Libro del mese
Maggio 2010. Alla scoperta della letteratura araba (dal VI secolo ai nostri giorni)
Heidi Toelle e Katia Zakharia
Argo ed., 2010, 456 pp.
Il libro nasce con l’intento di colmare un vuoto sempre più avvertito nella cultura occidentale: poco o nulla si conosce della letteratura araba. Molto si parla dei fenomeni contemporanei che colpiscono i paesi di cultura araba e troppo spesso ci dimentichiamo della tradizione e della ricchezza letteraria che distingue questi Paesi.
Le due autrici, due giovani studiose, cercano di creare le basi per studi futuri con questo saggio, che ricostruisce il percorso della letteratura araba dalle origini fino ai nostri giorni. Il libro è strutturato in tre parti, in cui ciascuna ripercorre un periodo letterario.
La prima sezione appunta l’attenzione sulle opere della letteratura classica – tra V e XVI secolo – concentrandosi soprattutto su quello che è il capolavoro più noto e ispiratore di gran parte della letteratura popolare, Le mille e una notte. Opera che ha creato nell’immaginario collettivo l’idea di un mondo favoloso, incantato, magico, da ammirare e temere allo stesso tempo.
La seconda parte cerca di ricostruire, invece, quelli che sono considerati dei secoli “bui”, successivi alla conquista ottomana del 1516: periodo in cui si verifica una profonda crisi nella produzione letteraria e, dagli studiosi, la letteratura coeva è stata definita di “decadenza”.
La terza parte, che ripercorre il periodo che va dal XIX al XX secolo, è a sua volta suddivisa in tre sezioni che si riferiscono a tre momenti. Il primo è quello che le autrici definiscono di “Rinascita” (che va dall’inizio del XIX secolo alla metà del XX), in cui si verifica la rinascita del genere del romanzo, con uno sguardo nuovo ed interessato anche verso l’Occidente, la cui letteratura è fonte di arricchimento ed ispirazione, mai di imitazione. È questo il periodo in cui si iniziano ad esplorare nuovi generi letterari e dare uno nuovo statuto sociale alla figura dell’intellettuale, tuttavia quest’apertura non deve mai farci dimenticare l’approccio sostanzialmente diverso degli autori arabi alla letteratura rispetto agli autori occidentali. La letteratura araba vive di determinati codici, che vanno necessariamente rispettati, così come vanno rispettate formule che lasciano pensare a ripetizioni ed imitazioni, ma, a ben vedere, nonostante questi canoni da rispettare, nel corso dei decenni hanno visto la vita numerose opere letterarie di gran valore artistico e contenutistico.
Il secondo momento analizzato è quello che le autrici definiscono della “Letteratura di lotta”, in cui si fa strada con sempre maggior vigore un istinto nazionalista, in cui si rivendicano l’autenticità e l’autonomia del proprio paese e della propria cultura per combattere il colonialismo.
Il terzo momento, infine, ricostruisce la letteratura degli ultimi trent’anni del XX secolo, definito della “Letteratura del disincanto” perché gli intellettuali si rendono conto, con profonda amarezza, che la loro posizione non permette loro di cambiare il corso degli eventi, il corso della Storia: il colonialismo non è stato ancora sconfitto e lo Stato di Israele ha segnato pesanti sconfitte.
Il saggio, dunque, cerca di delineare in maniera semplice ed esaustiva, contestualizzando la letteratura da un punto di vista storico, sociale e religioso, quello che è il percorso della cultura araba dalle origini fino ad oggi, allo scopo di incentivare la curiosità e percorsi di studio per i lettori occidentali.
Aprile 2010 - La biblioteca scolastica. Uno spazio educativo tra lettura e ricerca
Donatella Lombello Soffiato
Franco Angeli ed., 2010, 144 pp.
Esistono spazi all’interno della scuola in cui gli studenti non mettono piede nel corso dell’intero corso di studi. La biblioteca scolastica non deve essere uno di questi... È quello che auspica Donatella Lombello Soffiato, che già nel precedente La biblioteca scolastica in azione illustrata le finalità di questa vera e propria "risorsa": uno spazio educativo improntato certamente alla promozione della lettura ma anche all’acquisizione delle abilità di ricerca per un apprendimento scolastico significativo, all’innovazione metodologica, alla documentazione dell’attività didattica della scuola.
In questo suo libro più recente l’autrice si sofferma sulla missione formativa della biblioteca scolastica: da una parte quella di promuovere il piacere della lettura e della frequentazione della letteratura, dall’altra incentivare la ricerca dei testi, lo studio dei metodi di catalogazione con il fine di accrescere i ragazzi nel sapersi muovere e organizzare autonomamente: lo studente «diviene protagonista nello stabilire la singolarità del proprio incontro con la trama narrativa».
Libri e non solo, infine: perché «mettere a disposizione nella biblioteca scolastica, ad integrazione dei libri di testo, la molteplicità delle fonti della conoscenza, predisponendo mirati percorsi metodologici volti a favorire negli allievi la capacità di analisi, di confronto critico, di interpretazione e di rielaborazione, di comunicazione, significa attribuire alla biblioteca il ruolo di speciale spazio formativo». Da non sottovalutare mai.
Marzo 2010
Storia dell’editoria per ragazzi in Italia tra fine ‘800 e primo ‘900
Ottavia Murru
Bibliosofica, 2009, 157 pp.
Il libro ripercorre, con attenzione storica e filologica, il cammino dell’editoria per ragazzi in un periodo storico particolarmente ricco per l’Italia, che va dagli ultimi decenni dell’Ottocento, in cui la nazione unificata cerca di dar vita ad un’unità non solo politica ma soprattutto culturale, fino al primo dopoguerra. L’editoria per ragazzi nasce allo scopo di rispondere sia alle esigenze di alfabetizzazione sia per soddisfare i bisogni di una scuola che, dal 1877, prevede l’obbligatorietà fino al primo triennio delle elementari.
L’autrice ripercorre non solo la storia delle case editrici che si dedicano a questo tipo di pubblicazioni, ma analizza anche in che modo, di periodo storico in periodo storico, l’approccio editoriale cambi a seconda delle evoluzioni storico-culturali che si registrano: se, infatti, appena dopo il 1877, è necessario puntare ad un grado generalizzato e quindi elementare di alfabetizzazione, col passare degli anni nasce un genere letterario del tutto autonomo. Autori per ragazzi non sono solo i più famosi Collodi, Salgari o De Amicis, ma anche nomi quali Paola Lombroso Carrara, Antonio Rubino, Sergio Tofano, poco conosciuti al grande pubblico, ma che svolgono un ruolo significativo nella grande avventura del Corriere dei Piccoli, uno dei simboli per eccellenza dell’interesse per il bambino e la sua formazione. Sulle pagine del Corriere dei Piccoli sono nati alcuni dei personaggi più noti e affascinati dell’immaginario collettivo quali il Signor Bonaventura. Assieme al numero settimanale vengono poi frequentemente affiancati ulteriori inserti, come il Corrierino Scuola che durante il periodo scolastico pubblicava elementi sussidiari volti a stimolare l’interesse e la curiosità dei giovani lettori. Ma, tra gli autori che hanno scritto libri per ragazzi, troviamo anche nomi che potremmo definire “insospettabili” poiché dediti prevalentemente ad un tipo di letteratura impegnata, come Matilde Serao o Grazia Deledda.
Oltre alla ricostruzione storica, l’opera offre anche un’interessante apparato iconografico in cui si ritrovano immagini di copertine d’epoca e ritratti e fotografie degli autori trattati. Negli ultimi anni l’interesse per i ragazzi e per le letture a loro dedicate è tornato particolarmente in auge, basti pensare ad alcuni notevoli fenomeni letterari, non solo italiani, primo fra tutti Harry Potter. Nasce a questo punto una riflessione: che si avverta nuovamente il bisogno di tornare alla genuinità, alla fantasia e alla tranquillità generate lettura di un buon libro davanti alla frenesia e alla tecnologia imperanti nella società moderna?
Tutti conosciamo "Le avventure di Pinocchio", "Cuore", "Il giornalino di Gian Burrasca", ma dove sono finiti il "Signor Bonaventura" e le sue meravigliose avventure? E le "Pistole d’Omero" o "Le memorie di un pulcino"? Li ritroviamo in questo testo, che ripercorre le tappe fondamentali dell’editoria per ragazzi dall’unità d’Italia agli anni Venti del Novecento.
Gennaio-Febbraio 2010
Bambini, penna e calamaio. Esempi di scritture infantili e scolastiche in età contemporanea
Davide Montino
Aracne editrice2007, 172 pp.
Davide Montino, docente di Storia delle Istituzioni educative presso la Facoltà di Scienze della Formazione di Genova, ha raccolto in questo volumetto una serie di saggi ed articoli dedicati al tema della scrittura infantile e scolastica, arrichendo la trattazione con esempi visivi di scrittura infantile. La raccolta è frutto di un’attività di ricerca nata con lo scopo di comprendere e analizzare i contenuti ideologici, culturali ed educativi veicolati dalla pratica scrittoria. Il libro mostra infatti la sostanziale evoluzione dei metodi di scrittura infantili partendo da quelli sviluppati dai fanciulli del XIX secolo. Lettere dal riformatorio, dettati ed esercizi nella scuola dei primi del Novecento, esempi di epistolografia d’emigrazione e veri e propri diari di vita della scuola.
Ne risulta un mondo ricco di tante infanzie diverse e il lettore, scoprendole, ricostruisce storicamente l’ambiente da cui provengono. «Un tassello decisivo per comprendere la storia dell’educazione e dell’infanzia in età contemporanea».
Dicembre 2009.
Non uno di meno. Le ragazze e i ragazzi stranieri nella scuola superiore
Graziella Favaro, Nella Papa
Franco Angeli editore, 2009, 256 pp.
Il libro nasce da una riflessione delle autrici sulla situazione degli alunni stranieri nella scuola italiana di secondo grado. Partendo da indicazioni relative ai bisogni linguistici e scolastici di questi ragazzi, sono proposte al lettore alcune indicazioni operative, risultati del progetto sperimentale condotto nella provincia di Milano nel 2005. Le autrici Graziella Favaro, responsabile scientifica del Centro COME e referente della sezione di Educazione interculturale dell’ex Indire, e Nella Papa, già insegnante di lingua straniera e ricercatrice in campo didattico per l’insegnamento di italiano L2, non trascurano le problematiche relative ai minori che hanno vissuto in prima persona il percorso migratorio. Questi studenti, la maggior parte dei quali solitamente approda nelle scuole superiori tecniche e professionali, dimostrano un ritardo nell’apprendimento delle nozioni scolastiche che, se non opportunamente contrastato, rischia di accrescersi e portare alla bocciatura, anche ripetuta.
«A partire da un’analisi attenta dei bisogni linguistici e scolastici degli studenti stranieri e dalle domande poste dagli insegnanti che lavorano nella scuola multiculturale, il testo propone indicazioni e suggerimenti concreti per accompagnare i percorsi di integrazione delle ragazze e dei ragazzi dell’immigrazione. Le proposte e le riflessioni sono state elaborate e sperimentate nell’ambito del progetto triennale "Non uno di meno", promosso dalla Provincia di Milano - Assessorato all’Istruzione e realizzato dal Centro COME nelle scuole secondarie di secondo grado».
Da sottolineare che il testo, agile e mai banale, offre spunti interessanti firmati da Giansandro Barzaghi, Daniela Bertocchi, Fabio Caon, Marina Carta, Gabriella Debetto, Lorenzo Domaneschi, Piera Hermann, Chiara Marchetti, Marco Mezzadri
Novembre 2009
Scritti sui banchi. L`italiano a scuola tra alunni e insegnanti
Serianni Luca; Benedetti Giuseppe
Carocci, 2009, 212 pp
I compiti in classe di italiano rappresentano una miniera di informazioni per conoscere i giovani italiani e «ogni insegnante rappresenta rispetto ai propri alunni la massima fonte normativa in fatto di lingua». Questo volumetto nasce per sondare l’italiano dei temi e, conseguentemente, lo sforzo correttivo degli insegnanti. Partendo da una sintetica indagine che traccia la fisionomia del tema di italiano, dalle sue origini a oggi, il libro, scritto a quattro mani da Luca Serianni, docente di Storia della lingua alla Sapienza, e Giuseppe Benedetti, insegnante di italiano e latino alle superiori, affronta il problema della valutazione degli scritti liceali e propone alcuni appunti sul modo di scrivere degli studenti.
Muovendosi alla ricerca di una lingua comune - una varietà linguistica corrispondente all’italiano scolastico - i due autori analizzano temi corretti da più di 100 insegnanti, soffermandosi sulle evidenti differenze (di scrittura e di valutazione) distinguibili nei temi degli studenti che frequentano i licei e in quelli dei colleghi dei tecnici e non risparmiando critiche alle modalità di intervento degli insegnanti. Il libro è arricchito da considerazioni di esperti del mondo della scuola che ben analizzano l’importanza del compito d’italiano.
Qualsiasi prova è un’occasione preziosa per migliorare le capacità di scrittura e di organizzazione del discorso, non solo scritto. E qualsiasi insegnante ha la possibilità e il dovere di raccogliere la sfida che si rinnova ogni anno scolastico: agire sul materiale umano che gli è stato affidato - spesso distrato e recalcitrante, ma pure potenzialmente duttile e recettivo - lasciandovi l’impronta del suo impegno, della sua competenza e anche della sua passione.
Ottobre 2009
Il Rosso e il Blu. Cuori ed Orrori
Marco Lodoli
Einaudi, 2009, 182 pp.
Per molti leggere il titolo di questo libro può evocare una sola cosa: la matita a doppio colore con cui gli insegnati correggevano i compiti in classe. Proprio a questo oggetto si ispira il titolo del libro di Marco Lodoli, che oltre ad essere uno scrittore, è anche un professore nelle scuole superiori.
Ne Il Rosso e il Blu, Lodoli raccoglie una serie di articoli che ha scritto nel tempo per la stampa, tra questi anche uno dei più celebri quello pubblicato su La Repubblica il 18 ottobre 2004 dal titolo I Jeans a vita bassa delle quindicenni, che ha anche ispirato una canzone dei Baustelle.
Questa raccolta di articoli e riflessioni permettono al lettore, e a chi al momento è lontano dalla scuola, perché adulto o perché non ha figli, di conoscere il punto di vista di chi la scuola la vive direttamente, ogni giorno, su quei temi che spesso vengono affrontati dai media: dall’esame di maturità al bullismo, dalle gite scolastiche alle problematiche sociali come la droga, dalle preoccupazioni dei ragazzi che trovano spesso nel loro insegnante un conforto.
Trapela quindi da una parte la critica nei confronti della scuola nella sua complessità, mentre dall’altra la passione con cui l’autore stesso affronta il suo lavoro e le sue nuove lezioni.
«Un giorno ho detto in classe “Scrivete sul quaderno questi titoli di romanzi, per chi quest’estate avesse voglia di leggere qualcosa di interessante”, e quasi tutti i miei alunni hanno preso il telefonino. “Dico, scrivete questi titoli” e una simpatica ragazza di Tor Bella Monaca hareplicato seria seria “Li sto scrivendo al cellulare così stanno al sicuro”»
Settembre 2009
In classe come al fronte. Un nuovo sentiero nell’impossibile dell’insegnante.
Noëlle De Smet
Quodlibet, 2009, 182 pp.
L’autrice di In classe come al fronte, Noëlle De Smet, è un’insegnante belga di lingua francese che ha deciso di raccogliere appunti e riflessioni da lei conservati durante la sua esperienza lavorativa. Come traspare dalle pagine del volume la De Smett è una donna che ama il suo lavoro; la sua attenzione è rivolta soprattutto a quegli alunni con delle situazioni delicate, come coloro che hanno problemi di integrazione perché figli di immigrati.
Le difficoltà spesso incontrate nell’instaurare un rapporto con i suoi allievi hanno sviluppato nell’autrice un amore difficile da spiegare nei confronti del suo mestiere e della sua missione educativa. Lo sforzo più grande è compiuto nel cercare di mettersi alla pari degli alunni,; l’atteggiamento dell’autrice è, per così dire, socratesco: nel momento in cui sa di trovarsi davanti a qualcosa che non conosce è pronta a mettersi in gioco, ad imparare e a condividere qualcosa che può aiutare i suoi allievi ad aprirsi verso una lingua sconosciuta.
Si comprende quindi che il suo metodo di insegnamento ed il modo di conoscere i ragazzi non sia altro che un mezzo in grado di favorire l’integrazione e la condivisione tra i ragazzi: è la De Smet che siede tra i banchi, mentre dalla cattedra le sue alunne marocchine raccontano la loro storia, la loro cultura ed i loro costumi
Consigliamo la lettura di questo libro, infine, perché molte situazioni descritte rispecchiano ciò che accade anche nella scuola italiana, sempre più multietnica e, a volte, più difficile da gestire. L’esperienza della De Smet può aiutarci a capire che la condivisione e la scoperta di nuove esperienze e realtà sono un arricchimento, e non solo per i ragazzi.
Luglio - Agosto 2009
La scuola siamo noi
Emiliano Sbaraglia
Fanucci editore, 2009, 176 pp.
Questo libro racconta la quotidianità della scuola, degli studenti e dei professori. Protagonisti sono i ragazzi che frequentano l’ultimo anno di un liceo scientifico di provincia ed il loro professore di italiano e latino, supplente e precario da dieci anni.
La classe è indietro con i programmi delle due materie, ma il professore cerca di fare il possibile per far sì che i suoi studenti arrivino preparati all’esame di maturità.
Le vicende dell’insegnamento si intrecciano alle esperienze dei ragazzi: i loro primi amori, i problemi familiari, le scelte politiche, l’etica e la religione, il sesso e la droga, la gita a Firenze, l’attualità con l’elezione di Obama e la riforma Gelmini, che fa da sfondo alla narrazione.
I ragazzi e il professore attraverso queste vicissitudini riescono a costruire un rapporto in cui la fiducia ed il rispetto sono fondamentali. Il libro di Emiliano Sbaraglia, dottore di ricerca di Letteratura Italiana, descrive un nuovo modo di avvicinarsi ai ragazzi e di essere avvicinati da loro, descrive la possibilità di poter vivere la scuola, l’imparare e l’insegnare, in maniera serena. Dove non vi sia uno scambio di ruoli, ma di esperienze, idee ed opinioni.
Giugno 2009
1984
George Orwell
Oscar Mondadori, 2002, 336 pp.
60 anni fa, l’8 giugno 1949, Eric Arthur Blair, sotto lo pseudonimo di George Orwell, pubblicava 1984, entrato di diritto nel pantheon dei classici letterari. Eurasia, Estasia, Oceania costantemente in guerra tra loro. Londra, capitale dell’Oceania, è governata dal Socing, il partito socialista inglese, guidato dal Big Brother, il Fratello Maggiore, il Grande Fratello. Questa è l’ambientazione di 1984. È una Londra distopica, apocalittica, dove il partito esercita sui suoi membri, la classe dirigente del paese, un controllo estremo, che provoca l’annientamento dell’individuo e della collettività.
Il controllo del pensiero individuale attraverso il controllo del linguaggio, il controllo del pensiero collettivo attraverso la cancellazione della memoria storica.
«Tutto è permesso, non c’è legge scritta. Niente, apparentemente è proibito. Tranne pensare, se non secondo i dettami del Socing. Tranne amare, se non con il fine esclusivo di riprodursi. Tranne divertirsi, se non con i programmi televisivi di propaganda. Tranne vivere, se non secondo gli usi e costumi importi dall’infallibile e onnisciente Grande Fratello».
Maggio 2009
Non sperate di liberarvi dei libri
Umberto Eco, Jean-Claude Carrière,
Bompiani, 2009, pp. 271
Un semiologo italiano e un regista-scrittore francese si incontrano a Parigi: ecco il punto di partenza per un saggio che celebra una delle più rivoluzionarie invenzioni di tutti i tempi, il libro. Attraverso esperienze personali, citazioni e aneddoti, in una prosa piacevole e ricca di ironia, i due studiosi ci espongono il loro punto di vista sull’immortalità del libro. L’uomo avrà sempre bisogno di immagazzinare informazioni, perché potrebbero essergli utili in futuro: è la cultura stessa, quindi, a garantire la sopravvivenza del libro.
Secondo Umberto Eco e Jean-Claude Carrière, infatti, il libro non verrà mai soppiantato, anzi, avrà sempre più potere, perché rappresenta la memoria, il tramite essenziale fra passato e futuro. La tecnologia, che partendo dai monaci amanuensi ci ha portato agli e-book, in realtà non ci ha allontanato dalla lettura, ma piuttosto l’ha favorita: che cos’altro è un monitor, se non un supporto (anche piuttosto scomodo, a dir la verità) per la lettura?
«Non sperate di liberarvi dei libri» verrà presentato dai due autori in anteprima mondiale a Torino il 14 maggio 2009, in occasione dell’apertura della Fiera Internazionale del Libro.
«La gaia scienza: raramente l’espressione nietzschiana è stata così azzeccata per un libro... un libro sui libri! Dal papiro ai supporti elettronici, percorriamo duemila anni di storia del libro attraverso una discussione contemporaneamente erudita e divertente, colta e personale, filosofica e aneddotica, curiosa e gustosa. Passiamo attraverso tempi diversi e diversi luoghi; incontriamo persone reali insieme a personaggi inventati; vi troviamo l’elogio della stupidità, l’analisi della passione del collezionista, le ragioni per cui una certa epoca genera capolavori, il modo in cui funzionano la memoria e la classificazione di una biblioteca. Veniamo a sapere perché “i polli ci hanno messo un secolo per imparare a non attraversare la strada” e perché “la nostra conoscenza del passato è dovuta a dei cretini, degli imbecilli o degli avversari”. Insomma, godiamo della “furia letteraria” di due appassionati che ci trascinano nella loro folle girandola in cui ogni giro sorprende, distrae, insegna. In questi tempi di oscurantismo galoppante, forse è il più bell’omaggio che si possa fare alla cultura e l’antidoto più efficace al disincanto.»
Aprile 2009
La scuola è finita. Alcune idee per farla rinascere
di Giancristiano Desiderio
Fondazione Liberal, 2008, 160 pp-
Si torna a parlare della scuola, o meglio, del suo passato. E se in realtà durante questi anni la scuola fosse rimasta ferma, mentre tutto il resto intorno a lei tutto cambiava? È questa la tesi di Giancristiano Desiderio, (Pompei, 1968), saggista e giornalista, collaboratore del «Corriere del Mezzogiorno» e del quotidiano «Liberal».
Esperto e appassionato di filosofia, si occupa in particolare del rapporto fra pensiero e libertà.
Tra le sue pubblicazioni ricordiamo: Aristotele spiegato con Totti, (2008); Platone e il calcio (2005); Socrate in campo (2005); Hegel in redazione (2006); Della barzelletta (2007); Le uova e la frittata. Filosofia e libertà in Benedetto Croce, Hannah Arendt, Isaiah Berlin (2003); Il Bugiardo Metafisico (2005).
«La scuola italiana è una istituzione in crisi da troppo tempo per essere veramente in crisi. In realtà, la scuola in Italia è più semplicemente finita da un pezzo. Da circa quarant’anni, da quando si chiuse il sistema scolastico che risaliva ai due massimi filosofi del Novecento italiano, Gentile e Croce, ma non si costruì un nuovo sistema scolastico. La scuola contemporanea è solo distruzione della vecchia scuola ma non la costruzione di una nuova scuola. La vecchia scuola si basava su un sistema di selezione che avveniva all’ingresso: chi si iscriveva al liceo poteva proseguire gli studi, chi si iscriveva agli istituti professionali no. Superato storicamente questo sistema scolastico con la scuola di massa - cosa che è avvenuta in tutto il mondo - occorreva pensare e formare una nuova scuola con un nuovo sistema di selezione. Nel tempo, invece, si è realizzato un sistema ipertrofico e burocratico in cui regna su tutti il Diploma. Siamo, dunque, dove eravamo quarant’anni fa: è finita la vecchia scuola gentiliana, ma non c`è una nuova scuola.»
Marzo 2009
In principio era Darwin. La vita, il pensiero, il dibattito sull’evoluzionismo
di Piergiorgio Odifreddi
123 pp. - Longanesi - 2009
«Il 27 dicembre 1831 il brigantino Beagle salpò dall’Inghilterra con un passeggero d’eccezione, il giovane Charles Darwin, per un giro del mondo che durò cinque anni». Quel viaggio ha cambiato non solo la vita del giovane Darwin ma anche le sorti della scienza mondiale.
In occasione del bicentenario della nascita di Darwin (12 febbraio 1809) e del centocinquantenario della pubblicazione del suo capolavoro L’origine della specie (24 novembre 1859), Piergiorgio Odifreddi ci offre un breve saggio in cui ripercorre la vita del geologo inglese, dalla giovinezza (segnata da un percorso di studi non troppo brillante) alle prime esplorazioni, attraverso documenti ufficiali e aneddoti curiosi, fino all’elaborazione della teoria sull’evoluzionismo.
Odifreddi, matematico e docente di logica presso l’Università di Torino e la Cornell University, e collaboratore della Repubblica e L’Espresso, ricostruisce in modo particolare (e dettagliato) la stesura del reportage che Darwin scrisse al ritorno in patria dal suo viaggio con il Beagle.
Il giovane naturalista giunse ad elaborare la teoria secondo cui le specie vegetali e animali non sono state create indipendentemente, ma si sono evolute nel tempo grazie a una selezione naturale del più adatto nella lotta della vita. Alternando biografia e riflessioni sul pensiero darwiniano, il libro non tralascia di riportare lo scompiglio che le nuove scoperte portarono tra gli scienziati e la spaccatura con la Chiesa che ne è derivata e che ancora oggi esiste.
Un libro accessibile a tutti, comprensibile anche a coloro che sono a digiuno di nozioni scientifiche: una buona occasione per riflettere e per avvicinarsi a uno dei più grandi personaggi dell’Ottocento.
Gennaio-febbraio 2009
Dizionario della nuova Europa
di Pietro Migliorini
494 pp. - Book Time - 2008
L’Unione europea e i suoi 27 Paesi costituiscono un infinito archivio di tradizioni, popoli, storie e costumi. Migliorini costruisce un lungo e articolato racconto della nascita della Comunità attraverso uno sguardo critico delle Nazioni che ne fanno parte.
Il Dizionario spiega i motivi che hanno portato alla volontà di creare l’UE, soffermandosi sui valori comuni dei Paesi che hanno aderito al progetto (democrazia, libertà, giustizia sociale).
Facilmente accessibili risultano le informazioni relative ai vari Stati: il volume può rappresentare un utile sussidio per la didattica in classe.
Il cinquantesimo anniversario della firma dei Trattati di Roma, che hanno consacrato la nascita, nel 1957, della Nuova Europa per volontà di Italia, Francia, Paesi Bassi, Lussemburgo, Belgio e Germania (allora Repubblica federale tedesca), dovrebbe essere l’occasione per scrutare sia il futuro che si profila, sia ciò che ormai è alle nostre spalle.
Dopo i sei paesi fondatori, altri Stati hanno aderito all’Unione, sino a raggiungere il numero di 27 (circa 500 milioni di abitanti), tutti impegnati a lavorare insieme per la pace e la prosperità dei popoli.
L’Unione Europea non vuole sostituirsi ai singoli Stati esistenti, e nella sua unicità e originalità, ha ricevuto la delega da questi stessi Stati a decidere democraticamente su molte questioni a livello europeo per guadagnare una forza e un’influenza a livello mondiale che nessuno di essi potrebbe acquisire da solo.
Dicembre 2008
L’università truccata
di Roberto Perrotti
183 pp. - Einaudi - 2008
Roberto Perrotti, docente ordinario di Economia all’Università Bocconi di Milano, è articolista del Sole24ore ed esperto di fama internazionale di Università e ricerca. Il libro, scritto prima dell’approvazione della Legge 133, traccia una sintesi degli aspetti cruciali delle nostre facoltà avvalendosi di dati e resoconti di facile consultazione.
Ne risulta un quadro chiaro e completo dei problemi che affliggono l’Università italiana, che sta soffrendo per colpa di «nepotismo, scarsa selezione nel vagliare il corpo docente, mancanza di incentivi alla produzione scientifica, incapacità di individuare prospettive da seguire da parte di chi ha il compito di governarne l’evoluzione».
Soffermandosi soprattutto su temi caldi come il problema dei fondi, degli studenti fuori corso e dell’immobilismo della classe docente, Perrotti giunge alla conclusione che le nostre facoltà non si riformano con nuove ondate di regole, prescrizioni e controlli; è semmai necessario abbandonare l’illusione di poter controllare il sistema universitario dal centro, procedendo ad un sistema di incentivi e disincentivi efficaci. Rispetto all’Inghilterra, sottolinea Perrotti, «in Italia le remunerazioni medie e massime di ricercatori e professori associati sono superiori; sono invece inferiori quelle minime, e quasi certamente quelle massime degli ordinari (anche se per la Gran Bretagna su queste ultime non vi sono dati)»
Questo ci indica cosa non va nella spesa italiana: non è l’ammontare totale per studente, o la remunerazione media dei docenti, che è insufficiente; è la sua distribuzione e la sua progressione che sono perverse. Si pagano pochissimo i ricercatori appena entrati nell’università, cioè i più giovani e motivati, ma c’è una progressione stipendiale velocissima per effetto della sola età, che porta gli stipendi medi e massimi a essere ben superiori a quelli britannici.
È questo un sistema che sembra fatto apposta per allontanare i talenti: sono esattamente coloro che pensano di non potercela fare con le proprie risorse che avranno più incentivo a scegliere una carriera che remunera esclusivamente l’anzianità, una variabile in cui tutti sono egualmente bravi senza nessuno sforzo.
Novembre 2008
Meritocrazia
di Roger Abravanel
380 pp. - Garzanti - 2008
Il saggio di Roger Abravanel, consulente aziendale e amministratore di varie società con la passione per la scrittura, si occupa di un tema importante anche nel mondo della scuola, la meritocrazia. Essa è definita dall’equazione del sociologo riformista (scomparso nel 2002) Michael Young: I + E = M, dove I rappresenta l’intelligenza (l’insieme delle capacità di una persona), E sta per effort (l’impegno e il suo comportamento nella società), e M è il merito.
Secondo l’autore il declino del nostro paese dipende anche dalla scarsa considerazione del fattore merito. Per questo propone quattro soluzioni pratiche applicabili subito:
- Rilancio del merito nella Pubblica Amministrazione.
- Test nazionali standard per creare l’eccellenza nel sistema educativo.
- Una Authority per sbloccare l’economia.
- Una affirmative action per portare le migliori donne italiane nei consigli di amministrazione delle imprese (punto molto caro ad Abravanel che da anni sostiene).
Il merito, per vivere e sopravvivere, ha certamente bisogno di un altro fattore, la fiducia; l’Italia è un paese con un tasso bassissimo di fiducia nelle istituzioni, nella politica, nella giustizia, nell’imparzialità delle leggi.
La scarsa cultura del merito, come dimostra Roger Abravanel, è la causa principale dell’impoverimento del nostro paese; inoltre ha fatto dell’Italia la società più ineguale del mondo occidentale.
Meritocrazia ricostruisce la storia di un’idea rivoluzionaria e delle sue prime applicazioni, nelle più prestigiose università americane e nell’Inghilterra laburista. Illustra i valori profondi di giustizia e di eguaglianza su cui sono fondate l’ideologia e la cultura del merito. Spaziando dalla Francia a Singapore, presenta una serie di esperienze pilota nelle aziende, nella pubblica amministrazione, nei sistemi educativi, nelle organizzazioni militari. Approfondisce le cause profonde del «mal di merito» nella nostra società e nella nostra economia. Segnala alcuni «semi del merito» italiani nelle imprese, nella ricerca scientifica, nella giustizia, dimostrando che anche da noi si può praticare la meritocrazia.
Ottobre 2008
La classe
di François Bégaudeau
224 pp. - Einaudi - 2008
Vincitore della Palma d’Oro al Festival di Cannes, il film di Laurent Cantet, «La classe», si basa sul romanzo di François Bégaudeau, che racconta, rigorosamente in prima persona, un anno di insegnamento in una scuola francese di un giovane professore.
Dopo "il caso" Daniel Pennac, che però appartiene ad un’altra generazione di insegnanti e scrittori, ecco un altro romanzo sul mondo dell’istruzione, che pare stia diventando una fonte di ispirazione importante per scrittori e sceneggiatori che vogliono parlare del mondo dei giovani.
L’autore, François Bégaudeau (37 anni), riporta con scrupolosa fedeltà (ha insegnato francese in un istituto "sensibile") i dialoghi a volte surreali tra studenti e insegnanti e quello che si dicono questi ultimi al riparo da orecchie indiscrete nelle sale professori. I temi seri e la comicità involontaria rispecchiano le contraddizioni di oggi e, tra docenti che cercano di imporre la disciplina e giovani che pretendono la libertà dai programmi e dai libri («Entre les murs» è il titolo originale francese, che sottolinea la claustrofobia provata spesso dai ragazzi), la scuola diventa una vera e propria «lotta di classe».
«La classe» è ambientato in una scuola della periferia di Parigi, ma qualsiasi aula, anche italiana, potrebbe fargli da sfondo. Gli studenti sono convinti che quello che viene loro insegnato sia del tutto scollegato dalla vita quotidiana, mentre gli adulti non riescono più ad essere dei punti di riferimento per i ragazzi. Il libro, tuttavia, non esprime giudizi né si schiera; si limita a descrivere questo mondo e i suoi abitanti, come in un documentario.
Emergono problemi legati alla multiculturalità degli studenti (per esempio l’insegnante sposta un compito in classe per permettere agli alunni cinesi di festeggiare il Capodanno) e trovano spazio discussioni tragicomiche su che cosa sia «il senso della vita». Pur contraddistinto da uno stile veloce (è quasi sempre usato il dialogo) e dinamico, il libro pone il lettore di fronte ad un’acuta disamina della scuola di oggi e lo esorta ad una riflessione sul ruolo dell’istruzione.
Dal sito della casa editrice Einaudi, che lo pubblica, ecco un piccolo estratto:
«Come si chiama quando si dice il contrario di quello che si pensa facendo capire che si pensa il contrario di quello che si dice?»
«Prof la sua domanda mi fa venire il mal di testa».
«Qual è la domanda, prof?»
«Forse ironia?»
«Be`, sí, è esattamente questo. Provate a fare una frase ironica».
«Lei è bello».
«Grazie, ma la frase ironica?»
«Lei è bello».
«Ok, perfetto, grazie tante».
«Prof fa troppo caldo, facciamo lezione fuori».
«Certo, vuoi anche una coca?»
«Lei esagera, prof».
Settembre 2008
La scuola dopo le nuove tecnologie
di Giovanni Biondi
160 pp. - Apogeo - 2007
Può la tecnologia aiutare a migliorare la scuola? Prova a rispondere Giovanni Biondi, direttore dell’INDIRE (Agenzia Nazionale per lo Sviluppo dell’Autonomia Scolastica).
Nel libro l’autore si chiede se non sia giunto il momento di fare in modo che la tecnologia aiuti la scuola ad operare un vero e proprio cambiamento strutturale. Lo stesso che è avvenuto nella società contemporanea...
Nonostante si parli spesso di come l’informatica abbia rivoluzionato la nostra vita, negli uffici e a casa, purtroppo in molte scuole italiane il computer viene relegato nel cosiddetto "laboratorio di informatica". La scuola è davvero riuscita ad assimilare i cambiamenti positivi portati dalle nuove tecnologie, o ha preso soltanto il peggio, restando alla fine sempre uguale a se stessa?
Il computer, inserito in questi ultimi anni con massicci investimenti un po’ in tutte le scuole del mondo, non è stato determinante per la trasformazione dei parametri dell’ambiente scuola, finendo per collocarsi disciplinatamente sui banchi di un’aula divenuta “laboratorio di informatica”.
Tuttavia, mentre la scuola fagocitava i nuovi media restando sostanzialmente uguale a se stessa, intorno la società subiva un processo di mutamento continuo e profondo, tanto da non poter più essere riconosciuta nei suoi principali aspetti.
Trasformazioni così radicali e rapide, tutte dipendenti in modo più o meno diretto dalle tecnologie, indicano la necessità di un altrettanto radicale cambiamento nell’istruzione. Occorre, quindi, introdurre nuovi concetti nella formazione, e soprattutto una nuova dimensione nella quale le ICT non siano analizzate nella loro dimensione strumentale o disciplinare ma, come avviene nella società attuale, in quanto elementi in grado di determinare un cambiamento strutturale, aprendo inediti scenari.
Agosto 2008
Perché non sarò mai un insegnante
di Gianfranco Giovannone
160 pp. - Longanesi & C. - 2005
Gianfranco Giovannone, docente di lingua inglese per i licei, ha assegnato ai suoi studenti un tema un po’ particolare: perché non sarò mai un insegnante. Le risposte sono state talmente interessanti da meritare una pubblicazione in questa raccolta. Ecco com’è nato questo libro, una raccolta delle argomentazioni date dai ragazzi (in forma anonima) sul perché uno dei mestieri più prestigiosi e ambiti di un tempo appaia oggi agli occhi degli studenti, ma non solo, un mestiere apparentemente senza futuro, mal retribuito e poco gratificante.
Giovannone ha inserito le osservazioni più originali e intelligenti, e quelle che ricorrono più volte, come per esempio la mancanza di una retribuzione adeguata. Gli studenti vedono l’insegnante come poco utile ai fini della formazione delle nuove generazioni, senza prospettive di carriera e confinato all’interno della scuola, ma soprattutto escluso da quel mondo costituito da «denaro, potere, immagine» che oggi i giovani percepiscono come reale.
L’autore si sbilancia a indicare come probabile responsabile di questa perdita di prestigio la classe intellettuale italiana, che ha saputo soltanto criticare e gridare allo «sfascio», «preparando il terreno alle riforme di Berlinguer e della Moratti».
Giovannone si dedica anche alle «lodevoli eccezioni» che, con «la dedizione disinteressata e l’abnegazione volontaristica», portano avanti il pesante fardello dell’insegnamento consapevole: tuttavia anche questo non fa che confermare la visione dei ragazzi del professore come una specie di missionario della società.
Conclude il libro un intervento del professor Giovanni Pacchiano, dal titolo Perché ho fatto il prof, dove invita la classe docente ad acquisire una maggiore consapevolezza dell’importanza del proprio ruolo, così da trasmetterla ai ragazzi e alla società.
Luglio 2008
Sociologia dell’istruzione
di Antonio Schizzerotto e Carlo Barone
232 pp. - Il Mulino - 2006
I sociologi hanno da sempre ritenuto essenziale comprendere il funzionamento del sistema scolastico e le conseguenze riscontrabili nel vivere quotidiano. Attraverso un percorso storico-comparativo i due autori ricostruiscono un esauriente quadro dedicato all’educazione italiana e alle sue implicazioni sociali. Il testo, pur riguardando principalmente il sistema scolastico italiano, è costantemente confrontato con quello di altri Paesi; partendo dal presupposto che l’istruzione costituisce il fattore che, più di ogni altro, condiziona le opportunità di vita degli individui (chance occupazionali, condizioni di salute, consumi culturali, forme di partecipazione sociale e politica), viene delineato un percorso che parte dalla storia del sistema scolastico, passa per le disparità educative, l’efficacia dei programmi, la condizione degli insegnanti e il loro rapporto con gli studenti e approda alla critica della teoria della modernizzazione.
Per ciascun argomento trattato, l’obiettivo primario è quello di fare il punto della situazione su ciò che ha appreso la sociologia - intesa come disciplina empirica basata sul sistematico confronto col dato. Per questo motivo, manca nel manuale un capitolo dedicato esclusivamente alle teorie sociologiche dell’istruzione. E per questo stesso motivo, ciascun capitolo contiene una ricostruzione sistematica delle previsioni desumibili dalle principali teorie circa lo specifico tema trattato. L’obiettivo è quello di mettere a confronto sistematicamente tali previsioni con gli esiti della ricerca empirica.
Giugno 2008
Diario di scuola
di Daniel Pennac
241 pp. - Feltrinelli - 2008
Definire Daniel Pennac scrittore di libri per l’infanzia è altamente riduttivo; nato nel 1944, risaputa fama di pessimo allievo, romanziere, insegnante per passione oltre che per diletto, dotato di uno stile pungente e surreale, in vita sua ha scritto di tutto. In questo Diario di scuola Pennac tratta il sempre attuale teme della scuola dal punto di vista degli alunni. Per la precisione il punto di vista è quello degli "sfaticati", dei "fannulloni", di tutti quei "cattivi soggetti" di cui si fa sempre un gran parlare; tra ricordi autobiografici e riflessioni sulla pedagogia, sulle universali problematiche dell`istituto scolastico, sul ruolo dei genitori e dei media contemporanei, Pennac traccia un quadro relazionale tra insegnanti alunni mostrando analogie insospettabili con le passate generazioni di studenti.
Al termine della lettura, «che attraversa con vitalissima continuità i vagabondaggi narrativi di Pennac», il lettore scopre la ciclicità della redenzione del somaro e la ripetitività dell’atto d’amore siglato dal professore ogni volta che intraprende la professione. Privo di toni didascalici tipici della materia, il diario di Pennac è originale, provocatorio e divertente.
Maggio 2008
La lunga storia della scuola secondaria
di Antonio Santoni Rugiu
228 pp. - Carocci - 2007
Santoni Rugiu è autore, tra l’altro, di Storia sociale dell’educazione (1979); Il braccio e la mente (1995); Si fa presto a dire scuola (1998), Don Milani. Una lezione di utopia (2007) ed è docente di Storia dell’educazione, direttore dell’Istituto di Pedagogia e del Dipartimento di Storia dell’Università di Firenze. In questo volume ripercorre la storia della scuola secondaria italiana ponendola in costante confronto (e scontro) con la società.
Il passato remoto e recente della scuola secondaria ci racconta di ciò che nei secoli si è ritenuto migliore per la formazione delle nuove generazioni che andavano a scuola, dall’esigua minoranza di un tempo ai grandi numeri attuali. Il suo sviluppo è stato anche segnato dall’ingresso di nuove presenze e da recenti aspetti, come dal XIX secolo le donne, sempre più numerose fra i banchi e in cattedra, il professore laico subentrato all’ecclesiastico, nonché i nuovi mezzi di comunicazione didattica e il raccordo fra diritto allo studio e diritto al lavoro.
Il racconto storico di Antonio Santoni Rugiu inizia dai primordi della legge Casati del 1859, offrendo al lettore non specialistico un ritratto di scuola mai distante dal sociale, dal politico, dagli organi di propaganda, politica, informazione. Il passaggio dalla struttura scolastica dello stato liberale, le sue lacune nei confronti dello sviluppo industriale italiano e la natura della sua classe dirigente; la riforma fascista e i suoi movimenti nel quadro organico dell’istruzione italiana; la spinta innovatrice degli anni Sessanta (che a fatica riuscì ad oltrepassare la scuola dell’obbligo); il ’68; i decreti delegati del 1974 fino alla recenti esperienze e sperimentazioni di Berlinguer e Moratti. In mezzo i ragazzi, intenti ad attraversare il ponte che li porterà ad essere adulti, da fanciulli.
Aprile 2008
Un calcio in faccia
di Vincenzo Abbatantuono
110 pp. - La Meridiana - 2006
Ci sono persone che fanno della curva, del tifo e della propria squadra del cuore la vita; Abbatantuono, classe 1969, educatore, ci racconta la sua esperienza a contatto diretto con adolescenti ultrà.
Ogni curva ha un’etica, una morale, una serie di codici; attraverso i racconti di personaggi veri - ma con nomi immaginari - l’autore traccia un affresco colorato e diretto di un gruppo di ultrà giovanissimi, che abbracciano l’amore per la propria squadra in maniera disinteressata e gratuita. Lo stadio diventa l’habitat di una seconda vita dove le differenze d’età si annullano; il tifo diventa uno stile di vita, un modo di pensare e di vivere in funzione della propria squadra.
Sono loro gli ultimi Mohicani di un piccolo mondo antico destinato a comodi divani piazzati strategicamente di fronte a televisori ultrapiatti e sotto ingombranti antenne paraboloche. [...] Questa è la storia di un educatore che ritrova la sua tribù. Andò per insegnare e finì per imparare.
Marzo 2008
Strategie antibullismo
di Daniele Fedeli
115 pp. - Giunti - 2007
In questo volumetto Daniele Fedeli, docente di Pedagogia Speciale presso l’Università degli Studi di Udine, analizza il bullismo studiandone le problematiche e confutandone i luoghi comuni.
Un bambino non diventerà bullo solo perché ha visto qualche film violento oppure a causa di qualche errore educativo dei genitori (nessuno è perfetto!). Il comportamento da bullo è spesso il risultato dell’accumularsi di numerosi fattori di rischio.
Non è vero, sostiene Fedeli, che il bullismo esiste solo in contesti sociali svantaggiati e che riguarda solo soggetti provenienti da famiglie disagiate. Tantomeno è vero "un po’" di bullismo fa bene ai ragazzi, li aiuta a crescere. Si tratta di luoghi comuni che devono essere smontati: solo così è possibile analizzare e comprendere il fenomeno.
Arricchendo il testo di esempi, consigli e suggerimenti, l’autore offre una panoramica esauriente sul fenomeno scolastico del bullismo (tanti e tutti diversi possono essere i casi in cui si presenta) insegnandoci a conoscerlo e quindi a combatterlo.
Febbraio 2008
Mal di scuola
di Marco Imarisio
191 pp. - BUR - 2007
L’inviato del Corriere della Sera Marco Imarisio ha raccolto 12 testimonianze provenienti da altrettanti docenti italiani spostandosi di città in città, di scuola in scuola. Ne è nato un libro che mostra il lato più preoccupante della nostra Istruzione, non privo di lati tragicomici che faranno discutere e arrabbiare...
Gli insegnanti, identificati come gli artefici e le vittime di questo fallimento, sono impegnati a destreggiarsi tra studenti sempre più difficili da capire e coinvolgere, obblighi ministeriali spesso poco comprensibili e genitori a volte ostili.
I racconti degli insegnanti tratteggiano un panorama desolante, in cui la figura più misera è quella del genitore che non accetta la sconfitta del figlio e che pretende di farsi giustizia da solo, anche con la violenza. Tra una storia e l’altra, tuttavia, i verbali degli ispettori chiamati a verificare casi di cattiva didattica ci permettono di scoprire che anche qualche insegnante o preside ha linee di condotta sbagliate, per non dire assurde.
Chiude il volume un racconto bellissimo, quello di Ciro Naturale. Oggi ha 32 anni e quand’era ragazzo faceva paura. Veniva dal quartiere napoletano di Barra ed era considerato "pericoloso": gli insegnanti non vedevano l’ora di levarselo di torno. All’esame di terza media non vollero nemmeno interrogarlo; ma lui si oppose, pretendendo qualche domanda (si era preparato sulla storia dell’Argentina, per via di Maradona). Oggi si è laureato e fa l’educatore; lavora per sottrarre i ragazzi del suo quartiere dal destino che è toccato ai loro genitori.
Gennaio 2008
Il kit del bravo supplente
di Carlo Carzan
144 pp. - La Meridiana - 2006
Un libro intelligente e ironico su quelle che vengono definite unanimamente le ore peggiori della scuola: le ore di supplenza. Nell’ottica di uno sviluppo didattico, il libro - suddiviso in 4 sezioni - offre ai docenti una serie di suggerimenti e strumenti di lavoro per trascorrere "tranquillamente" le ore di buco. Il trucco migliore per passare indenne un’ora di supplenza è infatti quella di proporre dei giochi: giocare richiede attenzione, partecipazione attiva e coinvolgimento e l’attività ludica può facilmente trasformarsi in qualcosa di utile. I giochi proposti sono suddivisi in 4 categorie: giochi di parole, giochi di logica e astratti, giochi di socialità e giochi d’interpretazione e narrazione. Tutti prevedono un confronto tra gli studenti (sono giochi da fare in coppia o in gruppo) e sono riproponibili più volte. Dalla prefazione di Amilcare Acerbi:
Che idea bizzarra. La scuola va come una zattera tra schiume e marosi, gli insegnanti si aggrappano alle botti e alla vela sbrindellata, e l’autore propone di giocarsi ai dadi l’estremo lembo di reputazione. È forse l’ultimo grido in fatto di eutanasia?Trappole disseminate attorno ai professori più temibili, piene zeppe di virus per ridurli a letto e far dilagare la ludosupplenza. Dirigenti amministrativi costretti ad accendere mutui per pagare la carta delle fotocopie. Si scommette su tutto: sulle malattie probabili, sui campioni maschi e su quelli femmina, sui risultati dei tornei, sul probabile allungamento dell’anno scolastico, sull’accettazione dei crediti ludici. [...] I tagli sulle supplenze sono un espediente economico per far trionfare la didattica nuova. Attraverso lo sfioramento del fondo del barile la coscienza risorge, il dialogo con le nuove generazioni si compie. Nei nuovi linguaggi si congiungono le rispettive aspettative. La scuola è luogo di socialità, ove le amicizie, le complicità, gli affetti, le mode si sviluppano e si espongono meglio che in qualsiasi altro luogo socializzante. I centri giovanili languono e le aule trionfano. La scuola è luogo di apprendimento disinteressato, occasione per scoprire il fascino dei saperi e per stanare le proprie vocazioni.