Strumenti per la didattica
Filosofia
Un viaggio virtuale attraverso i principali filosofi che hanno scritto la storia della materia. Da Platone a Bodei, una rassegna dei testi di riferimento arricchita da pagine da leggere.
.: Platone
.: Epicuro
.: Epitteto
.: Abelardo
.: Bruno
.: Campanella
.: Locke
.: Voltaire
.: Kant
.: Mill
.: Russ
Platone, Simposio
Rusconi Libri
Il Simposio fu composto probabilmente fra gli anni Ottanta e gli anni Settanta del IV secolo a.C. Il tema sviluppato è quello dell’Eros. I personaggi del convito, tenuto a casa del poeta Agatone, sono scelti da Platone secondo un progetto molto preciso. Ognuno di loro è una maschera che rappresenta una corrente di pensiero sul tema dell’amore: dal gran provocatore di discorsi al retore politico; dal medico colto alle muse della commedia e della tragedia; dall’incarnazione del filosofo alla sacerdotessa indovina. Platone vuole dimostrare come la vera natura dell’Eros si può afferrare solo attraverso la filosofia e che l’Eros è un demone intermediario tra l’intelligibile e il sensibile: è mancanza e tensione perenne verso l’assoluto. Quest’edizione è stata curata da Giovanni Reale, uno dei maggiori esperti di Platone a livello italiano e internazionale. Fra le sue opere basti ricordare Per una nuova interpretazione di Platone, edita da Vita e Pensiero, giunta nel 1997 alla ventesima edizione; Eros demone mediatore. Il gioco delle maschere nel Simposio di Platone, Rizzoli 1997; Platone. Alla ricerca della sapienza segreta, Rizzoli 1998; un commentario analitico del Fedro, Lorenzo Valla-Mondadori, 1998; Platone. Tutti gli scritti, Rusconi (sesta. edizione 1997) e numerosi dialoghi platonici singoli in questa stessa collana. La sua traduzione si distingue, oltre che per la terminologia moderna adottata, anche per la novità delle intitolazioni ben articolate dei vari paragrafi che scandiscono le parti del dialogo. L’introduzione in realtà è una guida sintetica ma precisa al dialogo. Le note al testo, brevi ed essenziali, rispondono all’esigenza di chiarire i passi più controversi e difficili partendo sempre dal testo greco. Le parole chiave rappresentano un valido aiuto per entrare, in profondità ma con immediatezza, nel nucleo filosofico del dialogo. La bibliografia raccoglie gli studi più importanti sul Simposio degli ultimi cinquant’anni. Il testo greco a fronte riproduce esattamente l’edizione critica oggi di riferimento (J. Burnet, Platonis Opera, «Scriptorum Classicorum Bibliotheca Oxoniensis»), conservandone struttura di riga e numerazione.
Adelphi
Se esiste il testo sull’amore nella nostra civiltà, a cui ogni testo successivo non può che ricondursi, questo è il Simposio, il dialogo di Platone che più di ogni altro ha mantenuto intatto il «fiore della gioventù» e ci si offre naturalmente non già come una disputa filosofica, ma come una lunga conversazione, forse la più bella conversazione della letteratura - fra spiriti «eccellenti» (oltre a Socrate, il suo grande avversario Aristofane e il bellissimo Alcibiade) che, uno dopo l’altro, prendono la parola e raccontano di una potenza inesauribile, Eros. C’è chi dice che sia il dio più antico, altri invece sostiene che è il dio più giovane, altri che è un grande demone. A tutti esso appare «meraviglioso fra gli uomini e gli dèi». Le due forme di Afrodite, il mito dell’androgino, le origini dell’antichissimo desiderio «di fare, di due, uno» e così di «guarire la natura umana», «la morbidezza» e «l’asprezza» dell’amore, la natura del desiderio: con articolazione sottilissima, attraverso le varie voci, Platone tocca tutti i punti sensibili dell’eros e infine affida a una vera iniziatrice ai «misteri d’amore», Diotima, il compito di schiuderne i segreti ultimi. E qui, come pure nell’ultima, trascinante apparizione di Alcibiade, diventano espliciti, forse più di altre volte in Platone, i riferimenti alla «sapienza» e all’«enigma». Anche per questo, dunque, Giorgio Colli è stato interprete profondamente congeniale di questo testo, in cui risuonano, limpidi e misteriosi, alcuni temi che sono stati centrali per la sua interpretazione del mondo greco.
Testi - Una pagina dal Simposio

Epicuro, Lettera a Meneceo
Lettera sulla felicità, Bur universale Rizzoli, pp. 97
«Non aspetti il giovane a filosofare, né il vecchio di filosofare si stanchi: nessuno è troppo giovane o troppo vecchio per la salute dell’anima. Chi dice che non è ancora giunta l’età di filosofare o che è già trascorsa, è come se dicesse che non è ancora o non è più l’età per essere felici».
Lettere sulla fisica, sul cielo e sulla felicità, traduzione di N. Russello, Bur classici greci e latini, Rizzoli, pp. 194
Le tre Lettere «Sulla fisica» (a Erodoto), «Sul cielo» (a Pitocle), «Sulla felicità» (a Meneceo) sono, insieme con pochi altri scritti, gli unici testi superstiti della ricchissima produzione di Epicuro, uno dei maestri della ’scienza’ e della saggezza antiche, vissuto fra il 341 e il 270 a.C. Destinate alla divulgazione, le lettere offrono una sintesi chiara ed essenziale, ma non schematica, della sua dottrina, volta a definire un metodo che assicuri lo svolgersi sereno della vita terrena. A fondamento della sua ricerca, Epicuro assume l’istituzione della ’fisica’ come scienza autonoma che, riprendendo i principi dell’atomismo, si contrappone radicalmente agli esiti di un tutto ordinato e chiuso del pensiero platonico così come agli sviluppi aristotelici. Egli parte dall’evi- denza sensibile - l’esistenza in natura del pieno e del vuoto - e definisce mediante il ragionamento, come elementi essenziali della realtà gli atomi e lo spazio. Muovendosi, gli atomi si aggregano a formare mondi infiniti, che nascono e si dissolvono, senza alcun aprioristico disegno, nell’eterna durata del tempo. In questo quadro semplice e grandioso si colloca l’esistenza degli uomini, cui solo la conoscenza della verità sottratta ai fantasmi mitici e religiosi, può insegnare a vivere in felice armonia con la natura, fuori da paure infondate - degli dei, della morte - e da desideri ingannevoli e tormentosi, la fama, le ricchezze, il potere. Scritte con forza incisiva, le «Lettere» recano il segno di una personalità lucida e appassionata, i cui tratti umani rivivono, in toni ora intimi, ora vigorosi e polemici, nei frammenti dell’epistolario, restituiti in quantità cospicua dai papiri ercolanesi. A corredo del volume, curato con perizia da Nicoletta Russello, sta un ampio saggio di Francesco Adorno, che illustra la posizione di Epicuro nel suo momento storico, e il significato delle lettere.
Testi - Un brano di Epicuro

Epitteto, Manuale
A cura di Martino Menghi, Bur classici greci e latini, Rizzoli, pp. 124
Manuale, dal greco Encheiridion (cioè a portata di mano), fu scritto da Epitteto (che visse tra la metà del I e l’inizio del II secolo d.C.) con il fine di diventare un agile guida al "viver bene", secondo i princìpi della morale stoica. Alla base del pensiero di Epitteto vi è una divisione della realtà in 2 classi: nella prima si trovano le cose che sono in nostro potere, nell’altra tutto ciò che non lo è. L’uomo vive nella difficoltà e nell’incertezza quando non riesce a superare i suoi limiti o ne acquista consapevolezza; e gli uomini che scelgono di conformare la propria vita a ciò che non rientra nei propri poteri, come i piaceri del corpo, perderànno ogni tipo di libertà e di autonomia. Giacomo Leopardi si accorse della straordinaria attualità del Manuale e decise di tradurla, fornendo anche una interpretazione negativa in cui l’uomo è succube impotente del fato.
Questa edizione (con testo originale a fronte) si avvale della introduzione e delle note di Martino Menghi cui si deve anche l’efficace traduzione.
A cura di Enrico Valdo Maltese, I grandi libri, Garzanti, pp. XXX-128
Testi - Una pagina dell’Introduzione di G. Leopardi
Testi - Un brano dal Manuale di Epitteto

Abelardo, Storia delle mie disgrazie - Lettere d’amore di Abelardo e Eloisa
Garzanti Libri, pp. 531
Pietro Abelardo è stato il filosofo francese tra i padri della Scolastica e dell’Università di Parigi; fisicamente prestante, dotato di dialettica precisa e tagliente, condussa una vita avventurosa e vagabonda che lo portò a girare tra una città e l’altra dell’Europa medioevale ad insegnare il proprio pensiero. In questo libro Abelardo racconta la sua tormentata e straordinaria storia d’amore con Eloisa, sedicenne graziosa e sapiente parigina. Dopo un amore passionale e "pericoloso" culminato dalla separazione dei due amanti, molti anni dopo i protagonisti raccontano quei giorni di amore e passione. In queste lettere scrivono anche di cultura del ruolo della donna, dell’iedale di amore, delle regole e dell’iposcrisia: un epistolario attuale e sorprendente, da leggere tutto d’un fiato.
Testi - Un brano di Abelardo

Giordano Bruno, La cena delle ceneri
Economici Mondadori, Milano, pp. 144
La difesa delle nuove teorie copernicane e la confutazione delle obiezioni classiche al moto della terra da parte del grande filosofo italiano del Cinquecento, alla sua prima opera in italiano
Testi - Copernico aurora della nuova filosofia

Tommaso Campanella, La città del Sole
a cura di Luigi Firpo, Laterza, Bari, pp. 198
La città del Sole descrive la società ideale secondo Tommaso Campanella (1568-1639). È una delle più celebri utopie, insieme a quella di Thomas More e alla Nuova Atlantide di Francis Bacon. I "solari", cioè gli abitanti di quella città rifuggono la guerra (alla quale ricorrono solo se vi sono costretti) e praticano la comunione dei beni che è essenziale - secondo Campanella - per evitare tutti quei reati che si riscontrano in tutti gli altri paesi e che nascono dall’offesa al diritto di proprietà.
Nel libro di Aforismi si ritrova la concezione politica di Campanella: negando l’oggettivismo dei valori, in perfetta armonia con il resto del suo sistema filosofico, egli pone il fondamento ultimo della legge e delle istituzioni nella imprescrutabile volontà di Dio (H.K).
Tommaso Campanella, sospettato di eresia e partecipe a una rivolta antispagnola a Napoli, fu sottoposto a ben tre processi (1591, 1594, e 1599). Durante l’ultimo processo risuscì a evitare la condanna a morte fingendosi pazzo. La sua prigionia nella carceri napoletane durò fino al 1629.
Testi: Le torture a Campanella

John Locke, Lettera sulla tolleranza
A cura di Carlo Augusto Viano, Laterza, pp. 155
Traduzione di Lia Formigari, Pensatori antichi e moderni, La Nuova Italia, pp. 100
La modernità del pensiero di John Locke (1632-1704) appare in tutta la sua forza nella sua Lettera sulla tolleranza, testo scritto nel 1689. Alla base del discorso c`è la netta separazione tra lo Stato e la Chiesa, cioè la distinzione tra le competenze dell’autorità civile e di quella religiosa: lo Stato può e deve intervenire per imporre leggi e sanzioni, ma non deve preoccuparsi di imporre articoli di fede o dogmi o forme di culto. Tra le varie religioni deve vigere il più sano dei princìpi di tolleranza:nessuna, unfatti, può infatti vantare alcun diritto sulle altre, giacché "ogni chiesa è ortodossa per se stessa, ed erronea o eretica per le altre". Gli atei, d`altro canto, contraddicono le basi della tolleranza perché compromettono i presupposti di qualsiasi convivenza civile.
Testi - Un brano di John Locke

Voltaire, Candido, o l`ottimismo
Einaudi, pp. 128
Si tratta di una delle critiche più feroci e divertenti all’"ottimismo" attribuito alla filosofia di Leibniz.

Immanuel Kant, Per la pace perpetua
Editori Riuniti, pp. 103. Con uno scritto introduttivo di Norberto Bobbio
Rusconi, pp. 202
Il saggio di Kant, manifesto politico illuminista del filosofo, è ancora oggi una delle più cruciali rivendicazioni pacifiste mai concepite: la "pace perpetua" è, per il filosofo tedesco, il luogo in cui con maggiore chiarezza si congiungono morale e politica. Il testo ha portato alla costituzione della Società delle Nazioni prima, e dell`ONU poi.
Testi - Un brano di Kant

John Stuart Mill, Della libertà di pensiero e discussione [On Liberty],
Stampa Alternativa, pp. 78
J. S. Mill è contro ogni forma di dispotismo, compreso quello - molto pericoloso - esercitato dalla maggioranza della società sui singoli individui: la tirannia della maggioranza è peggiore di quella di un singolo despota perché «lascia minor mezzo di sfuggirle; perché penetra ben più addentro nei particolari della vita e incatena l’anima stessa».

Jacqueline Russ, L’etica contemporanea
Il Mulino, Bologna, pp. 100
«Il lettore troverà in questo sintetico profilo non una rassegna sulle singole posizioni teoriche sul tema dell’etica, ma un panorama dei suoi problemi generali e fondamentali, esemplificati attraverso richiami essenziali agli autori più significativi. Lo spessore teorico e storico dell’attuale dibattito è reso con precisone, così che anche il lettore non specialista potrà accostarsi al complesso labirinto delle questioni etiche odierne munito delle informazioni indispensabili» (dalla presentazione di Carlo Galli). Nel volume si fa riferimento alle concezioni etiche di Spinoza, Kant, Nietzsche, Wittgenstein, Heidegger, Lévinas, Apel, Habermas, Jonas, Foucault, Changeux, Rawls, Lipovetsky, nonché ai problemi della bioetica, dell’etica ambientale, dell’etica degli affari, di etica e media, di etica e politica.
