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Italiano
In questa pagina indichiamo alcuni dei principali autori classici del Novecento, segnalando le principali edizioni di riferimento.
.: Fogazzaro
.: Pirandello
.: Pavese
.: Tozzi
.: Pratolini
.: Campana
.: Caproni
.: Saba
.: Montale
.: Ungaretti
.: Bertolucci
.: Pavese
.: Pasolini
Antonio Fogazzaro, Piccolo mondo antico
Abbandonando gradualmente l’«ipersensibilità visionaria» che caratterizza i primi lavori quali Malombra, Daniele Cortis e Mistero del Poeta, Fogazzaro approda all’epopea di Piccolo mondo antico con uno stile maggiormente equilibrato tra sensibilità decadente e gusto verista nel descrivere le situazioni e, soprattutto, i personaggi. La storia, ambientata sullo sfondo del lago di Lugano negli anni che precedono la Seconda guerra d’indipendenza, narra del tormentato amore tra Franco, giovane liberale nipote della nobile filoaustriaca Orsola, e Luisa, popolana valsoldese. I due, rinunciando all’eredità di lui, protetti dallo zio Piero, si sposano in gran segreto e vivono felicemente la loro unione, culminata nella nascita di Maria, detta Ombretta; la morte di quest’ultima per annegamento, tuttavia, porta Luisa ad una totale chiusura nei confronti del mondo terreno. La donna rifiuta il compagno e vive con il solo scopo di stabilire un contatto spirituale con la bimba defunta. Franco, seppur emotivamente distrutto, trova conforto nella passione risorgimentale; braccato dalla polizia si separa da Luisa per alcuni anni. I due si rivedono alla vigilia della partenza di lui per la guerra e ricordano i momenti felici del loro amore trascorrendo un’ultima notte insieme. Riportiamo di seguito le pagine che concludono il romanzo in cui gli sposi si separano «senza lagrime»; Franco è orgoglioso del suo ruolo di combattente, Luisa sente di essere madre per la seconda volta e lo zio Piero muore sereno.
Piccolo mondo antico, 277 pp., Newton Compton, 2002
Piccolo mondo antico, 430pp., Marco Valerio, 2006
Testi - Piccolo mondo antico, di Antonio Fogazzaro

Luigi Pirandello, Novelle per un anno
L’attività di novelliere fu nella vita di Pirandello una vera costante, al pari del teatro. Dopo un graduale primo riordino in varie raccolte, a partire dal 1922 l’autore approda alla generale sistemazione della sua vastissima produzione di racconti con la raccolta
Novelle per un anno
(nel 1937 se ne contano 255, raccolte in 15 volumi). La varietà tematica e stilistica di questa vastissima produzione, che alterna mirabilmente tragico e comico, satira e dramma, deformazione e umorismo, costruisce poco a poco una fitta e avvolgente rete tutta dedicata alla condizione umana e alla rappresentazione di ciascun individuo all’interno del mondo. Il fatto diventa rappresentazione, il luogo è scena: tutti noi siamo i protagonisti di questo straordinario spettacolo che è la vita.
Novelle per un anno
, 3 volumi, 2804 pp., Giunti, 1994
Novelle per un anno
, volume 1, 761 pp., Mondadori, 2007
Novelle per un anno
, volume 2, 669 pp., Mondadori, 2007
Novelle per un anno
, volume 3, 813 pp., Mondadori, 2007
Testi - Ciàula scopre la luna

Cesare Pavese, Racconti
All’interno della raccolta Racconti di Cesare Pavese, trova spazio anche Il fuggiasco, brano scritto nel 1944 e pubblicato solo nel 1955. Il protagonista della vicenda è un partigiano stanco della guerra e della resistenza che decide di nascondersi nella campagna, tra vigneti, borgate e rovine, in mezzo a facce spaventate di paesani che lo temono ancor più dei nemici. Tutto intorno al paese si respira di polvere, paura, un silenzio d’attesa che sa di morte. Per ritrovare la libertà basta davvero varcare quella collina?
Einaudi tascabili, 525 pp., 1994
Testi - Il fuggiasco, di Cesare Pavese
Cesare Pavese, Poesie, Einaudi, pp. 300
«Nei versi di Pavese c’è un bisogno di forma che oltrepassa la forma, una necessità di canto che sopravanza il canto. Il culto tributato alla sua opera risponde a questa urgenza comunicativa, all’impellenza di un contatto con l’altro. Pavese chiama, e il suo appello ha sul lettore una presa immediata, emotiva. Ma non è appunto da una pulsione simile, dall’ancoraggio nel terreno del vissuto, che la letteratura trae la sua origine? Ripercorrere oggi questi testi significa perciò verificare la forza di una parola che forse rimanda al di lá della poesia, ma senza cui la poesia non può esistere».
Valerio Magrelli
Federigo Tozzi, Con gli occhi chiusi
Federigo Tozzi, accostato dalla critica più recente alla grande narrativa russa dell’Ottocento per il suo porsi tra la dissoluzione del vecchio naturalismo e i nuovi codici poetici, trova subito, nel suo primo romanzo, l’essenza della sua dimensione narrativa: l’autobiografia si trasforma in un nuovo strumento letterario che permette allo scrittore di "confondersi" con gli altri personaggi. In Con gli occhi chiusi il ritratto del protagonista, che è in realtà un autoritratto minuziosamente disegnato, fa da perno ideale al racconto di un amore infelice e di una rovina finanziaria e il tono di impianto verghiano si arricchisce di fermenti sensitivi e psicologici.
Capolavoro di Tozzi datato 1913, ma pubblicato solo nel 1919, Con gli occhi chiusi narra le vicende, tra piccola borghesia di provincia e mondo contadino, dell’adolescenza e della giovinezza di Pietro, cresciuto sotto l’affetto aggressivo e ostile del padre fattore e quello fragile e protettivo della madre, e del suo amore per la bella contadina Ghisola. Sullo sfondo di una campagna violenta e struggente e di una Siena trasfigurata e magica, Pietro non riesce a «vedere» e nel suo procedere «con gli occhi chiusi» manca tutti gli appuntamenti con la vita. Aprirli sulla realtà, anche se per un solo istante, significherà per Pietro accettare l’inettitudíne e l’estraneità al mondo. Romanzo di formazione alla rovescia, Con gli occhi chiusi nega la possibilità di qualsivoglia redenzione e si chiude con la registrazione dell’accanirsi di una realtà indecifrabile su un’umanità schiacciata dall’impotenza. Il romanzo ebbe al suo apparire l’attenzione di Pirandello che lo recensì subito favorevolmente.
I grandi libri, Garzanti, pp. XL-162
Oscar classici moderni, Mondadori, pp. XII-156
Bur superclassici, Rizzoli, pp. 188
Testi - Con gli occhi chiusi, di Federigo Tozzi

Vasco Pratolini, Cronache di poveri amanti
Oscar scrittori del novecento, Mondadori, pp. 508
È il romanzo che ha imposto nel mondo il nome di Pratolini come quello di uno dei narratori più vivi e umanamente più ricchi del nostro tempo. Pratolini ha composto con le cronache un quadro indimenticabile della Firenze dei primi anni del fascismo. Centro e "scena multipla" del romanzo è una strada fiorentina tra Palazzo Vecchio e Santa Croce: Via del Corno, nella quale si assiepa e vive, con tutte le sue storie private e comuni, un fitto nucleo popolano. Uomini e donne le cui vite si intrecciano, s’illuminano a vicenda, aprendosi ora alla speranza e all’ amore, ora ripiengandosi nel dolore e nella morte: il bene e il male dell’esistenza, colti con la commozione del "narratore di storie". Tradotto in venti paesi, dell’America all’URSS, Cronache di poveri amanti è stato uno dei maggiori sucessi mondiali del dopoguerra.
Vasco Pratolini, Le ragazze di Sanfrediano
Oscar classici moderni, Mondadori, pp. XVI-160
Le ragazze di Sanfrediano è la rappresentazione corale della vita di un rione popolare di Firenze negli anni del dopoguerra. Protagonisti sono alcune giovani donne, belle, fiere e innamorate dello stesso uomo, Bob, il rubacuori del quartiere. Da Casanova di rione Bob giostra tra le sei ragazze facendole spasimare, ovviamente innamorato solo di se stesso e del suo ruolo. Il suo regno è però destinato a finire senza gloria: le belle sanfredianine unite gli giocheranno la più atroce delle beffe. Tutto il romanzo si svolge con un ritmo narrativo rapido e giocoso, con un taglio teatrale nei dialoghi, spesso ammiccanti al vernacolo fiorentino, e costituisce quasi un garbato divertissement letterario, una pausa all’interno di una narrativa dalla costante drammatica.
Vasco Pratolini, Metello
Economici Mondadori, pp. 382
Metello è il primo volume di una trilogia che, con il titolo complessivo di una storia italiana, abbraccia un arco di vicende che vanno dall’unità d’Italia ai nostri giorni. In questo secolo di vita italiana, Metello rievoca gli anni dal 1875-1902, quando la classe operaia, alla luce delle nuove dottrine socialiste, si univa al generale fermento di rivendicazione che già scuoteva la società europea dell’ultimo Ottocento. Pratolini crea con il muratore fiorentino Metello una figura viva, calata ed operante in un contesto definito della nostra storia di ieri, e ricoscibile e felicemente importuna sotto i mutati aspetti della società contemporanea.
Vasco Pratolini, Il quartiere
Mondadori Brossura, pp. 163
Amori ed amicizie di un gruppo di fiorentini abitanti nel quartiere di Santa Croce negli anni attorno al 1935. Un romanzo corale in cui non mancano spunti politici e di impegno civile.

Dino Campana, Canti Orfici e altre poesie
Economici BUR, pp. 419
Poeta notturno, geniale o al limite della pazzia, simbolista, modernista, cantore wagneriano della paura, dell’oscurità, della sublime bellezza dell’ignoto. Autore di un solo libro, i Canti Orfici (1914), visionario e inquietante, Campana merita di essere riscoperto anche solo per le aperture sperimentali che i suoi lavori dimostrano a distanza di decenni.

Giorgio Caproni, Tutte le Poesie, Garzanti Libri, pp. 1070
La raccolta completa di uno dei poeti più rappresentativi del Novecento, autore capace di alternare nei suoi scritti l’astratto con il concreto, il sogno con la quodianeità. La sua poesia rappresenta il punto d’incontro tra il vero e l’immaginario e la lettura risulta appassionante.

Umberto Saba, Ernesto, Einaudi, pp. 160
Romanzo di formazione, cronaca di un’iniziazione, testamento letterario. Tutte le etichette con cui Ernesto è stato classificato sembrano oggi inadeguate e non in grado di rendere appieno la profondita e nello stesso tempo la leggerezza di quest’opera incompiuta, considerata uno dei romanzi piú affascinanti eppure trascurati del Novecento italiano. Nella storia di Ernesto - l’incontro tra un uomo e un ragazzo nella Trieste di fine Ottocento - Saba ricostruisce con innocente sensualità, nell’emozione sincera e assoluta degli affetti, la nascita di ogni amore; per questo le sue pagine non hanno nulla del demonismo scabroso o dell’intellettualismo angosciato di Mann, Musil o Cide. Esse propongono una forma di originale autobiografismo attraverso uno sdoppiamento di voci e di punti di vista che consente al protagonista di ritrovare l’ingenuità adolescenziale e contemporaneamente rielaborare avvenimenti e sensazioni. Le nuove edizioni (la prima è del 1975), recuperano i dattiloscritti originali, ristabiliscono i dialoghi nella loro integrità, permettendo di apprezzare la trasparenza e immediatezza della parlata triestina, e ripristinano alcuni punti omessi o non chiari.
Umberto Saba, Il canzoniere, Einaudi Scuola
Della poesia di Saba scriveva così Pier Paolo Pasolini: "Saba è il più difficile dei poeti contemporanei. Al più semplice esame linguistico non c’è parola in Saba, la più comune, il "cuore-amore" della rima famosa, che non risulti immediatamente violentata, o almeno, nei momenti in cui meno chiara fosse la violenza espressiva, malconcia e strappata al suo abituale significato, al suo abituale tono semantico". Il Canzoniere è suddiviso in tre parti: la prima comprende le poesie del periodo 1900-1920; la seconda quella del periodo 1921-1923; la terza quelle del periodo 1933-1947, con appendice di liriche del periodo 1948-1954.

Eugenio Montale, Tutte le poesie, Mondadori
La poesia di Montale, come per stessa ammissione del suo autore, ha una coerenza tale che dovrebbe essere considerata facente parte di una sola raccolta. Nel 1977 dichiarò di aver scritto " un solo libro". Da Ossi di seppia, alle Occasioni, fino a Xenia e Satura ogni momento è perfetto per leggere i versi del premio Nobel nel 1975.
Testi - Tre poesie di Eugenio Montale

Giuseppe Ungaretti, Vita d’un uomo - Tutte le poesie, a cura di L. Piccioni, Oscar grandi classici, Mondadori, pp. 1008
Attilio Bertolucci, Poesie scelte, a cura di Giancarlo Pontiggia, Poeti del nostro tempo, Tea, pp. 129
Eugenio Montale parlò di Bertolucci come una delle più autentiche alternative al corso principale della nostra poesia. La sua poesia è caratterizzata da un’ispirazione elegiaca, crepuscolare, contaminata però da ironia e colori che non si riscontrano in nessun altro autore contemporaneo. La sua raccolta principale è La capanna indiana, del 1957.

Pier Paolo Pasolini, Poesie, Le migliori liriche di Pasolini scelte da Pasolini, Gli elefanti, Garzanti, pp. 228
Nel 1970 Pier Paolo Pasolini curò personalmente un volume di "poesie vecchie" tratte da Le ceneri di Gramsci (1957), La religione del mio tempo (1961) e Poesia in forma di rosa (1964). Considerava questa scelta come "un atto conclusivo di un periodo letterario per aprirne un altro" e su richiesta di Livio Garzanti ne scrisse l’introduzione, intitolandola Al lettore nuovo. L’antologia - qui riedita integralmente con l’aggiunta di una breve nota - proponeva un volume di poesie a sei anni di distanza dall’ultima raccolta pubblicata. "Sei anni sono pochi: ma se si pensa che il primo di questi volumi che qui sono antologizzati è uscito nel giugno del ’57 (e la poesia Le ceneri di Gramsci, che gli dà il titolo, è del maggio 1954), allora l’intervallo di sei anni diventa l’intervallo di un’intera epoca letteraria e politica (anche se in parte, con le ultime poesie, vissuta nella transizione). Suppongo quindi di rivolgermi a un "lettore nuovo" , E ad esso non so e non voglio dare altro che informazioni". Pasolini premette dunque alle sue poesie un testo in forma diaristica che fornisce notizie, talvolta del tutto inedite, sulla sua vita; ricorda la sua formazione poetica avvenuta sotto il segno di un "marxismo mai ortodosso"; ed esprime l’idea che la lotta di classe - negli anni 1968/70 - sia ancora un fenomeno non risolto: "vorrei indicare soprattuto al lettore giovane il poema Una polemica in versi e l’ultimo dell’antologia, Vittoria: sarei contento se egli vi trovasse spirito politico idealistico che oggi lo anima. Quanto al resto, le poesie qui antologizzate dai volumi che comprendono i tredici anni che vanno dal ’51 al ’64 formano un un blocco coerente e compatto. Ciò che in esso mi colpisce - come se me ne fossi estraniato, ma non è vero - è un diffuso sensio di scoraggiante infelicità: un’infelicità facente parte della lingua stessa, come un suo dato riducibile in quantità e quasi in fisicità. Questo senso (quasi un diritto) di essere infelice, è talmente predominante, che la stessa felicità sensuale (di cui del resto il libro è pieno, ma come con colpa) non è offuscata; e così l’idealismo civile che mi colpisce ancora, rileggendo questi versi, è rendendomi conto di quanto fosse ingenua l’espansività con cui li scrivevo: proprio come se scrivessi per chi non potesse volermi che un gran bene. Adesso capisco perché sono stato tanto sospetto e odiato."
