Sfatiamo alcuni luoghi comuni sull’editoria scolastica…
Archivio degli articoli
7. Libri di testo: tetti di spesa rispettati quasi ovunque
6. Serie A e serie B
5. L’Istruzione agli ultimi posti della spesa degli italiani
4. Libri digitali
3. Adottati o consigliati?
2. Incremento prezzi 2000-2008
1. L’indagine Antitrust sugli editori
[7] Libri di testo: tetti di spesa rispettati quasi ovunque
Il Ministero dell’Istruzione ha da poco pubblicato La Scuola in Cifre, un dossier interamente dedicato alle statistiche del mondo della scuola, riferito all’anno scolastico 2008/2009.
I libri scolastici rappresentano una voce importante della spesa in istruzione. Le valutazioni sul peso finanziario di tale voce non vanno però disgiunte dalla considerazione che l’acquisto dei libri di testo costituisce un investimento a lungo termine per la crescita culturale sia dei singoli, sia dell’intera collettività.
Così si apre il capitolo del dossier dedicato ai libri di testo. In esso, il Miur analizza le adozioni e il costo dei testi scolastici, mettendoli in relazione con i tetti di spesa che, a partire dal 2008, sono stati introdotti anche nella scuola superiore. Ciò che ne emerge è che le scuole sono sostanzialmente in linea con i tetti di spesa, anzi, nella maggior parte dei casi, si collocano al di sotto. Laddove si verificano degli sforamenti, sono contenuti entro il limite consentito del 10%.

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Elaborazione di dati tratti da La scuola in cifre 2008.
Come si può vedere dal grafico, mediamente tutte le scuole superiori si collocano al di sotto del tetto di spesa, ciò vale anche per il Liceo Classico, considerato la scuola più “costosa”.
Per ottenere questi dati è stata fatta una media e, in alcune regioni, si sono registrati sforamenti del tetto di spesa: la Campania e la Calabria, ad esempio, ma sempre nella fascia di tolleranza consentita.
Si potrebbe obiettare che nei tetti di spesa non rientrano i testi consigliati, quali i vocabolari, i testi di narrativa e gli atlanti. I vocabolari sono sicuramente la voce più onerosa, tra i testi consigliati, ma va tenuto anche conto che un vocabolario acquistato il primo anno delle superiori, continua ad essere utilizzato fino al diploma e, non di rado, ben oltre. Sempre che lo studente non possa usare quello dei genitori o di qualche parente che ha fatto un analogo percorso di studi.
Per gli atlanti vale lo stesso discorso dei vocabolari: certo, occorre aggiornarli più spesso, perché forse non è il caso di studiare su un testo che ancora distingue tra Germania Est e Germania Ovest.
Per quel che riguarda i testi di narrativa, sono spesso gli unici libri con cui i ragazzi vengono in contatto: da una recente indagine dell’AIE è emerso che, nella fascia di età dai 6 ai 19 anni, nel 2009, quasi un ragazzo su due non ha letto un libro se non costretto dagli insegnanti. In pratica, se non fosse per i testi consigliati, la metà dei ragazzi italiani non aprirebbe mai un libro di racconti o un romanzo.
I limiti di legge alla spesa per i libri scolastici vengono quindi rispettati e il vantaggio economico a breve termine è indubbio, ma i frutti della preparazione acquisita a scuola e del proprio bagaglio culturale, si raccolgono solo a medio-lungo termine.
Fonti: Dossier Ministeriale La Scuola in Cifre 2008 [link]
AIE, Rapporto sullo Stato dell’Editoria in Italia 2009, sintesi [link]

[6] Serie A e serie B
È innegabile che computer e internet siano sempre più diffusi in Italia: per molte aziende sono già uno strumento di lavoro indispensabile; per le scuole, secondo la legge (1) , lo diventeranno. In Italia però queste tecnologie, pur in crescita, non sono ancora alla portata di tutti.
La riforma scolastica spingerà, a partire dal prossimo anno, verso una maggiore digitalizzazione della scuola, con l’obbligo di adottare esclusivamente libri misti e versioni on-line scaricabili dei testi cartacei. Secondo molti sarà una rivoluzione nella scuola e nella didattica, ma se non adeguatamente guidata e sostenuta dalle istituzioni, potrebbe in realtà trasformarsi in una forte discriminazione tra alunni.
A dicembre 2009, l’ISTAT ha reso noto i risultati di un’indagine condotta a febbraio sulla diffusione e l’utilizzo delle nuove tecnologie da parte delle famiglie italiane. In linea generale, si evidenzia un incremento nella diffusione di personal computer e accesso a internet, ma la distribuzione di queste tecnologie sembra essere molto legata a fattori sociali, economici e geografici.
Nei grafici (2) sotto riportati si sono presi in considerazione: il possesso di computer, il collegamento a internet e la connessione a banda larga. Si è specificata la connessione a banda larga perché indispensabile per poter usufruire dei contenuti multimediali on-line dei libri misti (filmati, file audio, etc.).
Nelle famiglie in cui il capofamiglia (3) è dirigente, imprenditore o libero professionista, si riscontra la diffusione maggiore di computer e accesso a internet, che diminuisce al variare della condizione sociale fino a raggiungere la metà del valore in caso di capofamiglia non occupato. Questo può dipendere dal fatto che un dirigente ha spesso più necessità di un operaio di avere un computer, ma per chi frequenta la scuola ciò non deve essere di alcun peso.
[grafico 1: dotazione tecnologica per posizione del capofamiglia - clicca sull’immagine per vederla più grande]
Notevoli differenze si riscontrano anche prendendo in considerazione la posizione geografica degli intervistati: pur in crescita, l’Italia meridionale e delle isole resta meno “tecnologizzata” rispetto all’Italia settentrionale.
[grafico 2: vedi sopra dotazione tecnologica per posizione geografica - clicca sull’immagine per vederla più grande]
Anche la dimensione del Comune di residenza sembra influire sul grado di informatizzazione: generalmente, nei comuni più grandi e nelle aree metropolitane è più frequente possedere un computer e l’accesso a internet, ma i comuni piccoli non sono privi di scuole.
[grafico 3: dotazione tecnologica per dimensione comune di residenza - clicca sull’immagine per vederla più grande]
L’indagine ISTAT ha evidenziato come la dotazione tecnologica degli italiani sia cresciuta negli ultimi due anni, ciononostante l’Italia ha ancora molta strada da fare per raggiungere la maggior parte degli altri paesi europei (4) . La legge è quindi molto più avanti della realtà, ma se alla sua applicazione non si accompagneranno adeguati investimenti o supporti alle famiglie, si rischierà di avere alunni di serie A e alunni di serie B, solo perché i primi posseggono un computer e un buon collegamento internet e i secondi no. Questo contraddice il principio di eguaglianza e pari opportunità che dovrebbe caratterizzare una buona istruzione pubblica, previsto dalla Costituzione e fondamentale perché una legge dello Stato sia un diritto di tutti e non un privilegio di pochi.
( 1) Legge 169 del 30 ottobre 2008; D.M. 41 dell’8 aprile 2009.
( 2) La forma giuridica di capofamiglia è stata cancellata dal diritto di famiglia (legge 151-1975). Per convenzione statistica viene individuato nel modo seguente: 1) nelle famiglie senza nuclei o con 2 o più nuclei è la persona di riferimento; 2) il partner uomo nelle coppie con e senza isolati; 3) il genitore nei monogenitori. (ISTAT)
( 3) Rielaborazioni di dati ISTAT: Statistiche in Sintesi , Cittadini e nuove tecnologie, anno 2009, tav. 1.1, 3 e 4 .
( 4) Statistiche in Sintesi , Cittadini e nuove tecnologie, anno 2009, pag. 6 .
[5] L’Istruzione agli ultimi posti della spesa degli italiani
Settembre, le scuole riaprono e le famiglie si trovano ad affrontare la spesa per i libri di testo definita spesso dai giornali come una “ stangata ” . È una voce di costo che sul bilancio familiare può influire molto , soprattutto perché non è possibile diluirla nell’arco dell’anno, come invece accade per altre spese. Ma questo “molto”, rapportato al resto, a quanto corrisponde?
Consultando le statistiche ISTAT degli ultimi 3 anni, relative alla spesa media delle famiglie italiane, si scoprono cose interessanti; ad esempio i libri di testo non sono tra le prime spese . Volendo stilare una classifica delle voci di costo mensili, ai primi posti si trovano le spese relative all’abitazione, che ammontano a circa 650 euro, in media un quarto del totale. La posizione immediatamente successiva è occupata dal cibo: per alimentari e bevande, infatti, si spende al mese un po’ meno di 500 euro (meno del 20% del totale).
Le spese più onerose nel bilancio familiare sono quindi casa e cibo, seguite dai trasporti e da altri beni e servizi, rispettivamente il 15 e l’11% del totale.
Dove si colloca allora la “stangata” dei libri di testo? Scorrendo la classifica si può notare che la voce istruzione è la penultima , seguita dai tabacchi e preceduta dalle comunicazioni. Quindi, mediamente per l’istruzione si spendono circa 25 euro al mese. Considerando che la voce “istruzione” comprende non solo i testi, ma anche tasse scolastiche, rette e simili, la spesa imputabile solo ai libri di scuola è ancora più bassa. Si spende questo per il futuro dei propri figli.
L’unico bene per il quale una famiglia italiana spende meno dell’istruzione, sono le sigarette, che certo sono anche molto più nocive ; persino le comunicazioni costano il doppio rispetto all’istruzione.
spesa media mensile in euro e in % | 2006 | 2007 | 2008 | 2006 | 2007 | 2008 |
| 639,38 | 662,89 | 669,13 | 25,98% | 26,73% | 26,93% |
alimentari e bevande | 466,89 | 466,51 | 475,11 | 18,97% | 18,81% | 19,12% |
trasporti | 362,69 | 364,96 | 355,71 | 14,74% | 14,72% | 14,31% |
| 272,99 | 265,65 | 271,14 | 11,09% | 10,71% | 10,91% |
abbigliamento e calzature | 156,28 | 156,41 | 149,25 | 6,35% | 6,31% | 6,01% |
arredamenti, etc. | 145,89 | 141,52 | 136,81 | 5,93% | 5,71% | 5,51% |
combustibili ed energia | 123,66 | 116,69 | 129,35 | 5,03% | 4,71% | 5,21% |
tempo libero, cultura e giochi | 109,80 | 109,24 | 106,96 | 4,46% | 4,40% | 4,30% |
servizi sanitari e spese per la salute | 85,44 | 99,31 | 94,52 | 3,47% | 4,00% | 3,80% |
| 50,53 | 49,65 | 49,75 | 2,05% | 2,00% | 2,00% |
| 26,51 | 24,83 | 24,87 | 1,08% | 1,00% | 1,00% |
tabacchi | 20,74 | 22,34 | 22,39 | 0,84% | 0,90% | 0,90% |
TOTALE | 2.460,80 | 2.480,00 | 2.485,00 | 100,00% | 100,00% | 100,00% |
(fonte: ISTAT)
[1] Affitto, fitto figurativo; acqua e condominio; manutenzione ordinaria; manutenzione straordinaria.
[2] Prodotti per la cura personale; barbiere, parrucchiere, istituti di bellezza; argenteria, gioielleria, bigiotteria e orologi; borse, valigie ed altri effetti personali; assicurazioni vita e malattie; onorari liberi professionisti; alberghi, pensioni e viaggi organizzati; pasti e consumazioni fuori casa.
[3] Telefono; acquisto apparecchi per telefonia.
[4] Libri scolastici; tasse scolastiche, rette e simili.