Evoluzione della didattica
È di pochi giorni fa la notizia che un liceo del Tennessee ha rinunciato totalmente ai libri di testo: dal prossimo anno, infatti, ogni studente dovrà dotarsi di tablet proprio, o ne riceverà uno se non potrà permetterselo.
Anche in Italia però si avviano sperimentazioni sulla “didattica tecnologizzata”, in alcuni casi singole classi, come la IV L del Liceo Scientifico Lussana di Bergamo e la II B dell’Istituto Comprensorio 2 di Trappitello, vicino Taormina, in altri intere scuole, come il tecnico industriale Marie Curie e l’istituto professionale Luxemburg di Milano, il Cannizzaro di Rho e il Bernocchi di Legnano, che hanno adottato i netbook. I motivi per cui tante scuole si stanno sempre più digitalizzando sono vari: la legge, che impone una svolta digitale ai libri di testo; la necessità di rinnovare i metodi di insegnamento e avvicinarli di più alla realtà vissuta quotidianamente dai ragazzi “nativi digitali”; la convinzione che trasferire tutti i libri di testo su supporto digitale faccia risparmiare carta o soldi.
In molte altre zone d’Europa e del mondo la didattica si sta spostando in questa direzione, anche se non mancano alcune sorprese. In Inghilterra la digitalizzazione della scuola è iniziata da almeno dieci anni: infatti siamo arrivati al punto che 7 classi su 10 hanno una LIM, la gran parte delle scuole (elementari e superiori) ha un collegamento wi-fi e l’uso di computer e elettrodomestici fa parte integrante dei programmi scolastici. Questa rivoluzione ha chiaramente portato con sé anche forti polemiche. Anni fa alcuni studiosi avevano lanciato l’allarme sulla presunta pericolosità delle reti wi-fi diffuse in maniera così capillare, in particolare per individui in crescita. Recentemente, uno psicologo della Royalty Society of Medicine si è scagliato contro il progetto del governo inglese di iniziare all’utilizzo del computer bambini a partire dai 22 mesi di età, sostenendo che, almeno fino ai 9 anni di età, bambini e bambine dovrebbero sperimentare la realtà “vera”, per poi avvicinarsi a quella virtuale in età più avanzata, pena, sul lungo periodo, il danneggiamento o perlomeno il rallentamento di alcune capacità cognitive.
Secondo uno studio condotto da Jeffrey Karpicke e Janell Blunt, psicologi alla Purdue University di West Lafayette, Indiana, mandare a memoria poesie e tabelline, leggere e ripetere insomma, è il metodo più semplice per imparare, imprimere e poi elaborare concetti e informazioni. I due psicologi sostengono, inoltre, che prendere appunti sia altrettanto efficace, purché presi a penna: il collegamento mano-cervello nello scrivere a penna aiuta molto di più a ricordare che non il digitare su una tastiera.
Un fronte sul quale il computer però sembra cavarsela alla grande, è quello dei Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA), come la dislessia: esistono infatti software specifici che aiutano i bambini dislessici sia nei percorsi riabilitativi, che nei percorsi di studio, evitando così che restino indietro rispetto agli altri bambini. Anche dover digitare una lettera per volta può essere di aiuto per un bambino o una bambina che ha difficoltà a scrivere o a leggere.
Il computer ha inoltre dalla sua la multimedialità: studiare la Cortina di Ferro e vedere i filmati d’epoca della caduta del muro di Berlino; analizzare la reazione chimica tra la glicerina e l’acido nitrico senza far esplodere la scuola; imparare l’inglese conversando con studenti d’oltremanica, sono solo alcuni esempi di didattica multimediale, ma l’elenco potrebbe estendersi all’infinito, con strumenti adeguati e una buona dose di fantasia e voglia di sperimentare.
Che il computer possa essere davvero d’aiuto in certi contesti è quindi assodato, sono inoltre indubbie le sue potenzialità come supporto e integrazione alle lezioni. Quel che ancora manca, sono le evidenze che una didattica totalmente digitale comporti un apprendimento migliore, più semplice e duraturo. Lo sapremo tra qualche tempo, quando le classi che in questi anni studiano esclusivamente sui notebook avranno iniziato i loro percorsi universitari o lavorativi, cioè quando tutto quello che è stato seminato a scuola darà i suoi frutti.
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