Cultura handicap
Handicap intellettivo
Nel tentativo di classificare il deficit mentale è necessario tener presenti molte sue componenti, che spesso interagiscono fra loro; tale condizione patologica presenta infatti una difficoltà diagnostica ai limiti dell`arbitrarietà, poiché rappresenta talvolta il crocevia di fattori sensoriali, psichici e relazionali (si pensi ad esempio all’autismo).
Attualmente si ritiene riduttiva la concezione dell’handicap mentale limitata esclusivamente alla sfera propriamente intellettiva, e si propende per una visione piú allargata che abbraccia tutte le aree della personalità.
L`analisi dell`handicap intellettivo può avvenire secondo due criteri, uno quantitativo ed uno qualitativo.
Nel 1954 l`OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha elaborato una tabella per l`analisi del quoziente intellettivo (QI) – ancora molto discussa dagli studiosi – suddivisa in varie categorie, che in teoria dovrebbe servire ad inserire il soggetto all`interno di un quadro clinico preciso, secondo una classificazione psicometrica:
– soggetti borderline, con QI compreso fra 70 e 80: individui con capacità intellettive ai limiti della norma;
– handicap mentali lievi, con QI compreso fra 50 e 70: soggetti educabili e inseribili nel mondo del lavoro, rappresentano il gruppo piú vasto dei ritardati mentali;
– handicap mentali di medio grado, con QI compreso fra 30 e 50: soggetti che possono raggiungere una certa autonomia;
– handicap mentali gravi, con QI compreso fra 20 e 30: soggetti che vanno sempre seguiti ed aiutati;
– handicap mentali profondi, con QI inferiore a 20: soggetti che necessitano di assistenza e sorveglianza continua.
Sulla base degli aspetti qualitativi ed eziologici (relativi alle cause), l’handicap intellettivo può essere cosí definito:
– organico: se di origine biopatica o cerebropatica, provoca nell`individuo un incompleto o insufficiente sviluppo delle capacità intellettive; se di origine congenita (cromosomica), l`individuo è caratterizzato da un deficit nello sviluppo psichico e da alterazioni somatiche (un esempio è la Sindrome di Down, che prende il nome dal primo medico che nel 1886 studiò tale alterazione). Entrambi i gruppi di individui rappresentano una minoranza numerica dei soggetti ed hanno una scarsa possibilità di recupero;
– ambientale: si contraddistingue per l`assenza di un danno biologico diagnosticato; i soggetti rappresentano circa il 75% del totale ed hanno maggiori possibilità di recupero.
Agli individui con questi due tipi di deficit intellettivo si aggiungono gli indifferenziati, ossia quei soggetti che, per una conoscenza non esaustiva delle cause del loro handicap, non sono inquadrabili nei due gruppi.
La persona con una disabilità intellettiva presenta generalmente difficoltà psicomotorie, da cui deriva una serie di disturbi legati alla gestualità e alla percezione dello spazio e del tempo; comunque la gravità del suo deficit non è determinata soltanto dalla condizione clinica, ma anche dall’interazione con il contesto sociale e familiare in cui è inserita, che può stimolare o meno l’attuarsi di tappe evolutive.
Autismo
L’autismo (dal greco autós = se stesso) è un grave tipo di handicap intellettivo che, pur accompagnandosi ad un aspetto fisico normale, dipende da e coinvolge diverse strutture cerebrali. Esso deriva da un’interruzione nello sviluppo cerebrale durante la fase intrauterina o nelle prime settimane di vita e si manifesta entro il terzo anno di età. Le cause possono essere molteplici: genetiche, ambientali, virali, tossiche.
L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) definisce l’autismo come un disturbo pervasivo con deficit nelle aree della comunicazione, dell’interazione sociale e delle capacità di astrazione. I bambini affetti da questa sindrome manifestano infatti una sorta di "anestesia del sentimento" che li isola dalla realtà circostante; essi sembrano vivere in un’altra dimensione e si dimostrano quasi totalmente imperturbabili agli input esterni.
Attualmente non esiste una cura specifica per l’autismo; ogni tentativo di terapia viene scelto individualmente.
