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  • giovedì 30 aprile 2020

    Maturità 2020, confermata il 17 giugno

    La ministra dell'Istruzione, Lucia Azzolina, scioglie gli ultimi dubbi sulla maturità 2020, condizionata dal Covid. "L'esame rappresenta la conclusione di un percorso - ha detto rispondendo a domande degli studenti sul sito Skuola.net -, per questo i crediti prima della pandemia erano 40, poi c'erano gli altri 60 legati alle prove. Ora deve essere valorizzato il percorso di studi di più: quel 60 saranno i crediti dai quali gli studenti potranno partire e 40 la prova orale".

    "Questo sarà un giusto riconoscimento all'impegno - ha continuato la titolare del Miur -, poi ci sarà la possibilità di far sì che l'esame orale parta da un argomento che non sarà una tesina, ma un colloquio su una parte di programma scelta con i loro professori".

    La Ministra Azzolina ha ribadito la volontà di voler organizzare in presenza l’esame. Una decisione che lascia perplesse tante persone e famiglie coinvolte, tra cui medici. Secondo una notizia fornita dall’ANSA c’è la possibilità che l’esame venga svolto con obbligo di indossare la mascherina. Agli studenti sarà data la possibilità, se si potranno mantenere le distanze di sicurezza, di toglierla durante il colloquio orale.

    L’esame dovrebbe prevedere il colloquio per 5 candidati in una giornata. Più i docenti interni e il presidente, più due testimoni. Ciò significherà un massimo di 10 persone presenti nella stanza. Quest’ultima, di conseguenza, dovrà avere una dimensione che consenta un distanziamento adeguato.

    Per la prima il Colloquio verterà necessariamente su quanto svolto fino alle sospensione delle attività didattiche. Per la seconda si procederà normalmente, sulla base del progetto sviluppato nel triennio, anche se il Ministro ha proposto che della conversazione possa far parte anche una riflessione sull’emergenza coronavirus legata a diritto alla salute e diritto all’istruzione.  

  • martedì 3 marzo 2020

    Coronavirus, attuare la didattica a distanza

    L'emergenza legata alla diffusione del Covid-19 ha messo in serie difficoltà le attività didattiche del nostro Paese, soprattutto al nord. Le tematiche legate alla didattica "a distanza" sono più che mai attuali. Cosa indica la normativa?

    Secondo il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 1 marzo 2020, che interviene sulla questione della chiusura della scuola e/o sospensione dell’attività didattica, la situazione è eterogenea a livello nazionale ed è questo decreto a divenire l’elemento normativo di riferimento sulla questione del coronavirus, che deve armonizzarsi con le norme contrattuali e legislative esistenti in materia scolastica, a partire dal TU della scuola.

    Per mettere in atto una didattica a distanza, è intanto necessario un parere del collegio docenti. Il decreto in questione all’articolo 4 lettera h afferma chiaramente che: i dirigenti scolastici delle scuole nelle quali l’attività’ didattica sia stata sospesa per l’emergenza sanitaria, possono attivare, sentito il collegio dei docenti, per la durata della sospensione, modalita’ di didattica a distanza avuto anche riguardo alle specifiche esigenze degli studenti con disabilita.

    Lo conferma il MIUR: «Secondo quanto disposto dal Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 25 febbraio 2020 i Dirigenti Scolastici delle scuole nelle quali l’attività didattica è stata sospesa per l’emergenza sanitaria possono attivare, di concerto con gli organi collegiali competenti e per la durata della sospensione, modalità di didattica a distanza, con particolare riguardo alle specifiche esigenze degli studenti con disabilità». Questo significa che un provvedimento di didattica a distanza deciso unilateralmente dal dirigente scolastico è passibile di illegittimità con le conseguenze che possono derivarne. Ad esempio se uno studente non effettua i compiti decisi con questa modalità, decisa senza l’aver sentito il collegio docenti, questo non potrà essere sanzionato, perché la sanzione potrebbe essere illegittima dal momento che illegittimo è il modus con cui si è arrivati a determinare la didattica a distanza.

    Ma il collegio deve essere convocato e questo potrebbe portare ad un secondo problema. Nei comuni indicati dall’articolo 1 del decreto essendo stata disposta la chiusura delle scuole e non la sola sospensione dell’attività didattica, il collegio docenti non può essere fisicamente convocato nei locali della scuola.

    Non resta che l’attivazione in via telematica. Infatti, per questa casistica si precisa che rimane “ ferma la possibilità’ di svolgimento di attività formative a distanza”. E si applica anche per questa casistica. Cosa che è possibile solo per le scuole che hanno regolamentato la votazione in modo telematico.

    Nel caso delle regioni e località dove l’attività didattica è stata solo sospesa, rimane valido quanto previsto in materia di coinvolgimento del collegio docenti per l’adozione della didattica a distanza, come trattato nei punti precedenti. In questo caso il decreto non prevede espressamente il divieto di riunioni, ma quando degli assembramenti sono previsti, viene consigliata la distanza di almeno 1 metro tra le persone. Sarebbe opportuno vista l’incertezza della questione, visto che il dirigente ha il dovere di garantire il rispetto dell’articolo 2087 del Codice Civile, di valutare almeno nelle zone reputate più esposte ed a rischio, di non provvedere a convocare il collegio docenti fisicamente. È comunque lo stesso decreto, all’articolo 2 lettera m, a suggerire di «privilegiare, nello svolgimento di incontri o riunioni, le modalità di collegamento da remoto».

    Ribadiamo la differenza tra chiusura e sospensione. Come ha ricordato il MIUR, la chiusura delle scuole, provvedimento di esclusiva competenza delle Regioni e degli Enti Locali, comporta il divieto di accesso ai locali per tutto il personale e per gli alunni. Invece, la sospensione delle attività didattiche comporta l’interruzione delle sole lezioni. Pertanto, le scuole rimarranno aperte e i servizi erogati dagli uffici di segreteria continueranno ad essere prestati. Il Dirigente Scolastico e il personale ATA (Amministrativo, Tecnico e Ausiliario) sono tenuti a garantire il servizio ed eventuali assenze devono essere giustificate. Non si parla dei docenti. Ma come è noto i docenti in caso di sospensione dell’attività didattica a scuola possono essere tenuti a recarsi qualora si sia in presenza di attività collegiali già calendarizzate e programmate.  

  • venerdì 17 gennaio 2020

    Azzolina-Manfredi, il MIUR si divide

    Lucia Azzolina è la nuova ministra della scuola dopo le dimissioni di Lorenzo Fioramonti; Gaetano Manfredi, presidente della Conferenza dei rettori, passa a capo dell'Università e alla Ricerca: lo ha annunciato il 28 dicembre scorso il presidente del Consiglio Giuseppe Conte nel corso della conferenza stampa di fine anno.

    Così il premier: "Ringrazio il ministro Fioramonti: abbiamo la necessità, l'ho già detto, di rilanciare il comparto della università. Non è vero che non abbiamo compiuto passi avanti, penso all'Agenzia nazionale per la ricerca. Ora serve fare qualche sforzo in più, penso ad aumentare i fondi sul diritto allo studio. Sono convinto che la cosa migliore per potenziare il settore sia separare la scuola dall'università", spiega il premier per motivare lo "spacchettamento" dei ministeri.

    La nomina di Lucia Azzolina a Sottosegretario all’Istruzione del secondo governo Conte era stata accolta con favore dal mondo scolastico: la pentastellata ha infatti esperienza nella scuola avendo fatto l’insegnante di scuola superiore, è esperta di diritto scolastico e ad agosto ha vinto il concorso per preside. Di recente, però, la neo ministra è finita nell’occhio del ciclone per l’accusa di plagio: secondo alcune indiscrezioni Lucia Azzolina avrebbe copiato diversi passaggi della tesi di laurea. Nata a Siracusa nel 1982 (ha 37 anni), due lauree, Lucia Azzolina è stata nominata ministro dell’Istruzione in seguito all’abbandono di Lorenzo Fioramonti (M5S) il 25 dicembre 2019. Il viceministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca è invece Anna Ascani del PD. "Devo tutto alla scuola e il mio amore per essa deriva anche da questo. Ho deciso, dopo la prima laurea in Storia della Filosofia, di impegnarmi subito per realizzare il mio sogno: fare la docente. Dopo due anni di scuola di specializzazione mi sono trasferita, ho lasciato i miei affetti. All’inizio piangevo: poi ho costruito pezzo dopo pezzo la mia vita, cambiando due volte città pur di insegnare".

    A gennaio 2018 Azzolina si è candidata alle primarie del M5S per il collegio del Piemonte 2 (Novara, Biella, Vercelli, Verbania, parte della provincia di Alessandria), risultando la donna più votata e riuscendo a farsi eleggere alla Camera con il voto del 4 marzo 2018. Il 13 settembre 2019, dopo la crisi che ha portato alla caduta dell’esecutivo Conte I, Azzolina è stata nominata sottosegretario di Stato al ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca nel nuovo governo Conte II. È stata una delle artefici del decreto Scuola: da sottosegretaria ha infatti rappresentato il governo in Aula e in commissione alla Camera durante la sua approvazione. Per questo, come denunciò lei stessa all'epoca, fu oggetto di attacchi, insulti e minacce su Facebook, in occasione delle quali Fioramonti le espresse la propria solidarietà ammettendo che la collega di partito aveva dato "un enorme contributo al decreto Scuola".

    Gaetano Manfredi, classe 1964, dal 1° novembre 2014 è rettore dell’università degli Studi di Napoli Federico II. Presiede inoltre la Crui, la conferenza nazionale dei rettori. Ingegnere, si è laureato nel 1988 con la votazione di 110/110 e lode e ha intrapreso l’attività di docenza universitaria prima come professore associato (nel 1998), poi ordinario (nel 2000) con una cattedra in Tecnica delle Costruzioni presso lo stesso Ateneo partenopeo.

    Dal 2006 al 2008, durante il secondo governo Prodi, è stato consigliere del ministro per le Riforme e le Innovazioni nella Pubblica Amministrazione. Manfredi è inoltre membro di numerosi comitati tecnico-ingegneristici tra cui il Consorzio di Ricerca T.R.E. (Tecnologie per il Recupero Edilizio) di cui è vicepresidente dal 2004.

    Manfredi assumerà un incarico impegnativo in un settore strategico per un Paese altamente industriale de avanzato tecnologicamente e culturalmente come l’Italia, in precedenza accorpato con la Scuola e l’Istruzione nelle mani di Lorenzo Fioramonti. Promosso nel Governo e in molti ambiti del Paese il metodo utilizzato dal Premier, che ha scelto anche una figura di riconosciuti meriti, molto apprezzato, dal significato politico evidente per un Mezzogiorno che deve tornare a correre per ridurre il gap dal Centronord e dall’Europa. Non è un caso che a salutare con soddisfazione questa nomina sia il Governatore della Campania, Vincenzo De Luca. La scelta di Gaetano Manfredi rappresenta «uno dei motivi di onore per Napoli, per la Campania e per il Sud», ha affermato il presidente della Regione Campania, durante la sua conferenza stampa di fine anno.  



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