A proposito di... 
Articoli del 2012
9 maggio 2012 - Invalsi, le prove al via. Al via in questi giorni i test Invalsi: il 9 maggio si comincia con la prova di Italiano per la II e V primaria, il 10 si prosegue con la prova di Italiano e di Matematica e il Questionario studente per la classe I della scuola secondaria di primo grado, l’11 maggio con la prova di Matematica per la II e V quinta primaria e il Questionario studente per la V primaria e il 16 maggio, infine, con la prova di Italiano e di Matematica e il Questionario studente per la classe II della scuola secondaria di secondo grado.
Delle varie prove solo quella inserita all'esame di terza media resta l'unica che peserà per legge sul voto finale degli studenti. Nelle altre classi saranno i docenti a stabilire se inserire i risultati nelle valutazioni finali. Le principali novità delle prove di quest'anno riguarderanno un maggiore spazio agli elementi argomentativi per la matematica e alle competenze nella comprensione della lettura.
Come ogni anno non mancano le discussioni in merito alle prove: anche se il ministero fa sapere che gli insegnati che si rifiuteranno di collaborare nella somministrazione delle prove e nella vigilanza dovranno essere segnalati, i sindacati esprimono giudizi contrastanti. Non è messa in discussione l'utilità delle prove (riconosciuta da tutti tranne i Cobas), quanto sulla gestione dell’operazione da parte dell’istituto di valutazione e di alcune Direzioni regionali. Sembra che in molti casi, denuncia la Flc-Cgil, i dirigenti non vogliano coinvolgere i docenti puntando piuttosto ad «imporre loro di provvedere alla somministrazione delle prove ed agli altri adempimenti correlati». Mimmo Pantaleo ha scritto al ministro Profumo, perché «rassereni la situazione, la si sgombri dagli aspetti grotteschi e si lavori seriamente e responsabilmente ad un sistema di valutazione degno di questo nome» onde evitare «interventi autoritari agiti o minacciati da parte dell'Amministrazione». Cisl scuola giudica «sbagliate e controproducenti le azioni promosse contro le prove Invalsi, il cui scopo è quello di promuovere e diffondere una cultura della valutazione di sistema che è necessaria alla nostra scuola pubblica quanto lo è un adeguato finanziamento». Lo Snals, fin dall’inizio schierato a favore delle prove, sollecita casomai il riconoscimento di un apposito compenso per la prestazione aggiuntiva, da riconoscere tramite contrattazione integrativa di istituto; Uil scuola, infine, sottolinea la necessità di un maggiore dialogo e coinvolgimento dei docenti nella predisposizione e gestione delle attività di valutazione di sistema, considerate comunque importantissime.
Intanto il commissario straordinario dell'istituto nazionale di valutazione, Paolo Sestito, assieme al responsabile del servizio di valutazione Roberto Ricci, anticipa alcune importanti novità: il 20 luglio saranno diffusi i risultati, dopo l'estate sarà resa disponibile una Guida alla lettura dei risultati e, in autunno, sarà aperto in autunno un forum per incentivare un dibattito sulle prove. Dal 2013/2014 i test riguarderanno anche le discipline scientifiche e l'inglese; con un percorso sperimentale, inoltre, sarà introdotto l'uso del computer per l'inserimento delle prove: si ipotizza che nel 2015 le prove saranno esclusivamente svolte in formato digitale.
2 maggio 2012. TFA, si parte a luglio. Dopo l’emanazione del Decreto Direttoriale n. 74 del 24 aprile 2012, la lunga marcia di avvicinamento al primo TFA transitorio a fini abilitanti all’insegnamento sta per terminare: la prima prova (test nazionale) del TFA per l’anno accademico 2011/2012 prenderà l’avvio nel periodo compreso tra il 6 e il 31 luglio, secondo un calendario disteso che dovrebbe consentire ai candidati la partecipazione alle prove di tutte le classi di concorso per le quali hanno titolo.
Le Università pubblicheranno il bando di concorso entro il 3 maggio 2012, mentre dal 4 maggio 2012 e fino al 4 giugno 2012 sarà avviata la procedura - esclusivamente digitale - di iscrizione. Essa chiede ai candidati i dati anagrafici, la sede universitaria e la classe di abilitazione prescelta e i titoli di ammissione posseduti (possibilità in questo caso di autocertificazione); le università provvederanno alla verifica dei titoli «prima della pubblicazione dei risultati della prova scritta»; qualora risultassero non rispondenti alla normativa il candidato verrà escluso dalla procedura selettiva. La procedura di iscrizione alle selezioni «si conclude con il pagamento del contributo all’Università scelta dal candidato»; la ricevuta di versamento costituisce prova dell’avvenuta iscrizione.
I test, che hanno «il medesimo contenuto su tutto il territorio nazionale per ciascuna classe di abilitazione», saranno predisposti dal ministero tramite una commissione di ispettori ed esperti appositamente nominata. Per la stampa e predisposizione dei plichi destinati ai candidati il MIUR si avvarrà della collaborazione del Consorzio Interuniversitario CINECA, al quale è affidato anche il delicato compito di valutare il punteggio conseguito da ciascun candidato. Non cambia il meccanismo di accesso alle varie prove: ciascuna è di blocco per la successiva. Allo scritto si accede con «una votazione non inferiore a 21/30 nel test preliminare», a quella orale con «una votazione non inferiore a 21/30 nella prova scritta»; il superamento della prova orale si ha «con un punteggio non inferiore a 15/20», condizione per poter accedere al TFA «in relazione al posizionamento in graduatoria rispetto ai posti disponibili».
Riportiamo quanto scritto da Diesse.org: «L’ammissione al TFA avviene, in base all’ordine di graduatoria, per il numero di posti disponibili indicati nel bando. Qualora il candidato che ha superato le prove di accesso di classi di abilitazione diverse si trovi in posizione utile in graduatoria per più di una classe, «deve optare per l’iscrizione e la frequenza di un solo TFA»; i posti così lasciati liberi saranno occupati scorrendo la graduatoria. Non si procede ad alcuna integrazione della graduatoria nel caso in cui il numero degli ammessi è inferiore a quello dei posti disponibili: il corso partirà con i soli ammessi a seguito del superamento delle prove. A costoro potranno aggiungersi “in sovrannumero” quanti avevano in precedenza superato le selezioni per le SSIS «si sono iscritti e hanno in seguito sospeso la frequenza delle stesse»; apposite disposizioni indicheranno le modalità di presentazione delle domande da parte di questa categoria di aspiranti all’abilitazione».
Peccato che, come sottolineato ancora da Diesse, «nel calendario del test nazionale alcune prove, relative a classi di abilitazione del I e II grado accessibili con i medesimi titoli, sono previste lo stesso giorno e nel medesimo orario; vale per la A043 (I grado) e la A050 (II grado), ma anche per l’Educazione fisica e le lingue straniere più comuni. Sembrerebbe quasi una scelta voluta, per separare a priori gli accessi agli insegnamenti nei due gradi. Lo stesso trattamento, però, non è riservato a classi della secondaria di I grado come la A059 e la A033, perché i relativi test sono posizionati in giorni diversi da quelli di classi delle superiori accessibili con i medesimi requisiti. Una palese disparità di trattamento, foriera solo di contenzioso e, in definitiva, di ulteriori possibili ritardi dei quali non si sente proprio alcun bisogno».
Link alla pagina dedicata sul sito del Ministero: http://www.istruzione.it/web/istruzione/tfa
12 aprile 2012. Storia dell'arte, storia d'Italia. La riduzione delle ore dell'insegnamento di Storia dell'Arte fece, ai tempi della Riforma Gelmini, molto discutere. Grazie ad una mozione presentata dall’ex ministro ai beni culturali del governo Prodi, Francesco Rutelli, insieme ad esponenti del Pd, il tema torna più che mai attualissimo.
Il testo della mozione riporta le seguenti parole:
«L'insegnamento della storia dell'arte, che è stato un primato storico nella scuola secondaria superiore, riconosciuto dall’intera Europa, rischia ora di marginalizzarsi soprattutto in considerazione del vasto patrimonio artistico e monumentale di cui dispone l’Italia.
Chiedono quindi i firmatari della mozione al Governo di garantire l'insegnamento di Storia dell'Arte soprattutto nella fascia dell'obbligo di istruzione, non relegandola in ambito esclusivamente liceale e reintegrando le ore eliminate dai vecchi ordinamenti nei nuovi ordinamenti della scuola secondaria superiore. Ma non solo, gli interroganti propongono di inserire l'insegnamento della storia dell'arte nella scuola primaria, di riattivare l'indirizzo 'beni culturali' nel percorso dei licei artistici e di estendere l'insegnamento di tale disciplina anche al ginnasio».
Francesco Rusconi del Pd, in data 12 aprile, così presentava la mozione 1-00611 nata con la stessa finalità: «Attraverso una mozione, che è un atto significativo e di indirizzo, cui seguirà una discussione che darà modo al Governo di indicarci la strada da percorrere, chiediamo al Governo di valutare la possibilità che le ore di storia dell'arte siano integrate in più indirizzi professionali e soprattutto facciano parte di numerosi indirizzi scolastici nell'istruzione italiana. E soprattutto chiediamo che esse possano far parte non solo della scuola secondaria o superiore, poiché riteniamo che l'educazione al bello debba partire dalla scuola primaria. Chiediamo altresì al Governo di includere la comprensione e la conoscenza del patrimonio storico-artistico nell'insegnamento dell'educazione alla cittadinanza.Ciò che proponiamo oggi non è solamente una sensibilità verso i docenti di storia dell'arte, che hanno sollecitato questo problema, ma nel Paese dei più grandi musei, delle maggiori gallerie, che detiene il primato delle bellezze artistiche, chiediamo che la storia dell'arte sia parte integrante e fattiva dei programmi scolastici. Attraverso questa mozione e queste linee di indirizzo chiediamo al Governo che la storia dell'arte sia più protagonista nella scuola italiana, ritenendo che in questo modo si migliori la cultura e l'educazione del nostro Paese».
Alle mozioni ha espresso totale approvazione ANISA, l'associazione che riunisce gli insegnanti di Storia dell'Arte in Italia: «Esprimiamo pieno sostegno alle mozioni parlamentari presentate in Senato il 12 aprile 2012 da Francesco Rutelli (API) e Antonio Rusconi (PD) in favore dell’insegnamento della storia dell’arte nella scuola. Il contenuto dei due documenti recepisce in toto le richieste e le argomentazioni sostenute da ANISA per il reintegro delle ore di storia dell’arte eliminate dal recente riordino della secondaria superiore, particolarmente per quanto riguarda gli istituti tecnici e professionali. Per la nostra Associazione, è motivo di orgoglio e compiacimento l’aver sollevato la questione ben prima dell’approvazione della Riforma; ricordiamo che fu in occasione della conferenza stampa tenutasi il 26 febbraio 2009 presso la Galleria Nazionale di Arte Moderna di Roma che il Senatore Rutelli si impegnò a sostenere in Parlamento questa importante battaglia di civiltà. Ci dichiariamo soddisfatti per l’andamento della discussione suscitata in aula dai due documenti: tutte le forze politiche si sono infatti espresse in favore del reintegro della storia dell’arte in tutti gli indirizzi di studio, concordando sul valore identitario che tale disciplina assume nella formazione dei futuri cittadini italiani e sul vantaggio che una consapevolezza diffusa dei principi di tutela e di conservazione può apportare alla società anche in termini di valorizzazione sostenibile ed economicamente feconda dei Beni Culturali. Il rinvio della votazione, approvato dagli stessi proponenti delle mozioni, è stato deciso proprio al fine di pervenire ad un esito unanime ed incisivo. Attendiamo con fiducia la conclusione dell’iter parlamentare e invitiamo i nostri soci e sostenitori a mobilitarsi e a sensibilizzare l’opinione pubblica su una questione che, toccando i nodi essenziali dell’identità culturale del nostro Paese, supera di gran lunga gli orizzonti della dimensione scolastica».
La sparizione della Storia dell'Arte dal primo biennio dei licei classici, l'eliminazione di indirizzi professionali in cui la materia costituiva parte integrante dei curricula e una drastica riduzione della stessa negli istituiti tecnici per il turismo, ha offuscato il primato storico che rappresentava l'insegnamento di questa materia nel nostro Paese, fiore all'occhiello, da decenni, del nostro sistema educativo. Materia multidisciplinare per eccellenza, affrontabile in maniera tradizionale o con l'uso dei più moderni strumenti tecnologici, ha da sempre la funzione di valorizzare il nostro patrimonio artistico e sensibilizzare i giovani studenti alle magnifiche risorse artistiche che hanno caratterizzato la storia italiana ed europea.
5 aprile 2012. Iscrizioni, crescono i tecnici e i professionali. L'Ufficio statistica del MIUR ha rilasciato il focus relativo alle iscrizioni scolastiche per l'anno 2012/2013. I dati confermano il recupero dei tecnici e dei professionali e un calo dei percorsi liceali. La voglia di trovare un percorso lavorativo ha influenzato le decisioni dei giovani e delle loro famiglie?
Nel focus sono presentati i dati delle 560.165 domande pervenute fino al 14 marzo, con le scelte degli studenti. Intanto i dati illustrano che il 94,5% degli studenti della scuola secondaria di I grado ha scelto di proseguire il percorso di studi. Il 47,4% ha scelto di iscriversi ad un liceo, il 31% agli istituti tecnici e il 21,6% ai professionali. Le iscrizioni ai licei, e questo è forse il dato più significativo del focus, è il calo dell'1,9% delle iscrizioni ai licei rispetto a quest'anno scolastico; le iscrizioni ai tecnici fanno registrare un +0,4%, mentre quelle ai professionali un +1,5%.
L'aumento che si registra presso gli istituiti tecnici è confermato nella maggior parte degli indirizzi, soprattutto turismo, elettronica, informatica, telecomunicazioni e meccanica. AI professionali gli incrementi più significativi si evidenziano nel settore alberghiero-enogastronomico e in quello socio-sanitario. Ottime risposte, poi, da parte delle esperienze di eccellenza come la robotica, la meccatronica e l'enologia.
Secondo il focus «L'incremento degli iscritti agli istituti tecnici e professionali, frutto anche di efficaci azioni di orientamento condotte dall'Amministrazione centrale (come ad esempio il seminario regionale svolto all'Aquila dal 26/28 ottobre 2011 nel corso del quale e' stata presentata la brochure "La nuova istruzione tecnica e professionale"), può essere interpretato come il segno di un'accresciuta consapevolezza, da parte delle famiglie, del valore dell'istruzione tecnica e professionale, che realizza al meglio quel raccordo tra mondo della scuola e mondo del lavoro che tutte le indagini nazionali e internazionali indicano come obiettivo strategico».
In generale sarà importante osservare se nel 2013/2014 il trend verrà confermato; in tal caso avremo la certezza un cambio di rotta da parte dei genitori e dei giovani studenti che iniziano a guardare alla scuola come trampolino di lancio verso il mondo del lavoro senza probabilmente considerare il percorso universitario (che infatti inizia ad accusare le prime diminuzioni del numero di matricole).
29 marzo 2012. Flauti di plastica e lacune dell'Educazione musicale in Italia. Le affermazioni del giovanissimo direttore d'orchestra Andrea Battistoni alla trasmissione condotta da Fabio Fazio Che tempo che fa, hanno suscitato un interessante dibattito sull'Educazione musicale a scuola. Una materia che probabilmente necessita di una pesante rivisitazione a livello ministeriale.
Battistoni ha avuto probabilmente il coraggio di dire qualcosa che in molti pensavano da tempo, ossia che l'Educazione musicale a scuola, piuttosto che avvicinare i giovani studenti alla musica, crea al contrario una sorta di disamore; tra i responsabili potrebbero esserci anche i flauti dolci di plastica che ormai da decenni rappresentano l'unica attività pratica cui vengono sottoposti i ragazzi. Attività che non invoglia allo studio della musica, anzi rappresenta in molti casi una forzatura.
La critica mossa da Battistoni è stata accolta con molto favore e il coro dei contrari all'uso dei flauti in classe e, più in generale, ai fondamenti dell'Educazione musicale è stato pressoché unanime. Uno dei primi musicisti a far eco alla voce di Battistoni è stato Giorgio Battistelli, accademico di Santa Cecilia e direttore artistico dell'Orchestra della Toscana:. «Questi flauti di plastica, falsificati e falsamente semplici, usati nelle scuole, non vanno bene. Sono il simbolo di poca fantasia, di pigrizia culturale e intellettuale; certo, non sono l'unico problema. Molto dipende da come vengono presentati da chi insegna. Il vero profondo malinteso in Italia è che la didattica musicale nelle scuole viene vista come attività di serie 'B'. Stessa sorte tocca a chi insegna nelle scuole e ai compositori del nostro tempo, che invece dovrebbero scrivere musiche per i bambini, stimolati in questo dal ministero dell'Istruzione. I vari ministri dell'Istruzione che si sono succeduti hanno sempre parlato di ripartire dalla scuola per l'insegnamento della musica, ma non si è mai fatto niente. Con la conseguenza che in Italia, a differenza degli altri Paesi europei, i nostri ragazzi nelle scuole non conoscono il piacere di fare musica insieme.».
Anche Nicola Piovani, musicista e compositore di fama mondiale, è dello stesso avviso: «Prima di fare suonare quei flautini di plastica bisognerebbe educare le orecchie dei bambini alla buona musica: sarebbe bello far crescere delle generazioni capaci di riconoscere all'ascolto la bellezza musicale e distinguerla dalla banalità». Secondo il violinista e direttore d'orchestra Salvatore Accardo, i problemi sono anche altri: «Far studiare la musica ai bambini facendo suonare loro questi strumentini stonati non va bene, ma non è certo dei flauti la colpa principale dello scarso amore per la musica e della conseguente ignoranza musicale dei giovani: i bambini sono come spugne, assorbono tutto e non hanno difficoltà ad ascoltare musiche di compositori come Schoenberg o Webern, che per noi invece sono ostici. Certo se si abituano a conoscere la musica solo attraverso i flautini, avranno difficoltà poi a sentire una sinfonia di Mahler! Negli altri Paesi, ad esempio in Inghilterra, i giovani nelle scuole hanno la possibilità di scegliere uno strumento e di studiarlo. Noi invece qui generiamo ignoranti e incompetenti musicali, che non devono diventare per forza musicisti, ma devono conoscere la musica». E chiude con una provocazione: «Abbiamo tanti giovani musicisti disoccupati usciti dalle istituzioni concertistiche che chiudono. Potrebbe essere affidato loro l'insegnamento della musica nelle scuole. Sono certo che i risultati sarebbero migliori».
A testimonianza che il problema è assai sentito e certamente attuale è giunto l'autorevole commento del Premio Oscar Ennio Morricone: «È probabile che Battistoni dica giusto, ma la colpa può essere anche degli educatori che usano metodi sbagliati: gli insegnanti di musica dovrebbero prima fare dei corsi». Morricone spiega che quando all'Istruzione c'era Luigi Berlinguer, fu fatto un tentativo di riforma della materia: «Gli dissi - illustra Morricone - che per fare una vera riforma sarebbero serviti dieci anni, e che si sarebbe dovuto lavorare essenzialmente su due cose: un vero programma e degli insegnanti, preparati attraverso corsi di formazione, a svolgere quel programma. Inoltre, bisognerebbe dare a tutte le scuole un impianto per ascoltare la musica e un corredo di una trentina di incisioni discografiche importanti, da fare ascoltare agli studenti come esempio degli argomenti teorici. Se si parla della sonata, poi bisogna fare sentire, ad esempio, quelle di Mozart e Beethoven».
Chiamato in causa dal maestro Morricone, anche l'ex ministro Berlinguer è intervenuto nel dibattito: «Ringrazio Ennio Morricone per le sue parole sull'insegnamento della musica a scuola, perché siamo di fronte ad una gravissima carenza del nostro sistema educativo. In Italia la scuola non considera l'arte come una attività culturale. Neanche la musica. La musica è bandita dall'insegnamento scolastico. È bandita la stessa dignità formativa della musica. Si ignora in tal modo che è più impegnativo - ma anche più avvincente - imparare a suonare bene un brano musicale che risolvere un esercizio di matematica. Perché suonare è faticoso, ma riempie di gioia. Il Comitato nazionale per l'apprendimento pratico della musica che ho l'onore di presiedere è riuscito ad inserire la pratica musicale nel percorso scolastico delle elementari e delle medie. Una prescrizione purtroppo caduta (per ora) nel vuoto per la mancanza di insegnanti o, meglio, per l'assenza di volontà nel bandire concorsi e intraprendere un serio percorso di formazione».
Un dibattito molto interessante che ha evidenziato lacune e mancanze verso cui tutti sembrano essere d'accordo. A questo punto la palla passa al ministro Profumo che ha la possibilità di intavolare una discussione finalizzata al rinnovamento di questa importante disciplina scolastica rimasta uguale a se stessa per interi decenni
22 marzo 2012. Errori e lacune alle prove di Maturità. Arrivano da Invalsi, l'Istituto nazionale per la valutazione del sistema scolastico, due rapporti relativi agli errori più comuni commessi nelle prove di italiano e matematica della Maturità del 2010. Ecco alcune interessanti osservazioni che ne emergono.
Le due indagini si focalizzano sulle le capacità logiche e argomentative che dimostrano gli studenti al quinto anno delle scuole superiori. Nel caso del compito di matematica, i rilevatori hanno analizzato le scelte compiute dagli studenti (i quesiti sono in tutto 6) e le loro competenze; il caso più particolare si è rivelato l'ultimo, ossia quello di ordinamento. «Il quesito è stato affrontato da una altissima percentuale di studenti (il 93%; è il quesito più scelto in assoluto); solo la metà di questi studenti riesce però a risolverlo correttamente, nonostante quasi tutti individuino e riconoscano gli elementi necessari per la soluzione. Se guardiamo la percentuale di riuscita e le medie sugli indicatori degli studenti (quasi tutta la popolazione) che hanno scelto il quesito, distinguendo quelli che lo risolvono e quelli che non lo risolvono, vediamo una divaricazione fortissima di risultati». Inoltre emerge che, nelle prove in cui è richiesto un impegno logico-argomentativo, è ricorrente la mancanza di argomentazioni su come si è proceduto, anche se il testo del quesito lo richiedeva espressamente.
Ma sono soprattutto le analisi del compito di italiano a mostrare i risultati più interessanti. Secondo i relatori dei rapporti, infatti, non sono i "classici" errori di ortografia a caratterizzare i temi della Maturità, quanto piuttosto lo stile impersonale, l'uso errato della punteggiatura (quando presente...) e la scarsa originalità.
In particolare, dal punto di vista formale, «il 46 % degli studenti non usa in modo adeguato e funzionale i connettivi; il 51% non presenta il testo secondo una progressione tematica compatta, visibile nell’impaginazione e nella partizione testuale; il 73,2 % degli studenti non utilizza in modo corretto i segni interpuntivi». Dal punto di vista contenutistico «Il 45,5 % non riesce a elaborare e a organizzare il proprio scritto intorno a un’idea di fondo; il 63 % non elabora enunciazioni coerenti in sé; il 63,3 % non riesce a produrre uno scritto che presenti consistenza e precisione di informazioni e dati; il 64,7 % non rielabora le informazioni fornite e si lascia andare a affermazioni estemporanee».
Ne risultano temi che hanno la forma di un collage dei dati forniti spesso formalmente ridotti ad un accumulo di frasi e slogan: «i segni interpuntivi divengono segni grafici con funzione separativa; la coerenza interna non c’è; lo sviluppo tematico è del tutto assente, così come l’argomentazione». Molto limitato il patrimonio lessicale così come il desiderio di manifestare un proprio pensiero.
Appunti interessanti che non tengono conto degli aspetti positivi dei vari elaborati dal momento in cui che il progetto aveva come scopo quello di rilevare problematiche ed errori. I relatori invitano pertanto i docenti a far leggere libri e giornali, cercando di far capire ai ragazzi la differenza che corre tra le varie forme di scrittura (saggio breve, articolo, tema generale), senza sorvolare sull'importanza della punteggiatura, quella sì davvero bistrattata un po' da tutti.
15 marzo 2012. Iscrizioni e Università, numeri dal MIUR. Abbiamo avuto modi di parlare, nelle scorse settimane di Scuola in chiaro, la procedura di iscrizione online promossa da quest'anno dal Miur. Tra gli altri pregi di tale iniziativa, c'è la possibilità di ottenere molto facilmente i dati relativi alle iscrizioni in vista del prossimo anno scolastico.
Il servizio ha riguardato 494.379 alunni su circa 570.000 frequentanti l’ultimo anno della scuola secondaria di I grado. Ma se dovessero essere confermate le proiezioni, assisteremmo ad un calo dei Licei in favore degli istituti Tecnici e Professionali.
Nel comunicato stampa del Miur si legge che «il 31,50% degli studenti ha scelto gli Istituti Tecnici (l’anno scorso fu il 30,39%), il 20,60% gli Istituti Professionali (l’anno scorso fu il 19,73%), mentre i Licei scendono al 47,90% rispetto al 49,88% dell’anno precedente. Tra gli Istituti Tecnici aumentano le preferenze per il settore tecnologico: per l’indirizzo di Meccanica, meccatronica ed energia gli iscritti salgono da 2,18% dell’anno scorso al 2,57%, così come per l’indirizzo Informatica e telecomunicazione (4,59%) e Chimica, materiali e biotecnologie (1,98%). Tra gli Istituti Professionali registra un aumento degli iscritti soprattutto il settore servizi. In particolare l’indirizzo Alberghiero sale al 9,51% di preferenze rispetto all’8,52% dell’anno scolastico 2011/2012. Aumentano, tra i Licei, le iscrizioni ai linguistici: 7,25% rispetto al 6,86% dell’anno precedente. Calano i licei scientifici: 22,38%, rispetto al 23,95%. In calo invece i licei classici, dal 7,52% scendono al 6,66%».
È tempo di dati e numeri anche per quanto riguarda l'Università. Secondo l'XI rapporto del Comitato nazionale per la valutazione del sistema universitario italiano, si conferma il calo triste costante di immatricolazioni registrato negli ultimi 6 anni. Non solo: per la prima volta in 30 anni nel 2011-2012 il numero degli immatricolati negli atenei italiani è sceso sotto il 60% del totale dei diplomati dell'anno precedente.
Una fotografia drammatica del nostro Paese che, secondo Michele Orezzi, coordinatore nazionale dell'Unione degli Universitari «dovrebbe far saltare sulla sedia il Governo e la politica tutta da sei anni a questa parte». Le cause di questi numeri? I tagli del ministro Gelmini, l'aumento delle tasse annuali, la mancanza di fondi per il diritto allo studio. A proposito delle tasse aggiunge Orezzi: «Questo sistema universitario sta precipitando in un burrone. Non ci fermiamo a denunciare i rincari delle tasse, è ora di darci un taglio. È necessario quanto prima ridiscutere il sistema di tassazione prevedendo una diminuzione degli importi e un sistema nazionale e la vera discussione sul diritto allo studio non può che essere la necessità di garantire l'art. 34 della Costituzione e quindi la copertura totale degli studenti idonei alla borsa di studio. Se così non sarà, siamo pronti alla mobilitazione in ogni ateneo e in ogni città».
2 marzo 2012. TFA, si parte a giugno. Nei giorni scorsi il MIUR ha confermato di aver sbloccato il provvedimento che porterà allo svolgimento della prima prova per le selezioni del TFA, abilitante all’insegnamento per i laureati dal 2008 ad oggi. Se tutto andrà come promesso entro giugno si svolgerà la prova selezione (il test nazionale), per 20.067 posti (4.275 alle medie e 15.792 alle superiori) distribuiti nelle università di tutto il territorio nazionale.
Si tratta di una cifra molto più consistente rispetto a quella inizialmente ipotizzata dagli addetti ai lavori (poco più di 2000), anche se a fronte degli oltre 40.000 laureati dal 2008 c'è ancora molto da fare. Come riporta diesse.org, «è del tutto ragionevole ipotizzare che, se il test nazionale ci sarà entro giugno, le altre prove - scritto e orale - non potranno svolgersi prima di settembre-ottobre. Tra completamento delle procedure concorsuali e definizione delle graduatorie, i corsi non potranno iniziare prima di novembre, sviluppandosi poi per tutto l’anno accademico 2012/13 (non si dimentichi che, oltre ai corsi universitari, ci sono da fare 475 ore di tirocinio a scuola: due terzi di anno scolastico). Le abilitazioni non saranno disponibili, quindi, prima di giugno 2013». Insomma, un anno di vantaggio per i già abilitati e ulteriori ritardi per i giovani aspiranti insegnanti: chi voleva privilegiare i già abilitati almeno in parte c’è riuscito, ma almeno ora i giovani possono ricominciare a sperare.
I bandi per le procedure d’accesso, definiti all’art. 2 del DM 11 novembre 2011 relativo al TFA, verranno emanati dalle università sede di TFA e indicheranno, per ciascun corso, il numero dei posti disponibili in base alla programmazione stabilita dal MIUR e tutte le modalità di espletamento delle procedure di concorso. Se il test nazionale è previsto per giugno, i bandi non potranno essere emanati più tardi di maggio. La documentazione richiesta per l’accesso è quella precisata nello stesso decreto, che è il primo decreto attuativo dell’art. 15 del Regolamento sulla formazione iniziale dei docenti (DM n. 249/2010); su questo punto è bene precisare che, purtroppo, il comunicato stampa del MIUR del 27 febbraio ha fatto un po’ di confusione, risultando approssimativo e impreciso sui possibili destinatari del TFA.
Il decreto specifica - relativamente al test preliminare, che esso «mira a verificare le conoscenze disciplinari relative alle materie oggetto di insegnamento di ciascuna classe di concorso e le competenze linguistiche di lingua italiana». Dei 60 quesiti a risposta chiusa che verranno proposti, «10 quesiti sono volti a verificare le competenze in lingua italiana, anche attraverso quesiti inerenti la comprensione di uno o più testi scritti»; gli altri «sono inerenti alle discipline oggetto di insegnamento della classe di concorso». Il test preliminare, di contenuto identico su tutto il territorio nazionale, sarà predisposto dal MIUR, mentre le università (e le AFAM) sedi dei TFA ne cureranno lo svolgimento. Scritto e orale, invece, saranno gestiti autonomamente dalle università.
«L'avvio dei Tfa è un buon segnale per la scuola» ha osservato Elena Ugolini, sottosegretario all'istruzione, «per la formazione iniziale dei nuovi docenti, perché un buon insegnante non ha solo una salda preparazione disciplinare, ma si misura in classe nel rapporto con i ragazzi, nel lavoro con i colleghi, nell'impostazione di progetti formativi e di recupero». E finalmente s'intravede un ristabilimento del rapporto collaborativo tra università e sbocco formativo.
Ecco la ripartizione dei posti disponibili regione per regione:
| Regione | TFA I grado | TFA II grado |
| Abruzzo | 130 | 580 |
| Basilicata | 60 | 135 |
| Calabria | 190 | 685 |
| Emilia Romagna | 298 | 1116 |
| Fiuli-Venezia Giulia | 65 | 214 |
| Lazio | 595 | 2690 |
| Liguria | 80 | 187 |
| Lombardia | 501 | 2306 |
| Marche | 215 | 695 |
| Molise | 80 | 270 |
| Piemonte | 130 | 320 |
| Sardegna | 140 | 534 |
| Sicilia | 335 | 1610 |
| Toscana | 190 | 753 |
| Trentino Aldo-Adige | 66 | 87 |
| Umbria | 70 | 305 |
| Veneto | 165 | 590 |