, il percorso di studi triennale della secondaria di I grado, presenta agli occhi di chi vive nel mondo dell'istruzione, alcune lacune strutturali. In primis sembra che i nostri studenti soffrano ancora molto il passaggio dalle scuole primarie; tale sofferto cambiamento (le cui cause, in realtà, andrebbero cercate più verso la tipologia delle nostre elementari), porta ad una precoce disaffezione nei confronti dell'istruzione che difficilmente viene recuperata alle superiori, anzi, spesso viene esasperata e porta alla dispersione.
Secondo la recente ricerca realizzata dalla Fondazione Agnelli la scuola media presenta criticità anche a causa dell'età media dei docenti (età media, oltre 52 anni, con moltissimi concentrati nella fascia intorno ai 58 anni), in cui spicca, oltretutto, la percentuale più alta di turnover e precarietà. L'incertezza del supporto di una didattica "regolare" crea difficoltà nei soggetti in cui le difficoltà di apprendimento sono maggiori, per giunta in un periodo della vita - la preadolescenza - criticissimo per un insieme di fattori.
Le difficoltà sono riscontrate soprattutto in quei ragazzi che provengono da ambienti problematici, svantaggiati dal punto di vista economico o sociale. Per questo motivo andrebbe aggiornata l'offerta pedagogica, sia per allinearsi con gli standard degli altri paesi europei, sia per favorire un migliore inserimento nella scuola superiore. I docenti dovrebbero poter disporre di maggiori risorse didattiche, di soluzioni che possano permettere un approccio dinamico alle materie e la didattica, al tempo stesso, dovrebbe centralizzarsi su poche materie fondamentali, con l'opzione (magari pomeridiana) di ulteriori materie di approfondimento.
Come riporta il sito ufficiale della Fondazione, «una scuola media rinnovata, più efficace e insieme più equa, deve essere uno degli obiettivi di politica scolastica fondamentali nel prossimo futuro, a cui dedicare attenzione e investimenti. La prima condizione per realizzarlo è approfittare della finestra di opportunità offerta dal prossimo pensionamento di decine di migliaia di insegnanti delle medie per realizzare un serio e profondo rinnovamento del corpo docente, attraverso soluzioni di reclutamento (chiamata diretta o concorso) orientate in modo specifico alla secondaria di primo grado, che permettano di verificarne l’effettiva preparazione sul piano disciplinare come su quello pedagogico-didattico, quest’ultimo in particolare oggi assai carente». Manca, secondo il direttore della Fondazione Agnelli Andrea Gavosto, una precisa consapevolezza di ciò che oggi gli studenti che escono dalla scuola secondaria di I grado devono sapere, anche in vista del loro futuro, dal momento «che la media non può più essere in alcun caso il punto di arrivo, ma deve consentire di scegliere il percorso di studi più adatto allo studente».
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21 novembre 2012. Profumo scrive una lettera a docenti e studenti. Con una lettera aperta che pubblichiamo integralmente il ministro Profumo affronta il disagio espresso nelle proteste degli ultimi giorni e motive le scelte fatte dal Governo.
Cari studenti, cari professori, sono consapevole che il grande disagio che le piazze esprimono - in particolar modo quelle animate da tanti giovani e studenti - trascende dalle politiche scolastiche. I giovani, a ragione, sono preoccupati del futuro e questo è un tema che chiama tutti alla responsabilità comune, per uscire insieme dalla crisi e promuovere le opportunità in un' Italia che deve riprendere a crescere. Tuttavia mi preme rispondere, per quanto riguarda le preoccupazioni espresse sul tema della scuola, alle sollecitazioni che ho ascoltato in questi giorni. L'ascolto è parte del mio lavoro, e molte volte ho dialogato con il mondo della scuola - insegnanti e studenti in particolare - e continuerò a farlo.
Non riesco dunque a demonizzare le proteste delle ultime settimane, perché ritengo che una certa dose di conflitto e dissenso sia salutare per la democrazia. Ma certamente la democrazia ha anche il dovere di regolare le forme della protesta, in modo da garantire i diritti di tutti i cittadini e lavoratori. Anche di quanti, come gli agenti di pubblica sicurezza, sono stati e saranno nelle strade e nelle piazze per garantire l'incolumità dei manifestanti stessi e dei cittadini. È per questo che mi auguro che tutte le iniziative di protesta della giornata di sabato si svolgano pacificamente, nel rispetto reciproco.
Ascolteremo ancora, con attenzione, le proposte e le critiche che giungeranno: siamo consapevoli e preoccupati per la mancanza di risorse destinate a scuola, università e ricerca. Il mio impegno, mano a mano che il Paese uscirà dall'emergenza, ha l'obiettivo di invertire la rotta degli ultimi anni, per far tornare l'istruzione e la formazione il primo punto dell'agenda per il nostro sviluppo futuro.
Colgo l'occasione di questa mia lettera per fare chiarezza su uno dei punti che più hanno suscitato le proteste: il disegno di legge 953, detto comunemente "ddl Aprea". Ritengo doveroso specificare che tale proposta è stata formulata e discussa in piena autonomia dal Parlamento, con la partecipazione di tutte le forze politiche. Dunque non c'è alcuna diretta responsabilità del Governo, né mia personale, nelle proposte ivi contenute. Peraltro, in alcun modo ho partecipato alla stesura del testo o ne ho mai condiviso l'impianto. Auspico, invece, che tutte le forze politiche sappiano ascoltare il dissenso di vaste parti del mondo della scuola e intendano recepire le opportune proposte di modifica durante la discussione attualmente avviata al Senato.
Il Governo - sulla vicenda dell'orario dei docenti - ha dimostrato, in occasione della discussione della legge di stabilità, di saper cambiare idea dopo aver ascoltato e tastato il polso della scuola italiana. E' per questo che ho ritenuto di dare parere favorevole, già nella competente commissione parlamentare due settimane fa, all'emendamento soppressivo della proposta di innalzamento dell'orario settimanale dei docenti. Ho sempre pensato infatti che le capacità di governare siano sinonimi di flessibilità, pragmatismo e capacità di ascolto. Ribadisco questa mia personale convinzione anche ora, nella mia responsabilità di ministro.
14 novembre 2012. Addio 24 ore, ma i tagli fanno paura. L'eliminazione "ufficiale" della norma sulle 24 ore dalla Legge di Stabilità, non ha placato le iniziative sindacali e in molti si domandano dove avverranno le sforbiciate del Governo per recuperare i fondi che mancano. Il fondo d'istituto è la prima vittima illustre?
I sindacalisti sono stati i primi a sentire puzza di bruciato: secondo il leader della Uil scuola, Massimo Di Menna, «la soluzione trovata, tagli per 180 milioni di euro, è tutta da verificare: non vorremmo trovarci di fronte alla riduzione della retribuzione accessoria che è parte del fondo di istituto». Ribatte Francesco Scrima, segretario della Cisl scuola: , la cancellazione della norma «non è sufficiente a far rientrare la mobilitazione, che resta confermata, con tutte le iniziative che precederanno e prepareranno la giornata di sciopero del 24». Infine il segretario della Flc-Cgil, Mimmo Pantaleo, insiste a sua volta sulla questione del recupero degli scatti d'anzianità e avverte che «non c'è alcuna certezza per il rinnovo del contratto nazionale, si continuano a ridurre le risorse per l'autonomia scolastica e la contrattazione d'istituto e rimane aperta la questione dei docenti inidonei. Il concorso per i docenti ogni giorno si gonfia di aspiranti per effetto delle sentenze e quindi oltre a essere una lotteria è ingestibile».
Come riporta la redazione di Orizzontescuola, infatti, in questo dietro-front «i docenti cederanno qualcosa perché in cambio del mantenimento dell'orario settimanale a 18 ore, dovranno cedere sulle competenze accessorie, cioè le risorse utilizzate per retribuire l’impegno aggiuntivo del personale docente e Ata. Si tratta di 47,5 milioni di euro decurtati a decorrere dall'anno 2013, su un fondo che conta 1,2 miliardi di euro totali . Una soluzione che inciderà sulla retribuzione dei docenti. Si tratta, infatti, di fondi che retribuiscono: funzioni strumentali; incarichi specifici ATA; attività complementari ed fisica; ore eccedenti per la sostituzione dei colleghi assenti; compensi vari. Fondo dal quale le organizzazioni sindacali pensavano di pescare per gli scatti di anziantià. Dopo la decisione del Governo diventerà difficile poter trovare una soluzione». La mobilitazione di docenti e studenti, dunque, continuerà.
Facciamo un passo indietro e cerchiami di capire quali saranno le conseguenze delle mancate 24 ore; secondo Giulia Rodano, responsabile nazionale cultura e Istruzione dell'Italia dei Valori, «il sollievo che ha accolto il sacrosanto ritiro della tentata `vessazione` sull`orario di lavoro dei docenti italiani nasconde, purtroppo, una coda velenosa. Sordo a ogni richiesta di correzione di rotta, il governo Monti ha immediatamente pensato bene di tagliare ben trenta milioni di euro alla ricerca italiana e altrettanti al piano di offerta formativa delle scuole». Ancora tagli nella scuola, nella formazione, nella ricerca? In effetti il ministero aveva annunciato un risparmio di «47,5 milioni sottratti dal fondo per il miglioramento dell'offerta formativa», a patto che questo taglio non avrebbe pregiudicato l'offerta.
Sembra invece salvo il diritto allo studio costituzionalmente sancito, grazie all'innesto di 50 milioni. Manuela Ghizzoni, presidente della Commissione Cultura, scienze e Istruzione della Camera dei deputati e presentatrice dell'emendamento per incrementare il fondo integrativo statale per la concessione delle borse di studio, spiega che «con l’incremento di 50 milioni al fondo, abbiamo compiuto un passo importante per fermare la fuga dall’università e per contrastare l’immobilità sociale, che mortifica nel nostro Paese i talenti dei giovani e le loro speranze di futuro. Ma siamo ancora lontani da un sistema di diritto allo studio comparabile con quello dei principali continentali: siamo il Paese europeo che investe meno in istruzione, in rapporto alla spesa pubblica complessiva. In Italia solo il 7% degli studenti ha una borsa di studio, un dato preoccupante, soprattutto se associato al dato che riporta un drastico calo delle immatricolazioni dovuto alla difficoltà di affrontare economicamente gli studi superiori».
7 novembre 2012. Scuole digitali, ecco gli aggiornamenti. Il decreto legge sulla Crescita 2-0 presenta molte novità relative al futuro dei libri di testo e a ciò che dovranno aspettarsi le famiglie a partire dal prossimo anno. Vediamo le principali.
Il ministro Profumo punta ancor più della Gelmini, su uno snellimento generalizzato dei libri di testo. A partire dall'anno scolastico 2013/2014, infatti, nelle scuole dovranno essere utilizzati in versione digitale o mista con queste modalità: la parte cartacea dovrà limitarsi ad affrontare gli argomenti principali delle trattazioni; in formato elettronico saranno invece proposti approfondimenti, esercizi, contenuti integrativi.
I libri di carta, di minor foliazione, dovranno costare meno, ma le famiglie si troveranno a dover acquistare contenuti digitali o i supporti (tablet) per poterli visualizzare, che certamente hanno costo non indifferenti. Insomma, i tetti di spesa dovranno prima o poi riguardare l'acquisto dei libri di carta e anche dei materiali digitali a supporto degli stessi. Il ministero dovrà definire con i propri decreti non solo tali costi, ma anche le caratteristiche tecniche per entrambi i formati, al momento ancora non specificati.
La rivoluzione digitale scolastica passa attraverso alte novità. La prima riguarda lo stato giuridico ed economico delle scuole che, a partire dal 1° marzo, saranno trattati esclusivamente per via informatica; in questo senso sono comprese tutte le domande e le comunicazioni con le quali il personale scolastico avvia un procedimento per ottenere un provvedimento (assenze, riconoscimenti, comunicazioni). La seconda presenta il fascicolo elettronico, una sorta di curriculum digitale degli studenti in grado di raccogliere i dati delle carriere accademiche degli studenti; le stesse università potranno accedere ai fascicoli per verificare la veridicità di attestati e dichiarazioni. La terza e ultima novità riguarda i centri scolastici istituiti in piccoli comuni, in aree a rischio o caratterizzate dalla presenza di popolazione scolastica "difficile": le regioni e gli enti locali potranno stipulare convenzioni con il Miur per istituire centri scolastici digitali collegati funzionalmente alle istituzioni scolastiche di riferimento e quindi favorire l'offerta formativa.
Passi avanti verso una scuola più digitale e meno "anziana"? O solo tentativi destinati a scontrarsi contro realtà ancora troppo arretrate? Il futuro dell'istruzione è ancora tutto da scrivere e, al tempo stesso, occorre capire quale sia il modo migliore per permettere agli studenti di accrescere le proprie conoscenze.
24 ottobre 2012. 24 ore. Dietro-front del Governo? Come anticipato da un articolo del 23 ottobre del Sole 24 ore, sembra ormai certo che il prolungamento a 24 ore di lavoro degli insegnanti previsto nel Decreto di Stabilità abbia i minuti contati. L'orientamento del governo Monti sembra quello di voler fare la marcia indietro pure sulla tassazione su pensioni di guerra e Tfr. Ma ancora una volta la classe degli insegnanti è quella che ci ha rimesso di più.
L'aumento del carico di lavoro degli insegnanti, che avrebbe portato a 22/24 ore il carico di lavoro settimanale con un aumento di 4-6 ore anche per gli insegnanti di sostegno, avrebbe portato inevitabilmente a maggiori carichi di lavoro per i docenti, la riduzione di migliaia di supplenze per gli spezzoni e di quelle brevi. Così il testo: «Le sei ore eccedenti l’orario di cattedra dovranno essere prestate nella scuola di titolarità prioritariamente nella copertura degli spezzoni orario e delle supplenze brevi (anche senza la prescritta abilitazione), oltre che nel sostegno (avendone titolo) e nei vari impegni didattici obbligatori fino ai recuperi e l’approfondimento. Gli insegnanti di sostegno di ruolo dovranno coprire tutte le attività di sostegno della scuola e in subordine assumere gli spezzoni del curricolare per cui hanno titolo, anche se privi della specifica abilitazione».
Anche se tutto questo si rivelerà un bluff, secondo i ministri Grilli e Profumo, alla scuola serviranno comunque 184 milioni di euro. Dove saranno trovati? Una delle ipotesi riguarda il possibile taglio delle supplenze brevi a pagamento chiedendo agli insegnanti di devolvere alla scuola una decina di ore di supplenza l'anno, cioè una al mese. Così, si salverebbero le 20 mila cattedre assegnate ogni anno ai supplenti che, stando alla Relazione che accompagna il progetto di legge, sarebbero le prime ad essere sacrificate sull'altare del risanamento economico del Paese.
«Il vero ostacolo da superare», scrive Marco Rogari sul Sole, « resta quello delle risorse. L'operazione Irpef vale circa 4 miliardi. Nel caso in cui il Parlamento optasse per la rinuncia a questo intervento, 1,9 miliardi verrebbero assorbiti dall'eventuale stop ai tagli alle detrazioni (si scenderebbe a circa 1 miliardo per la sola retroattività). Almeno altri 800 milioni dovrebbero poi essere destinati a coprire (per il 2013) l'eventuale cancellazione del prolungamento dell'orario per gli insegnanti, della tassazione sulle pensioni di guerra e sul Tfr, e dell'aumento dell'Iva sulle cooperative sociali».
Vedremo se l'idea del prolungamento dell'orario di lavoro dei docenti sarà abolita; è strano pensare che solo poche ore prima il ministro dell'economia Vittorio Grilli ammetteva che i tagli alla scuola erano stati ipotizzati molti mesi fa. «Questa legge di stabilità sui saldi dei vari comparti non fa nulla e anche sulla scuola, il saldo di quanto si deve intervenire come riduzione è già predeterminato nella spending review, qui non c'è nessuna decisione aggiuntiva».
A proposito dell'aumento di orario dei docenti di cattedra un altro dato curioso riguarda la percentuale di italiani che lo ritengono favorevole: ben il 45% secondo una ricerca effettuata dall’Ipsos nel corso della trasmissione Ballarò. Un dato molto alto che dovrebbe far riflettere: per quasi la metà degli intervistati la classe dei docenti è considerata "privilegiata", che consente di avere molto tempo libero e lunghi periodi di vacanze. Chi nella scuola lavora deve tenerne conto. Anche perché in tutta questa brutta storia ciò che rimane, come riporta Libednews «è la svendita della dignità della figura professionale del docente ad una presunta (ed evidentemente sovradimensionata) necessità sociale, figlia di una grave miopia dirigista che vede la scuola come una diretta emanazione dello Stato e i docenti come intercambiabili “facilitatori” senza identità. Noi crediamo invece che la scuola possa essere maggiormente punto di forza della società e del Paese quanto più gli insegnanti che la animano sono messi in grado di vivere la loro professione come appassionati testimoni del proprio rapporto di conoscenza della realtà, in un cammino comune con i propri allievi verso la crescita dell’umano, lo sviluppo della ragione e della libertà».
10 ottobre 2012. Lettura in Italia, un passo indietro. Il Presidente dell’Associazione Italiana Editori (AIE) Marco Polillo, dalla cornice della 64a edizione della Fiera del Libro di Francoforte, lancia il suo appello per salvare la lettura: «Non è più il tempo di parole per il mondo del libro. Ci servono fatti».
«Datevi una politica coordinata per il libro, troppi e frammentati sono i rapporti e gli interlocutori del nostro mondo su sostegno all’editoria, promozione della lettura e diritto d’autore», ha continuato Polillo rivolgendosi al Sottosegretario Paolo Peluffo delegato dal Governo italiano a inaugurare il Punto Italia; «Dateci sostegno per far abbassare l’iva sugli eBook dal 21% al 4% e dateci un credito d’imposta sull’innovazione digitale. Ma soprattutto date più attenzione al nostro ruolo di operatori culturali. Sono richieste non troppo onerose per le casse dello Stato ma che stimolerebbero una ripartenza per le case editrici, rimettendo in moto il mondo della lettura».
Il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega all’Editoria Paolo Peluffo ha risposto inserendo nel dibattito il mondo dell'istruzione: «Dobbiamo portare i libri nelle scuole, nelle famiglie, in tutti i luoghi di ritrovo delle persone. Sulla scia della campagna di comunicazione sulla lettura promossa da questo Governo, nelle prossime settimane proporrò l’istituzione di una task force sul libro, un gruppo di lavoro interministeriale che adotti tutti le misure necessarie a sostenere e promuovere la lettura, nella scuola e nelle università, innanzitutto. Viviamo nella società dell’informazione e l’economia della conoscenza è divenuta, negli ultimi anni, il principale motore della globalizzazione. Potremmo essere competitivi solo se il libro tornerà ad essere al centro della vita di ciascuno di noi».
La discussione è nata dopo l'analisi relativa al mercato dei libri del 2011 e dei primi mesi del 2012. Per la prima volta dal 2007 la lettura in Italia registra una flessione: nel 2010 infatti i lettori italiani con più di 6 anni erano il 46,8% della popolazione, nel 2011 sono scesi al 45,3% (723.000 mila lettori in meno del 2010). Per un confronto con gli altri Paesi, legge ben il 61,4% degli spagnoli, il 70% dei francesi, l’82% dei tedeschi e il 72% degli americani. -3,7% il calo delle vendita dello scorso anno, secondo i dati Nielsen, per i canali trade, – 4,6% se consideriamo invece tutto il perimetro del mercato del libro (dati AIE), –8,7% (sempre dati Nielsen, canali trade) nei primi nove mesi del 2012.
Le librerie, secondo il rapporto AIE, registrano una flessione del 4,2% nel 2011. Da una parte è critica la contrazione della Grande distribuzione organizzata (banchi libri in supermercati e ipermercati), -17,9% nel 2011; dall'altra è in crescita il settore delle vendite on line di libri, che rappresentano oggi il 9,7% dei canali trade. Di pari passo, o quasi, aumenta la vendita degli e-book, che però rappresentano un mercato ancora embrionale, arrivando a fine 2011 ai 12,6 milioni di fatturato (+740% sul 2010 ma pur sempre lo 0,87% del fatturato).
La crisi sembra dunque aver colpito anche la voglia di leggere degli italiani, o meglio la voglia di acquistare libri. In attesa di alcuni tangibili segnali mossi dal Governo per incentivare la ripresa ci domandiamo se effettivamente la crescita possa esserci solo con un aumento dell'offerta (e spesso... della qualità!).